
La manifestazione del Popolo della Libertà organizzata a Roma oggi, 20 marzo, è una vera e propria novità per il panorama politico italiano. Come osserva qualcuno da diversi giorni, attraverso i social network, non si era mai visto il partito più votato dagli italiani scendere in piazza per dissentire pubblicamente contro l’opposizione.
Il plebiscito che oggi Silvio Berlusconi e gli altri si augurano di ottenere in piazza San Giovanni già esiste. Il Pdl che piaccia o meno è riuscito a conquistare sufficienti piazze per governare, potenzialmente bene, da qui fino alla fine della legislatura.
Diverso è lo spirito con il quale l’opposizione ha manifestato la scorsa settimana. Pierluigi Bersani, seppur con qualche riserva, ha appoggiato i propri compagni affinché l’imminente appuntamento elettorale permetta alla minoranza di crescere. Il Pd, a differenza del Pdl, non può contare su un numero necessario di piazze per governare.
Continua a leggere: La manifestazione del Pdl di Silvio Berlusconi: dal reality alla piazza

L’inchiesta aperta a Trani su Silvio Berlusconi, e le persone che con lui progettavano la chiusura di Anno Zero, non dovrebbe stupirci. Negli ultimi mesi l’asticella del limite si è spinta sempre un po’ più avanti fino ad annullarsi. Per capirlo è sufficiente ragionare su quanto è successo a partire dal 9 febbraio 2009.
Nella stessa notte in cui Eluana Englaro morì, dopo una battaglia legale estenuante portata avanti dal padre Beppino, Enrico Mentana lasciava Mediaset dicendo a voce alta quello che in molti da tempo sussurravano all’orecchio a vicino.
L’azienda di Silvio Berlusconi non permette ai giornalisti di fare il proprio lavoro. Altro che caimano (così si intitolava un film di Nanni Moretti realizzato ispirandosi al Premier). Il vero vincitore è sempre, come sostenuto da George Orwell, il Grande Fratello (il format televisivo è stato estrapolato dal romanzo 1984 dello stesso Orwell).
Continua a leggere: L’inchiesta di Trani sul triangolo Berlusconi-Minzolini-Innocenzi è un bluff

Dove Bruno Vespa non può arrivarci ci pensa direttamente il Presidente del Consiglio. Uscirà domani per Mondandori il nuovo libro di Silvio Berlusconi: “l’amore vince sempre sull’invidia e sull’odio”.
Come spiegato dall’onorevole Antonio Palmieri, responsabile internet del Pdl, il volume raccoglie parte dei messaggi arrivati a forzasilvio.it dopo l’aggressione subita, per colpa di Massimo Tartaglia, dallo stesso Silvio Berlusconi.
Primo fan del Grande Fratello, il leader del PdL ha capito molto prima di altri che per la propria leadership può sopravvivere solo se ne falsifica la comunicazione utilizzando in modo alternativo i mass media.

Come osservava giustamente Enrico Mentana (sull’ultimo numero di Vanity Fair) e Luca Telese (nell’intervista che ci ha rilasciato prima della ripresa di Tetris) al momento tradurre il progetto politico di Pierluigi Bersani è praticamente impossibile.
Per fortuna, in Italia, c’è la televisione a chiarirci gli obiettivi del Partito Democratico la cui emittente, youdem.tv, dovrebbe trasmettere il Dopofestival cancellato da RaiUno per contenere i costi della kermesse sanremese.
“Dove c’è la gente – ha dichiarato lo stesso Bersani, uscito dal suo silenzio catartico - ci siamo anche noi con il nostro modo di essere e il nostro punto di vista. In questo caso ovviamente ci rivolgiamo soprattutto ai giovani, cercando di favorire una discussione su quello che succede”.
Continua a leggere: Il Pd di Pierluigi Bersani produrrà il Dopofestival di Sanremo

L’edizione in corso del Grande Fratello, la cui conclusione è prevista a ridosso della Pasqua, potrebbe essere l’inizio della fine. Oggi il Consiglio dei Ministri potrebbe abrogare la norma della legge Maccanico che obbligava gli editori televisivi ad investire sulle fiction.
Da domani potrebbero scomparire dai palinsesti le, spesso mediocri, serie televisive a cui il pubblico italiano si è affezionato. Al loro posto potrebbero essere programmati eterni reality show. E tutti i preti che abitualmente si trovano nei serial nostrani sarebbero costretti a cercarsi un altro lavoro.
Liberi dalla mole di impegni a cui sono sottoposti potrebbero redimere i peccati delle persone che hanno deciso, implicitamente, la loro uscita di scena che potrebbe, come sottolinea Repubblica, far comodo a Mediaset che regolarmente registra ascolti più bassi se contro la RAI programma una delle noti serie televisive.
Continua a leggere: Il Governo investe solo sul Grande Fratello, fuori dai palinsesti le fiction

Mai come oggi la televisione non è stato solo un elettrodomestico. Dentro, fuori e attorno sempre più si consumano tutta una serie di situazioni che stanno deteriorando la politica dimostrando che la distanza tra gli amministratori e i cittadini sta drammaticamente crescendo.
Solo nelle ultime 48 ore si sono registrati tre episodi che testimoniano questo cortocircuito. Ad innescarlo, tra gli altri, tale Luciana Pedoto del Partito Democratico che non sapendo (evidentemente) di cosa preoccuparsi ha elaborato un’interrogazione parlamentare affinché nella casa del Grande Fratello vengano vietate le sigarette. Se ne sentiva l’esigenza.
A proposito di bisogno. Una certa piaggeria, o disattenzione, potrebbe costare cara a Claudio Brachino. L’ordine dei giornalisti della Lombardia ha infatti aperto un provvedimento disciplinare contro il giornalista di Mediaset a seguito del servizio relativo al pedinamento del giudice Raimondo Mesiano.
Continua a leggere: Antonello Piroso come Claudio Brachino. Il Grande Fratello è Silvio Berlusconi?
La vicenda di Piero Marrazzo è, ormai, solo un pretesto. Consumati i ragionamenti sui gusti sessuali dell’esponente politico, sull’uso di droghe, e sui capitali investiti in un’attività illegale in Italia non si può dire molto altro.
Eppure a due settimane dall’inizio della scandalo, lo scorso martedì, Alessio Vinci e Bruno Vespa hanno fatto l’ennesima puntata sulle persone transessuali. Neanche Licia Colò ha parlato con tanta veemenza dei panda.
Comunque. Tra questo piattume mediatico, imparentato più con il Grande Fratello che con l’attualità di un paese, spicca l’eccelsa provocazione di Giovanni De Mauro. Direttore di Internazionale.

Di Piero Marrazzo, e delle modalità con le quali ha abbandonato la scena politica italiana, è molto probabile che si smetta a parlare già nei prossimi giorni. La sua legittima richiesta di silenzio è stata evidentemente ritenuta più legittima di quella di Dino Boffo che al Presidente del Consiglio qualche problema creò.
Ma Silvio Berlusconi, sulla vicenda dell’ex Presidente della Lazio, non commetterà più gli errori fatti con l’ex direttore dell’Avvenire tanto che stando a quanto si appreso nelle ultime ore avrebbe persino fatto sapere all’avversario politico che qualcuno stava tentando di vendere il video che lo avrebbe incastrato.
Ma Silvio non informa e basta. Sulla vicenda di Piero Marrazzo ha vietato alle aziende controllate dai figli di divulgare il materiale rimarcando un legame tra il suo incarico pubblico e le attività sviluppate, precedentemente, da privato.

Molti di voi si staranno sicuramente chiedendo com’è “Videocracy“, il documentario sulla televisione italiana del regista italo-svedese Erik Gandini, il cui trailer è stato rifiutato da Rai e Mediaset, dando il via a una serie infinita di polemiche, oltre che di pubblicità gratuita per il film.
Una recensione l’hanno già fatta i colleghi di cineblog, che hanno avuto la possibilità di vederlo in anteprima assoluta alla mostra del cinema di Venezia. Qui su polisblog ci concentriamo invece sugli aspetti più politici del documentario, quelli che gli sono valsi tanto clamore.
Da questo punto di vista, bisogna riconoscere che tutto il dibattito è vittima di due madornali equivoci. Primo: “Videocracy” non è un documentario che parla di politica, ma di un fenomeno sociale e di costume. Secondo: si tratta di un prodotto realizzato per una proiezione all’estero, non in Italia.
Continua a leggere: Videocracy - recensione: tanto rumore per nulla?
Non si sa chi scegliere, fra “sovraesposti” e “sovradimensionati” della politica e dei media.
Chè è lo stesso. Il riferimento è a Enrico Mentana: un finto ingenuo, un ingenuo ingenuo, un finto furbo, o un furbo furbo?
Il disoccupato di lusso ha sfornato un libro/memoria (non “Le mie prigioni” di Silvio Pellico … ma “Passionaccia”, edito da Rizzoli) dove sta scritto che, tornato da una cena dei vertici aziendali e giornalistici del Biscione per festeggiare la vittoria elettorale del Cavaliere alle politiche dell’aprile 2008, “scopre” che Mediaset è “Un comitato elettorale”, insomma che il “Partito Mediaset” c’è.
Folgorato sulla via di Arcore, l’Enrico prende tosto carta e penna e a Fedele Confalonieri confida: “Non mi sento più di casa in un gruppo che sembra un comitato elettorale … Mi aiuti a uscire, presidente! Lo farò in punta di piedi”.
Il resto è cronaca, con l’ex direttore editoriale che la sera della morte di Eluana Englaro, per non potere bloccare il Grande Fratello a favore di uno speciale su Matrix, rassegna le dimissioni (accettate) e sbatte la porta.
Mentana racconta anche di altre prelibatezze, come le pressioni dello stesso Confalonieri per non invitare a Matrix Antonio Di Pietro.
Tanto per parlare di libertà, tanto per capire chi comanda. Appunto.
Ma ci sono voluti otto anni (giorni e notti passati a respirare l’aria del Biscione) a Mentana per capire cos’è Mediaset, a cosa serve e chi è il padrone?
Continua a leggere: Enrico Mentana "scopre" Mediaset e Berlusconi