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Tutti gli articoli con tag goffredo bettini

Di Pietro "sogna" un partito unico con il Pd. L'unione dei ... perdenti?

pubblicato da Massimo Falcioni

Mentre l’Idv di Antonio Di Pietro celebra dopo dodici anni il suo primo congresso in cerca di “democrazia”, il Pd è in uno stato di congresso “permanente”, sempre alla ricerca di identità, progetto, leadership.

Più che sui contenuti, ci si arrovella sui contenitori. Goffredo Bettini, già deus ex machina di Walter Veltroni, torna a gettare il suo “peso” per accusare il partito di “fare solo accordi di potere e di aver santificato il correntismo”.

Ma il Pidì è da quando è nato che è via via scivolato dalla deriva correntizia alla deriva personalistica, sprofondando nei club che si formano e si disfano attorno a capi, capetti, cacicchi di ogni risma. Il tutto “santificato” da primarie, plebiscitarie quanto bluff.

La diatriba interna è sempre sul sesso degli angeli, sul partito liquido o sul partito di tessere e apparati. In effetti il Pd è impegnato a guardarsi l’ombelico: è fuori della dura e complessa realtà del Paese, sballottato in un gioco delle alleanze in mano a Di Pietro, a Casini,a Vendola e persino alla Bonino, nel cono d’ombra ingombrante di Marco Pannella.

L’ex eminenza grigia di Veltroni, Bettini, sulla scia del sindaco di Torino Chiamparino, rilancia la nascita di un “nuovo cantiere politico, un nuovo Ulivo, da Vendola alla Bonino”. E’ la solita, stantia politica da salotto. Manca solo il thè con i pasticcini.

Intanto Di Pietro “sogna” la fusione dell’Idv con il Pd. Ma la somma fra “perdenti”, (nel senso di rimanere ancorati all’antiberlusconismo tout court e quindi condannati all’opposizione) produce solamente sconfitte. E sconfitti.

Ore 12 - Il Pd verso il congresso degli "agguati"

pubblicato da Massimo Falcioni

altroIn attesa del “terzo” uomo (Ignazio Marino o Giuseppe Civati?), con la candidatura di Francecshini e di Bersani alla segreteria del Pd si rivede sempre lo stesso film.

Stavolta non più D’Alema e Veltroni sul “quadrato”. L’ex premier e l’ex sindaco di Roma sono “solo” ai rispettivi angoli del ring, a manovrare i due “nuovi” rivali, entrambi emiliani.

Così, in fila indiana, tutti, i big e i “rookie di ogni età”, a schierarsi dietro Massimo e Walter. Come volevasi dimostrare. Poche le eccezioni, quelli cioè rimasti, almeno per ora, “autonomi”.

Fra questi spiccano Massimo Cacciari, Marco Follini, Francesco Rutelli, Goffredo Bettini.

Un filo sembra legare i ragionamenti dei quattro “moschettieri”, così diversi in tutto: che Franceschini e Bersani siano l’ultima coda della crisi del Pd. E che il chiodo fisso del rinnovamento è più “furbizia da politicanti che altro”.

Se si vuole costruire, forse va rispolverato il concetto del “rinnovamento nella continuità” di togliattiana e degasperiana memoria. Altro che la Serracchiani!

Comunque si torna ai nastri di partenza. Con Franceschini si ripresenta il “veltronismo” riveduto e corretto, con Bersani un Pci socialdemocratizzato all’emiliana.

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Ore 12 - Pd come Penelope. L'ex deus ex machina Bettini: "Partito ostaggio di correnti"

pubblicato da Massimo Falcioni

altroRispetto a quelli del Pd, Penelope era una dilettante.

Sono questi i veri professionisti che da una parte cercano di tessere (male) la tela del partito e dall’altra, contestualmente, disfano e strappano quel poco che ancora c’è.

A questo punto si può dire che l’errore non sta (solo) nel “manico” o nell’applicazione della strategia (come diceva Togliatti: “La linea è giusta ma è applicata male”).

Ci sono voluti 80 anni per capire che il fallimento dei paesi del “socialismo reale” non derivava (solo) dalla mala gestione (il culto della personalità ecc.) bensì dalla radice, dall’ideologia stessa che non poteva che produrre quello che ovunque (un po’ più, un po’ meno) ha prodotto: miseria, dittatura, lutti.

Allora, come si fa a pensare di non perdere voti quando uno come Goffredo Bettini (deus ex machina del Pd fino a poche settimane addietro, l’ex Pci-Pds, Ds che ha rifiutato la candidatura alle Europee) dice del suo stesso partito: “Il Pidì nell’ultimo anno è stato ostaggio di correnti che portano all’indecisione, al calcolo identitario e di potere. Un partito che è stato un’alleanza, non una mescolanza, che è finito per risultare un grottesco mini-compromesso storico. Le liste per le elezioni europee sono figlie più di logiche di corrente che di spirito di innovazione”.

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Ore 12 - D'Alema e Veltroni si "ritrovano" ... contro Franceschini

pubblicato da Massimo Falcioni

altroNel Partito democratico sboccia una strana “alleanza”.

Non è un mettersi insieme “per”, ma una unità “contro”. Compagni di strada di leninista memoria.

I nuovi alleati, si fa per dire, sono Massimo D’Alema e Walter Veltroni. Entrambi, temporaneamente defilati o per necessità o per convenienza, hanno aperto la campagna congressuale del Pd.

Soprattutto hanno dissotterrato l’ascia di guerra, convinti che l’election day del 6-7 giugno sarà l’ultimo atto per sancire la disfatta del pidì.

D’Alema è il lider delle “diagnosi” (non sempre errate e perdenti, come quando afferma che i voti del centrodestra derivano “dalla crisi del sistema democratico, dalla rottura del sistema di rappresentanza, dalla corsa verso il bipartitismo e verso il plebiscitarismo, un terreno tutto berlusconiano …”) e a sette settimane da un appuntamento elettorale decisivo per il “suo” partito sferra l’affondo.

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Le pagelle del venerdì

pubblicato da Massimo Falcioni

Dario Franceschini: comatoso. Voto – 8. L’ex braccio destra di Walter Veltroni, Goffredo Bettini rinuncia a candidarsi alle prossime europee. “Ci vuole ricambio”, dice. Balle. Bettini sbatte la porta contro Dario Franceschini impegnato a spedire a Strasburgo vallette e mezzibusti. E Cofferati. Pd c-a-o-s.

Massimo D’Alema: incuneato. Voto – 8. Arieccolo! Il lider maximo approfitta del maremoto nella maggioranza (scontro Pdl-Lega e divisioni nel Pdl) sul nodo del referendum e “suggerisce” a Berlusconi di tenerlo … nel 2010. Il premier sembra apprezzare. Uniti a difesa degli interessi di parte.

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Ore 12 - Il "calcio d'asino" di Massimo D'Alema

pubblicato da Massimo Falcioni

altroLo diceva spesso Mao Tze Thung, in riferimento agli Usa, che “il lupo cambia il pelo ma non il vizio”.

All’epoca Massimo D’Alema aveva i calzoni corti. Ma l’ex premier ed ex ministro degli esteri, sulla soglia dei 60 anni, non perde le sue antiche abitudini di tirar fuori gli artigli.

E lo fa, come sempre, alla sua maniera: si smarca allegramente (“Io non avevo e non ho incarichi nel Pd”) e contrattacca violentemente la leadership veltroniana (“Il Pd è crollato perché è stato diretto in modo tale che ci ha portato in un anno a una serie di sconfitte”).

Il Popolare Beppe Fioroni, ex ministro ed ex gran capo dell’organizzazione (assieme al nerboruto Goffredo Bettini), risponde stizzito: “D’Alema è ingrato e ingeneroso”.

Ci va giù ancora più duro il veltroniano di ferro Tonini: “D’Alema non riesce proprio a trattenersi. Il suo è l’ennesimo calcio dell’asino”.

Oramai D’Alema batte sempre sullo stesso chiodo: “Io non sono stato, né prima né dopo, membro degli organismi dirigenti del partito”.

Un modo come un altro per non essere coinvolto nelle ripetute debacle del Pd. Una “furbata” da quattro soldi per avere mano libera e prepararsi al contrattacco dopo l’election day di giugno.

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Le pagelle del mercoledì

pubblicato da Massimo Falcioni

Marco Impagliazzo: avvertimenti. Voto + 8. Il presidente della Comunità di Sant’Egidio Impagliazzo: “ Durante le grandi crisi economiche e finanziarie c’è sempre qualcuno con cui prendersela, un capro espiatorio. Nel ’29 ci fu la recrudescenza dell’antisemitismo e tutti sappiamo cosa è successo dopo”. Corsi e ricorsi della storia. Per chi suona la campana?

Goffredo Bettini: carota e bastone. Voto – 7. Il coordinatore del Pd Bettini, braccio “armato” del segretario Walter Veltroni divide i “buoni” dai “cattivi”. Apre le liste del Pidì a Nencini e Fava (carota) e chiude a Pannella (bastone): “Dopo le sue accuse contro di noi, Marco ha chiuso”. Nel ’17 Lenin portò alle massime cariche dello Stato e del partito chi votò contro la rivoluzione …

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Ore 12 - Goffredo Bettini sulla luna. Per l'uomo ombra di Veltroni, Pd ok

pubblicato da Massimo Falcioni

altroUdite, udite! E silenzio. Parla il coordinatore del Partito democratico, Goffredo Bettini, l’uomo ombra, si fa per dire data la stazza, di Walter Veltroni.

Dice l’ex Pci, Pds, Ds oggi Pd Bettini: “Il caso Villari non c’entra niente. E’ il caso di uno strappo che ha fatto la maggioranza e questo strappo ha prodotto il fatto che si è eletto una persona che francamente, contro il parere del suo partito, continua a stare lì e aveva promesso peraltro di andarsene subito dopo che la maggioranza e l’opposizione avessero trovato una soluzione. Oggi la soluzione è stata trovata e Villari non se ne va: quindi, è un caso diciamo così, più di innamoramento personale del ruolo che non un caso politico. Non c’entra niente Di Pietro. Noi, rispetto Di Pietro, siamo assolutamente autonomi e lo abbiamo dimostrato nel corso di questi mesi. Non siamo andati a Piazza Navona, abbiamo fatto una nostra manifestazione con una piattaforma riformista che non è stata il raduno delle opposizioni ma è stata una grande manifestazione democratica”.

Grazie, Bettini. Finalmente abbiamo capito tutto. La crisi del Pd? Ma quale crisi? Il braccio di ferro sul congresso sì congresso no? I problemi di leadership di Veltroni? L’eterna rivalità fra Walter e Massimo? I maldipancia dei Popolari? Pezzi della ex Margherita in procinto di cambiare casa? Il caos politico e organizzativo nel territorio? I sondaggi da capogiro? Le elezoni che incombono come una mannaia?

C’eravamo sbagliati. Ah, caro compagno Goffredo, come si stava bene in Urss! Quasi quasi corriamo a farci la tessera del Pd …

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Se il Partito Democratico dopo il successo del Circo Massimo ritorna all'anno zero

pubblicato da fc

Che l’idillio del Circo Massimo – guerra dei numeri a parte – non sarebbe durato a lungo, c’era da scommetterci. E così, la piazza che chiedeva a Veltroni prima di tutto unità e poi battaglia al Governo è stata nuovamente delusa perché il Partito Democratico, non c’è niente da fare, è nato con un male congenito inguaribile quel 14 ottobre di un anno fa. I medici parlarono subito di un’eccessiva riottosità interna. Malanno che dopo nemmeno una settimana dal 25 ottobre – giorno in cui i dirigenti del Pd sembravano tutti felici e contenti - è tornato a manifestarsi nelle sue forme più acute.

Ad aprire le danze – seppure in modo soft - l’incubo veltroniano per antonomasia: Massimo D’Alema. Il baffo più famoso d’Italia dalle colonne di Repubblica avverte il segretario della necessità di cambiare rotta, dettando la linea: “Si deve aprire una nuova fase”, “E’ necessario ridefinire il progetto politico dell’opposizione”. L’obiettivo? “Allargare il campo delle alleanze” con un occhio privilegiato al centro. Ma Veltroni è d’accordo?

Grazie al Corriere, poi, sempre venerdì scoppia un altro piccolo grande “scandalo” che vede al centro della polemica la senatrice teodem Paola Binetti messa all’indice da una parte del partito per una sorta di equazione (omosessualità=pedofilia) fatta in riferimento al documento del Vaticano sul gay. Lei prova a smentire ma il dibattito interno si infiamma tra chi prende le distanze (i più) e tra chi sommessamente la difende. La verità che emerge è che le idee del Pd su questo versante non sono poi così chiare.

Ieri, infine, dalla pagine del Riformista interviene Goffredo Bettini, il coordinatore del Partito Democratico, che condanna il leaderismo, lo scambio, il mercato e le clientele suggerendo un rinnovamento a partire dai giovani. E se il dalemiano Latorre chiede di parlare di cose serie invece che commentare le uscite di Bettini, l’ex Dl Giachetti denuncia la contraddizione: “Facce nuove? Basta farsi da parte. Al di là delle chiacchiere, è l’unica cosa che non si fa. Basta vedere l’inguacchio romano per non fare le primarie”.

E il Partito Democratico ritorna così all’anno zero.

Ping Pong: botte (e risposte) della giornata politica

pubblicato da il passator cortese

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Attacco frontale di Silvio Berlusconi a Walter Veltroni: “E’ inesistente. Il dialogo è impossibile. Solita sinistra con invidia e odio di classe. Dovrà passare un’altra generazione per confrontarsi. Staranno fuori dal governo per altri 10-15 anni”. Walter Veltroni: “Dichiarazioni gravissime sul piano politico e personale fatte per coprire i fallimenti del governo”.

Il nostro commento. Siamo entrati nella fase numero tre. La prima, dopo le elezioni di aprile, con “abbracci e baci”, non più “nemici” ma solo “avversari” politici. La seconda, fino al discorso del segretario del Pd sull’Italia nell’”autunno della democrazia e della libertà”.La terza, dopo il caos Alitalia, con il premier che rompe ogni filo del rapporto con l’opposizione. Sia Berlusconi che Veltroni sono in difficoltà. Ma il primo è saldamente al governo, ha il vento in poppa con consensi da record, sa dove vuole andare. Il secondo ha una leadership traballante, un partito diviso e in crisi di identità e di consensi, brancola nel buio. Ci sono le premesse perché l’Italia si avviti davvero in un buco nero. Il 16 novembre 1922, nel suo primo discorso da premier alla Camera, Benito Mussolini disse: “posso sprangare il parlamento”. Berlusconi oggi dice che ha la maggioranza per far passare in parlamento ciò che vuole. I moniti del presidente della Repubblica sono “acqua fresca”. Come allora quelli del re d’Italia?

Silvio Berlusconi: “Il leader del Pd aveva cominciato bene, ma poi si è dimostrato del tutto inesistente. La sinistra ha scelto la vecchia linea e i vecchi vizi della loro provenienza storica; dovrà passare un’altra generazione per riprendere il dialogo con loro: sono posseduti da invidia e odio di classe. Comunque questa sinistra non andrà al governo per i prossimi 10-15 anni almeno”.

Goffredo Bettini: “ E’ un attacco virulento per coprire i propri fallimenti. Stanno sfasciando l’Italia. Gli risponderemo nella grande manifestazione di popolo del 25 ottobre a Roma. Berlusconi a chi vuol dare lezioni? Fa nascere un grande partito con riunioni di 45 minuti buone solo per i Tg; fa una manovra finanziaria di 34 miliardi in 10 minuti; considera inutile il parlamento; decide lui chi sono i deputati”.

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