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Tutti gli articoli con tag giustizia

Responsabilità civile dei giudici, come funziona in Europa?

pubblicato da Guido

giudici responsabilità europa

Il governo ha subito la prima sconfitta alla Camera (con uno scarto di oltre 50 voti) su un emendamento del leghista Gianluca Pini al Ddl comunitaria 2011, emendamento che modifica il concetto di responsabilità civile dei magistrati. Rispetto alla legislazione attuale, il testo approvato alla Camera (e che il ministro Severino si è augurato che il Senato modifichi) prevede che i magistrati possano essere chiamati a rispondere in proprio e in solido da chi si ritiene vittima di errore giudiziario. Rispetto alla legislazione attuale, le novità sono essenzialmente due:

    1) il cittadino potrà agire contro il magistrato, e non più solo contro lo Stato.
    2) l’emendamento introduce il concetto di “manifesta violazione del diritto” che sostituisce (e amplia) i principi di dolo e colpa grave.

Per i promotori dell’iniziativa, si tratta di una “vittoria di civiltà” che servirà a responsabilizzare i giudici. Per tutti gli altri, si tratta di un’intimidazione nei confronti dei magistrati, approvata facendosi scudo di un’indicazione dell’Unione Europea. Ma come funziona la responsabilità civile dei giudici nel resto d’Europa? Paradossalmente, se l’emendamento Pini diventasse legge, l’Italia si troverebbe fuori dal diritto comunitario più di quanto non si trovi oggi.

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Satira: non spariamo “castate”

pubblicato da Ulisse Spinnato Vega

Ci si affanna sulle intercettazioni, ma i problemi della giustizia sono ben altri. E le “cricche” politiche fanno finta di non capirlo. Eravamo quattro amici al Tar

Caos legge elettorale? I partiti si spaccano al loro interno e il Pd di Bersani se ne esce con una complicata proposta basata sul modello ungherese. Ci vuole una pazienza zen per capirli e seguirli. Buddhapest

Ora nella Lega è partita la caccia alle streghe e i dissidenti rischiano pelo e contropelo. Si Tosi la pecora

Ma il Senatur non si schioda, è abbarbicato al premier e attaccato alla poltrona con una colla a presa massima. Umberto Bostik

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Ore 12 - Giustizia, Berlusconi "vittima"? La colpa è anche di certi magistrati troppo ... "zelanti"

pubblicato da Massimo Falcioni

altroNon c’è bisogno dei sondaggi per capire che la maggioranza degli italiani non ne può più di Silvio Berlusconi, del suo modo di vivere, di pensare, di fare. Il Cavaliere è dentro un coacervo di gorghi di vario tipo e la sua leadership, oramai priva di ogni credibilità, è in caduta libera.

Non c’è solo l’incapacità di governare la crisi, affidata alla scure della manovra, che taglia e colpisce senza ricostruire. Non passa giorno che il premier non sia al centro di situazioni imbarazzanti, se non aberranti, situazioni che avrebbero già portato alle dimissioni qualsiasi capo del governo. Le vicende di queste ultime ore, al di là dei particolari e dei risvolti giudiziari, dimostrano ancora che tipo di persona è e che vita conduce il presidente del Consiglio della settima potenza mondiale.

Non è vero che sono questioni di carattere privato perché un esponente politico (e qui si parla del numero uno dell’esecutivo nazionale!) resta sempre un uomo pubblico con una morale e un’etica che non terminano nelle luci rosse del bunga bunga. Quel comportamento rende il premier un re travicello e porta discredito all’intero Paese. Berlusconi non è “il” male e in Italia c’è una questione morale che riguarda tutta la politica (e non solo), ma nessun presidente del Consiglio si è comportato come il Cavaliere.

Ciò detto, in Italia anche gli equilibri istituzionali sono su un piano inclinato. Con Berlusconi e la sua cricca che gettano fango sulla magistratura, ma anche con esternazioni e pratiche fuori dalle righe di procuratori dediti a un personalismo esasperato e accecante. Perché si pubblicano intercettazioni coperte dal segreto istruttorio? Perché il procuratore di Napoli (non solo lui) esterna continuamente nei salotti televisivi? Perché il Csm, la magistratura non richiama e non punisce certe “deviazioni”?

Così facendo si lascia lo spazio a chi come Berlusconi vuole imbavagliare la giustizia che non si piega e soprattutto gli si consente di fare la vittima e mantenere un consenso popolare contro “i magistrati dittatori, che sperperano soldi pubblici, che aprono processi che non chiudono mai, che fanno cause che perdono sempre e di cui mai rispondono”.

Come scrive oggi sul Riformista Emanuele Macaluso: “I richiami del Quirinale volti a mantenere gli equilibri costituzionali fra i poteri dello Stato valgono per tutti”. Ma non è così. E a pagare non è solo la giustizia, sono gli italiani.

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Ore 12 - Napolitano e Berlusconi, forma e sostanza agli antipodi

pubblicato da Massimo Falcioni

altroC’è modo e modo, specie nei momenti di forte crisi, di rappresentare le Istituzioni, di interpretarle e comunicarne il “contenuto” ai cittadini.

Nessuna retorica a difesa del capo dello Stato e nessun accanimento contro il Premier. Ma la distanza fra l’inquilino del Colle e quello di Palazzo Chigi diventa sempre più incolmabile. Non è una questione di fair play ma di correttezza istituzionale e di possibile corto circuito delle Istituzioni.

A poche ore di distanza dei rispettivi interventi sulla giustizia, si può misurare l’abisso e, forse, l’inconciliabilità, fra due impostazioni culturali, due concezioni dello Stato, due esperienze “professionali”, due scuole politiche e di pensiero.

Giorgio Napolitano ricorda con commozione i magistrati vittime del terrorismo e della mafia. Silvio Berlusconi con arroganza spara ad alzo zero contro la magistratura e chiede una commissione d’inchiesta per la procura di Milano, impegnato solo a difendere se stesso, ad accendere le sue tifoserie, a strappare voti in libera uscita.

Il presidente della Repubblica tenta di svolgere un ruolo di tessitura e di ricostruzione del tessuto democratico, istituzionale e sociale. Oramai lacerati. Il capo del Governo tenta di resistere per salvare se stesso e il suo governo, costi quel che costi, anche lo sfascio dello Stato e del Paese.

Al Quirinale, con Napolitano, domina la responsabilità, per difendere la legalità di una intera Nazione e di un intero popolo. A Palazzo Chigi, con Berlusconi, domina l’irresponsabilità: il premier prima attacca i magistrati vivi e poi, nell’usuale stop and go, si inchina sui magistrati uccisi, a seconda delle convenienze. Così, prima o poi, il big bang.

Processo Ruby, Berlusconi e gli insulti ai pm: il prestigio dell'Italia a picco

pubblicato da Bruno Marino

Oggi c’è stata l’udienza lampo sul caso Ruby (ne parla V. in questo pezzo), è tornato di attualità un vecchio refrain: i pm rovinano l’immagine dell’Italia all’estero. Ma è proprio così? Qualche giorno fa avevamo parlato dell’intervista del ministro Frattini alla BBC e della scarsa considerazione che l’intervistatore aveva del nostro Presidente del Consiglio (definito “un pagliaccio”). Ci domandavamo come mai qualcuno si stupisse dello scarso peso internazionale del nostro paese, visto che alcune delle più alte istituzioni repubblicane sono in mano a persone discutibili (basti pensare a Berlusconi, Schifani, Calderoli, Bossi, La Russa).

Negli ultimi giorni, abbiamo toccato nuove vette di orgoglio nazionale: Scilipoti che corre come un pazzo per votare con la maggioranza (lo stesso Scilipoti che aveva detto di aver lasciato l’IdV per la maggioranza - giusto in tempo per votare la fiducia il 14 Dicembre, guarda tu alle volte il caso - anche perchè Di Pietro non lo sosteneva sul tema fondamentale dell’agopuntura), La Russa che manda a quel paese il Presidente della Camera (qui sopra il video).

Per non parlare della compravendita di parlamentari in occasione del già citato 14 Dicembre (addirittura Massimo Calearo, che in quella occasione passò dal Pd al centrodestra, rivelò il costo di un cambio di casacca in una meravigliosa intervista di Tommaso Labate sul Riformista).

C’è più gusto ad essere italiani, vero? Forse però dimentichiamo che il campione indiscusso, in quanto a sputtanamento del nostro paese all’estero, è… seguiteci dopo il salto e lo scoprirete

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Berlusconi, Pd, Costituzione, riforma della Giustizia, questione morale

pubblicato da Massimo Falcioni

Il Partito democratico e l’arcipelago della sinistra fanno bene a difendere la Costituzione ma sbagliano a considerarla un tabù. Fanno bene a contrastare gli attacchi strumentali di Berlusconi alla Carta, ma sbagliano a dire no, a prescindere, ad ogni proposta di riforma che viene dalla maggioranza.

Modificare e rinnovare la Costituzione si può e si deve, succede anche negli altri Paesi democratici: ma non è però lavoro da apprendisti stregoni, di gente che si basa sul pressapochismo, sulla superficialità, sull’insipienza, per obiettivi che niente hanno a che fare con il bene della Nazione e della collettività.

Il Pd e la sinistra fanno bene a difendere l’autonomia della Magistratura ma sbagliano a dire “no” a ogni tentativo di riformare la Giustizia. La giustizia italiana è malata e va riformata. E i giudici, la cui autonomia è sacrosanta, non possono però considerarsi una casta intoccabile.

In Italia c’e’ una questione morale aperta. E anche la delegittimazione della magistratura concorre all’abbassamento etico dei valori del mondo della politica.

Ma ci sono esagerazioni ed errori nell’opera di certi giudici e di certe procure? Indubbiamente ci sono stati e ci sono tentativi di interferire nel gioco politico, anche con doppi pesi e doppie misure, forzando regole e leggi.

Ma la politica, a cominciare da Berlusconi, non ha le carte in regola, e non può sfuggire dalle indagini e dal giudizio della magistratura. Non tutti i politici presi con le mani nel sacco possono dire di essere dei perseguitati politici. Troppa gente del “potere”, a vari livelli, ruba e delinque.

La politica deve recuperare la dignita’ dei comportamenti e chi ha responsabilita’ pubbliche deve dare l’esempio al Paese anche sotto il profilo del decoro. I pm e i giudici non possono essere imbavagliati, ma devono fare, e fare bene, il loro mestiere super partes.

L’Italia deve restare un Paese democratico: non ha bisogno di un rais a Palazzo Chigi ma nemmeno ha bisogno del partito dei giudici.

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Berlusconi (le) "spara" da Helsinki

pubblicato da Massimo Falcioni

Grazie a Silvio Berlusconi, anche i finlandesi diventano … “comunisti”. “Giu le mani dalla nipote di Babbo Natale” e “Qui il baciamano non funziona”, quest’ultimo con un chiaro riferimento all’omaggio reso un anno fa dal Cavaliere a Muammar Gheddafi.

Questi sono alcuni dei cartelloni in italiano esposti ad Helsinki da un gruppo di contestatori che attende l’arrivo del nostro presidente del Consiglio al vertice dei leader del Partito Popolare Europeo nella capitale finlandese. Ma, poi, incurante di tutto e di tutti il capo del governo italiano va a ruota libera sui temi più caldi.

«PRESCRIZIONE BREVE, SARA’ RITIRATO» “Si tratta di una proposta di legge presentata da un nostro deputato che abbiamo invitato a ritirare”, ha detto il premier riferendosi all’ipotesi di prescrizione breve avanzata dal parlamentare del Pdl Luigi Vitali in questi giorni.

RIMPASTO? «NON CREDO SIA PROSSIMO» “Non credo che il rimpasto sia così prossimo”, ha affermato il premier. AUMENTANO I SOTTOSEGRETARI “Dobbiamo aumentare il numero dei sottosegretari e stiamo preparando un disegno di legge ad hoc”.

GIUSTIZIA, «PRONTA LA RIFORMA»
Alla domanda se il testo sia già pronto, il premier risponde così: “Assolutamente sì, siamo già d’accordo su tutti i punti principali. Poi sarà, naturalmente, il Parlamento ad approfondire, discutere ed introdurre eventualmente innovazioni più profonde”.

Calma, questo è solo l’antipasto. Quando il Cav ritorna a Roma (o ad Arcore?) ci racconterà il resto. E saranno cavoli amari …

Intercettazioni e processo breve, la Corte dei Conti dice "no" al governo.

pubblicato da il passator cortese

Un muro, un altissimo muro, quello alzato dalla Corte dei Conti contro le iniziative annunciate dal governo sulla giustizia. La Corte dei Conti innanzi tutto boccia il ddl sulle intercettazioni del governo perchè non è indirizzato «a una vera e propria lotta alla corruzione».

Il procuratore generale della magistratura contabile, Mario Ristuccia, in occasione della sua relazione all’inaugurazione dell’anno giudiziario 2011 della Corte dei Conti, ha sottolineato che le intercettazioni «costituiscono uno dei più importanti strumenti investigativi utilizzabili allo scopo (lotta alla corruzione)».

La bocciatura riguarda anche altri pilastri del governo. Il processo breve (“Non sia un ulteriore ostacolo alla lotta contro la corruzione”); il Fderalismo (“Che potrebbe aumentare la corruzione”).

La frode e la corruzione sono patologie «che continuano ad affliggere la pubblica amministrazione», ha sottolineato il procuratore generale della Corte dei Conti. Questi i dati più significativi.

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Di Pietro salva il Governo sulla Giustizia. E Silvio ringrazia Tonino ...

pubblicato da il passator cortese

E bravo Tonino, che bel regalo a Berlusconi e al governo! Idv vota in aula alla Camera con la maggioranza Pdl-Lega a favore della legge che esclude il rito abbreviato per i reati che possono essere puniti con l’ergastolo.

Il partito dell’ex pm si oppone con voto contrario a un emendamento dell’Udc su cui il governo aveva messo pollice verso, salvando la maggioranza che sarebbe stata sconfitta senza i 14 voti dipietristi.

Gli applausi ironici giunti dai banchi del Pd e Udc a Di Pietro per l’inedita convergenza, non hanno minimamente scalfito l’ex pm.

Durissimo il commento dell’Udc: “Abbiamo con forza cercato di contrastare l`approccio giustizialista che ancora una volta ha unito l`asse Lega-Italia dei Valori. È incredibile che, quando si tratta di approvare leggi forcaiole, Di Pietro sia sempre in prima fila e pronto a fare da stampella al Governo”, ha dichiarato Lorenzo Ria, componente Udc della Commissione Giustizia.

È evidente che manca la volontà di riformare la giustizia secondo ragionevolezza. Ogni mossa è dettata esclusivamente da convenienze di parte e da calcoli elettoralistici.

Ore 12 - Berlusconi "resiste". Ecco perchè gli italiani non gli voltano (ancora) le spalle ...

pubblicato da Massimo Falcioni

altroChe succede? Succede semplicemente che Silvio Berlusconi sta sui carboni ardenti ma non si schioda dalla poltrona di Palazzo Chigi e che le opposizioni, Pd in testa, non sanno più che pesci pigliare.

E’ vero: la gente sbatte la testa (delusa e incredula) perché non è contenta di quel che più o meno succede nelle notti “brave” delle ville del Cavaliere. Roba se non proprio da Sodoma e Gomorra, da fiction televisiva che solo a pochi è concesso tradurre nella realtà, grazie al potere e alle montagne di soldi che pochi dispongono e gli altri 60 milioni di italiani non hanno.

E anche se li avessero, tant’è se ne dica, è da dimostrare che si comporterebbero nel modo licenzioso e lussurioso (questioni private sì, ma con incidenza pubbliche) che tutti oramai sanno, ancorati a quella cultura cristiano/cattolica che fa (dovrebbe) fare la differenza nei comportamenti di vita e nel costume.

Ma è altrettanto vero che la gente sbatte la testa (delusa e preoccupata) anche per altri due motivi.

Il primo, perché teme uno stato oppressivo e guardone, una magistratura invadente e giustizialista, una Chiesa coi tribunali d’inquisizione, una politica che brandisce la spada del più gretto filisteismo moralistico contro il proprio nemico.

Il secondo, perché crede che Berlusconi, pur “disonorevole” per certi suoi comportamenti, ha ragione su alcuni questioni di fondo: la libertà, l’anticomunismo e l’antisinistra, il liberalismo e l’antistatalismo, la partitocrazia e la burocrazia, lo svecchiamento del Paese, il modo di fare informale e fuori dai binari.

La gente sa anche che tra il dire e il fare (di Berlusconi) c’è di mezzo il mare. E cioè che, di fatto, poco o niente è cambiato dalla prima Repubblica, se non in peggio.

Allora? Allora si arriva alla questione di fondo. La gente sbatte la testa (delusa di Berlusconi “peccatore”come persona, ma non convinta degli altri, degli avversari del Cav: “progressisti della sinistra criminalizzante, moralistica e teologica) perché non vede l’alternativa, non crede che ci sia oggi un leader, un partito, una coalizione (per i misfatti e gli errori di ieri e per i limiti e le inadeguatezze di oggi) in grado di prendere in mano il Paese.

Tutto qui? Già. Parafrasando Benigni e Troisi: “Non ci resta che piangere”.