Tutti gli articoli con tag guerra in iraq

Recensione: "Comunicazione e Potere" di Manuel Castells. Politica e media nel nuovo millennio

pubblicato da giulio in: Libri

Questo agosto, nel pieno dell’offensiva mediatica contro Dino Boffo dell’Avvenire, vi ho riportato un passo de “The information age”, opera principale di Manuel Castells, tra i più importanti sociologi viventi. Si trattava di un estratto del capitolo sulla “politica degli scandali mediatici” che, alla luce degli avvenimenti di fine estate, suonava incredibilmente profetico.

La notizia di queste settimane è che Manuel Castells è tornato: con un nuova opera che - guardacaso - costituisce l’approfondimento della linea di pensiero accennata in quel capitolo. La convinzione di base dell’autore è infatti che - da sempre - “il potere è basato sul controllo della comunicazione e dell’informazione”.

Il problema si pone però oggi in maniera diversa diversa rispetto al passato, per una ragione talmente palese da sembrare banale: la comparsa delle nuove tecnologie dell’informazione. Una rivoluzione che cambia i termini della relazione tra potere e comunicazione: un’equazione che il sociologo spagnolo è determinato a risolvere.

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Il governo inglese vieta la pubblicazione delle informazioni sull'invasione dell'Iraq

pubblicato da m.paganini in: Esteri


Secondo The Indipendent il governo inglese è intenzionato ad esercitare il diritto di veto - per bloccare l’applicazione della legge sulla libertà di informazione - contro la pubblicazione dei verbali delle riunione del 2003 durante le quali venne deciso di partecipare all’invasione dell’Iraq. Il motivo? Sarebbero pericolose per la democrazia.

Secondo l’Esecutivo britannico la pubblicazione delle registrazioni rappresenterebbe un serio pericolo per il governo e minerebbe un principio essenziale della democrazia inglese.

Si tratterebbe della prima volta in cui viene utilizzato il diritto di veto da quando questo è stato istituito nel 2005: per il leader dei Liberal democratici, Menzies Campbell, è incomprensibile la decisione del governo di continuare a coprire la scelta del 2003 di sostenere la guerra illegale contro l’Iraq. A meno che l’attuale esecutivo non sia ancora convinto della legittimità di quella invasione…

Quali segreti in grado di “danneggiare la democrazia” in Inghilterra saranno contenuti in quelle registrazioni? Non è che, per caso, in quelle riunioni non si parlava di come riportare la democrazia in Iraq quanto piuttosto di come saccheggiare il paese ed ottenere contratti vantaggiosi per le compagnie petrolifere di sua maestà?

Foto | Flickr

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Foto del giorno: la collina delle croci di Lafayette

pubblicato da V. in: Esteri

Lafayette: la collina dei caduti

Quella che vedete nelle immagini è una collina che si trova a Lafayette, in California. Tutte quelle croci, sono i morti americani in Afghanistan ed in Iraq. A raccontare la storia di questo memorial per i caduti nato dal “basso”, è il Los Angeles Times, da cui sono prese le foto qui sotto. Body count: soldati Usa, 4801, al momento dello scatto, civili e guerriglia Iraq, circa 600mila, secondo una vecchia ricerca della Johns Hopkins University.

Lafayette: la collina dei caduti
Lafayette: la collina dei cadutiLafayette: la collina dei cadutiLafayette: la collina dei caduti

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Elezioni USA: Colin Powell appoggia Barack Obama

pubblicato da Bruno Marino in: Esteri

E alla fine, anche Colin Powell, l’uomo della guerra al terrorismo e della guerra in Iraq, l’uomo che agitava provette all’ONU millantando l’esistenza di un presunto arsenale di armi di distruzione di massa, alla fine anche lui ha deciso: voterà Barack Obama. La notizia, rivelata durante la famosa trasmissione della NBC “Meet the Press”, è di una certa importanza. Sia per le motivazioni addotte da Powell, di cui parleremo tra poco, sia perchè Powell è stato Segretario di Stato con George W. Bush.

Ma torniamo alle motivazioni di Powell, che, durante l’intervista per la NBC, ha detto:

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Funky Colin Powell: che fine ha fatto il profeta delle armi di distruzione di massa

pubblicato da V. in: Esteri

colin powell funky

Colin Powell, chi era costui? Oggi è una specie di Carneade, ma forse vi ricorderete di lui, era l’ex Segretario di Stato degli Stati Uniti d’America. Qualche anno fa era andato alle Nazioni Unite, per fare uno di quei discorsi che passano alla storia, come le scarpe sbattute sul tavolo di Krusciov, uno di quei discorsi che dovevano convincere un pianeta.

Si era presentato con uno scopo solo: dimostrare che l’Iraq era gonfio di armi di distruzione di massa. Nonostante sia Hans Blix che Mohamed El Baradei non avessero trovato neanche un coltellino svizzero negli stabilimenti che sarebbero stati destinati alla produzione di WMD, le weapon of mass destruction. Non importava poi molto.

Torna in mente, ai tempi, cinque anni fa, una puntata di quella interminabile sequela di trasmissioni televisive - a proposito il tremendo loghino delle reti Rai:”Iraq” in caratteri corpo 180 e un elicottero che veleggiava su un tramonto nel deserto - in cui si chiedeva a Lucia Annunziata se il conflitto fosse evitabile. E lei spiegava, giustamente, che era una domanda assurda.

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Dibattiti Presidenziali USA: sondaggi sullo scontro Biden Palin

pubblicato da Bruno Marino in: Esteri

Il primo scontro è finito, secondo alcuni commentatori, con una vittoria di Sarah Palin, Sarah Barracuda come la chiamano in USA. Aggiungiamo qualche elemento alla discussione; il primo video qui sotto è un’analisi della CBS del dibattito dei candidati vicepresidenti:

In sintesi, la Palin viene giudicata sicura di sè e furba (foxy). In più, spesso guarda direttamente la telecamera (e quindi guarda dritti negli occhi i telespettatori, volendo dimostrare sicurezza e forza). Biden invece ha spesso sorriso (”non sono il vecchio bacucco di Washington!”, sembrava volesse dire), e ha usato una sottile arma per ridurre a zero il ruolo della Palin. Ad esempio, quando si parlava di guerra in Iraq, ha detto “Noi (io e Obama ndr) metteremo fine alla guerra, mentre McCain…”, volendo far intendere che la Palin sarà bella e carina, ma bisogna concentrarsi su McCain, lei non conta nulla.

Adesso, parlando un pò di sondaggi, vediamo un video della CNN (i sondaggi hanno un margine di errore di 4 punti percentuali):

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Ore 12 - Un minuto di silenzio

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il punto politico

A mezzogiorno, a Washington e a New York, le campane suonano a lutto per un minuto. Un minuto di silenzio a Wall Street. Alla cerimonia ufficiale a Ground Zero, ci saranno anche i due candidati in corsa alla casa Bianca, Barack Obama e John McCain.

E’ il settimo anniversario della grande strage alle Torri gemelle, tremila morti, il mondo cambiato. A sette anni di distanza dall’11 settembre 2001, Osama Bill Laden continua ad essere ricercato tra Pakistan e Afghanistan. Il capo di Al Qaida è l’uomo più ricercato del mondo. Forse lo sarà ancora per molto tempo.

La battaglia contro il terrorismo resta aperta, su tutti i fronti. E restano tutti aperti gli interrogativi su quel “maledetto” 11 settembre, così come le polemiche sulla guerra in Iraq. Da quel giorno si è riproposto lo “scontro di civiltà”, sprofondando nell’inciviltà.

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Marco Pannella in sciopero della fame per Tareq Aziz

pubblicato da V. in: Marco Pannella

tareqmazzocarteL’ennesimo, coinvolgente, sciopero della fame di Marco Pannella è dedicato a Tareq Aziz, l’ex vice di Saddam Hussein, che rischia l’impiccagione a causa di un massacro di 42 commercianti avvenuto nel 1992. Tareq Aziz si era consegnato spontaneamente, senza l’umiliante crescendo wagneriano che aveva accompagnato la cattura di Saddam Hussein, scovato in una botola e successivamente mandato alla forca. Tareq era l’otto di picche nel mazzo di carte: non era più in giro dall’aprile del 2003.

nato nel 1936 a Mossul nel nord dell’Iraq. Laureato in lingua e letteratura inglese, Aziz è l’unico cristiano e cattolico, della Chiesa caldea, in una leadership rigorosamente musulmana. Giornalista, poi ministro dell’Informazione, Aziz è stato a capo degli Esteri per otto anni, in particolare durante il periodo della guerra del Golfo del 1991

Il processo contro di lui è iniziato il 29 aprile scorso a Baghdad, quasi sicuramente si concluderà con una condanna a morte.

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Ore 12 - Gasolio alle stelle. Anche il pane

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il punto politico

altroQuatto quatto, è arrivato anche il sorpasso storico. E il gasolio (1,509 euro al litro) costa più della benzina (1,504 euro la verde). C’è chi grida all’emergenza. Ma, si sa, molte emergenze, nessuna emergenza.

Ma Ore 12 va controcorrente e parte dalla benzina per arrivare al pane. Perché quando il pane ha il prezzo dell’oro e sul mercato mondiale si bilancia al petrolio, il baratro è vicino. In Italia e nei paesi “avanzati” il pane lo si paga in modo spropositato e molta gente è costretta a ridurne il consumo. Nei paesi del “sottosviluppo” il caro pane viene pagato con la vita. C’è gente che bruca l’erba per sopravvivere.

Perché siamo a questo punto? E’ una crisi prevista, il risultato di politiche sbagliate e di rapina. Le cause sono note. L’aumento del prezzo del petrolio ha portato nel mondo la conversione agricola verso prodotti biocarburanti. Cioè più combustibile meno pane.

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Il Pentagono: l’Iraq non aveva legami con Al-Qaeda

pubblicato da ahoramismo in: Esteri

iraqi

Se lo dice anche Fox News, canale televisivo USA 100% neocon, deve essere proprio vero. Un recente studio del Pentagono, che doveva essere pubblicato in questi giorni, afferma che non vi erano legami fra i terroristi di Al-Qaeda ed il regime iracheno di Saddam Hussein.

I geni del Pentagono sono arrivati a questa brillante conclusione – che nel resto del mondo è ritenuta un fatto acquisito ormai da anni – studiandosi 600′000 documenti sequestrati a Baghdad a partire dal 2003, anno dell’occupazione americana.
Nei documenti sembrano esserci prove di appoggio ad altri gruppi terroristici, ma non gruppi anti-americani o anti-israeliani: si trattava di gruppi terroristici che miravano a cittadini iracheni residenti sia in Irak che in altri paesi mediorientali.

Se pensiamo che il Presidente USA George W. Bush ha giustificato la guerra in Irak con la presenza di “armi di distruzione di massa” (WMD) sul territorio babilonese e con i legami di Saddam Hussein con Al-Qaeda, il cerchio si è chiuso. L’assenza delle WMD apparve chiara subito dopo l’invasione. Il bello è che anche prima dell’invasione, comunque, l’ONU aveva escluso questa possibilità. Quindi?

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