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Nel nostro paese, con una certa ciclicità, si discute di libertà di informazione. Quanto sta accadendo attorno al disegno di legge sulle intercettazioni sì era già verificato durante la campagna elettorale. Quando furono sospesi alcuni talk show Rai.
Ad un anno, quasi, dallo sciopero organizzato per difendere il diritto alla rete potremmo ricominciare a parlare di internet e di cosa sia necessario affinché anche nel nostro paese il web possa rimanere libero.
Secondo Vittorio Zambardino il nuovo kit del candidato ideato da Google e YouTube in vista delle prossime elezioni statunitensi di medio termine potrebbe innervosire chi ha già provato a ridurre la libertà di internet nel nostro paese.
Continua a leggere: Kit del candidato: il Governo Berlusconi contro Gogol. Di nuovo?

Internet, in Italia, non è considerato da chi conta un mass media utile e forte. Quei pochi esponenti politici che utilizzano il mezzo bene, spesso, non si impegnano affinché nel nostro paese la cablatura cresca fino ad assicurare a tutti il diritto (così l’ha definito recentemente la Regina Elisabetta) ad una buona navigazione.
Potenziare il mezzo non basta. Per capirlo è sufficiente riflettere su quanto si sta facendo in RAI (l’aumento dei canali non è coinciso con un’offerta più ricca). Ad un certo punto bisognerà pur ragionare sui contenuti.
Da apprezzare è quindi lo sforzo che sta facendo il Ministro dei Beni Pubblici. Secondo quanto riportato da euronews.net il dicastero di Sandro Bondi inizierà una collaborazione con Google affinché i grandi classici della letteratura italiana possano essere consultati gratuitamente anche in rete entro due anni.

Come previsto nelle scorse settimane, il contestatissimo Decreto Romani è arrivato al Consiglio dei Ministri, che l’ha approvato togliendo la parte più criticata, ovvero la parte che equiparava il web alle televisioni. Una nota del Ministero dello sviluppo infatti dichiara che la nuova versione del testo escluderebbe blog, giornali online, siti Internet e motori di ricerca.
Sembrerebbe dunque che la rivolta del mondo del web abbia convinto l’esecutivo a fare più di un passo indietro, davanti a quello che si preannunciava come uno scontro frontale senza esclusione di colpi, una legge che avrebbe messo un vero e proprio bavaglio al materiale video in Internet, soprattutto (pensiamo noi soliti maliziosi…) a vantaggio di Mediaset, pronta a sbarcare sul web con un progetto in stile Hulu.
Ma c’è un però, che riguarda le sorti di You Tube, che rischia di essere inclusa nella disciplina del decreto.
Immagine|Flickr

Qualche giorno fa vi abbiamo parlato dello scontro tra Google e la Cina, una battaglia tra titani, di cui abbiamo tracciato le coordinate e ipotizzato gli sviluppi. Google ha dichiarato che cercherà un compromesso, promettendo di tenere in grande considerazione la questione della censura e delle violazioni da parte delle autorità cinesi.
Da parte sua la Cina, pur nella sua rigidità, continua ad auspicare il dialogo con l’azienda americana, per una questione di immagine ma non solo. E i concorrenti di Google? C’è chi, minimizzando quello che è successo, spera nella rottura per allargare il suo business, disinteressandosi decisamente del profilo democratico o meno della Cina.
Immagine/Flickr
Binetti resiste, Binetti se ne va. Lascia. No, resta. Ormai è una telenovela esasperante. Che vada pure via Suor Paola…manco fosse legata al Partito democratico da un vincolo di sangue. Il Pd non è mica una loggia massonica, non è mica la P2! CiLicio Gelli
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La querelle su Google riaccende la tensione diplomatica tra Cina e Stati Uniti. Pare che il presidente Obama abbia depennato Hu Jintao dai suoi amici di Facebook. Vaffangoogle

I signori dei metadati alla conquista di Washington D.C.: si, Google ovviamente era pro-Obama, e a quanto leggo sul Los Angeles Times, in buona compagnia. Per dire, quella della Dreamworks. Un supporto finanziario che ovviamente non è motivato solo da quello che il nuovo Presidente rappresenta, ma che è un do ut des lobbystico, che in Italia chiameremmo corruzione - ma in Usa è legalizzato - fino a un certo punto, ovvio.
A parole, Schmidt, CEO di Mountain View, ha spiegato che ha deciso di supportare il Senatore dell’Illinois perchè ritiene come lui, indispensabile che il web resti neutrale. Certo, si: anche per altri motivi:
Per prima cosa vogliamo espandere le connessioni rapide, in modo che un numero maggiore di persone possa accedere al web. E inoltre spingeremo per mantenere la network neutrality
Google ha anche organizzato un party, in onore del neoinsediatosi Presidente. Nonostante lui non ci fosse, c’erano uomini di primo piano del suo staff, come John Kerry, John Podesta e il Sen. Charles E. Schumer. Ah e non chiedetemi il motivo, ma c’erano anche Ben Affleck, Jessica Alba e Glenn Close.
Via | Los Angeles Times
Foto | Flickr