
A ventiquattro ore dalla protesta che i cittadini dell’Aquila hanno fatto a Roma, di cui ci siamo già occupati qui e qui, vale la pena fare un punto analizzando quanto in rete è stato scritto sull’accaduto.
Chi, in queste ore, ha scritto degli scontri ha posto la propria attenzione su due aspetti specifici della vicenda:le modalità con cui è stata data notizia dal Tg1 di Augusto Minzolini e le reazioni politiche di maggioranza e opposizione alle richieste degli aquilani.
Scrive un utente di AgoraVox Italia:
“Per il Tg1 delle 13,30 del 7 luglio le manganellate della Polizia contro gli aquilani in corteo a Roma non esistono. Niente. Fino alle 13,47. C’è il Lodo Alfano, e le voci dell’emendamento Pd a favore di Napolitano. C’è il vertice tra Berlusconi e lo stato maggiore del Pdl, c’è l’Europa col Pil crescente e l’Italia ovviamente meglio di tutti. Poi il servizio, come fosse dovuto. Striminzita cronaca, chiusura in bellezza: i manifestanti hanno contestato Bersani”.

Ad una settimana dal disastroso forum digitale del Partito Democratico, esemplificativo di questo flop sono state le recensioni di Vittorio Zambardino e Alessandro Gilioli, Matteo Renzi ha deciso di prendere le distanze dall’ignoranza telematica di Pier Luigi Bersani realizzando per la città di Firenze, di cui è sindaco, un progetto con l’IBM.
La collaborazione con l’azienda è stata realizzata per migliorare la promozione dei beni culturali della città per la quale lo stesso Renzi, all’inizio del proprio mandato, aveva creato un comitato congiunto per l’innovazione.
“È importante che una realtà come il Comune di Firenze – ha dichiarato Matteo Renzi – non viva soltanto dei ricordi del proprio passato, ma abbia la forza di innovare. Con l’accordo firmato applichiamo il cambiamento a questioni concrete come il traffico, i beni culturali, la gestione dei documenti pubblici. Per Firenze è una grande opportunità: vuol dire guardare al domani con gli occhi rivolti verso il futuro e non con la testa girata verso il passato”.
Continua a leggere: Firenze: l’IBM lavorerà con Matteo Renzi
Classe 1975, Giuseppe Civati è considerato uno dei cosiddetti “volti nuovi” del Partito Democratico. Consigliere regionale in Lombardia, è stato uno dei principali promotori della mozione di Ignazio Marino nel corso dell’ultimo congresso del PD. L’avevamo già incontrato in passato.
Con un atteggiamento spesso ironico e anticonformista - si veda il suo blog - Civati si contraddistingue per l’attenzione alle tematiche che riguardano i giovani (il precariato in primis). Lo abbiamo ritrovato in occasione di “Andiamo oltre”: una serie di incontri e discussioni – di cui Civati è uno dei promotori - partite lo scorso aprile da Milano e che stanno coinvolgendo iscritti, simpatizzanti ed elettori del Partito Democratico in diversi angoli d’Italia.
Per gli organizzatori dell’iniziativa, nel PD si perde “troppo tempo a discutere di correnti e carriere” e se ne dedica troppo poco “a discutere come recuperare credibilità tra i cittadini”. Non vogliono essere considerati una corrente o una mozione del partito, ma preferiscono definirsi “un contratto a progetto della durata di tre mesi” per rilanciare il PD con proposte da fare al Paese.
Civati, il titolo di questa serie di incontri è “Andiamo oltre”. Oltre cosa e in che modo?
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Quando un Governo rischia la bocciatura del proprio elettorato? La domanda nasce spontanea leggendo quanto sta accadendo attorno alla maggioranza, già divisa al proprio interno per via dei conflitti tra gli ex di Forza Italia e gli ex di Alleanza Nazionale.
Negli ultimi giorni alcuni Governatori regionali, freschi di riconferma e di colore politico differente, hanno dissentito con Silvio Berlusconi per come sta amministrando le risorse del paese. Secondo quanto riportato da Giuseppe Civati, Roberto Formigoni (considerato per qualche tempo l’erede del leader del Pdl) non sta apprezzando il lavoro di Giulio Tremonti.
A Repubblica, che si è occupata della protesta, l’esponente politico del Pdl ha fatto sapere che i tagli decisi dal Ministro dell’Economia potrebbero compromettere il federalismo fiscale. Il problema, secondo Renata Polverini, sarebbe un altro. Il contenimento dei costi potrebbe danneggiare le persone non autosufficienti.
Continua a leggere: Crisi: Governatori regionali contro Giulio Tremonti

La possibile cancellazione delle primarie dallo statuto del Partito Democratico non è, come sostenuto anche da alcuni lettori di questo blog, uno dei tanti bluff creati attorno a Pierluigi Bersani e compagni.
A confermare implicitamente la preoccupazione del deputato Salvatore Vassallo, che per primo ha scritto di questa opportunità, lo stesso segretario secondo il quale lo strumento oltre a non rendere il Pd autosufficiente ne agevolerebbe la chiusura.
Più che da statista, sostenendo queste idee, Pierluigi Bersani sembra che stia studiando per diventare come Silvio Berlusconi. Mentre il secondo prova a cambiare le leggi che regolano l’elezione del Presidente della Repubblica il primo si adopera affinché lo strumento che gli ha permesso di essere dov’è non possa essere utilizzato anche da altri più meritevoli.
Secondo quanto sostenuto da Salvatore Vassallo (deputato del Pd) e Giuseppe Civati (consigliere regionale del Pd) i vertici del Partito Democratico si stanno impegnando affinché venga modificato lo statuto.
La classe dirigente del Partito, evidentemente scottata dal successo di Nichi Vendola, sta pensando di eliminare le primarie decidendo senza l’ausilio dei propri elettori i candidati da presentare agli appuntamenti elettorali.
Probabilmente chi di dovere si è già dimenticato quanto questo strumento sia stato utile in passato. Quando, come nel caso delle comunali di Firenze, sono state fatte le primarie il Partito Democratico ha vinto con Matteo Renzi. Quando, come nel caso delle regionali in Lombardia, non sono state fatte le primarie il Partito Democratico ha perso con Filippo Penati.

Secondo molti dei lettori di polisblog.it gli scontri registrati in via Padova sono stati causati, anche, dallo strapotere economico che l’amministrazione milanese ha concesso agli imprenditori negli ultimi anni.
Probabilmente non è così. Per capirlo è sufficiente riflettere sull’accusa che ItaliaFutura, l’associazione di Luca Cordero di Montezemolo (che insieme ad altri è il simbolo dell’imprenditoria italiana), ha fatto contro l’ennesima candidatura di Roberto Formigoni.
“Nel comprensibile silenzio dei suoi maggiori protagonisti - si legge sul sito di ItaliaFutura- si consuma in questi giorni l’ennesimo, intollerabile, caso di collusione elettorale tra i due schieramenti principali, in spregio alla legge e al rispetto degli elettori”.

Da qualche giorno, su vari blog, si disquisisce di un progetto curato da Andrea Civati e supportato da buona parte dei sostenitori di Ignazio Marino che alle scorse primarie, a differenza degli altri due contendenti, era riuscito a conquistare i più giovani.
Elettori a cui l’attuale classe politica non propone dei valori. Per questo motivo abbiamo deciso di intervistare Andrea Civati. Per capire come un ragazzo di 24 anni, politicamente attivo, veda il partito di cui ha deciso di far parte.
Cominciamo parlando del prontuario su cui lei stai lavorando. Di che si tratta?
Il prontuario vuole essere uno strumento di lavoro per il Pd ma non solo in vista della campagna elettorale.
L’obbiettivo è sfatare quei pregiudizi e luoghi comuni sull’immigrazione che sembrano ormai affollare il dibattito politico: dal bar del paese fino alle aule parlamentari e gli studi televisivi sono utilizzati immagini che non hanno nessun fondamento con la realtà.

A due giorni dall’annuncio del secondo sciopero degli immigrati italiani (il primo venne organizzato nel 1989) nessuno ha deciso di occuparsi seriamente della notizia tanto che le informazioni relative all’evento si possono trovare sul sito di Sky. E su poche altre testate.
Eppure la manifestazione ha un che di epocale se uno ci pensa bene. Fino a ieri le cronache riconducibili ad immigrati o raccontavano storie di razzismo o di integralismo religioso. I media, gli stessi che preferiscono non parlare dello sciopero, hanno progressivamente smesso di raccontare anche le altre storie. Quelle delle persone oneste che in Italia lavorano.
Da domani, e in vista del 1° marzo (giorno in cui si terrà l’evento), bisognerà iniziare a ragionare anche su altro. Tutti, politici inclusi, dovranno farsi domande e dare delle risposte. È impensabile, come osservava giustamente Giuseppe Civati questa mattina su l’Unità, che ai cittadini non italiani residenti nel nostro paese non vengano date precise direttive prima delle elezioni regionali.
Continua a leggere: Sondaggio. È giusto lo sciopero degli immigrati?

La posizione del Partito Democratico sul No B-Day è stata piuttosto ambigua tanto che alcuni rappresentati, Rosy Bindi in primis, hanno deciso di aderirvi solo in un secondo momento.
Capire come sia cambiato il progetto avviato da Walter Veltroni dopo l’uscita di scena di Dario Franceschini non è semplice. Anzi. Per questo motivo abbiamo deciso di intervistare Ivan Scalfarotto che dopo aver sostenuto la mozione di Ignazio Marino è diventato vice presidente del Pd.
Sei, da poche settimane, il vice presidente del Partito Democratico. Nel concreto cosa farai per la coalizione di Pierluigi Bersani?