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Ore 12 - Fra i due litiganti, il terzo ... gode

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il punto politico

altroResta valido e attuale l’antico adagio che fra i due litiganti, il terzo gode. Soprattutto quando ci si azzuffa anche all’interno stesso dei singoli schieramenti, in perenne contrasto.

A un Pdl, partito di “aria fritta”, come dimostrato dal pasticcio delle liste, si contrappone un Pd “frittata” e autolesionista.

Berlusconi ha le sue gatte da pelare: Fini tira stilettate a non finire in attesa di salutare la campagnia “azzurra” e metter su bottega in proprio; Bossi osserva e alza il tiro mettendo il cappello sul governo.

Ma Bersani non è … da meno. Con un Pidì a corrente alternata sempre pronto alla resa dei conti interna e soprattutto con un alleato (Di Pietro) inaffidabile e impegnato a “pugnalare” alle spalle. Ma sbaglia chi se la prende con l’ex Pm, che fa solo il proprio mestiere.

Il Partito democratico si inguaia da solo: invece di pensare al Paese e confrontarsi sulla base di proposte di governo concrete, gioca di rimessa, porta gente in piazza per darla in pasto al leader dell’Idv, che non si lascerà sfuggire l’occasione di prendersi tutta la scena, magari gettando fango su Napolitano.

Il caos generale dimostra non solo l’inaffidabilità politica del Pdl e del Pd, ma la crisi del bipolarismo Made in Italy, dove a una sciocchezza del Pdl si contrappone una doppia sciocchezza di Pd e Idv.

A trarne vantaggio è il … “non schierato” Pier Ferdinando Casini, pronto a incamerare voti e poltrone alle elezioni, e, subito dopo, a dare forma al nuovo partito di centro, impensabile fino allo scorso anno.

Il bipolarismo dei due muri contrapposti è alle corde. S’ingrossano le file di quanti vogliono aria nuova. Non per tornare alla Prima repubblica, ma per non essere travolti dalla Seconda.

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Ore 12 - Dal pasticcio delle carte bollate alla "guerra" dei proclami e delle piazze

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il punto politico

altroChe la gente è disgustata e stufa di questa politica e di questi politici, è più che noto. Ma con questa infinita bagarre sulle liste la gente è ancor più disgustata e più stufa.

Adesso il rischio è che il Paese possa trasformarsi in un campo di battaglia. Se si torna allo scontro di una “piazza” contro l’altra “piazza, se la lotta politica si rifugia nello scontro di “civiltà”, il cappio si stringe.

A preoccupare non è solo la mancanza di “idee”, l’assenza di una visione nuova dell’Italia, bensì la scomparsa del buon senso e del realismo, del senso di responsabilità nei partiti (tutti) e nel governo. Ognuno è chiuso in se stesso, grida più forte per avere ragione, fregandosene delle ragioni altrui.

Il Pci e la Dc di una volta, la bega liste l’avrebbero risolta con un paio di telefonate.

L’appello di ieri del presidente emerito Ciampi che fa riferimento al De Senectute di Cicerone è caduto nel vuoto: forse non è solo Silvio Berlusconi a disinteressarsi della “strage delle illusioni” e del “massacro delle istituzioni”.

Questo pasticcio ha già diviso l’opposizione, con l’Udc che non va in piazza, con il Pd sfilacciato, con l’Idv rilanciato dal “tanto peggio tanto meglio”. Ha ragione il saggio Emanuele Macaluso, ex riformista del Pci: “Lo spirito di fazione è ormai bipartisan”.

Ma la realtà non piove dal cielo. Il bipolarismo italiano ha alzato due “muri”, ha inventato la furbata dell’antipolitica non per migliorare i partiti, ma per usarli a proprio uso e consumo.

Così siamo in mano a un Berlusconi che comanda le “crociate” contro l’Italia “comunista”, a un capo dell’Idv ex Pm come De Magistris che accusa il capo dello Stato di “avallare il piano piduista di Berlusconi”, a un Bersani che insegue Di Pietro che sabato griderà contro “Benito Berlusconi”, con gli evviva dei sempre più smarriti compagni dell’ex Pci e amici della ex Dc.

Se questa è la partita, la gente non fa più nemmeno il tifo. In pochi si chiedono se un’altra politica è possibile. I più non sanno che dire.

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Le pagelle del lunedì

pubblicato da Massimo Falcioni in: La pagella del giorno

Silvio Berlusconi: sfiduciato. Voto – 8. In picchiata la fiducia nel premier (da dicembre ben 11 punti in meno!) e nel governo (4 punti in meno). Effetto del primo sole di primavera?

Antonio Di Pietro: insensato. Voto – 8. Il leader dell’Idv evoca l’impeachment per Napolitano. Minare l’autorità massima di garanzia nel Paese: cui prodest? Il buio oltre la siepe.

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Ore 12 - Crolla il Pdl (- 3 punti!). Berlusconi, è l'ora del miracolo ...

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il punto politico

altroAdesso nel Pdl si cerca di arginare il danno.

Danno enorme: oltre alla faccia, già persa, una valanga di voti in libera uscita perché “è passata l’idea – parole del Premier – che noi che siamo al governo, non sappiamo neppure presentare delle liste”. Berlusconi grida ai suoi la debacle degli ultimi sondaggi dopo il caos-liste: 3 punti in meno! Dal 40,8% al 37,9.

Un ko annunciato. Peggio ancora, con la frana che, senza freni, può travolgere tutto e tutti: il Pdl, l’alleanza, il governo. Cioè il colpo “finale” per Berlusconi.

Quel che è accaduto non è solo la conseguenza di inefficienze e disorganizzazione, bensì l’iceberg di nodi politici irrisolti. Il partito del “predellino”, voluto, costruito e gestito a misura di un uomo solo al comando è un “bluff”. A tutti i livelli, nel Pdl, c’è l’assalto alla “greppia”, una lotta per il potere senza confini.

Il centro destra vive la stessa sindrome dell’Ulivo del 1997, quando ognuno cercava la propria “visibilità”, faceva lo sgambetto al compagno/amico di partito e al proprio alleato di cordata.

Davano il Cavaliere per definitivamente spacciato e ogni partito del centro sinistra e ogni capo e capetto di quella coalizione pensava al proprio futuro radioso, liberati finalmente e definitivamente di Berlusconi. Si sa come finì, con la devastante sconfitta di Prodi, dell’Ulivo e del centro sinistra, di cui tutt’ora pagano le conseguenze.

La stessa cosa, a ruoli invertiti, accade oggi. Al Pdl serve una sterzata. O meglio, un miracolo. Forse, dati i tempi, impossibile. Anche per l’”Unto del Signore”.

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Le pagelle del venerdì

pubblicato da Massimo Falcioni in: La pagella del giorno

Silvio Berlusconi: pozzo nero. Voto – 9. Il Premier prova in tutti i modi a rimediare al gran pasticcio liste. E insiste con il ddl/beffa. Ma Napolitano non ci sta. Le regole uguali per tutti non sono “forma”, ma “sostanza”.

Lorenzo Cesa: sbugiardato. Voto – 8. Il segretario dell’Udc si dice disponibile a “valutare positivamente” l’ipotesi di un decreto salva liste presentato dal Governo. Ma Casini dice “no” e boccia il suo … “re travicello”.

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Il Cavaliere in bilico. Se Berlusconi cade, opposizione in crisi. E Di Pietro ko

pubblicato da il passator cortese in: Alle 5 della sera

Il centro sinistra e Massimo D’Alema premier (primo ex Pci capo del Governo) saltarono per il risultato negativo in una consultazione amministrativa, considerata un viaggio trionfale.

Peggio ancora, oggi, stanno il Pdl e il premier Berlusconi, appesi al nodo scorsoio del pasticcio delle liste.

I sondaggi di queste ore parlano di una crescente disaffezione dell’elettorato del Pdl: l’astensionismo stavolta farà un brutto scherzo al partitone del Cavaliere. Oramai tutto (o quasi) è possibile: quel che è certo è che sulla graticola c’è Berlusconi.

E se l’invincibile degli invincibili dovesse davvero aver imboccato il tunnel con un muro finale? Sarebbe davvero un bel guaio. Non solo per l’immensa corte, a cominciare dai triumviri Verdini/La Russa/Bondi. A centinaia, a migliaia, perderebbero poltrone e strapuntini, prebende e affari di ogni tipo.

Ma il peggio toccherebbe all’opposizione, in primis ad Antonio Di Pietro che, orfano di Berlusconi, imploderebbe inesorabilmente. Privato dell’antiberlusconismo, chi sarebbe l’ex Pm?

Sul decreto che il Governo starebbe preparando per “salvarsi” dal patatrac liste, Di Pietro è però lapidario: “sarebbe un golpe”. Come dargli torto?

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Ore 12 - Pdl caos. Berlusconi tentato dalla leggina salva-liste. "Palazzo" in fibrillazione.

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il punto politico

altroPdl e maggioranza allo sbando. E Premier in piena fibrillazione.

L’ipotesi della leggina salva-liste scuote in queste ore la politica. E’ una carta inedita e inquietante. L’opposizione è in massima allerta. Così come il Quirinale, perché senza la firma del Capo dello Stato sarebbe il naufragio del decreto e forse anche del Governo.

Gianfranco Fini è sul piede di guerra. E la rottura fra il premier e il presidente della Camera potrebbe consumarsi in tempi strettissimi. Con conseguente scissione del Pdl e un quadro dai confini attualmente impossibili da definire.

Berlusconi è capace di tutto ma, se non troverà una soluzione politica al gran pasticcio delle liste, non cederà a “colpi di testa”. Perché, con Fini contro, con l’opposizione contro e con Napolitano contro, rischia il suicidio politico.

Anche perché questa brutta patata bollente può alla fin fine tornargli utile. In caso di conferma di esclusione dei “suoi” in Lombardia e a Roma, la “sparata” di una democrazia diventata “sovietica” e la discesa in piazza come “martire”, gli porterà dei “frutti”, oggi insperati. A guadagnarci non sarà il Pdl, ma il suo padre/padrone.

Il Cavaliere mette nel conto persino il ko elettorale nelle due regioni. Ma poi, smaltita la botta delle urne, passerà all’incasso, rivoltando Pdl, maggioranza e governo, come un calzino.

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Ore 12 - Pdl caos. Se questo è il "primo" partito d'Italia ...

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il punto politico

altroIl Pdl, o almeno una sua parte, ora incolpa la sinistra diabolica. Come se le proprie incapacità e i propri “casini” interni, intrighi e congiure, siano il frutto del sabotaggio altrui.

Ma il partito del “predellino” si “smonta” da solo, affoga nei propri pasticci. Perché era e resta una “invenzione” del suo fondatore padre/padrone Berlusconi.

Dall’editoriale del Corriere della Sera firmato Galli della Loggia: “Il Pdl non è nemmeno una corte, piuttosto una somma di rissosi potentati locali riuniti intorno a figuranti di terz’ordine, rimasuglio delle oligarchie e dei quadri dei partiti di governo della prima Repubblica … gente d’ogni risma ma di nessuna capacità”.

Ma chi ha nominato i “sottopanza” portandoli sulla tolda di comando? Nemmeno il potente collante del potere basta più: beghe di bassa lega si intrecciano con nodi irrisolti di identità e gestione.

E i risultati, sconcertanti, perché annullano l’essenza stessa del “berlusconismo”, si vedono. Fino all’ecatombe delle liste elettorali. Il Pdl va a pezzi.

Fini (“Così com’è questo partito non mi piace) e Berlusconi (“Se Fini insiste faccio io un nuovo partito”) sono già alle pratiche per la separazione, il divorzio è già in atto. E Bossi s’allontana, lanciando pietre al Pdl. “Il popolo è con noi”, grida il fido Bonaiuti. Come Storace prima del 25 luglio del 1943.

I sondaggi vanno giù. La delusione porta all’astensione. La vittoria (elettorale) sarà del partito dell’astensionismo. E lo sconfitto, dopo il voto, sarà Silvio Berlusconi.

Se il Pdl resta il primo partito d’Italia, questa è l’Italia. La seconda Repubblica scivola nella commedia dei bassifondi. Ma è già farsa.

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Ore 12 - Pdl da "protezione civile": rischia un 3 a 10 alle Regionali!

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il punto politico

altroLa tentazione di Silvio Berlusconi di mandare “tutti a casa” è forte.

Di far fuori addirittura i tre coordinatori del Pdl, Ignazio La Russa, Denis Verdini, Sandro Bondi.

I due casi del Lazio e della Lombardia sono l’iceberg di un Pdl da “protezione civile”, impantanato nell’inefficienza, divisioni interne, agguati. Esiziale per l’immagine che ne deriva per il Premier e per il Governo. I sondaggi “segreti” delle ultime ore stanno lì a dimostrarlo.

Il Cavaliere vuol mettere al vertice del Pdl un uomo solo, e il ministro Claudio Scajola è il più accreditato quale segretario unico del partito. Una operazione da farsi prima possibile, subito dopo il voto di fine marzo.

Ma Fini non ha intenzione di assecondare il disegno “accentratore” del Cavaliere. E, stavolta, pure Bossi, se il caos delle liste in Lombardia dovesse produrre un terremoto elettorale, strattonerebbe Berlusconi, con gravi conseguenze sulla tenuta dell’alleanza.

Con un Pdl in pieno marasma, senza la Lega, sarebbe la fine. E’ la prima volta che al Cavaliere sfugge di mano il bandolo della matassa.

Tant’è che a Pier Luigi Bersani è tornato il sorriso: c’è la possibilità che la partita delle regionali si chiuda 10 a 3 a favore del Pd. Addirittura 10 a 2 se ci fosse il ko in Lombardia!

Con l’aria che tira, non è uno scenario campato in aria. In questo caso, a saltare in aria sarebbe proprio Premier, governo e maggioranza. Senza che il Pd abbia mosso foglia.

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La (grave) crisi economica va in Parlamento e in diretta tv. Vittoria del Pd

pubblicato da il passator cortese in: Alle 5 della sera

Mentre il Pdl del “saper fare” rischia per inefficienza e/o baruffe interne di perdere a “tavolino” le elezioni del 28 e 29 marzo in due regioni chiave quali Lazio e Lombardia, il Governo del “fare” deve subire la richiesta del Pd di presentarsi alle Camere sulla crisi economica e in diretta tv.

Il dibattito, il 9 o 10 marzo, è la prima vittoria del Pidì di Pier Luigi Bersani.

E’ un’occasione più unica che rara per mettere alle corde il ministro Tremonti e il governo Berlusconi. Che vale il … doppio perché si vota dopo meno di tre settimane.

Gli ultimi dati dell’ Istat fanno tremare i polsi: Pil a – 5% , disoccupazione che schizza all’8,6%, debito pubblico che vola a quota 115,8% (1.761,191 miliardi di euro!!!), la pressione fiscale che è aumentata di un decimo di punto toccando il 42,9 per cento.

Questo il quadro da … suicidio del Belpaese. Riuscirà il governo ad arrampicarsi sugli specchi? Le promesse di Silvio Berlusconi hanno prodotto questa realtà. Ancora qualche passo e c’è il … baratro.

Chissà se gli ascolti televisivi di questo dibattito/scontro in Parlamento saranno inferiori o superiori a quelli del Festival di Sanremo.

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