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Tutti gli articoli con tag governo berlusconi

Monti, decretone o decretino? Bersani scalcia. E Berlusconi spara: "Richiamateci al governo!"

pubblicato da Massimo Falcioni

E’ un altro passo, quello di Mario Monti, ma la logica dei “due tempi” non cambia. Fino a ieri “fase uno-fase due”, da oggi decreto in due momenti, il primo già avviato per affrontare la “insufficiente concorrenza sul mercato” e il secondo a giorni per sbloccare la “inadeguatezza strutturale”. Poco? Molto?

Di fatto siamo alla solita valutazione sul bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. Monti non fa nessuna rivoluzione ma è abissale, in positivo, la differenza di metodo e di merito rispetto al precedente governo Berlusconi.

Ma come non rilevare, in negativo, la scelta dei “due pesi e due misure” del governo dei “professori” solerti e chiusi a ogni mediazione nell’uso della mannaia sui ceti più deboli (lavoratori, pensionati, precari) e poi blandi e aperti al compromesso in queste prime liberalizzazioni?

Il nodo resta politico. Di fatto, solo il presidente Napolitano appoggia apertamente Mario Monti e il suo progetto di risanamento e di riforme. I partiti sopportano il governo “tecnico” ma non lo sostengono perché temono poi di pagarne dazio alle urne. Capita l’antifona, il premier mette le mani avanti e avverte: “In Parlamento non si tocca nulla”. Una risposta a Bersani?

Oggi non è Monti ad essere fra l’incudine e il martello, bensì i partiti, a cominciare dal Pdl e dal Pd. Ecco perché nel pidì fanno a gara nel chi si “distingue” di più: “Non è questo il nostro governo, noi siamo altro”, “Abbiamo seminato più di quanto raccolto”) e addirittura Berlusconi, con il Pdl in caduta libera nei sondaggi, torna a sparare: “Quella di Monti è una cura senza frutti, richiamateci al governo!”. E’ questo esasperato tatticismo (per non parlare delle posizioni apertamente irresponsabili della Lega e dell’Idv) che lascia campo aperto a chi soffia sul fuoco delle proteste (non tutte legittime) di categorie contrarie a ogni cambiamento.

Al di là delle sue parole misurate e dei suoi toni bassi, Monti persevera e procede da premier “audace”, pur nella logica riformista dei piccoli passi. Anche perché sa bene che i decreti vanno convertiti in legge in Parlamento, dove contano i numeri dei “nominati” e le spinte di quelle corporazioni cui si vogliono spuntare gli artigli.

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Le pagelle del giovedì

pubblicato da Massimo Falcioni

Mario Monti: passionario. Voto 6- A Londra il premier italiano promette: “ una semplificazione e una riduzione dei costi per avviare una nuova impresa”. Poi a Radio Vaticana: “Staneremo gli evasori”. Non dire gatto se non ce l’hai nel sacco.

Rosy Bindi: pasionaria. Voto 5- Sabato prossimo è convocata a Roma l’assemblea nazionale del Pd: “Festeggeremo la fine del governo Berlusconi” dice raggiante la presidente del partito. Nel pidì tutto ruota sempre e comunque attorno al Cavaliere?

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Blitz anti evasori, "gioco" mediatico o Stato autoritario?

pubblicato da Massimo Falcioni

Bastano pochi blitz contro presunti evasori fiscali delle Fiamme Gialle a Cortina e a Portofino per scatenare un putiferio. Non solo da destra, si grida contro lo Stato con gli artigli, dimenticando semplicemente, al di là di giudizi etici, che non pagare le tasse è un reato e che proprio il lassismo e l’inefficienza dello Stato ha prodotto la voragine dei conti pubblici e anche l’esercito degli evasori.

I blitz sono esercitazioni dimostrative, solo un segnale, o l’iceberg di una strategia tesa a fare pagare tutti i cittadini in base al loro reddito e alla loro ricchezza?

Chi oggi protesta contro i blitz è contro l’ingerenza dello Stato e chiede di affidarsi totalmente al mercato, dimenticando che proprio la degenerazione del “liberalismo”, l’ideologia del mercato, ha prodotto l’attuale crisi internazionale.

Oggi, ovunque, pur con stili, metodi e tempi diversi, l’obiettivo è il risanamento dei bilanci con il loro pareggio, con la riduzione del deficit e con la riduzione, anno per anno, del debito pubblico. Questo perseguono gli Stati Uniti, l’Unione Europea, il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale, la Banca Europea e i singoli stati. Il pareggio del bilancio è un impegno che deve entrare nella Costituzione dei paesi europei e deve essere perseguito con tasse e tagli delle spese che saranno accompagnate da misure di rilancio, promesse ma finora non decise.

“Così – scrive oggi sul Riformista Giovanni Pieraccini - nella Costituzione Italiana la centralità della persona umana sarà sostituita dalla centralità del Bilancio”.


Lo stesso governo Monti, con ben altra autorevolezza e credibilità del governo Berlusconi, di fatto opera sul binario del risanamento basandosi su molti sacrifici (per lo più dei soliti noti) e su poche (per ora) riforme per la ripresa. Il rischio è che la svolta non arrivi e che si piombi nella più nera delle recessioni. Allora perché “criticare” e “pungolare” Monti ma evitare di farlo cadere?

Risponde Pieraccini: “Non è una contraddizione poiché se cadesse avremmo dinanzi a noi il vuoto e sarebbe catastrofico per l’Italia con gravissime conseguenze per l’Unione Europea.
Allora che senso ha denunciare la restaurazione senza proporre nessuna politica alternativa credibile? È talmente grave il fallimento della sinistra insieme a quella del mercato che si è costretti a subire le norme proposte”.

Qui siamo. Berlusconi è immerso nel suo letamaio dorato. Ma Bersani (e anche Casini) è in mezzo alle sabbie mobili. La casta difende coi denti se stessa. La politica giace in letargo. Solo Napolitano resiste e chiama alla “resistenza”. A quando una “primavera” italiana?

Ore 12 -Monti "rassicura". Ma c'è lo spettro del mix inflazione-recessione ...

pubblicato da Massimo Falcioni

altro E’ difficile non riconoscere a Mario Monti un impegno rigoroso e di grande intensità realistica per togliere l’Italia almeno dal ciglio del precipizio in cui era arrivata, anche per responsabilità del precedente governo Berlusconi-Bossi.

Ma è altrettanto difficile non prendere atto che la cura da cavallo imposta dal governo dei professori non pare incidere positivamente (anche stamattina lo spread s’impenna oltre i 520 punti) e che, soprattutto, c’è il rischio di un prossimo avvitamento in un mix inflazione-recessione che farebbe precipitare la situazione economica con una incontrollata deflagrazione sociale.

Già si avvertono sintomi preoccupanti: i prezzi di molti prodotti vitali, invece di scendere o quanto meno stabilizzarsi, tendono a crescere, e non di poco. Se dovesse esserci un’impennata nelle prossime settimane, come reggeranno le famiglie, i ceti più deboli, le piccole imprese?

Ci sono comparti quali l’energia, l’acqua, tutta la filiera dei prodotti alimentari, i farmaci, sui quali il governo non può non intervenire con tempestività e decisione. Come? Con le liberalizzazioni? Ben vengano. Ma solo se fatte subito e solo se producono effetti immediati. Non servono altre dichiarazioni di intenti, né tanto meno, altri appelli a stringere ancora la cinta.

Il balletto “fase uno-fase due” non può tradursi nella festa per pochi e nella farsa (o tragedia) per i più. Rimettere a posto i conti pubblici è giusto e fondamentale per il Paese, ma non può tradursi in una mera esercitazione accademica. Servono scelte politiche. L’obiettivo del pareggio di bilancio non deve diventare fine a se stesso: o le riforme si vedono e si fanno sentire, o le urne sono dietro l’angolo. In mezzo al caos.

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Ore 12 - Debito pubblico, Oscar Giannino "smonta" le balle di Berlusconi

pubblicato da Massimo Falcioni

altroDalla sua discesa in campo, ogni giorno Silvio Berlusconi aveva pigiato sul tasto del debito pubblico della Prima repubblica, la palla al piede che ostacolava il presente e il futuro dell’Italia.

Secondo il Cavaliere, ovviamente, la colpa era tutta dei comunisti che avevano “costretto” la Dc al governo per oltre 40 anni ad allargare i cordoni della borsa per la pace sociale. Insomma, Pci e Dc, d’accordo a spolpare le casse dello Stato per dividersi il potere. A dire il vero, né gli ex diccì e né gli ex piccì, hanno mai ribattuto con fermezza agli attacchi dell’Unto del Signore. A fare un po’ di chiarezza, in ritardo, ci ha pensato Oscar Giannino, ex economista del Foglio, poi di Libero e ora al Sole 24 Ore a ricostruisce l’escalation del debito sovrano italiano.

Secondo Giannino, dal 1946 al 1992, la Prima Repubblica ha accumulato un debito pubblico pari a circa 6-700 miliardi di euro. Tutto il restante, ossia i 1300 miliardi di euro che hanno portato il debito pubblico italiano a quasi 2 milioni di miliardi di euro, lo ha fatto la Seconda Repubblica, e in ordine i governi Berlusconi, Amato, Ciampi, D’Alema e Prodi.

Mentre la Prima Repubblica accumulava una media giornaliera di 47,5 milioni di euro di debito al giorno, la Seconda è arrivata a oltre 200 milioni di euro al giorno, quasi quintuplicando la cifra. Significativi i raffronti tra governi di centrodestra e centrosinistra. In assoluto, il record di debito pubblico accumulato da un governo sono stati i 330 milioni al giorno accumulati dal governo Berlusconi I. Che nell’ultimo governo non è sceso di molto: 207 milioni di euro al giorno di debito.

Molto, anzi moltissimo se si pensa alla campagna contro la spesa pubblica su cui il governo Berlusconi ha fatto campagna per vent’anni. E se si pensa - come ricorda l’Unità - che “quelli della spesa pubblica”, ossia “i comunisti”, hanno invece portato avanti un percorso molto più virtuoso: con Prodi il debito pubblico è aumentato di circa 96 milioni di euro al giorno (ricordate: governo Berlusconi I = 330 milioni al giorno!), con D’Alema è arrivato addirittura a 76 milioni di euro al giorno.

Al netto degli scandali, bunga bunga a parte, è Berlusconi ad aver affondato l’economia italiana. E la perdita … della “faccia” per colpa del “ghe pensi mi”? E’ un altro conto. A parte.

Bossi sbraita, ma che vuole?

pubblicato da il passator cortese

Ma che vuole Bossi? Che vogliono i leghisti? “Le proteste della Lega Nord? “Il Carroccio alla prima difficoltà se n’è andato per la sua strada e ora sta solo facendo il proprio gioco”: lo ha detto il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, rispondendo alle domande dei giornalisti a margine del congresso provinciale del suo partito Brescia.”Negli ultimi 10 anni - ha continuato Casini - la Lega ha governato per 8, per cui se erano così bravi potevano intervenire prima, tutte queste ricette potevano applicarle prima’.

Incisivo Andrea Carugati su l’Unità: “Guardando ieri mattina la leghista Emanuela Munerato alla Camera, in divisa da operaia, tuonare contro i tagli al trasporto pubblico, un personaggio di Nanni Moretti si sarebbe alzato in piedi gridando: «No, almeno gli autobus no!». Già, perchè questa Lega di smemorati di Collegno, fino a un mese fa incollata alle poltrone di governo, nonostante gli infiniti falsi allarmi con cui fingeva di soffiare sul collo del Cavaliere, ieri ha davvero superato se stessa. Tra i tanti regali. il governo Berlusconi-Bossi, oltre alla slavina di leggi ad personam, salvataggi di Romano e Milanese, voti su Ruby «nipote di Mubarak», ha tagliato nelle ultime manovre oltre l’80% dei fondi per bus, metrò e treni locali, circa 1,4 miliardi su 1,9. Al punto da spingere le Regioni, che gestiscono questi servizi, a restituire simbolicamente le loro deleghe al governo, nel settembre scorso. Per non parlare della proposta lanciata in un vertice settembrino ad Arcore, presente il gotha leghista, di eliminare gli anni dell’università e del servizio militare dal calcolo sulle pensioni”.

Punto.

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Stangata: pesa 1.130 euro a famiglia, 3160 sommandola con quella di Berlusconi!

pubblicato da il passator cortese

Il premier Monti insiste anche oggi al Senato: “Non pagano solo i soliti noti”. Quel che è certo è che le stangate, come i cazzotti, non sono tutte uguali e soprattutto, non producono lo stesso effetto su chi li riceve. La stangata si abbatte come una scure su chi meno ha, pesando ben 1.129 l’anno a famiglia.

Questo il dato reso noto oggi da Adusbef e Federconsumatori. Ma, si sa, i mali non vengono mai soli: il pacchetto anti crisi 2011 del precedente governo Berlusconi pesava già sulle famiglie per oltre 2.000 euro. Per cui la doppia “botta” pesa su ogni famiglia per 3.160 euro. Altro che stangata!

E non è detto che la barca si raddrizzi, tant’è che si ipotizza un ulteriore pacchetto per la prossima primavera di altri … 20 miliardi di euro!

Secondo i calcoli delle due associazioni, a regime le ricadute della manovra in via di approvazione saranno pari a 197 euro di tagli e 932 euro di imposte. I tagli riguardano il mancato adeguamento dell’indicizzazione delle pensioni oltre 1.000 euro (34 euro l’anno) e quelli agli enti locali (163 euro l’anno). In riferimento alle imposte la tabella evidenzia 270 euro da aumenti dell’Iva, 405 euro per l’Imu prima casa, 120 euro per le accise sulla benzina, 47 euro per il bollo sui depositi, 90 euro per l’addizionale regionale allo 0,3%.

Basta? No. Dice la sua (pesante) anche la Banca d’Italia: dalla fine del 2007 - quando aveva raggiunto i suoi livelli massimi - alla fine del 2010 la ricchezza netta delle famiglie italiane (somma di attività reali e finanziarie) è diminuita del 3,2% a 8.640 miliardi di euro. Sempre in termini reali la ricchezza complessiva è scesa dell’1,5% tra il 2009 e il 2010. Ancora, gli italiani stanno anche ricomponendo i loro portafogli finanziari: più liquidità, meno azioni e meno titoli di stato.

Meglio fermarci qui. Per adesso.

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Oggi il governo si dimette, ma c'è chi chiede il passo indietro a Fini

pubblicato da Bruno Marino

Oggi è il gran giorno: finisce il governo Berlusconi. Però, a destra, qualcuno vuole le dimissioni del Presidente della Camera. Il video che vedete qui sopra è tratto da una puntata di Annozero ed è stato ripreso da Daw. Fini aveva detto:

“Io sono pronto a dimettermi da presidente della Camera nello stesso momento in cui Berlusconi si dimette da presidente del Consiglio.”

Forse pochi di noi ricordavano questa promessa: cosa farà Fini? Si dimetterà subito dopo Berlusconi (proprio quando deve salire al Colle per le consultazioni per il nuovo governo)? Aspetterà qualche giorno? Rimarrà al suo posto? Il futurista, organo molto vicino al Presidente della Camera, ha commentato così la richiesta di Daw (pur senza nominarlo):

“C’è stato un momento in cui si era prospettata la possibilità di «dimissioni congiunte» per venir fuori da questa polemica dei patti traditi. È stato il presidente della Camera a lanciare questa sfida chiudendo il congresso di Milano. […] Silvio Berlusconi non si è dimesso né lo farà. Il suo è un passaggio obbligato avendo constatato l’assenza in Parlamento di numeri sufficienti a reggere ancora il suo esecutivo. E la conferma è arrivata nelle stesse ore da uno degli uomini più fedeli al Cavaliere. «Noi abbiamo perso, Fini ha vinto», è stata la conclusione lucida del ministro Gianfranco Rotondi.”

Insomma, secondo il futurista Fini deve restare al suo posto (anche usando un artificio retorico interessante: Berlusconi è obbligato a dimettersi, non lo fa di sua volontà e quindi Fini non deve lasciare la Presidenza della Camera). E voi che ne pensate? Fini si deve dimettere?

Pensioni, il 57% degli italiani dice no ai 67 anni. E il 73% boccia il governo!

pubblicato da il passator cortese

Fioccano i sondaggi e, specie per governo e maggioranza, hanno l’effetto di una devastante grandinata.

La maggioranza assoluta degli italiani, precisamente il 73%, ritiene che il Governo Berlusconi “non è in grado di gestire l’attuale emergenza economico-finanziaria, né di varare misure in grado di rilanciare seriamente la crescita del nostro Paese”.

Sul nodo delle pensioni il 57% dei cittadini dice no all’innalzamento dell’età pensionabile, contro il 34% di favorevoli ed un 9% di astenuti.

Questi i dati più significativi dell’indagine condotta dall’Istituto nazionale di ricerche Demopolis per il programma de La7 Otto e Mezzo all’indomani dell’ultimatum dell’Unione Europea al Governo italiano.

Il dato del 57% di no a nuovi interventi sulle pensioni sale addirittura al 73% fra gli elettori della Lega. Da ciò deriva il niet di Bossi alla riforma.

Ma la maggioranza degli italiani chiede “una più seria lotta all’evasione fiscale, un giro di vite sulla finanza speculativa e un concreto piano per lo sviluppo e l’occupazione, fino ad oggi assente nell’agenda di Governo”. Il piano urgente chiesto all’Italia dall’Unione Europea divide l’opinione pubblica, in modo trasversale, quasi prescindendo dalla collocazione politica degli intervistati.

Elezioni, prima doccia fredda: verifica di governo alla Camera solo a fine mese. Berlusconi tira il fiato. Il Pd: "Dimissioni!"

pubblicato da il passator cortese

Dopo la (profonda ed estesa) batosta di Berlusconi e di Bossi e i (legittimi e sobri) festeggiamenti dei vincitori, arriva subito la prima doccia fredda. Il dibattito sulla verifica di governo si terrà alla Camera solamente la quarta settimana di giugno, dopo l’esame del dl Sviluppo, tra il 20 e il 27 giugno.

Così ha deciso la Conferenza dei capi gruppo di Montecitorio. Pare alquanto strano che la proposta sia stata avanzata proprio dal presidente Gianfranco Fini, ancora una volta eccessivamente prudente e lento.

Protesta il capogruppo del Pd Dario Franceschini: “La maggioranza si è opposta alla richiesta di tenere la prossima settimana il passaggio parlamentare chiesto dal presidente Napolitano. Sperano che i problemi si risolvano rimandandoli; tutto questo lo paga il Paese”. E comunque, la richiesta del Pd è serrata: “Il governo Berlusconi si presenti dimissionario alla verifica parlamentare”.

Altre volte Berlusconi si è salvato proprio per le tregue concessigli. Evitare che anche stavolta possa ritessere le fila di un partito allo sbando, continuare la campagna di compravendita di altri mercenari o arginare la diserzione nelle proprie file.

Soprattutto va costruita una tensione e una mobilitazione dei cittadini sui temi quotidiani e concreti, preparandosi innanzi tutto sui referendum. Guai abbassare la guardia. Niente è scontato.