Grazie il digitale terrestre, da qualche tempo ho la possibilità di guardare BBC World News, e di prendere così una boccata d’aria rispetto all’asfittico panorama televisivo nostrano. Ieri pomeriggio ad esempio mi è capitato di vedere una puntata del programma politico “Newsnight“, il cui ospite d’onore era il candidato conservatore alle imminenti elezioni britanniche, David Cameron.
L’intervista è fin da subito sembrata molto bizzarra ad uno spettatore italiano come me: l ‘intervistatore, Jeremy Paxman, ha infatti incalzato il probabile prossimo primo ministro britannico con una serie di domande provocatorie, del tipo “Lei promette cambiamento, ma è stato parte dell’establishment negli ultimi 20 anni. Com’è possibile?“.
Quando Cameron svicolava, Paxman gli dava sulla voce, lo interrompeva e gli proponeva ulteriori domande per metterlo ancora più alle strette. Rinfacciandogli ad esempio palesi contraddizioni tra le sue dichiarazioni odierne e quelle di qualche mese fa. L’intervista di Newsnight al laburista Gordon Brown è sullo stesso tenore, e si apre con la domanda “Avevate promesso di ripulire la politica, perchè avete fallito?“.
Continua a leggere: Elezioni Regno Unito 2010: la BBC, David Cameron e i giornalisti italiani

La copertina dell’Economist non sembra molto morbida con i tre candidati che si contenderanno la guida del governo inglese nelle elezioni generali fissate per il 6 maggio 2010. In quella data le urne decideranno quale dei tre partiti, Laburista, Conservatore o Liberale, conquisterà la maggioranza dei 650 seggi parlamentari in palio.
I candidati a diventare inquilini del mitico numero 10 di Downing street sono il leader laburista Gordon Brown, quello conservatore David Cameron e il liberaldemocratico Nick Clegg. Nelle ultime elezioni, quelle del 2005, i risultati furono 35.3% per i laburisti, 32.3% per i conservatori, 22.1% per i liberali.
Brown è subentrato a Tony Blair, quando questo si è dimesso nel 2007, ed affronterà la sua prima sfida elettorale alla guida del Labour Party. Anche Cameron e Clegg sono al loro primo scontro come leader politici: una situazione assolutamente impensabile e incomprensibile per noi italiani, abituati a rivivere come un incubo sempre le stesse diatribe animate dagli stessi eterni protagonisti.
Foto | The Economist
![]()
Non c’è commentatore dell’attualità politica che per sottolineare le lacune del sistema politico del nostro paese non abbia comparato, almeno una volta, l’Italia all’Europa. Io stesso, ieri, raccontando la storia di Raghad Hussein avevo sottolineato i passi in avanti fatti dall’Asia sull’emancipazione della donna in politica.
Per una volta, come osservato da Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera, è l’Italia ad essere invidiata dall’estero. Nicolas Sarkozy è riuscito a far licenziare i giornalisti che nelle scorse settimane hanno fatto pubblicamente delle insinuazioni sulla moglie Carla Bruni.
Tanta fortuna, o talento, non appartiene più a Silvio Berlusconi che all’editto bulgaro (a causa del quale persero il posto Enzo Biagi, Michele Santoro e Daniele Luttazzi) non è riuscito a far tacere i dissidenti che qua e là compaiono.

Tutte le necessarie considerazioni che vengono scritte sull’emancipazione femminile ancora non raggiunta in politica scompaiono in giorni come questi quando, ad esempio, l’Interpol annuncia pubblicamente di occuparsi di Raghad Hussein, figlia primogenita del Rais.
Secondo quanto riportato dai quotidiani italiani, la piccola Saddam (così è stata soprannominata la donna la cui tenacia ricorda quella del padre) sarebbe la mente degli attacchi terroristici che in queste settimane sono stati fatti a Bagdad.
Dalla Giordania, dove è protetta dal sovrano Abdallah a patto che non crei problemi, raccoglie soldi destinati alle colonie di nostalgici baathisti (così si chiamano gli esponenti del Baath, l’ex partito di Saddam Hussein) che a loro volta lo condividono con le basi che sono state create in punti strategici del Medio-Oriente.
Continua a leggere: Raghad Hussein: la figlia di Saddam non ha bisogno delle quote rosa
Oggi è formata da 704 membri, 92 dei quali ereditari e i restanti di nomina governativa. Ma la Camera dei Lord, detta anche Camera dei Pari, potrebbe avere i giorni contati.
Il premier laburista Gordon Brown vuole infatti cancellare dal quadro istituzionali una delle caratteristiche più peculiari del sistema inglese, modernizzando il sistema e sostituendo la Camera dei Lord (che in effetti puzza un poco di vecchio) con un moderno Senato, che avrebbe il compito di esaminare le leggi prima dell’entrata in vigore. La nuova Camera sarà composta da 300 membri, tutti eletti dal popolo, che rimarranno in carica per tre mandati al massimo, pagheranno le tasse e percepiranno uno stipendio di circa 72 mila euro: al suo interno verrebbe garantita una certa presenza di donne e minoranze.
Secondo alcuni, la proposta sarebbe però solo una manovra del governo laburista per recuperare lo svantaggio che tutti i sondaggi gli attribuiscono considerato che gran parte dei cittadini del Regno Unito sono a favore dell’abolizione dei privilegi di cui godono i membri di questo ramo del parlamento.
Più “Lui” si tira su, e più va giù. Più “Lui” si definisce Superleader e più i fatti lo smentiscono.
Questa volta a giocare un brutto scherzetto al nostro Premier è Eurotribune (una giuria internazionale composta da giornalisti e inviati di stanza a Bruxelles) che piazza Silvio Berlusconi all’ultimo posto fra i ventisette capi di governo dei Paesi europei.
Si tratta di un record, in quanto il Premier italiano conquista la “maglia nera” per il secondo anno consecutivo.
I criteri di valutazione sono: capacità di leadership, capacità di lavorare in squadra, atteggiamenti verso le tematiche ambientali, politica economica, mercato interno, conformità alle linee guida del trattato di Lisbona, impegno e coerenza europeista.
Per la cronaca, in vetta alla classifica c’è il premier svedese Fredrik Reinfeldt, seguito dal primo ministro lussemburghese Jean Claude Junker. Terzo posto per Angela Merkel. Tonfo per Nicolas Sarkozy, dal primo posto del 2008 al nono posto di quest’anno. Peggio ancora, Gordon Brown, dal terzo al ventunesimo posto.
Ma nessuno sembra in grado di scalzare Berlusconi dall’ultimo posto in classifica. Ognuno ha i record che si merita.

Su suggerimento di un filosofo francese Silvio Berlusconi avrebbe deciso di affiancare l’attività editoriale a quella politica creando un vero e proprio modo di comunicare che probabilmente sopravvivere alla sua uscita di scena.
Non tanto perché è il migliore. Anzi. Il berlusconismo sopravviverà a Silvio perché già commercializzato all’estero. Non è certo un caso che Nicolas Sarkozy ricordi fin troppo il Presidente del Consiglio italiano.
Di questo e molto altro abbiamo ragionato con Giacomo Leso che gestisce per l’Espresso il blog “Parigi brucia?” .
Partito Democratico. In Italia il dibattito sul partito politico più votato dell’opposizione ha talmente assorbito i rappresentati politici di questa coalizione, che sui problemi del paese non si ragiona. E in Francia? Che fine ha fatto Ségolène Royal? Qual è il ruolo del Partito Socialista, oggi, all’interno del dibattito politico?

Silvio Berlusconi si vanta spesso di essere uno dei leader più popolari nel proprio paese, a volte, com’è nel suo carattere, esagerando un po’. All’estero, però, è tutta un’altra storia: lo abbiamo notato in passato, e lo conferma ora una recente ricerca realizzata dal quotidiano francese Le Figaro su un campione equipartito di italiani, inglesi, tedeschi e spagnoli.
Dando un occhio ai risultati (in gallery) si scopre infatti che il Cavaliere è il leader la cui immagine è peggiore: ben il 74% dei rispondenti di averne una cattiva opinione. Guida la classifica Angela Merkel, per la quale le percentuali di giudizi negativi e positivi sono quasi invertite. La Cancelliera e Berlusconi sono però paradossalmente accomunati dal fatto di essere gli unici leader a superare l’asticella del 50% nel proprio paese.
Com’è possibile che il Cavaliere, che raggiunge il 51% di popolarità in Italia (comunque ben lontano dall’autoproclamato 75), si fermi solo al 25% nella media dei quattro paesi? E’ presto detto: la percentuale di risposte positive negli altri tre stati oscilla tra il 15 (Spagna e UK) e il 18% (Germania). Si tratta di cifre che sono quasi sempre almeno la metà di quelle degli altri leader europei più disprezzati. Il sondaggio ci dice però cose molto interessanti anche sulla mentalità degli italiani.
Continua a leggere: Berlusconi, popolare in Italia, è il leader meno amato in Europa
Il Premier Silvio Berlusconi tace. Almeno per ora.
C’è chi dice che fa il Ponzio Pilato perché non sa come sciogliere questo nuovo nodo dei lavoratori italiani “rifiutati” dagli inglesi. I lavoratori italiani dell’azienda siracusana Irem (la ditta siciliana ha vinto un appalto per ripulire il petrolio dallo zolfo della raffineria Total) sono come segregati in una chiatta.
Gli operai inglesi sono contro gli “Its”, cioè contro gli italiani che “portano via lavoro”. E la protesta anti italiani si è allargata oggi con i dipendenti di due centrali nucleari di Sellafield e Haysham che hanno dato manforte a chi vuole cacciar via i “nostri”.
Quindi, la storia si ripete. Oltre Manica siamo noi italiani ad essere “immigrati”.
Il primo Ministro Gordon Brown ha bocciato la protesta dei “suoi”, definendola “indifendibile”. Se Berlusconi non prende posizione, il governo e la maggioranza sbandano offrendo un brutto spettacoli, con segnali schizofrenici.
Ognuno va per proprio conto, rinchiudendosi a riccio nelle convinzioni personali o in quelle dei rispettivi partiti. Come se i lavoratori italiani in terra inglese fossero figli di nessuno.
Continua a leggere: Inglesi contro lavoratori italiani. Governo diviso
La vignetta qui sopra l’ho trovata oggi sul Sun, che di certo non è Nuovi Argomenti, ma un sorriso ogni tanto lo strappa. Fa tornare in mente una battuta di Daniele Luttazzi:
Tremonti ha trovato la soluzione al debito pubblico: stampare moltissimo denaro. Ma non dirlo a nessuno
Cito a memoria eh, potrei sbagliarmi, e anche
Tremonti ha precisato le nuove misure anticrisi: i dettagli non sono stati resi noti, ma pare che servano una banconota da 50 euro ed una fotocopiatrice
Via | The Sun