Asia: la Corea del Nord minaccia nuovi attacchi. Non si placano i venti di guerra tra le due Coree dopo gli scontri di martedì. L’agenzia di stampa del regime di Pyongyang KCNA ha riportato una dichiarazione dei vertici dell’esercito in cui si minacciano nuove ondate di attacchi qualora dovessero ripetersi “provocazioni militari” da parte dei “guerrafondai del sud”
L’avvertimento arriva in contemporanea con il rifiuto della Corea del Nord di una proposta di colloqui tra i vertici militari dei due Paesi, avanzata dal Comando delle Nazioni Unite nella Corea del Sud, organismo guidato dagli Stati Uniti.
Medio Oriente: Libano, visita di Erdogan per scongiurare la guerra civile. Il Libano preoccupa la Turchia. E, aggiungiamo noi, dovrebbe preoccupare anche l’Europa. Il rischio di guerra civile nel Paese dei cedri si è fatto più concreto dopo che sono trapelate nuove voci, secondo cui il Tribunale internazionale istituito dall’Onu starebbe per incriminare alcuni membri di Hezbollah come responsabili dell’omicidio dell’ex premier Rafiq Hariri, avvenuto nel 2005.
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Nel dibattito politico italiano ci sono poche parole-tabù: tra queste rientrava sicuramente, fino a ieri, la “guerra civile”. Non più. Il presidente del consiglio Berlusconi avrebbe infatti dichiarato (il condizionale è d’obbligo, visto che puntuale è arrivata in tarda serata la smentita):
E’ in atto una persecuzione giudiziaria che porta sull’orlo della guerra civile
Attenzione: “sull’orlo”. Calmino dunque i bollenti spiriti le orde di arditi patrioti che immagino già smaniose di versare il proprio sangue in nome di quegli alti ideali che rispondono al nome di “berlusconismo” e “antiberlusconismo”. C’è ancora tempo: il tempo necessario per andare in cantina a cercare quella vecchia carabina del nonno, e anche quello per rispondere al nostro sondaggio:
Foto | Flickr.
Cosa c’è dietro l’”esproprio” a Berlusconi? A chiederselo è Il Giornale, quotidiano di famiglia del Premier.
Che così risponde con il titolone a tutta prima pagina: “Questo è un golpe. Difendiamoci”. Per chi non avesse ancora chiara la questione, due righe di sottotitolo: “L’asse sinistra-giudici-poteri forti, dopo aver fallito l’assalto con le veline, sferra l’attacco ai beni del premier per costringerlo a mollare il governo. Pronto il ribaltone. Il centrodestra mobilita la piazza e si prepara a elezioni anticipate”. Tutto chiaro, adesso?
Vittorio Feltri adempie con somma solerzia il suo mandato, cioè fare il quotidiano più lontano dalla verità e più “diciannovista”, prepara un clima da guerra civile.
La degradazione dell’informazione e del costume giornalistico parte da lontano e le colpe non sono tutte di Feltri: ce le hanno anche quelli che sabato manifestavano (giustamente) in piazza del Popolo a Roma.
Ma questa degenerazione dei media è soprattutto il prodotto della degenerazione politica. E su questo l’opposizione ha la sue responsabilità, ma il primo responsabile, il padre di tutti i “mali” è Silvio Berlusconi.
All’indomani della tegolata della sentenza Cir (chiesti 750 milioni di euro!) e alla vigilia della pronuncia sull’immunità per le alte cariche, il Premier è in grosse difficoltà.
Da qui la controffensiva muscolare che più muscolare non si può. L’ordine è uno solo: pronti a scatenare la “carica di Balaklava!”. Prima in piazza, poi alle urne. Un film già visto, oltre 80 anni fa. Sarà il caso di ricordare come finì quella carica?

Un paio di settimane abbiamo riportato della situazione del Madagascar sull’orlo di una guerra civile. Il rovesciamento del presidente eletto Ravalomanana e la presa del potere di Rajoelina è avvenuta senza ulteriori spargimenti di sangue, con l’appoggio dell’esercito e di gran parte della popolazione, e con l’opposizione di Unione Africana e Europa. Ma quali erano i motivi della rivolta?
Il presidente Ravalomanana aveva “svenduto”per 99 anni il 40% delle terre di tutto il paese alla multinazionale sudcoreana Daewoo Logistics, e perlopiù in gran segreto, in cambio di una compensazione pressochè nulla; un favore concesso in cambio della costruzione di infrastrutture e la promessa di dare lavoro alla manodopera locale.
In un paese sull’orlo della fame così è scoppiata la rivolta. Rajoelina, autonominatosi presidente, come primo provvedimento ha annunciato di aver stracciato l’accordo del luglio 2008 che dava via libera al governo di Seul. La crisi non finisce con l’uscita di scena di Ravalomanana e Daewoo; se la capitale è in mano al nuovo presidente, nel resto del paese la partita resta aperta.
Immagine|Flickr

In questo periodo di crisi mondiale e paure di recessioni, c’è un paese che è completamente “in tempesta”, il Madagascar. Una guerra civile riscatenatasi dopo quella del 2001-02, che sta completamente devastando l’isola. Le parti in campo sono da una parte il presidente, Marc Ravalomanana, dall’altra il leader dell’opposizione, Andry Rajoelina, ex-deejay e sindaco di Antanarivo, deciso a scalzare il suo rivale e a prendere il controllo del Paese.
Si contano già centinaia di vittime, e le ultime notizie parlano di un presidente asserragliato nel palazzo e disposto persino alla morte. Quali sono le cause dello scontro? Il presidente Ravalomanana, fondatore del colosso alimentare locale Tiko e titolare della radio tv Malagasy Broadcasting System, è accusato di aver instaurato nel Paese una dittatura mascherata e di pensare più a gestire i propri affari che a migliorare le drammatiche condizioni di vita della popolazione.