Dopo il rientro di Zelaya, che vi avevamo descritto ieri (di sopra il video da Al Jazeera), la situazione in Honduras come prevedibile sta collassando ed è sull’orlo di esplodere una vera e propria guerra civile.
Difatti la reazione del governo golpista non si è fatta attendere: coprifuoco, blocco di media e cellulari, lacrimogeni e spari fuori dall’ambasciata brasiliana dove è rinchiuso il presidente legittimo, per allontanare le centinaia di persone che rispondendo all’appello di Zelaya stavano raggiungendo l’ambasciata. E tuttora sono in marcia.
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Sono ore caldissime in Honduras. Il presidente legittimo Manuel Zelaya è a Tegucigalpa, la capitale del paese, rifugiato nell’ambasciata brasiliana (quindi sostenuto dal governo Lula). Una mossa a sorpresa, da spy story, che scavalca l’immobilismo internazionale - in primis degli Usa - e lascia di stucco i golpisti.
Ma non è finita qui. Nonostante il governo di Micheletti abbia imposto il coprifuoco migliaia di persone stanno scendendo in piazza, accogliendo l’invito di Zelaya. Il presidente attende l’arrivo di José Miguel Insulza, presidente dell’Organizzazione degli Stati Americani, che da mesi lavora per un ritorno di Zelaya.
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Giorni difficili per Hillary Clinton. Durante un dibattito pubblico organizzato dalla Repubblica del Congo per il suo viaggio in Africa uno studente, non avendo ben presente il suo ruolo all’interno dell’amministrazione Obama, le ha chiesto delucidazioni rispetto alle opinioni del marito. L’ex Presidente degli Stati Uniti, Bill Clinton.
Perdendo il controllo il neo Segretario di Stato non ha voluto rispondere alla domanda precisando in un secondo momento che nella coppia, oggi, è lei a far politica malgrado l’intervento del marito sulla liberazione delle giornaliste di Current sia sta decisivo.
Laddove Bill Clinton non è stato presente, come spiegato ieri, difficilmente la donna che ha sostituito Condoleezza Rice è riuscita a distinguersi. Più che un Segretario di Stato Hillary Clinton sembra destinata a passare alla storia per l’attività svolta come First Lady.
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Due giorni dopo il breve ritorno di Zelaya in Honduras (qui sopra nel video di Telesur), e a poche ore dalla liberazione di Rafael Alegria, dirigente del movimento contadino Via Campesina, sequestrato da parte dell’esercito golpista, sono forti gli interrogativi sulle prossime mosse di Zelaya.
I golpisti continuano nella mattanza e militanti pro Zelaya continuano a morire, ed è anche per questo che il presidente ha voluto rischiare rimettendo piede in patria: non può più aspettare. Ciò che lascia sconcertati è la reazione degli Stati Uniti: dopo la condanna del golpe nulla è stata fatto di concreto, se non esprimere perplessità sul gesto di ritorno di Zelaya.
La domanda è: il governo Usa guidato da Obama è veramente contro il colpo di stato? Perchè a parole sembra di si, con i fatti pare proprio di no.
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Dopo le dure critiche di Hillary Clinton a Israele, vista la totale noncuranza del nuovo governo nei confronti del progetto di pace, Obama torna a parlare con Abu Mazen, presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese (Anp).
Durante l’incontro alla Casa Bianca Obama si è detto fiducioso che Israele riconoscerà la creazione di uno Stato palestinese e che questo costituisca la migliore soluzione per la pace e la sicurezza; ha poi ribadito l’invito a allo stato israeliano affinché interrompa l’espansione degli insediamenti in Cisgiordania, e nello stesso tempo ha chiesto al leader dell’Anp e ai palestinesi di non tollerare alcun ricorso alla violenza.
Il presidente americano ha respinto l’idea di fissare qualsiasi “calendario artificiale” per il processo di pace, sottolineando però la necessità di non sprecare tempo. E la frecciata era chiaramente indirizzata a Benjamin Netanyahu.
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Gli Stati Uniti iniziano a perdere la pazienza con Israele e il suo nuovo governo ultraconservatore. L’impressione infatti è che nonostante l’incontro di pochi giorni fa tra i presidenti Israele non abbia nessuna intenzione di fare il minimo passo avanti per arrivare a ciò che oggi sembra quasi un’inarrivabile utopia, “Due popoli due stati”.
Hillary Clinton, segretaria di stato statunitense, ieri ha invitato Israele a fermare l’espansione dei suoi insediamenti nei Territori palestinesi e ha ribadito la richiesta rivolta qualche settimana fa da Barack Obama al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu durante il loro incontro a Washington.
Poche volte si sono visti gli Stati Uniti usare un tono così risoluto nei confronti di Israele. Il governo israeliano ha respinto però la richiesta statunitense e Netanyahu ha dichiarato che i lavori di espansione proseguiranno. Circa 500mila ebrei vivono in più di cento insediamenti costruiti nei Territori dopo il 1967.
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Dopo aver parlato di elezioni ufficiali e del Chief of Staff del prossimo Presidente Obama, oggi ci occuperemo di uno dei pezzi da novanta del suo futuro Governo: Hillary Rodham Clinton.
Su Hillary, la sua carriera politica, il suo ruolo come First Lady nella tempesta del Sexgate e il suo controverso carattere si potrebbe scrivere non solo un post chilometrico, ma un libro di centinaia di pagine.
Piuttosto che dedicarci a un veloce quadro biografico (per cui vi rimandiamo alla sempre utile Wikipedia), vediamo di capire quali compiti ha il Segretario di Stato, e quale linea politica intende assumere la Clinton.
Nel descrivere le idee del nuovo Secretary of State possiamo usare un documento freschissimo, ovvero la obbligatoria audizione di conferma che la Clinton ha appena tenuto davanti alla Commissione per gli Affari Esteri del Senato. Vediamo quindi quale ruolo ricoprirà Hillary, e quali sono le premesse della sua azione.
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Barack Obama: svolta. Voto + 9. Il presidente eletto degli Usa presenta a Chicago la sua squadra “doc” multi pensante, priva di “nani, veline e ballerine” e con Hillary Clinton segretario di Stato. “Per l’America – dice Obama – è tempo di un nuovo inizio per affrontare le sfide globali del mondo, per primo terrorismo e crisi economica”. Incalza Hillary: “ Usa mai più soli: l’America ha bisogno del mondo e gli altri paesi hanno bisogno dell’America”. E il presidente uscente Bush si confessa alla rete Tv Abc: “La caccia alle armi di distruzione di massa in Iraq, il più grande rammarico della mia presidenza”. L’America è davvero lontana, sia per Berlusconi che per Veltroni.
Gordon Brown: ambientalista. Voto + 9. Arriva dalla Gran Bretagna la richiesta di un tribunale internazionale per la tutela dell’ambiente. Si tratta di un organismo come la Corte internazionale di giustizia dell’Aja per diventare la suprema autorità giuridica sui temi riguardanti l’ambiente. La proposta è dell’ex presidente del Bar Council (Consiglio dell’ordine degli avvocati) Stephen Hockman che, come primo atto del nuovo organismo, chiede di “far rispettare gli accordi internazionali sulla riduzione delle emissioni di gas serra”. Il primo ministro britannico Gordon Brown ha accettato l’idea di Hockman, impegnandosi a sostenerla in tutti i livelli istituzionali internazionali. Per l’Italia, anche l’Inghilterra è lontana.

Noi, nel nostro piccolo, abbiamo avuto la storia d’Italia a fumetti di Enzo Biagi, oppure i corti che si vedevano durante Tetris su La7. Negli Usa, come noto, pensano in grande, e tirano fuori perle come le biografie a fumetti prima di McCain e poi di Obama. E adesso la Bluewater, propone anche quella di Hillary Clinton. Sono gli amici di comicsblog a segnalarci tutto questo. Sarà nelle fumetterie a partire da gennaio. Intanto cosa sta combinando Hillary, completamente annichilita dalla tempesta Obama? Poco o nulla. Incassa gli apprezzamenti del marito a Sarah Palin
“Vengo dall’Arkansas, capisco perchè laggiù tutti la amano”: a dichiarare di aver compreso a fondo le ragioni del fascino che Sarah Palin esercita sull’ “America profonda”, il cuore geografico e produttivo del paese, non è un politico repubblicano, ma Bill Clinton
e si prepara ad assistere alla battaglia di venerdì notte dalle retrovie: già, perchè il duello tv tra Obama e McCain è in arrivo. Il Senatore dell’Illinois ci arriva in vantaggio, secondo i sondaggi
Sono nove i punti di distacco che ora Obama detiene nei confronti dell’avversario. Secondo il sondaggio del Washington Post-Abc News Poll, infatti, il senatore dell’Illinois avrebbe il 52% dei consensi, contro solo il 43% del repubblicano. Nove punti che potranno essere determinanti nell’approccio che i due candidati adotteranno nei confronti della loro prima sfida televisiva
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Era nell’aria. Nonostante gli scenari aperti fossero vari, per il bene della sua immagine e del suo partito Hillary Clinton doveva mollare la presa a breve.
E così è stato. A pochi giorni dalla conquista della certezza matematica della vittoria da parte di Barack Obama, in una email ai suoi sostenitori, la senatrice di New York ha annunciato di essere pronta a levare le tende e sostenere il suo ex rivale per il bene del partito e per sconfiggere il repubblicano McCain. Vediamo parte dell’email.