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Tutti gli articoli con tag guerra

Gheddafi isterico in Tv: "Io leader a vita, morirò qui!". E accusa Italia e Usa. E Bossi fa battute

pubblicato da il passator cortese

Muammar Gheddafi torna in tv, con un discorso sprezzante, provocatorio, con la bava alla bocca. Un lungo monologo da “fuori di testa”, quello che il raìs rivolge alla nazione.

Il discorso ruota attorno a una vera e propria minaccia: non mollerà il potere, non ha alcuna intenzione di lasciare la guida del Paese. «Non sono un presidente e non posso dimettermi» ha detto il Colonnello, sottolineando di essere invece il leader della rivoluzione e di voler rimanere, «fino all’eternità un combattente, un mujihid».

«Resterò a capo della rivoluzione fino alla morte, morirà come un martire, come mio nonno» ha aggiunto il raìs, lanciando una sorta di guanto di sfida al popolo che da una settimana contesta il suo potere e che ne chiede le dimissioni dopo più di 40 anni. «Io - ha ricordato - sono un rivoluzionario. Ho portato la vittoria in passato di questa vittoria si è potuto godere per generazioni».

Gheddafi ha detto che il suo Paese non è in guerra e ha aggiunto di aver lasciato sempre il potere al popolo. «Voi avete deciso che il petrolio sia gestito dallo Stato, lo hanno deciso i comitati popolari» ha sottolineato.

Riferendosi ai fatti di Tripoli, il Colonnello ha negato di aver fatto ricorso all’uso della forza. «Ma lo faremo» ha promesso pure, dedicando gran parte del suo intervento proprio ai giovani scesi in piazza a manifestare. «Hanno dato le armi ai ragazzini, li hanno drogati. Andate ad attaccare questi ratti. Le famiglie dovrebbero raccogliere i propri figli dalle strade» ha spiegato Gheddafi, accusando anche gli Stati Uniti e l’Italia di aver «distribuito ai ragazzi a Bengasi» razzi rpg.

L’invito al popolo libico è quello di «uscire dalle case » e di «attaccare i manifestanti». Alla polizia e all’esercito il Colonnello ha chiesto invece di «schiacciare la rivolta».

Il regime di Gheddafi è spacciato e per la Germania e il mondo democratico l’ingerenza è adesso «un dovere» morale. Lo ha affermato alla televisione pubblica Zdf il ministro degli Esteri Guido Westerwelle (Fdp): «una famiglia dominatrice che minaccia di guerra civile il proprio popolo è arrivata alla fine».

Intanto l’Onu chiede all’Italia di prepararsi ad accogliere i profughi. E Umberto Bossi risponde: “Li rispediremo in Germania e in Europa”.

La Russa come D'Annunzio: da un elicottero lancia volantini per gli afghani

pubblicato da Bruno Marino


Ecco la svolta in Afghanistan. Rapido e pugnace come ogni combattente che si rispetti, il ministro La Russa ha informato i giornalisti che dall’elicottero che lo trasportava da Herat a Bala Murghab sono stati lanciati circa undicimila volantini

“ideati, spiegano al comando del contingente, «per supportare la campagna di reintegrazione degli insorti nella società civile promossa ed attuata dal governo afgano».”

Il breve pezzo del Corriere della Sera continua, elencando le caratteristiche dei volantini, ma la memoria, è inevitabile, corre subito al Volo su Vienna di D’Annunzio, che però colpevolmente non fu guidato da Ignazio La Russa e quindi non merita neanche di essere accostato alla Coraggiosa Impresa del Nostro Ministro. Mentre i volantini ricordano, tra le altre cose, che “il benessere proviene dalla pace”, si scopre che

“Il 2010 è già l’anno più sanguinoso per i civili afgani dal 2001, con le vittime civili aumentate del 31% nei soli primi sei mesi dell’anno. La sicurezza si sta rapidamente deteriorando in tutto il paese.”

Ma che importa? Non bisogna mica pensare a come battere gli insorti senza falcidiare la popolazione civile, non bisogna mica pensare, eventualmente, a come andarsene da un paese in guerra da quasi dieci anni. L’Ardito Volo del Nostro Ministro distruggerà definitivamente la volontà di combattere dei talebani. Ne siamo sicuri.

Foto | Flickr

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Obama ha accettato le dimissioni di McChrystal. Fatale l'intervista a Rolling Stone

pubblicato da Bruno Marino

Barack Obama ha accettato le dimissioni del generale Stanley McChrystal da comandante delle forze ISAF in Afghanistan. Ieri vi avevamo raccontato la storia dell’intervista del generale a Rolling Stone, oggi l’aggiornamento, per alcuni quasi scontato: dimissioni.

Il video qui sopra è l’intervento del Presidente USA (qui invece la trascrizione) che accetta le dimissioni del generale e nomina al suo posto David Petraeus, già comandante delle forze armate americane in Iraq.

Ma cos’ha detto Obama? Vediamo dopo il salto

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Stanley McChrystal, Obama e Rolling Stone: dimissioni oggi?

pubblicato da Bruno Marino


Le dichiarazioni del generale Stanley McChrystal, capo delle forze NATO in Afghanistan, hanno suscitato un vespaio di proporzioni gigantesche. In un’intervista per Rolling Stone, McChrystal ha lanciato giudizi molto duri su alcune personalità americane, tra cui il Presidente. Obama, durante un incontro al Pentagono, era apparso “intimidito e impreparato”. Sul vicepresidente Joe Biden: “Mi chiedi di Joe Biden. Chi è?” (un pò come il famoso “Michele chi?” riferito a Michele Santoro).

Un collaboratore riferisce di un incontro del generale con Obama, questa volta alla casa Bianca: “Ci siamo visti per dieci minuti, giusto per delle foto (“it was a 10-minute photo op”). Obama chiaramente non sapeva niente su di lui, non sapeva chi fosse. È l’uomo che dovrebbe condurre questa fottuta guerra, ma non sembra molto interessato. Il capo (McChrystal, nda) era molto deluso.”

E, come nella migliore tradizione italiana di smentite, di “mi scuso, non volevo esprimere quei giudizi”, il generale ha dovuto fare marcia indietro:

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Flash: attentato in Afghanistan. Due soldati italiani uccisi

pubblicato da Luca Landoni

Purtroppo la settimana si apre nel peggiore dei modi. Da un flash d’agenzia apprendiamo che in un attentato sarebbero stati uccisi due soldati italiani. Altri due avrebbero subito ferite gravi.

La guerra maledetta d’Afghanistan conferma il suo status di belligeranza, che si sia andati in missione di pace o meno. Vi terremo aggiornati sugli sviluppi della situazione.

Aggiornamento ore 13.40: le vittime sono il sergente Massimiliano Ramadù di Velletri (Rm) e il caporalmaggiore Luigi Pascazio di Bitetto (Bari). I feriti Cristina Buonacucina, 27 anni, di Foligno, e Gianfranco Scirè, siciliano, 28 anni. Fortunatamente non dovrebbero rischiare la vita.

Aggiornamento ore 8.40: l’attentato si è verificato sulla strada per Bala Murghab, contro un convoglio di 4 blindati. Uno dei soldati feriti sarebbe una donna.

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Ore 12 - Il pianto del coccodrillo dei politici "quaraquaquà"

pubblicato da Massimo Falcioni

altroAnche in questo caso tragico, dei parà italiani ammazzati a Kabul, si dimostra che i nostri governi, la nostra politica è fatta di “quaraquaquà”.

Governo, maggioranza e opposizione in feroce e stantia polemica, divisi anche sul lutto, per convenienza: stanno sempre dietro agli “umori” del momento. Fiutano le emozioni (e seguono i sondaggi) e ci si infilano. Non orientano. Decidono di non decidere. Partiti (si fa per dire) e leader (si fa per dire) che strumentalizzano e speculano su tutto: per ritagliarsi visibilità, per un pugno di voti.

Restare o andarsene dall’Afghanistan è la domanda del giorno. Perché dal primo momento non c’è mai stata chiarezza, dicendo a suo tempo sì a capo chino a Bush, e facendo il “pianto del coccodrillo” dopo ogni morto. Ridiscutere la missione, dopo otto anni, non vuol dire dare ragione al nemico. E nemmeno avere dubbi e incertezze da che parte stare: che era ed è la parte della democrazia.

Ma bando alla retorica. In Afghanistan (e non solo lì) si spara, è la guerra. E se un nemico invisibile, il più insidioso (terrorismo), ti scaraventa addosso 150 chili di esplosivo, tu non puoi rispondere con le “dame di San Vincenzo”. O si “forza” la Costituzione e i nostri soldati sono messi in condizioni di fare i soldati(non le crocerossine) in zona di guerra, o è meglio tornarsene a casa e lasciare ai “cattivi” americani l’onore e l’onere di “salvare” (anche) la nostra democrazia.

In una guerra come questa, la lotta è già impari in partenza. Se poi chi viene colpito non può nemmeno rispondere, è suicidio. E chi manda là, così, i nostri soldati, si macchia di “omicidio”.

Afghanistan: marines all'offensiva nella valle di Helmand

pubblicato da paganini

L’operazione annunciata come un colpo di spada definitivo sul collo delle milizie talebane va avanti e nella provincia di Helmand, in Afghanistan, migliaia di soldati americani e afgani si stanno scontrando con i Talebani, per arrivare alla fine della guerra iniziata nel 2001.

Nel video di AlJazeeraEnglish potete vedere alcune immagini girate da una troupe embedded al seguito delle truppe americane. Non ci sono scontri a fuoco o scene sanguinolente di agguati e bombardamenti di civili - specialità olimpica delle truppe Nato in questa zona - ma almeno ci si fa un’idea di cosa sia l’Afghanistan, dei luoghi in cui questa guerra infuria da 8 anni e delle condizioni in cui vivono questi esseri umani, che devono pure sopportarsi le assurdità integraliste dei taliban.

Mentre scorre il video viene da chiedersi: basterà ammazzare altri 4 - 5000 miliziani per pacificare l’Afghanistan e vincere la guerra al terrore? Non è che, per caso, sarà necessario garantire agli afgani condizioni di vita decenti per evitare che vengano arruolati dagli estremisti islamici?

Dopo il salto altre immagini dall’Afghanistan della New Tang Dynasty Television.

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Afghanistan, attacco contro soldati italiani a Rafah

pubblicato da davide f.

afghanistan

Si intesisce la situazione dei militari italiani in Afghanistan, in quella che ipocritamente è stata definita missione di pace e continua a mostrare il suo profilo di spedizione di guerra. L’escalation continua: lo scorso 16 maggio i militari sono accusati di aver ucciso un contadino afgano di trent’anni, Abdul Manan, nella provincia di Farah, nel villaggio di Pusht-e-Rod.

Per tutta risposta oggi tre italiani di pattuglia sono stati feriti nella stessa provincia di Rafah, quasi una risposta di fuoco; uno è grave.

Nella stessa zona ieri notte si è avuto un altro attacco a una pattuglia di militari italiani, «preparata meticolosamente, in modo da colpire le unità italiane al termine di un’attività di rastrellamento in aree note per la presenza di milizie ostili», ha riferito una fonte militare.

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Proteste a Novara contro gli F35 bipartisan da 13 miliardi di euro

pubblicato da davide f.

no f 35

Vi avevamo anticipato qualche settimana fa di come il governo, con buona pace della crisi, avesse dato avvio all’acquisto di 131 caccia-bombardieri F-35 e all’ampliamento della base aerea di Cameri (Novara) dove i velivoli verranno assemblati, per un piano di riarmo che in diciotto anni ci costerà oltre 17 miliardi di dollari, pari a 13 miliardi di euro.

Come sia possibile conciliare questo con la propaganda “tagliamo sul sociale, le scuole, la sanità che c’è la crisi” resta un mistero, come resta insondabile il motivo per cui l’italiano di fronte a questo non faccia le barricate e scenda nelle strade.

Nel Belpaese anestetizzato però resta ancora qualcuno che cerca di tirare fuori la voce per protestare e gridare perlomeno lo schifo che prova.

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Sri Lanka, la fine della guerra e il corpo senza vita del leader dei Tamil

pubblicato da davide f.

dal new york times

L’esercito dello Sri Lanka ha annunciato ufficialmente che il cadavere del leader dei ribelli Tamil, Veluppai Prabhakaran, è stato identificato e il presidente del Paese, Mahinda Rajapaksa, ha dichiarato la fine della guerra civile e la vittoria dell’esercito.

Questa mattina la televisione di stato singalese ha trasmesso le immagini del presunto corpo del leader con il volto visibile e gli occhi aperti. Le immagini mostrano inoltre la sua carta d’identità. L’annuncio arriva poco dopo le parole di alcuni Tamil che invece smentiscono l’uccisione.

Nonostante l’incertezza sulle sorti del leader sembra così concludersi la guerra civile tra governo singalese e ribelli tamil iniziata nel luglio del 1983, un conflitto che in 26 anni ha causato la morte di oltre 90 mila persone, tantissime causate da un governo che non si è mai preoccupato delle vittime civili, anzi, le ha usate in maniera spietata.

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