Violato l’archivio di WikiLeaks: colpa del Guardian?. Sembra una beffa per un uomo che ha fatto della trasparenza una bandiera, eppure la disputa tra Julian Assange e il Guardian verte proprio su una presunta violazione degli archivi di WikiLeaks da parte di giornalisti del quotidiano britannico.
A fine agosto, una falla nel sistema di protezione dei dati ha infatti aperto l’accesso all’archivio del Cablegate, rendendo disponibili online la bellezza di 251.000 documenti segreti del Dipartimento di Stato Usa. Qualcuno si chiederà dove sia il problema, visto che l’episodio non sembra diverso da quello che Assange ha fatto finora. Il punto è che, in questo caso, i file sono stati pubblicati senza le precauzioni necessarie per proteggere le fonti, una misura finora presa dal sito.
Nel corso del Cablegate, il sito di Assange si era appoggiato a una serie di quotidiani internazionali (NY Times, Guardian, Le Monde, El Pais, Der Spiegel) per divulgare tutta una serie di documenti secretati dal Dipartimento di Stato Usa, svelando così numerosi giochi e ipocrisie della diplomazia internazionale. Nel corso dei nove mesi dell’operazione, WikiLeaks aveva avuto però cura di omettere dai documenti divulgati tutti i dati sensibili che potessero identificare informatori o compromettere la sicurezza di persone potenzialmente a rischio.
Tutto questo è venuto ora a mancare. Un anonimo utente di Twitter ha infatti pubblicato un link all’archivio completo del Cablegate, vanificando di colpo le precauzioni prese da Assange.
In questa strana guerra dell’informazione, WikiLeaks ha accusato il Guardian di essere responsabile della violazione dei suoi dati. Sul feed di Twitter ufficiale di WikiLeaks si può infatti leggere questa dichiarazione:
“Un giornalista del Guardian, in un episodio mai riscontrato di grossolana negligenza o di malafede e in violazione di un accordo sulla sicurezza firmato con il capo redattore del Guardian Alan Rusbridger, ha reso pubblica la password segreta all’intero, inedito archivio del Cablegate. Abbiamo già parlato con il Dipartimento di Stato e iniziato azioni preliminari di contenzioso. Rilasceremo una dichiarazione formale a tempo debito”
Continua a leggere: Esteri: il giro del mondo in tremila battute
Altro record negativo dell’Italia che scende ancora nella classifica di Transparency International (Ti) sulla corruzione nella pubblica amministrazione.
Il Belpaese è al … 67esimo posto a livello mondiale con 3,9 punti, dopo il Ruanda (66esimo con 4 punti) e immediatamente prima della Georgia (68esima con 3,8 punti). Rispetto al 2009, quando era al 63esimo posto con 4,3 punti, l’Italia perde così quattro posizioni.
Il ‘Transparency International Corruption Perceptions Index’ (CPI) - l’edizione 2010 è stata presentata stamattina a Berlino - è la graduatoria «più credibile e accurata della corruzione nella pubblica amministrazione» come fa notare il Guardian nell’edizione online.
Il Cpi attribuisce ai paesi un punteggio da 0 a 10, dove lo ‘0′ indica massimi livelli di corruzione e il ‘10′ i più bassi. Sono stati 178 i paesi esaminati: la Somalia è ultima con 1,1 punti. In testa alla graduatoria ci sono - a pari merito - Danimarca, Nuova Zelanda e Singapore, tutte con 9,3 punti, seguite da Finlandia e Svezia (9,2).
Avanti così.
Famosi non si nasce. Ma noti si può diventare. Capita a un comune bresciano di 8 mila anime, Coccaglio, di andare in prima pagina sul Guardian, importante quotidiano britannico.
Parrebbe una burla, un pesce da primo di aprile. E invece è una storia vera di questo gelido dicembre, tutta Made in Italy.
Si tratta dell’operazione “White Christmas”: il comune di Coccaglio vuole “ripulire” il proprio territorio setacciando i permessi di soggiorno degli immigrati nel periodo natalizio.
Il titolo del Guardian è esemplificativo: “La città italiana dove il Bianco Natale è una questione di polizia”.
C’è stata già a fine novembre una manifestazione di protesta. Si è pure scomodato il Vaticano, con una nota di forte critica contro la decisione della giunta comunale. E’ intervenuto persino il ministro Maroni, ma a difesa della delibera comunale: “Qui non c’è razzismo”. E il sindaco Franco Claretti rincara la dose: “Il Natale non è una festa dell’Ospitalità, ma della tradizione cristiana, quindi della nostra identità”.
Non pare l’esatta interpretazione dell’ultimo appello di Papa Benedetto sedicesimo.
Domanda pleonastica: qual è il colore politico della giunta di Coccaglio? Di che partito è il sindaco Claretti?

Nella settimana in cui il premier se l’è presa con i media stranieri per il fatto che “sputtanerebbero” l’Italia, i resoconti approfonditi sul nostro paese non hanno certo smesso di fiorire sulle pagine della stampa estera.
Vi proponiamooggi in particolare tre corposi estratti da altrettanti articoli di quotidiani anglosassoni. Il britannico Guardian si è concentrato sul progetto del governo di una task force per promuovere l’immagine dell’Italia all’estero, evocando paralleli poco lusinghieri:
Settantadue anni dopo la fondazione del MinCulPop, l’Italia ha annunciato la creazione della sua versione per il XXI secolo. Presentato come un ente speciale per migliorare l’immagine dell’Italia, il nuovo dipartimento del governo sarà responsabile della diffusione di buone notizie sul paese. E’ necessario per ragioni commerciali, afferma il governo. L’Italia deve contrastare le cronache inesorabilmente negative dei media stranieri su Silvio Berlusconi e la sua azione politica, perché danneggiano gli affari italiani
Continua a leggere: Rassegna stampa estera: Berlusconi in lungo e in largo

Della campagna per il boicottaggio del canone Rai non si sta parlando solo su polisblog. Un po’ tutti, dal britannico Guardian al nostrano Tvblog, se ne stanno occupando.
E in un momento in cui a Il Giornale e Libero si aggiunge Daniela Santanchè con una raccolta firme, i colleghi del blog sulla televisione del network Blogo.it hanno intervistato Carlo Verna, giornalista Rai e segretario del sindacato UsigRai. L’intervista completa la trovate qui, noi ci limitiamo a riportarvi un paio di estratti significativi.
c’è una stranissima correlazione tra le iniziative del Ministro Scajola, cioè la convocazione di una istruttoria del Governo a proposito della trasmissione Annozero di Michele Santoro e le iniziative della Santanché, Feltri e Belpietro. (..) Se non si tratta di una strategia si tratta di un attacco al servizio pubblico che assicura il pluralismo
Continua a leggere: Boicottaggio canone Rai: l'intervista a Carlo Verna di UisgRai su TvBlog

Uno degli argomenti più utilizzati in questi anni dai sostenitori dell’introduzione in Italia della pillola abortiva Ru486 è stato il fatto che essa sia già da tempo utilizzata nella stragrande maggioranza dei paesi europei ed occidentali. Per questo motivo è interessante vedere come sono state accolte, dalla stampa estera, le notizie degli sviluppi di questi ultimi giorni.
Questa settimana non ci sono state infatti solo le approfondite analisi sul declino del nostro paese di Financial Times e Der Spiegel, ma anche chi, come il Washington Post, ha parlato della pillola più controversa d’Italia:
Sviluppata nei primi anni ’80 in Francia, il Mifepristone o RU-486 è disponibile come farmaco da vendersi su ricetta medica negli Stati Uniti e in quasi tutta l’Unione Europea tranne in alcuni dei paesi più cattolici come il Portogallo, l’Irlanda e finora in Italia.(..) Resta da vedere quanti dottori la prescriveranno dal momento che, secondo un rapporto del Ministero della Salute, circa il 70% dei medici italiani sono “obiettori di coscienza” che rifiutano di praticare aborti nelle loro cliniche o ospedali.
Al contrario di quanto detto da Scotland Yard subito dopo l’incidente, Ian Tomlinson, l’edicolante di 47 anni deceduto durante le proteste al G20 di Londra, non sarebbe morto per infarto ma presumibilmente per un’aggressione, un colpo ricevuto all’addome. Così svelerebbe l’autopsia, anticipata dall’avvocato di Tomlinson.
Come denunciato dai manifestanti in quei giorni torna il sospetto che l’edicolante sia stato vittima della violenza gratuita della polizia: “Sono stati gli agenti che lo hanno malmenato”. Il video qui sopra pubblicato sul sito del Guardian all’indomani dell’incidente del primo aprile, mostra la vittima cadere a terra spinto alle spalle da un poliziotto che lo colpisce con un manganello.
Continua a leggere: Morte al G20 di Londra: "Nessun infarto, è stato picchiato"

“L’obiettivo principale di Silvio Berlusconi come presidente del consiglio italiano è sempre sembrato sfacciatamente ovvio: proteggere se stesso e il suo impero mediatico. Ma la sua ultima mossa – la fusione tra il suo partito Forza Italia e Alleanza nazionale – lascerà un segno molto più forte sulla vita pubblica dell’Italia di qualsiasi altra sua scelta politica. Diversamente dalla Germania, l’Italia del dopoguerra non ha mai fatto i conti con l’eredità del fascismo“.
Chi lo dice? Qualche bolscevico di casa nostra? Qualche magistrato politicizzato? Qualche seguace di Fini il guastafeste? No, il Guardian, quotidiano inglese. E sullo stesso tono El Pais. Forse che stiamo diventando un problema in Europa? No no, proclamerà il premier alla folla e ai media, è l’Europa che sta cadendo in mano ai rossi…
L’ultima frase del Guardian suona perlomeno inquietante. Che ne pensate?
Immagine|Flickr

Una delle ragioni per cui la stampa straniera fa fatica a capire il fenomeno Berlusconi, e non smette di stupirsene, è legata alla scarsa attenzione che le stesse testate, sensibilissime ad ogni gaffe del Silvio nazionale, dedicano alle notizie legate all’altra metà dello spettro politico italiano: il centrosinistra.
Si tratta di un errore di prospettiva particolarmente grave: non si può infatti capire il perdurante successo del capo del PDL presso l’opinione pubblica se non si considera quanto sia invece screditato - e non da ieri - il principale schieramento politico alternativo.
Molti giornali esteri tuttavia sembrano ignorare volentieri le vicende della sinistra italiana. Prendiamo ad esempio il modo in cui la stampa britannica ha seguito le dimissioni di Walter Veltroni e la crisi del PD: difficile trovare sui principali quotidiani anche un breve reportage.
Continua a leggere: Le dimissioni di Veltroni e la crisi del PD viste dalla stampa estera