Il collezionista di simboli ha colpito ancora! L’incontenibile Giuseppe Pizza, sottosegretario all’istruzione di cui tutti ricordano le gesta eroiche e gli interventi risolutivi, è tornato a colpire di brevetto, registrando il nome Futuro e libertà per l’Italia. Uno scherzo non di poco conto a Fini e ai futuristi della libertà, che ora rischiano di doversi impantanare in lunghe diatribe legali solo per poter utilizzare il nome che si erano scelti.
Non contento di aver fatto incazzare i futuristi, il Pizza ha pensato di dare un colpo anche al cerchio centrista, registrando pure il nome Partito della Nazione, quello che vorrebbe fondare Pierferdiando Casini. In questo modo, con quattro firme, due timbri e qualche euro di bolli, Pizza sembra aver messo un bel bastone tra le ruote del terzo polo e degli antagonisti del Premier, quello che gli ha regalato un posto da sottosegretario proprio per disinnescare una bomba legata a questioni di simboli elettorali.
Una carriera che si è sviluppata tutta sui questioni simboliche, quella del Pizza (esperto di storia del medioevo e di pittura manierista e barocca nonché di bibliofilia) che guida la Democrazia cristiana e ne utilizza lo scudo crociato dopo combattuto una estenuante guerra legale con l’Udc.
Più sono piccoli e più fanno casino. Il democristiano Giuseppe Pizza ha registrato alla chetichella presso l’Ufficio brevetti il simbolo e la denominazione ‘Futuro e libertà per l’Italia’, nonché la dicitura Fli. Una manovra ostruzionistica che ha mandato i finiani su tutte le furie. Pizza non è nuovo a queste prodezze: tutti ricordano le liti furiose con l’Udc di Casini. Eh sì, faceva un certo effetto vedere i dc accapigliarsi tra loro. Lo sputo crociato
Bersani confessa di saltare spesso i pasti. Si mantiene leggero per poter prima o poi cannibalizzare le minoranze interne del Pd? Enrico Lecter
Ma cosa è andato a fare davvero il Cav in Russia? Gli interessi dell’Italia o un po’ di affari propri? Qualcuno qui da noi (e pure all’estero) è a dir poco contrariato per questa liaison amorosa tra Silvio e Vlad. Scazzprom
Magari l’amore tra i due premier che si consuma nella dacia di Stalin non piace nemmeno a molti della maggioranza. Gente che però non ha il coraggio di criticare il nostro capo di governo e che se la fa sotto dalla paura. CremLines

Ve lo ricordare Giuseppe Pizza, il segretario nazionale della Democrazia Cristiana? Colui che ottenne un posto da sottosegretario dopo aver rinunciato a presentare un ricorso sul simbolo dello scudocrociato che avrebbe potuto invalidare le elezioni politiche del 2008? Ebbene, Pizza è vivo e lotta insieme a noi!
Solo che, come si suol dire, chi di ricorso ferisce….. Il nostro Pizza si è fiondato, lancia in resta, contro i rivali dell’Udc, per impedirgli l’utilizzo del simbolo della Dc a suon di carte bollate e avvocati. La sfortuna ha voluto che il Consiglio di Stato abbia ritenuto infondata la questione ed anzi, con un effetto boomerang da manuale della politica 2.0, abbia intimato alla Dc di cambiare il proprio simbolo, riconoscendo solo all’Udc il diritto di usare lo scudo crociato. La decisione del Consiglio di Stato ha portato la Prefettura di Milano a stabilire che le schede per le elezioni provinciali di Milano e Monza e Brianza devono essere ristampate con i loghi che vedete nell’immagine.
Il ricorso si è quindi ritorto contro il nostro Pizza, che ora dovrà scegliere - alla svelta - un altro simbolo per allettare i suoi elettori. In attesa che il segretario della Dc presenti un altro ricorso, motivato dall’esigenza di prolungare la campagna elettorale in modo da permettere agli elettori di assimilare il nuovo logo, c’è da rimanere col fiato sospeso perché la decisione del Consiglio di Stato vale ovviamente in tutto il territorio nazionale e quini, teoricamente, in ogni collegio in cui è stato presentato il simbolo della Dc si ripropone lo stesso problema. Ad esempio, sulla scheda per le provinciali di Napoli, Dc e Udc sono alleate ed hanno in bella vista due scudi crociati…

Dopo il salto trovate l’elenco completo di tutti i sottosegretari freschi di nomina del governo Berlusconi IV. Ci sono nomi noti e meno noti, come per esempio Roberto Castelli, già Ministro della Giustizia - essendo un ingegnere, logico - , oppure Eugenia Roccella, Aldo Brancher, o anche la Mvb, si proprio lei, Maria Vittoria Brambilla, che sembrava dovesse far sfracelli, invece si è dovuta accontentare - eufemismo - di un posto da sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. Come non menzionare poi Giuseppe Cossiga, figlio dell’ex Presidente, sottosegretario alla difesa? E soprattutto c’è il grande ritorno di Giuseppe Pizza, un uomo che credevamo di avere dimenticato, che fosse già stato inghiottito dalla storia, e che invece carsicamente ritorna, con una poltrona di sottosegretario al Ministero dell’Università dell’Istruzione e delle Ricerca.
Foto: erasmunguivan, Flickr
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A una settimana esatta dalla chiusura dei seggi poniamoci chiaramente quella domanda che alberga in ognuno di noi: ma il centro-destra può perdere? A giudicare dai bookmaker stranieri sicuramente no, visto che la quota di Berlusconi nell’ultimo mese ha sempre oscillato tra l’1.25 e l’1.45, contro il 3-3.50 di Veltroni. Secondo Veltroni la rimonta è spettacolare (ma non si è mai spinto ad affermare di aver raggiunto il rivale) mentre il Cavaliere ribatte che l’unica cosa spettacolare sono le bugie del Walter nazionale.
A noi frega poco, francamente, di queste dispute verbali e vogliamo stare sul sodo. Il fatto concreto sotto gli occhi di tutti è che gli italiani non sono mai stati contenti di un governo. Sarà perché siamo storicamente bastian contrari, sarà che a sentir parlare di sacrifici ci viene l’orticaria, sarà che è sempre molto più facile criticare che costruire, ma di fatto è così. Piove governo ladro è il motto nazionale. Questo peraltro è anche il motivo del fioccare di listine e partitini che la loro fetta di voto di protesta se la mangiano sempre; e poi come si fa a negare un voto ai pensionati, ai diversamente abili, ai consumatori, agli ecologisti o all’amore, citando i tempi della compianta Moana? Sono tutte categorie meritevoli di consenso, no?
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Dopo aver trascinato in tribunale e sconfitto il Ministero degli Interni, dopo aver minacciato un rinvio assolutamente inedito delle elezioni politiche nazionali, dopo aver chiesto la ristampa delle schede elettorali e dei manifesti dei candidati al Senato - sia in Italia che tra i militari in missione di pace - per un costo stimato di trentacinque milioni di euro pubblici, dopo tanto clamore assordante per Giuseppe Pizza è arrivata l’ora di uscire di scena. Nel silenzio quasi totale.
Il segretario della DC, parlando con la stampa a Palazzo Marini al fianco dei suoi alleati del PDL Maurizio Gasparri e Sandro Bondi, ha gettato la spugna. Si è detto «costretto, per il bene del Paese, a ritirare la lista Democrazia cristiana-DC dalla prossima competizione elettorale».
Finisce così, nel nulla, uno psicodramma vuoto e autoreferenziale, tutto interno alle dinamiche tecniche del voto (come la contestuale polemica sulle schede elettorali), che non ha lambito nemmeno di striscio i veri problemi della società italiana. Se, come sembra, gli indecisi sono ancora tantissimi, in che modo riuscirà a orientarli una campagna elettorale come questa, basata sempre più sul vuoto pneumatico?
C’è chi si è annoiato, ma a me questa è sembrata una delle peggiori campagne elettorali degli ultimi anni. Interventi diffamatori nei confronti degli avversari, battute di infimo gusto, cartelloni pieni di doppi sensi, utili solamente ad essere modificati su internet; dove lo si vede tutto questo fair play? Proviamo a stilare una top five delle peggiori bestialità della campagna elettorale 2008. Al quinto posto metterei il video “Si può fare” del Partito Democratico.
Va bene adottare una sorta di parallelismo con Barack Obama e il suo stramaledetto “Yes, we can”, ma addirittura produrre un video praticamente identico, nello stile e nel contenuto è veramente troppo. Copiare gli americani in tutto e per tutto è sempre stata una pratica adottata da Berlusconi (a partire dall’enorme cartellone blu con scritto “Presidenza del consiglio dei ministri” messo alle spalle del Premier), ma stavolta nemmeno il centrosinistra ha saputo resistere, producendo anche un video, ma questo è soggettivo, di pessimo livello.
Quarto classificato il “Senatur” e il suo “pronti ad imbracciare i fucili” se non verranno ristampate le schede elettorali. Il leader del carroccio non è certo nuovo a certe uscite e forse è ora di smetterla. Va bene quando c’era da movimentare le masse padane contro “roma ladrona”, quando la Lega portava il suo celodurismo in giro per il nord, ma ora, dopo più di un decennio di poltrone occupate in camera e senato, è forse ora di cambiare toni e parole. Uscita di pessimo gusto.
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Fausto Bertinotti non esclude alleanze post elettorali col Pd. Veltroni:”No a vecchie alleanze”. Bondi:”Torneranno insieme dopo la sconfitta”. Bertinotti:”Oggi noi lottiamo per evitare un sistema bipartitico e perché in Italia la sinistra viva. La Sinistra arcobaleno alleata futura del Pd? Mai dire mai!”. Veltroni:”Il Pd deve dialogare con tutti ma non può rifare le vecchie alleanze”. Bondi:”Bertinotti è un leader onesto e credibile. Dopo la sconfitta di Veltroni il 14 aprile, tutto sarà possibile, anche le vecchie alleanze”. A volte ritornano.
Giuseppe Pizza non rinuncia al simbolo della Dc sulle schede elettorali. Berlusconi: “ Pizza è un politico responsabile”. Calderoli:” Basta farsa ”. Pizza: “Non è vero che la Dc si ritira. Potremmo decidere di rinunciare alla legittima richiesta di rinvio del voto per senso di responsabilità e rispetto delle Istituzioni e dello Stato. Ma non rinunciamo al simbolo sulle schede. Il Viminale ammetta l’errore ”. Berlusconi: “ Mai dubitato sul senso di responsabilità di Pizza. Non ci sarà nessun rinvio del voto”. Calderoli: “ Basta con questa manfrina “ . Si festeggia: Pizza … alla Berlusconi? O Pizza, tarallucci e vino?
Giuliano Ferrara combattivo contro i contestatori violenti di Bologna. La Palermi: “Ben gli sta “. Bertinotti:” Sto con Giuliano”. Ferrara: “Posso accettare i fischi e gli insulti ma no alle botte e al lancio di uova rispondo con i pomodori. Finchè i carabinieri impediscono ai violenti di linciare gli oratori di parte avversa, l’Italia resta un Paese democratico “. La Palermi: “ Il promoter della battaglia pro-life andrebbe attaccato ovunque “. Bertinotti: “ Solidarietà a Giuliano, resta un avversario, ma no alla violenza. Mai ”. Menù del giorno alla bolognese, con uova e pomodori.
Alessandra Mussolini insulta Max Mosley, ricco - sudicio - figlio dell’amico di Hitler che schiavizza le donne. La Bonino: “Concordo”. La Mussolini: “Quelle di Mosley, presidente Fia, sono volgari performances. Il fango è quello in cui vive lo sporco ricattatore che ha ripreso le vergognose scene di Mosley, ma come chiamare le frustate a pagamento sul corpo di una donna?”. La Bonino: “Vergogna doppia per il ricattatore del filmaccio e vergogna doppia per un ricco che va a puttane e gode nello schiavizzare le donne “internate” in un campo nazista virtuale”. “Vier, Funf, Sechs!” Non sono i secondi prima della partenza della F 1! E’ la scansione in tedesco del patron della Fia dei colpi di frusta che si fa dare e dà alle sue “vittime”.

Giuseppe Pizza cambia ancora idea. Dopo aver annunciato di voler fare «campagna elettorale simbolica», precisa che invece la campagna elettorale sarà vera, seppur menomata, perché la DC parteciperà al voto.
Ciò a cui Pizza avrebbe rinunciato è infatti il ricorso al Ministero degli Interni per chiedere una proroga di 15 giorni che garantisse alla sua lista un congruo periodo di campagna elettorale, ovvero i 30 giorni complessivi prescritti dalla legge. Resta ferma però la volontà di avvalersi del “diritto” di partecipare alle elezioni sulla base di un’ordinanza cautelare.
Ciò comporta che, ad oggi e salvo nuovi colpi di scena, bisognerà ristampare le schede elettorali e gli elenchi delle liste dei candidati al Senato. Ma soprattutto, il voto dei militari italiani all’estero, che in molti paesi si sta già svolgendo o si è addirittura concluso, sarà probabilmente invalidato e ripetuto.
Qualora slittasse a dopo il 14 aprile, e qualora si ripetesse una situazione di quasi-pareggio come nel 2006, potrebbero essere proprio i militari all’estero - una volta conosciuto il risultato del voto in patria - a ribaltare col proprio voto l’esito delle elezioni.
Giuseppe Pizza rinuncia a correre con la sua lista “Democrazia Cristiana” alle elezioni del 13-14 aprile. Viene così scongiurato il pericolo di rinvio o annullamento ex post della consultazione elettorale.
Dopo la problematica riammissione della lista della DC alle elezioni politiche per decisione del Consiglio di Stato due giorni fa, alle 10:30 di oggi il segretario Pizza continuava a promettere battaglia: «Berlusconi non ci comprerà, non siamo in vendita. Ci chiede di rinunciare al ricorso? Da lui ho accettato in questi anni due caffè. Nè soldi, nè poltrone, nè spazi in tv potranno convincerci a gettare la spugna. Si voti il 27 e 28 aprile».
Alle 12:30 correggeva il tiro: «stiamo lavorando a una soluzione politicamente accettabile di compromesso che spero possa trovarsi nelle prossime ore».
Alle 13:40 Pizza ha rinunciato definitivamente a presentare la propria lista alle elezioni. Cambio di idea radicale nel giro di un’ora. Resa totale e incondizionata, in cambio - apparentemente - di nulla. È un compromesso onorevole? Aspettiamo le prossime ore per scoprire chi o cosa ha convinto Pizza a rinunciare di colpo a tutte le sue pretese, proprio mentre venivano confortate dal favore degli organi giudiziari.