
Secondo molti dei lettori di polisblog.it gli scontri registrati in via Padova sono stati causati, anche, dallo strapotere economico che l’amministrazione milanese ha concesso agli imprenditori negli ultimi anni.
Probabilmente non è così. Per capirlo è sufficiente riflettere sull’accusa che ItaliaFutura, l’associazione di Luca Cordero di Montezemolo (che insieme ad altri è il simbolo dell’imprenditoria italiana), ha fatto contro l’ennesima candidatura di Roberto Formigoni.
“Nel comprensibile silenzio dei suoi maggiori protagonisti - si legge sul sito di ItaliaFutura- si consuma in questi giorni l’ennesimo, intollerabile, caso di collusione elettorale tra i due schieramenti principali, in spregio alla legge e al rispetto degli elettori”.

Da qualche giorno, su vari blog, si disquisisce di un progetto curato da Andrea Civati e supportato da buona parte dei sostenitori di Ignazio Marino che alle scorse primarie, a differenza degli altri due contendenti, era riuscito a conquistare i più giovani.
Elettori a cui l’attuale classe politica non propone dei valori. Per questo motivo abbiamo deciso di intervistare Andrea Civati. Per capire come un ragazzo di 24 anni, politicamente attivo, veda il partito di cui ha deciso di far parte.
Cominciamo parlando del prontuario su cui lei stai lavorando. Di che si tratta?
Il prontuario vuole essere uno strumento di lavoro per il Pd ma non solo in vista della campagna elettorale.
L’obbiettivo è sfatare quei pregiudizi e luoghi comuni sull’immigrazione che sembrano ormai affollare il dibattito politico: dal bar del paese fino alle aule parlamentari e gli studi televisivi sono utilizzati immagini che non hanno nessun fondamento con la realtà.

A due giorni dall’annuncio del secondo sciopero degli immigrati italiani (il primo venne organizzato nel 1989) nessuno ha deciso di occuparsi seriamente della notizia tanto che le informazioni relative all’evento si possono trovare sul sito di Sky. E su poche altre testate.
Eppure la manifestazione ha un che di epocale se uno ci pensa bene. Fino a ieri le cronache riconducibili ad immigrati o raccontavano storie di razzismo o di integralismo religioso. I media, gli stessi che preferiscono non parlare dello sciopero, hanno progressivamente smesso di raccontare anche le altre storie. Quelle delle persone oneste che in Italia lavorano.
Da domani, e in vista del 1° marzo (giorno in cui si terrà l’evento), bisognerà iniziare a ragionare anche su altro. Tutti, politici inclusi, dovranno farsi domande e dare delle risposte. È impensabile, come osservava giustamente Giuseppe Civati questa mattina su l’Unità, che ai cittadini non italiani residenti nel nostro paese non vengano date precise direttive prima delle elezioni regionali.
Continua a leggere: Sondaggio. È giusto lo sciopero degli immigrati?

La posizione del Partito Democratico sul No B-Day è stata piuttosto ambigua tanto che alcuni rappresentati, Rosy Bindi in primis, hanno deciso di aderirvi solo in un secondo momento.
Capire come sia cambiato il progetto avviato da Walter Veltroni dopo l’uscita di scena di Dario Franceschini non è semplice. Anzi. Per questo motivo abbiamo deciso di intervistare Ivan Scalfarotto che dopo aver sostenuto la mozione di Ignazio Marino è diventato vice presidente del Pd.
Sei, da poche settimane, il vice presidente del Partito Democratico. Nel concreto cosa farai per la coalizione di Pierluigi Bersani?

Francesco Costa rappresenta più di altri la nuova, valida, generazione di giornalisti italiani. Non solo per ragioni prettamente anagrafiche (ha 25 anni). Francesco Costa è una delle persone più attente ai cambiamenti.
A volte tenta di indurli occupandosi, ad esempio, della campagna elettorale di Ivan Scalfarotto. In altre occasioni li racconta. Attualmente si occupa del sito dell’Unità.
In rete esiste secondo te qualcuno che più di altro ha dimostrato di saper analizzare bene la politica italiana?
Penso che potremmo contare sulla dita di una mano le persone che in Italia usano la rete per analizzare la politica.
Continua a leggere: Intervista – Francesco Costa a polisblog: “Beppe Grillo è sempre più marginale”

Dalla bocciatura della legge contro l’omofobia presentata da Paola Concia è passato un mese. Il dibattito postumo, soprattutto sull’identità del Partito Democratico che ha contribuito ad affossare la proposta fatta da un membro di questo schieramento, è stato piuttosto acceso.
Tra le molte persone che hanno manifestato il proprio disappunto si è contraddistinta Cristiana Alicata. Manager. Scrittrice. E impegnata politicamente con i Mille di Giuseppe Civati e di molte altre persone che hanno sostenuto la mozione di Ignazio Marino.
Nelle ultime legislature ci sono stati diversi esponenti LGBT in Parlamento, uno su tutti Vladimir Luxuria, eppure i diritti alle persone non eterosessuali tardano ad arrivare. È colpa, secondo lei, anche dei rappresentanti?

Negli ultimi giorni si è molto parlato di Paola Concia. Non solo perché sostiene la mozione Marino. Di Paola Concia si è disquisito, soprattutto, per via della bocciatura contro l’omofobia sulla quale stava lavorando. Da più un anno.
L’intervista che trovate di seguito è stata registrata prima di questo momento. Dopo, però, della sentenza del Tar di Lecce a causa del quale è stata sciolta la giunta (a maggioranza Pd) di Taranto per assenza di donne.
Con Paola Concia non abbiamo parlato solo della scomparsa delle donne in politica. Anzi. A lei abbiamo chiesto delucidazioni sull’assenteismo a causa del quale il progetto sullo scudo fiscale, contestato dal proprio schieramento, è diventato legge.
Stasera a Ballarò si torna a discutere di antiberlusconismo e lotta politica. Giovanni Floris si domanderà “quale prezzo paga il Paese a causa di questo scontro senza esclusione di colpi?”
Ospiti della trasmissione saranno il presidente dei deputati del Pdl Fabrizio Cicchitto, Enrico Letta e Giuseppe Civati del PD, Sergio Cofferati, Alberto Asor Rosa, il direttore del Tempo Roberto Arditti.
La puntata del settimanale d’informazione di Rai3 sarà aperta secondo consuetudine dalla copertina di Maurizio Crozza.
Come sempre questo spazio sarà a disposizione per i commenti alla trasmissione. Appuntamento su Rai3 alle 21.05

Alla nomina del nuovo segretario del Partito Democratico manca poco benché il dibattito, tutt’altro che conciso, attorno a questa decisione abbia monopolizzato l’opposizione che dei reali problemi del paese non parla più.
Si disquisisce più che altro di tutto il contorno su cui tanto si accanì una, all’epoca, sconosciuta Debora Serracchiani che aggiudicandosi un posto al Parlamento Europeo ha dimostrato di essere pronta per il sistema.
Non sempre quanto ha fatto la più importante sostenitrice di Dario Franceschini c’è più piaciuto. Anzi. Spesso l’abbiamo criticata. Lei, e questo bisogna sottolinearlo, si è comunque confrontata con noi. Molti suoi colleghi, di destra e di sinistra, a causa di quanto sul loro conto abbiamo scritto hanno deciso di non farlo.

Non potendo catturare pubblico con Patrizia D’Addario, la cui presenza ad Anno Zero è stata preceduta da una serie di polemiche, Clemente Mimun ha deciso di dimostrare che non ha nulla da invidiare a Michele Santoro proponendosi come arbitro di un ipotetico confronto tra i candidati alla segreteria del Partito Democratico.
Il confronto, come ci ha spiegato in un’intervista Giuseppe Civati, è stato fino ad oggi bistrattato da Dario Franceschini che incalzato da Pierluigi Bersani e Ignazio Marino potrebbe ricredersi.
Quanto proposto da Mimun è comunque un’occasione d’oro per il Partito Democratico. Partecipando ad un ipotetico, e auspicabile, confronto i diretti interessati dimostrerebbero pubblicamente i limiti di Bruno Vespa.