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La domenica politica: a Report si torna su Alitalia, Chiamparino ospite della Annunziata

pubblicato da Luca Landoni in: Stasera in TV

Questa sera Report ritorna sulla questione Alitalia con un aggiornamento relativo alla puntata del 12 ottobre, cui seguirà una meticolosa inchiesta dal titolo “Il piatto è servito” sulla filiera alimentare e su come si giustifichino i prezzi al consumatore nel confronto tra Italia, Germania e Francia. Tornando alla compagnia aerea di bandiera, vediamo come viene presentato l’approfondimento da Milena Gabanelli:

Il passaggio dalla vecchia compagnia di bandiera a quella nuova sta avvenendo nel caos. Di chi sono le responsabilità? Dei dipendenti che attuano il cosiddetto sciopero bianco, applicando alla lettera i contratti, o dell’azienda che sta cancellando i voli per dismissioni? Intanto Alitalia continua a perdere soldi e l’Enac torna nuovamente a sventolare la minaccia del ritiro delle licenze se Fantozzi non sarà in grado di garantire il servizio pubblico. Il commissario ha firmato la cessione a Cai, che sta ancora valutando le offerte dei partner stranieri, Air France e Lufthansa, ma a quali condizioni? I dipendenti Alitalia hanno denunciato nelle modalità di assunzione, che in alcuni casi avverrebbero con la complicità dei sindacati, discriminazioni e poca trasparenza da parte di Cai. Il Governo aveva annunciato che la nuova compagnia di bandiera avrebbe cominciato a volare il 1 dicembre. Avverra’ almeno per il 1 gennaio?

Ma la domenica televisiva non è solo Report (21,30, Rai3). Sul medesimo canale alle 14,30, nel suo consueto appuntamento “In ½ h”, Lucia Annunziata ospita il sindaco di Torino Sergio Chiamparino, esempio di come un politico sia talmente radicato nella sua città da far dimenticare il suo passato da deputato e il suo presente da ministro delle Riforme per il Federalismo nel governo ombra del Partito Democratico.

Lo spazio di PolisBlog sarà come sempre a disposizione per commentare gli eventi citati. Buona visione.

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Pd diviso sul 25 ottobre: schiaffo o carezza a Berlusconi?

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il punto politico

Questi del Pd fanno a gara l’un con l’altro a farsi del male da soli. Non c’è una cosa su cui sembrano tutti d’accordo.

Mentre ai “bei” tempi andati del Pci, se al “Bottegone”chiedevi l’ora, tutti aspettavano la risposta del “capo” per poi ripeterla (anche se sbagliata), adesso nel Pd pluralista e democrat ognuno ha il proprio orologio (costoso) e la propria ora. Non possono o non vogliono sintonizzare le lancette.

Prendete la grande manifestazione del 25 ottobre. La parola d’ordine è inequivocabile “Salviamo l’Italia”. Da che, da chi va salvata? Dai marziani?

Dal governo di centrodestra e dal “berlusconismo”, ovvio. Invece non è così ovvio.

“La manifestazione del 25 ottobre non sarà antigovernativa” – giura in una intervista al Giornale il coordinatore del governo ombra del Pd Enrico Morando”.

Uno strappo. E giù la smentita di Dario Franceschini: “La piattaforma della manifestazione non cambia, è quella di un partito che fa protesta e proposta e quella resta”.

E i militanti continuano a verniciare e sverniciare gli slogan sui cartelli da portare al Circo Massimo a Roma fra due settimane. Ce ne hanno piene (le palle) e prima o poi lanceranno pennello, secchio e slogan contro Walter Veltroni.

O, invece di scendere in piazza contro non si sa chi e non si sa per cosa, se ne staranno a casa col “pupo”. Come il “compagno” Cofferati.

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Ore 12 - Alitalia: "frittata" bipartisan? Tanto paga pantalone!

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il punto politico

altro
Si torna su Alitalia. E ci si dovrà tornare (tante) altre volte sul piano di salvataggio e privatizzazione che il governo sta per varare nel “chiuso” delle sue stanze e con pochi “intimi” amici.

Che succede? E chi lo sa? Per l’ex compagnia di bandiera tira aria di svolta. Una svolta fatta di scelte importanti, pesanti, irreversibili per il trasporto aereo italiano; per il destino di migliaia di lavoratori; per la stessa legislazione delle politiche industriali, che il governo pensa di cambiare.

Il tutto senza che le parti sociali siano anche solo informate (altro che tavolo di trattativa!) e senza il benché minimo confronto parlamentare. Capito? In sintesi: la cordata degli imprenditori “bipartisan” è pronta a far sua la parte di Alitalia ripulita dei vecchi debiti; 5-7 mila lavoratori saranno licenziati; dura stretta sui contratti per il personale di volo; la nuova società sarà divisa in due (la Newco dei nuovi imprenditori cui verranno cedute le attività operative, quelle che danno profitti e una società “bad company” di “aria fritta” guidata da un commissario di governo per gestire debiti – pagati da pantalone - e licenziamenti.

Ma non è tutto. Il governo modificherà la legge Marzano per consentire agli imprenditori di rilevare aziende in difficoltà (leggi Alitalia) con il massimo di agevolazioni. E, addirittura, l’esecutivo è pronto a varare un indirizzo vincolante per l’Autorità garante per “sorvolare” sulla concentrazione Alitalia-Air One, in barba ai principi della concorrenza.

E l’opposizione? Solo Di Pietro s’infuria. Tace il Pd. O farfuglia. Sarà mica perché si profila un inedito conflitto d’interesse fra Roberto Colaninno (prossimo presidente Alitalia) e il figlio Matteo, ministro per lo Sviluppo economico nel governo ombra del Partito democratico?

Frittata o “vergogna” Made in Italy?

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Ore 12 - Il Pd fra antichi vizi e nuove virtù (che non arrivano)

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il punto politico

altroSi agitano, le diverse anime del Pd. Non solo schermaglie, fra il surreale e il grottesco, sotto l’ombrellone.

La battaglia che in primavera porterà alla resa dei conti interna è avviata. Con la benedizione di Romano Prodi. Il Prof sta lontano dalla mischia ma soffia sul fuoco e muove le sue pedine. Dentro e fuori il pidì. Un partito con almeno tre linee: quella di Veltroni (avanti con il Pd così com’è); quella di D’Alema (Pd rinnovato per fare nuove alleanze, dagli ex comunisti e socialisti fino alla nuova Costituente di centro, obiettivo: un nuovo centro sinistra); quella di Parisi/Prodi (ritorno all’Ulivo per evitare di condannare il Pd all’opposizione perenne).

Il refrain di Veltroni è quello sempre usato dal Pci nelle fasi delle sconfitte: “La linea è giusta ma è sbagliata l’applicazione”. Sempre, da Lenin a Berlinguer e oltre, ogni critica interna veniva spezzata, bollata a seconda delle convenienze, come “settarismo di sinistra” o come “opportunismo di destra”.

Oggi, nel Pd, ci si barcamena fra l’attacco agli “opportunismi” e l’invito al superamento dei “personalismi”. La verità è che il Pd non ha una sua linea politica e vaga tra posizioni assemblearistiche e il modello berlusconiano intriso di leaderismo casareccio e populismo dozzinale, con un gruppo dirigente oligarca e, specie nel territorio, dedito alla semplice gestione del potere.

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Alitalia e Berlusconi. Wishful thinking o furbata elettorale?

pubblicato da Luca Landoni in: L'Italia fa schifo Interni

Visto che la sinistra dorme sonni beati e il governo-ombra è impegnato in un’interminabile partita di scopone scientifico, tocca a noi fare da cani da guardia del governo. Silvio Berlusconi si è vantato più volte della luna di miele in atto tra lui e il paese, e si è gustato bagni di folla (buon ultimo quello di ieri) e foto ricordo con la gente, ma non può aver dimenticato le promesse fatte durante la campagna elettorale.

E’ vero che il paese sta annaspando tra spazzatura, clandestini, tasse e conti che non tornano mai, ma è altrettanto vero che a chi fa una promessa si chiede di mantenerla, e Berlusconi questa promessa l’ha fatta, sebbene nessuno lo avesse sollecitato a riguardo. La nostra impressione, e ne avevamo parlato in tempi non sospetti, è che il neo-premier abbia voluto buttare sulla bilancia un carico elettorale da mille pur non avendo nulla in mano. Impressione suffragata dallo svolgimento dei fatti di queste settimane, in cui si è molto chiacchierato di cordate all’italiana ma di fatti se ne son visti punto.

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Ore 12 - O "vera" opposizione o "grande coalizione"

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il punto politico

altroChi crede che il Pd farà le barricate sul decreto salva-Rete4 è fuori strada. “Questo” partito di Veltroni non vuole (e non può) fare saltare il nuovo clima del “dialogo” fra governo e opposizione.

Altrimenti addio impalcatura bipartitica, addio alla strategia del partito a vocazione maggioritaria che corre da solo. Insomma, si dovrebbe riazzerare tutto, mandare a casa Veltroni e ricominciare da capo ricostruendo le vecchie alleanze di centro sinistra come se niente fosse successo. Allora? Che fare?

Perché il nodo tv ripropone il conflitto d’interessi e fa capire che se al Cavaliere tocchi il portafoglio, torna a ringhiare e, adesso che può, a fare leggi ad personam. Quindi Veltroni si trova fra l’incudine (Berlusconi) e il martello (Di Pietro che con le sue grida erode consensi al Pd e una opinione pubblica che comunque non vuole inciuci e non vuole che si facciano sconti e favori al Premier imprenditore).

La questione vera è la definizione di un profilo dell’opposizione a Berlusconi con l’obbiettivo di costruire una credibile alternativa di governo al centro destra. Si dirà: ma c’è il governo ombra. Dopo Napoli con il pacchetto sicurezza e la svolta sull’emergenza rifiuti e dopo l’annuncio sul ritorno al nucleare è evidente che il Governo si avvantaggia sempre più e il Pd arretra. Una opposizione dialogante con ministri ombra che inseguono i singoli provvedimenti del governo non paga.

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Clandestini e illegalità: Di Pietro propone il contropacchetto sicurezza

pubblicato da Alessandro T. in: Il fatto della settimana Antonio di Pietro Italia dei valori

dipietroAntonio Di Pietro continua a fare quello che il paese ha deciso debba fare: l’opposizione. Lo diciamo da qualche giorno, Tonino vuol fare il governo ombra e non l’ombra del governo. Italia dei Valori ha preparato una controproposta al pacchetto sicurezza che il Governo si accinge a presentare. E le differenze sono sostanziali.

Il tanto acclamato reato di immigrazione clandestina viene bocciato in toto. Per Di Pietro “l’immigrazione clandestina non può essere un reato in sé, perché non solo produrrebbe la conseguenza di avere milioni di latitanti in giro, ma costerebbe allo Stato dai 45 ai 50 miliardi di euro”. Insomma, tanto per cominciare non conviene a Tremonti.

Favorevoli invece all’obbligo dei clandestini di fornire le proprie generalità con ricorso all’esame del DNA in caso di rifiuto (Di Pietro fa notare che un cittadino italiano è già perseguibile penalmente se rifiuta l’identificazione). Poi una serie di disposizioni ad hoc che vanno da uno specifico permesso di soggiorno per cercare un lavoro, all’introduzione del reato di mancata collaborazione all’identificazione, all’introduzione di uno sponsor per la ricerca di lavoro, al blocco degli ingressi con documenti falsi.

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Mara Carfagna e Pina Picierno. Duello all'Ok Corral

pubblicato da Luca Landoni in: Uomini Politici

Mara Carfagna e Pina Picierno sono le due star indiscusse del firmamento politico italiano, almeno quanto a bellezza. E non me ne vogliano Prestigiacomo, Meloni & Co. se le escludiamo dalla lotta, ma purtroppo ubi maior minor cessat, anche se naturalmente i lettori potrebbero pensarla diversamente e capovolgere un verdetto senz’altro soggettivo.

Ministro per le Pari opportunità la prima, ministro-ombra alle Politiche giovanili la seconda, hanno trovato il loro primo terreno di scontro sul Gay Pride, che la Carfagna vuole spogliare del suo onesto contributo statale annuo in quanto “molti altri sono i problemi di pari opportunità: donne, disabili, anziani, bambini”, mentre la Picierno ribatte: “Ci ripensi e partecipi al Gay Pride senza farsi condizionare nella sua attività da visioni manichee e fuori dal tempo”.

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D'Alema prova a smarcarsi da Veltroni: "Sto creando una nuova stuttura"

pubblicato da fc in: Interni Massimo d'Alema Partito Democratico PD

Cosa abbia in mente Massimo D’Alema – a dire il vero – non è chiarissimo. Proviamo a capirlo insieme ripercorrendo, velocemente, l’intervista che ha rilasciato stamani a Maria Teresa Meli (come mai avrà “tradito” Massimo Giannini?) del Corriere della sera.

La notizia è racchiusa brillantemente nel titolo che prova a sintetizzare – seppur con molta difficoltà – il D’Alema pensiero: “Sto creando una nuova struttura legata al Pd ma aperta a tutti”. Attenzione! Ha detto “struttura”, non “partito”. Non travisate! Al termine del colloquio, infatti vi è anche una piccola lezione per chi – sicuramente - fraintenderà le sue parole: “La politica - ammonisce il leader Maximo - non si fa solo con i partiti”.

Massimo D’Alema spiega infatti che non ha voluto prender parte al governo ombra nonostante – sottolinea – Veltroni glielo abbia chiesto: “Penso di fare altro, di fare cose diverse ma utili”. Cosa?

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Governo ombra: la gallery fotografica

pubblicato da Luca Landoni in: Interni

Dopo il successo della gallery ministeriale, abbiamo pensato di regalarvi anche quella del governo ombra veltroniano, tanto più interessante perché ricca di personaggi relativamente poco noti.

Come detto, le donne sono ben nove, e per fare un po’ di gossip (a volte ci vuole per sdrammatizzare) noterete che non hanno nulla da invidiare a quelle del centro-destra, in nessun senso. Anche la sinistra ha la sua Mara Carfagna, e ci attendiamo al più presto un articolo della Bild Zeitung su Pina Picerno, ministro ombra delle politiche giovanili.

Un ultimo cenno per Ricardo Franco Levi, portavoce-ombra. Qualcuno si ricorderà di lui per la clamorosa polemica sul bavaglio alla rete internettiana.

Ma ecco a voi il governo ombra.

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