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Tutti gli articoli con tag grande coalizione

Risultati elezioni in Germania 2009: un commento

pubblicato da Giulio Mattioli


Ieri si sono tenute - dopo una campagna elettorale da molti definita noiosa - le elezioni federali tedesche. Chi ha vinto? Un po’ tutti: la CDU, che è riuscita a contenere le perdite. La sinistra radicale (Linke) e i Verdi, che hanno cannibalizzato i socialdemocratici. Ma sopratutto i liberali della FDP di Guido Westerwelle, che vedete nella foto qua sopra.

Lo scenario più probabile è ora il seguente: Angela Merkel rimane cancelliere, ma sostituisce la grande coalizione con la SPD (i veri sconfitti, con un tracollo di oltre 10 punti) ad una più tradizionale alleanza con i liberali, il cui leader ambisce alla carica di ministro degli esteri.

C’è da aspettarsi una rivoluzione nella politica del più popoloso stato dell’Unione Europea? Non proprio. Ci sono infatti vari motivi - insiti nella struttura istituzionale tedesca - che rendono improbabili grossi cambiamenti. Vediamo perchè.

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Germania: la "noiosa" campagna elettorale a un punto di svolta?

pubblicato da Giulio Mattioli


Se in Italia mancasse solo un mese alle prossime elezioni legislative, il paese sarebbe in subbuglio: provocatorie affermazioni a raffica da parte di Silvio Berlusconi, “Repubblica” alla ricerca di nuovi scandali. Baillame mediatico a non finire.

In Germania, in attesa delle elezioni del prossimo 27 settembre, le cose vanno abbastanza diversamente. Forse troppo. La Cancelliera Merkel ha finora rinviato l’inizio della sua campagna elettorale, sperando probabilmente di capitalizzare la sua immagine bipartisan di leader della Grosse Koalition: una strategia che sta facendo saltare i nervi ai socialdemocratici.

Poco da meravigliarsi quindi se ben l’84% dei tedeschi giudica la campagna “noiosa”, secondo un sondaggio che è stato rilanciato anche dal New York Times. Alcuni avvenimenti di questi giorni però sembrano indicare che le cose potrebbero presto cambiare.

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Il pacchetto anticrisi tedesco? 500€ a testa per tutti

pubblicato da Giulio Mattioli


Si è discusso molto, anche su questo blog, del pacchetto anticrisi del Governo Berlusconi. Ma come si è agito nel resto d’Europa? Prendiamo la Germania: nonostante un primo intervento da 31 miliardi, la cancelliera Angela Merkel è stata criticata da molti (tra cui lo stesso presidente francese Nicolas Sarkozy) per non essersi data da fare abbastanza per contrastare la crisi.

Ecco quindi che la grande coalizione tira fuori il coniglio dal cappello: secondo “Der Spiegel” sarebbe allo studio un voucher da 500€, destinato a tutti gli adulti (senza distinzione), utilizzabile per comprare beni di consumo o saldare fatture per lavori, sempre che il beneficiario ci aggiunga 200€ di tasca propria. Quest’ultima clausola non è valida per tutti coloro che già beneficiano di ammortizzatori sociali come il sussidio di disoccupazione o il reddito minimo di sussistenza.

Si tratta di cifre che potrebbero apparire astronomiche a molti italiani, impegnati a dibattere sull’utilità della social card da 40€ o del possibile aumento degli abbonamenti di Sky. Il piano dovrebbe costare allo Stato tedesco tra i 35 e i 40 miliardi di euro, da reperirsi attraverso aumento del debito pubblico.

Forse “invidia” si avvia a diventare la parola più adatta per descrivere sinteticamente i sentimenti che provano molti italiani rispetto agli altri cittadini europei.

Foto: stefo, Flickr.

PD in crisi, PS francese in guerra: chi si salverà?

pubblicato da Giulio Mattioli


Il Partito Democratico è dilaniato dalle lotte interne, oggi più che mai: dalemiani contro veltroniani, ex margherita contro ex DS. In questi ultimi giorni i vari leader non sono d’accordo neanche sulla partecipazione al corteo per lo sciopero generale CGIL del 12 dicembre.

Il fatto è che la sinistra europea sta male, da tempo, e un po’ ovunque si scanna al suo interno: prendiamo i laburisti inglesi, che forse solo ora escono da anni di dilaniante guerra interna Blair-Brown; o la SPD tedesca, ridotta ai minimi storici dalla grande coalizione con i conservatori della CDU e divisa aspramente tra moderati eredi di Schroeder e sinistra interna, che spinge per un’alleanza con la più radicale “Linke”.

Il caso più interessante in questi ultimi giorni è però quello del PS francese, la cui corsa per la segreteria è stata vinta dalla tradizionalista Martine Aubry sul filo di lana (solo lo 0,04%) contro l’agguerritissima rivale Ségolène Royal, protagonista di una campagna elettorale a dir poco pirotecnica.

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Haider e l'estrema destra stravincono le elezioni austriache

pubblicato da Luca Landoni

Un vento nuovo soffia in Europa e questa volta ha spazzato il centro del centro del vecchio continente, quell’Austria felix da sempre considerata sinonimo di moderazione ed efficienza. Ma questa volta la gente ha detto basta agli inciuci, alle Grosskoalitionen, alle perniciose collaborazioni di comodo tra i grandi partiti, e ha votato per la chiarezza fino brutale di Haider e degli estremisti (in senso lato, per i nostri canoni) del Fpö di Strache.

E’ così che i due grandi partiti del paese colano a picco, e complessivamente non conteranno più per il 70% dell’elettorato ma solo per il 55%, con i seguenti parziali: SPOE-Socialdemocratici dal 35,3% al 29,7% (-5,6%), OVP-Conservatori dal 34,3% al 25,6% (-8,7%). La quota persa ammonta a più del 14 % e va così ripartita tra le forze di opposizione: Verdi dal 9,8 all’11,4%, Bzö (Haider) dal 4,1 all’11% e l’estrema destra (FPOE) di Strache addirittura dall’11 al 18%.

Formare un governo ora sarà quantomeno difficile se non impossibile. Escludendo una grande coalizione alla tedesca, già bastonata dall’elettorato, a uno dei due grandi partiti non resta che allearsi con la destra. La logica direbbe i popolari dell’Oevp, ma Strache e Haider sono due leader poco malleabili, e il governatore della Carinzia non è nuovo a “colpi di testa” se si considera che nella sua regione governa da tempo con i “Rote” di Werner Faymann. Quest’ultimo tuttavia ha radicalmente escluso accordi con la destra, quindi siamo di nuovo in alto mare. A tutto ciò aggiungiamo che gli stessi due “vincitori” non hanno rapporti idilliaci fra loro.

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Federalismo italiano, dubbi tedeschi: l’esperienza teutonica

pubblicato da Giulio Mattioli

Continua la serie di post “Federalismo italiano, dubbi tedeschi”, che riporta le considerazioni del giornalista tedesco Sebastian Kretz sull’ipotesi di una riforma federale del nostro paese, caldeggiata, com’è noto, dalla Lega Nord. Dopo aver visto che il federalismo non è necessariamente un bene, oggi guardiamo più da vicino il caso tedesco.

I federalisti italiani da una parte lottano per il massimo dell’autonomia, che intendono ottenere attraverso quello che chiamano “federalismo fiscale”. Dall’altra spesso citano il sistema federale tedesco come un modello per l’Italia di domani. A ben vedere, però, queste due idee sono diametralmente opposte.

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Ore 12 - O "vera" opposizione o "grande coalizione"

pubblicato da Massimo Falcioni

altroChi crede che il Pd farà le barricate sul decreto salva-Rete4 è fuori strada. “Questo” partito di Veltroni non vuole (e non può) fare saltare il nuovo clima del “dialogo” fra governo e opposizione.

Altrimenti addio impalcatura bipartitica, addio alla strategia del partito a vocazione maggioritaria che corre da solo. Insomma, si dovrebbe riazzerare tutto, mandare a casa Veltroni e ricominciare da capo ricostruendo le vecchie alleanze di centro sinistra come se niente fosse successo. Allora? Che fare?

Perché il nodo tv ripropone il conflitto d’interessi e fa capire che se al Cavaliere tocchi il portafoglio, torna a ringhiare e, adesso che può, a fare leggi ad personam. Quindi Veltroni si trova fra l’incudine (Berlusconi) e il martello (Di Pietro che con le sue grida erode consensi al Pd e una opinione pubblica che comunque non vuole inciuci e non vuole che si facciano sconti e favori al Premier imprenditore).

La questione vera è la definizione di un profilo dell’opposizione a Berlusconi con l’obbiettivo di costruire una credibile alternativa di governo al centro destra. Si dirà: ma c’è il governo ombra. Dopo Napoli con il pacchetto sicurezza e la svolta sull’emergenza rifiuti e dopo l’annuncio sul ritorno al nucleare è evidente che il Governo si avvantaggia sempre più e il Pd arretra. Una opposizione dialogante con ministri ombra che inseguono i singoli provvedimenti del governo non paga.

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Se vince Berlusconi e il Pdl: il governo di buon senso

pubblicato da Alessandro T.

Il tarda serata di Lunedi, Silvio Berlusconi dalle frequenze di Telelombardia ha avanzato una proposta di formazione di un “governo di buon senso” da costruire in caso di pareggio al Senato. Erano i giorni in cui ammetteva di ignorare internet - potete vedere un video qui sopra - e dintorni: nulla di grave, solo la più rivoluzionaria evoluzione tecnologica degli ultimi cento anni. Sull’emittente locale Il Cavaliere ha fatto anche due nomi: Massimo Cacciari alla Cultura e Mario Monti all’Economia. Successivamente, in pieno stile berlusconistico, il leader del PdL ha poi smentito l’affermazione definendola un pesce d’aprile.

Il teatrino del larghe intese si, larghe intese no, va avanti più o meno dalle ultime elezioni, ma per noi che stiamo dall’altra parte, è forse il caso di iniziare ad immaginare un esecutivo del genere. Di Mario Monti e Massimo Cacciari ha già detto Berlusconi. Personalmente condivido la prima scelta, un po’ meno la seconda perchè se di Cultura si tratta allora preferirei un premio Nobel come Dario Fo. Perchè negli altri paesi i Premi Nobel sono venerati e noi i nostri li releghiamo ai girotondi?

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