
L’edizione in corso del Grande Fratello, la cui conclusione è prevista a ridosso della Pasqua, potrebbe essere l’inizio della fine. Oggi il Consiglio dei Ministri potrebbe abrogare la norma della legge Maccanico che obbligava gli editori televisivi ad investire sulle fiction.
Da domani potrebbero scomparire dai palinsesti le, spesso mediocri, serie televisive a cui il pubblico italiano si è affezionato. Al loro posto potrebbero essere programmati eterni reality show. E tutti i preti che abitualmente si trovano nei serial nostrani sarebbero costretti a cercarsi un altro lavoro.
Liberi dalla mole di impegni a cui sono sottoposti potrebbero redimere i peccati delle persone che hanno deciso, implicitamente, la loro uscita di scena che potrebbe, come sottolinea Repubblica, far comodo a Mediaset che regolarmente registra ascolti più bassi se contro la RAI programma una delle noti serie televisive.
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Mai come oggi la televisione non è stato solo un elettrodomestico. Dentro, fuori e attorno sempre più si consumano tutta una serie di situazioni che stanno deteriorando la politica dimostrando che la distanza tra gli amministratori e i cittadini sta drammaticamente crescendo.
Solo nelle ultime 48 ore si sono registrati tre episodi che testimoniano questo cortocircuito. Ad innescarlo, tra gli altri, tale Luciana Pedoto del Partito Democratico che non sapendo (evidentemente) di cosa preoccuparsi ha elaborato un’interrogazione parlamentare affinché nella casa del Grande Fratello vengano vietate le sigarette. Se ne sentiva l’esigenza.
A proposito di bisogno. Una certa piaggeria, o disattenzione, potrebbe costare cara a Claudio Brachino. L’ordine dei giornalisti della Lombardia ha infatti aperto un provvedimento disciplinare contro il giornalista di Mediaset a seguito del servizio relativo al pedinamento del giudice Raimondo Mesiano.
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La vicenda di Piero Marrazzo è, ormai, solo un pretesto. Consumati i ragionamenti sui gusti sessuali dell’esponente politico, sull’uso di droghe, e sui capitali investiti in un’attività illegale in Italia non si può dire molto altro.
Eppure a due settimane dall’inizio della scandalo, lo scorso martedì, Alessio Vinci e Bruno Vespa hanno fatto l’ennesima puntata sulle persone transessuali. Neanche Licia Colò ha parlato con tanta veemenza dei panda.
Comunque. Tra questo piattume mediatico, imparentato più con il Grande Fratello che con l’attualità di un paese, spicca l’eccelsa provocazione di Giovanni De Mauro. Direttore di Internazionale.

Di Piero Marrazzo, e delle modalità con le quali ha abbandonato la scena politica italiana, è molto probabile che si smetta a parlare già nei prossimi giorni. La sua legittima richiesta di silenzio è stata evidentemente ritenuta più legittima di quella di Dino Boffo che al Presidente del Consiglio qualche problema creò.
Ma Silvio Berlusconi, sulla vicenda dell’ex Presidente della Lazio, non commetterà più gli errori fatti con l’ex direttore dell’Avvenire tanto che stando a quanto si appreso nelle ultime ore avrebbe persino fatto sapere all’avversario politico che qualcuno stava tentando di vendere il video che lo avrebbe incastrato.
Ma Silvio non informa e basta. Sulla vicenda di Piero Marrazzo ha vietato alle aziende controllate dai figli di divulgare il materiale rimarcando un legame tra il suo incarico pubblico e le attività sviluppate, precedentemente, da privato.

Molti di voi si staranno sicuramente chiedendo com’è “Videocracy“, il documentario sulla televisione italiana del regista italo-svedese Erik Gandini, il cui trailer è stato rifiutato da Rai e Mediaset, dando il via a una serie infinita di polemiche, oltre che di pubblicità gratuita per il film.
Una recensione l’hanno già fatta i colleghi di cineblog, che hanno avuto la possibilità di vederlo in anteprima assoluta alla mostra del cinema di Venezia. Qui su polisblog ci concentriamo invece sugli aspetti più politici del documentario, quelli che gli sono valsi tanto clamore.
Da questo punto di vista, bisogna riconoscere che tutto il dibattito è vittima di due madornali equivoci. Primo: “Videocracy” non è un documentario che parla di politica, ma di un fenomeno sociale e di costume. Secondo: si tratta di un prodotto realizzato per una proiezione all’estero, non in Italia.
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Non si sa chi scegliere, fra “sovraesposti” e “sovradimensionati” della politica e dei media.
Chè è lo stesso. Il riferimento è a Enrico Mentana: un finto ingenuo, un ingenuo ingenuo, un finto furbo, o un furbo furbo?
Il disoccupato di lusso ha sfornato un libro/memoria (non “Le mie prigioni” di Silvio Pellico … ma “Passionaccia”, edito da Rizzoli) dove sta scritto che, tornato da una cena dei vertici aziendali e giornalistici del Biscione per festeggiare la vittoria elettorale del Cavaliere alle politiche dell’aprile 2008, “scopre” che Mediaset è “Un comitato elettorale”, insomma che il “Partito Mediaset” c’è.
Folgorato sulla via di Arcore, l’Enrico prende tosto carta e penna e a Fedele Confalonieri confida: “Non mi sento più di casa in un gruppo che sembra un comitato elettorale … Mi aiuti a uscire, presidente! Lo farò in punta di piedi”.
Il resto è cronaca, con l’ex direttore editoriale che la sera della morte di Eluana Englaro, per non potere bloccare il Grande Fratello a favore di uno speciale su Matrix, rassegna le dimissioni (accettate) e sbatte la porta.
Mentana racconta anche di altre prelibatezze, come le pressioni dello stesso Confalonieri per non invitare a Matrix Antonio Di Pietro.
Tanto per parlare di libertà, tanto per capire chi comanda. Appunto.
Ma ci sono voluti otto anni (giorni e notti passati a respirare l’aria del Biscione) a Mentana per capire cos’è Mediaset, a cosa serve e chi è il padrone?
È passata quasi sotto silenzio un’importante sentenza che è destinata a fare giurisprudenza e in qualche modo ci riguarda da vicino. Esiste un vecchio contenzioso sulla liceità o meno di riprodurre filmati protetti dal copyright, come quelli relativi a trasmissioni televisive. Entrano infatti in contrasto elementi che da entrambe le parti possono essere invocati come essenziali. In sostanza, il diritto di cronaca contro la proprietà esclusiva.
Oggetto del contendere, nello specifico, i filmati tratti dalla trasmissione televisiva Grande Fratello che il Corriere della Sera pubblica sistematicamente sul suo sito web, solitamente in occasione di eventi rilevanti, come nel caso del bicchiere lanciato da un concorrente contro un altro qualche settimana fa.
In buona sostanza il giudice ha deciso una volta per tutte che è lecito pubblicare filmati anche protetti dal diritto d’autore, purché rientrino nel diritto di cronaca suddetto. Su 59 filmati portati in causa da Mediaset, solo i 4-5 appartenenti al Grande Fratello sono stati esclusi da questo diritto, e vanno pertanto rimossi.
Il gruppo Mediaset si è comunque detto soddisfatto della sentenza, annunciando in un comunicato stampa “nuove azioni legali contro siti web e provider” che diffondano contenuti Mediaset senza autorizzazione.

La ex hostess Alitalia, ora in servizio alla Cai, Daniela Martani, aveva già dimostrato le sue doti di agitatrice durante le contestazioni alla cordata, che lei interpretava magistralmente e saggiamente con un cappio stretto intorno al collo.
Adesso, dopo un penoso teatrino all’interno del Grande Fratello, sembra che la Martani abbia intenzione di scendere in campo, di darsi alla politica, in attesa di andare al Festival di Sanremo o di fare un calendario.
«Non ho ancora ricevuto richieste per la candidatura alle prossime elezioni Europee» ha detto la Martani, «ma, se arrivassero, le valuterei» e ha aggiunto:«Di Pietro? è l’unico leader della sinistra».
Magari al prossimo election day di giugno ci tocca pure votarla…
Avevamo tutti notato una certa distonia tra la scelta di Raiuno di mandare un’edizione speciale di Porta a Porta e quella di Canale 5 di proporre comunque il Grande Fratello. Questo può apparire a taluni sciacallaggio, o ad altri normale visto che Raiuno non aveva una programmazione particolarmente forte, mentre il programma forte della serata, - X-Factor su Raidue - è andato in onda regolarmente senza neanche un accenno al decesso di Eluana.
Va però fatto notare che stasera (o per meglio dire stanotte) su Canale 5 era in programma Matrix, e di qui è nata l’ira di Enrico Mentana, che ha fatto rilevare che
«Non è così che si fa informazione su una grande rete nazionale. Non esiste solo l’audience. Simili scelte tolgono credibilità a chi le compie, e personalmente non ho nessuna intenzione di avallarle. Stasera su Canale 5 il dramma è quello della cacciata di una concorrente dal Grande Fratello. A mezzanotte, se va bene, si parlerà di Eluana, a Matrix. Andremo in onda comunque, per dovere di informare. Domani però - conclude - rassegnerò le dimissioni da direttore editoriale di Mediaset, per un altro dovere, quello di coerenza».
A tenere banco, nel “Belpaese” sono i talk show. Ma c’è anche di peggio.
Una intervista della signora Veronica Lario (Berlusconi) fa il “punto” politico, come nei tempi andati una dichiarazione di De Gasperi, Togliatti, Nenni.
C’è uno scambio di mestieri. E di favori. I politici fanno i ballerini e i clown fanno audiences. E politica. Qualche burattinaio tira le fila.
Qual è il telegiornale che ha aperto con la notizia sull’indebitamento degli italiani?
I debiti delle famiglie italiane nel 2007 (anno non ancora toccato dalla crisi!) hanno raggiunto i 500 miliardi di euro. In media – lo dice uno studio della Camera di Commercio di Milano – ogni famiglia italiana si porta sul groppone 21 mila euro di debiti.
Debiti che crescono a ritmi quasi … algebrici.
Tra il 2006 e il 2007 i prestiti per il credito al consumo sono aumentati del 15% , da 81 a 93 miliardi di euro, quelli per i mutui per la casa del 10%, da 256 a 281 miliardi. Rispetto al 2001, ultimo anno della lira, i tassi di crescita sono addirittura più che raddoppiati: del + 153% per il credito al consumo e del + 123% per i mutui.
In dieci anni il credito al consumo cresce del 911% e i mutui del 378%. I mutui incidono sull’indebitamento per oltre la metà. Ma in dieci anni è quadruplicato il peso del credito al consumo: dal 5% del 1997 al 19% nel 2007.
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