Pier Luigi Bersani: zorro. Voto + 8. Il leader del Pd attacca il Governo: “Finalmente dopo 22 mesi di ciarle, si parla di crisi economica. Ma il governo è venuto in Aula a mani vuote”. Vuoto a perdere.
Silvio Berlusconi: latitante. Voto – 8. Il Premier brilla per le assenze ingiustificate. C’è sempre in Tv “pro domo sua”, ma mai nelle aule di giustizia e in parlamento. Premier virtuale e dalle “balle spaziali”.

Con 169 voti favorevoli, 26 contrari e 3 astenuti il “legittimo impedimento” è diventato legge ieri grazie al Senato. Il provvedimento che consentirà al presidente del Consiglio e ai Ministri di sottrarsi alle convocazioni in sede giudiziaria è stato approvato dopo la richiesta dell’ennesimo voto di fiducia (il 31esimo) chiesto dall’amministrazione di Silvio Berlusconi.
Vero e proprio uomo dei record il leader del Popolo delle Libertà è riuscito, in questo mandato, a chiedere più voti di fiducia di quanti ne avesse già chiesti in passato. Nel secondo Governo, durato 3 anni e dieci mesi, Silvio Berlusconi riuscì ad avvallersi di ben 29.
La fiducia che veniva chiesta ogni 90 giorni (circa) oggi viene pretesa ogni 21 malgrado la maggioranza, forte e solida, su cui può contare il Presidente del Consiglio che, fanno già sapere dalla Procura di Milano, non potrà sottrarsi ai processi aperti nei suoi confronti.
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Prima di risolvere i cavilli giudiziari del Premier la maggioranza dovrebbe mettersi la mano sulla coscienza è ridurre l’ansia da prestazione di cui soffrono alcuni dei Ministri. Impegnati in un’implicita gara con Silvio Berlusconi.
Per oscurare il re sole Renato Brunetta e Angelino Alfano stanno facendo davvero di tutto. Oltre ai doppi incarichi non c’è giorno che passi senza che l’uno, o l’altro, facciano alla stampa dichiarazioni degni di uno showman.
Eludendo le considerazioni che in queste settimane sono state fatte sulla fedina penale dei candidati, il Ministro della Giustizia ha sostenuto che non è necessaria una legge poiché è compito degli stessi partiti selezionare i curricula più brillanti.
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Siamo persone libere, autonome dai partiti, decise a rilanciare il rinnovamento culturale e politico in questo Paese. Rinnovamento gioioso, pacifico e determinato che nasce con il No B Day… Noi crediamo che l’approvazione della norma sul legittimo impedimento eleverebbe di fatto un cittadino italiano al di sopra degli altri, e dei principi di legalità: violazione palese della nostra Carta Costituzionale. Non è più tempo di indugiare: è ora che tutti ci mettano la faccia. Per questo invitiamo tutti gli esponenti della cultura e dell’informazione, della scienza e dello spettacolo, delle forze democratiche e del lavoro, ad aderire e partecipare alla nostra nuova iniziativa.
È questo l’invito lanciato dal Popolo Viola e rivolto a coloro che vogliono tornare in Piazza per manifestare contro le leggi ad personam e contro il particolare approccio riformatore che il Popolo della libertà, col suo leader in testa, continua a dimostrare nei confronti del sistema della giustizia in Italia.
La legge è uguale per tutti sarà il titolo della manifestazione nazionale contro il legittimo impedimento, a sostegno degli organi di garanzia costituzionale e della libera informazione che si svolgerà il 27 febbraio 2010 a Piazza del Popolo a Roma, dalle ore 14.30. Non è ancora chiaro chi salirà sul palco per arringare la folla. Vi terremo aggiornati….
Continua a leggere: La legge è uguale per tutti! Sabato 27 febbraio il Popolo Viola torna in piazza
Più di Silvio Berlusconi, Umberto Bossi “fiuta” l’aria e sente odore di tempesta.
Il Senatur fa accantonare la Spa sulla Protezione civile, dimostrando che è lui a tirare i fili di un governo sotto pressione per la bufera giudiziaria che si è abbattuta su Bertolaso (difficilmente resterà al suo posto) e si frega le mani nel vedere il Premier impantanato, prendere sberle e non reagire.
Di questo passo, Bossi sa bene che sarà la Lega a raccogliere i frutti alle prossime Regionali. Frutti che matureranno oltremodo in seguito, dando al leader del Carroccio non più solo il diritto di veto ma quello di marcare il cammino del governo. Insomma, i classici due piccioni (Berlusconi e Fini) con una fava.
La patata bollente Bertolaso, la “bombetta” Verdini, le tangenti di Pennisi (iceberg di una nuova “Duomo connection”?), tutte le inchieste in corso e altre annunciate, rischiano di fare degenerare la situazione, fino a condizionare la campagna elettorale e il risultato delle urne, a danno del Pdl.
Si allarga a macchia d’olio l’idea che il “berlusconismo” ha alimentato la illegalità “gelatinosa”, è un sistema per i “liberali” avidi, più “furbi” dei “furbi”, al di fuori di regole e leggi, retto sulle bustarelle, sulle leggi ad personam, sui commissari straordinari, sulle emergenze senza fine, un sistema basato sui deputati nominati, sul populismo e sulla ricerca spregiudicata e demagogica del consenso, tutto ad uso e consumo del padre/padrone e della sua corte.
Basta che un anello (Bertolaso) ceda e salta l’intera catena.
Ognuno torna al suo posto, più o meno. Basta un Ciancimino jr per rendere ancora più torbido il già fosco quadro politico, per fare gettar via alcune maschere e far riprendere ai vari attori il proprio ruolo.
Poco ore è durata la “svolta” di Tonino Di Pietro. L’ex Pm sposa i “teoremi” del figlio dell’ex sindaco mafioso di Palermo sui rapporti mafia-Forza Italia, accusando tout court questo “governo piduista, fascista e paramafioso”.
Pier Luigi Bersani, imbarazzato, “accusa” la giravolta del leader dell’Idv, appena abbracciato al congresso romano. Metà Pd rilancia il refrain dell’”avevamo detto che la tentazione di Di Pietro di togliersi la casacca giustizialista non è credibile”. Dalemiani, lettiani e Follini fans rilanciano la ricucitura con Casini. Mentre altri, specie i popolari con Rosy Bindi e i veltroniani, non fidandosi del leader centrista, strizzano l’occhio all’ex Pm.
Così ha buon gioco Pier Ferdinando Casini nello scompaginare la tela delle alleanze, bloccando la prospettiva strategica appena tracciata con Bersani: l’asse privilegiato Pd-Udc è (almeno per ora) naufragato prima di prendere vela. “Mai l’Udc potrà stare in una coalizione con l’ex Pm” chiosato da Casini, più che un monito, ha il sapore di un ultimatum.
Alla fin fine, di fronte alla “bomba” (o patacca?) Ciancimino, il Pd non sa che pesci pigliare, sta politicamente con un piede di qua e uno di là, affidandosi al giudizio dei … giudici.
Di fatto, è Bersani a rimanere con il cerino in mano. Ed è Berlusconi, anche stavolta, a prepararsi a incassare il … raccolto.
L’affermazione, progressivamente, di youtube, e siti analoghi, ha creato un alibi pericoloso. Chi dovrebbe occuparsi dell’approfondimento ha smesso di farlo convinto che la contaminazione tra media e pubblico avrebbe ridotto tale necessità.
La settimana scorsa, ad esempio, ben pochi giornalisti hanno spiegato ai propri utenti la storia pubblica di Massimo Ciancimino. Chi è nato, ad esempio, negli anni novanta non è messo nelle condizioni di conoscere il proprio paese attraverso storie come queste.
Per questo motivo abbiamo deciso di incontrare il giornalista dell’Unità Nicola Biondo, autore insieme a Sigfrido Ranucci, de “Il Patto” che racconta appunto la relazione che c’è tra lo Stato e la Mafia.
Antonio Di Pietro: padrepadrone. Voto – 8. Il leader dell’Idv trionfa al congresso della “svolta”, ma lo statuto del partito resta “affar suo”: solo 6 persone, tutte nominate dall’ex pm, possono modificarlo. Se non è zuppa, è pan bagnato.
Angelino Alfano: voce del padrone. Voto – 8. Il ministro della Giustizia a difesa di Berlusconi, che “vorrebbe andare ai processi, ma è impegnato a governare”. Patetico! Alfano, Guardasigilli o “guardaspalle”?

Chissà poi perché in un momento storico fortemente caratterizzato dal revival non si decida di parlare, anche, delle storie di quei giornalisti che con la loro professionalità hanno permesso ai cittadini italiani di indignarsi per come viene raccontata oggi l’attualità.
Non è forse un caso che “Mister Moonlight”, libro scritto a quattro mani da Sergio Benoni e Tito Stagno, non sia stato reclamizzato il giusto. Cosa direbbe oggi Enzo Biagi di quanto sta accadendo? Anche lui boccerebbe Augusto Minzolini?
Su questo e molto altro abbiamo ragionato con Bice Biagi, figlia del giornalista, alla fine di una delle presentazioni di “In viaggio con mio padre”.
Continua a leggere: Intervista – polisblog incontra Bice Biagi
Mentre Antonio Di Pietro (quando afferma che la nostra Repubblica è diventata un “regime fascista, piduista e anche mafioso”) è solo uno “sfascista” che gioca al “tanto peggio tanto meglio” per succhiar voti al Pd in apnea e alla sinistra latitante, Silvio Berlusconi (quando grida che nelle aule di giustizia italiane sono annidati “plotone di esecuzione” va ben oltre.
Il Premier, prima di tutto, vuole riformare la giustizia “pro domo sua”. Ma vuole esasperare politicamente i toni, in funzione elettorale. Berlusconi vuole politicizzare al massimo le elezioni regioni perché, altrimenti, lui e il Pdl ne escono con le ossa rotte.
Di fatto, il partito del predellino, sul territorio non esiste. E quando c’è, è un groviglio di vipere. O un vespaio.
Al Nord, due regioni “chiave” quali Veneto e Piemonte vengono “cedute” alla Lega. In Lombardia, Formigoni non si tocca e agisce in piena autonomia, ben lontano dai vincoli del Cavaliere e dalla cultura di Forza Italia. Nel Lazio e in Calabria è Fini a imporre i candidati (ex An) Polverini e Scopelliti. In Campania, Caldoro era e resta socialista “fuori” dal Pdl. In Sicilia, con Lombardo, peggio che andar di notte. In Emilia, Toscana e Umbria, il Pdl perde pezzi a favore della Lega, nelle Marche, solo le divisioni e la “miseria” dei gruppi dirigenti del Pdl, consente al centro sinistra di non perdere.
Dopo 20 anni, il partito del Cavaliere resta un partito di “plastica”, “sottovuoto”, che vive e vince, anche nelle elezioni locali, (ricordiamo la Sardegna …) esclusivamente grazie al suo padre/padrone.
Non esistono eredi. E’ un patrimonio politico creato, gestito e retto da Berlusconi. Dopo sarà il caos. Ma quando non si sa.