
Qualcuno si è forse dimenticato che alla base di una democrazia c’è sempre il voto. Se Silvio Berlusconi oggi Presidente del Consiglio lo deve a quella parte di italiani che l’hanno scelto preferendolo ad altri candidati.
La sua amministrazione, come sottolineato spesso non solo su polisblog.it, pur non distinguendosi per qualità è quello che gli italiani, la maggior parte, ha scelto per il proprio paese. L’imbarbarimento del dibattito che attorno a lui si sta verificando oltre a non essere eticamente corretto non serve.
Se davvero si vuole che quello in corso sia il suo ultimo Governo che lo si dimostri con i fatti. Nella cabina elettorale. Fuori si può, e si deve, documentare l’operato di Silvio Berlusconi e dei suoi collaboratori.
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Con 169 voti favorevoli, 26 contrari e 3 astenuti il “legittimo impedimento” è diventato legge ieri grazie al Senato. Il provvedimento che consentirà al presidente del Consiglio e ai Ministri di sottrarsi alle convocazioni in sede giudiziaria è stato approvato dopo la richiesta dell’ennesimo voto di fiducia (il 31esimo) chiesto dall’amministrazione di Silvio Berlusconi.
Vero e proprio uomo dei record il leader del Popolo delle Libertà è riuscito, in questo mandato, a chiedere più voti di fiducia di quanti ne avesse già chiesti in passato. Nel secondo Governo, durato 3 anni e dieci mesi, Silvio Berlusconi riuscì ad avvallersi di ben 29.
La fiducia che veniva chiesta ogni 90 giorni (circa) oggi viene pretesa ogni 21 malgrado la maggioranza, forte e solida, su cui può contare il Presidente del Consiglio che, fanno già sapere dalla Procura di Milano, non potrà sottrarsi ai processi aperti nei suoi confronti.
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Gianni Alemanno: solidarietà. Voto + 8. Il sindaco di Roma condanna l’atto scellerato della bomba carta contro la sede del Pd dei Parioli. Chi semina vento raccoglie tempesta. Vigilanza.
Pierferdinando Casini: bollicine. Voto – 8. Il leader dell’Udc è contro il decreto “salva liste” ma non scende sabato in piazza insieme a Pd, Idv e popolo viola. Aria fritta. Chi si distingue gode.

In queste ore di crescente tensione, non sarà facile per il Pd dimostrare agli italiani di non essere un’accozzaglia di fischiatori di professione, ma una opposizione responsabile e pronta per l’alternativa a Berlusconi.
La manifestazione (o le manifestazioni?) di sabato prossimo contro il decreto della vergogna salva liste, invece che dare una spallata al governo, rischia di destabilizzare l’opposizione, un boomerang per i promotori.
Se Antonio Di Pietro insiste nel mettere sotto accusa il capo dello Stato e porterà in Parlamento la sua richiesta di impeachment a Napolitano, il tenue filo unitario riallacciato col Partito democratico, si strapperà.
Quella di sabato prossimo rischia di trasformarsi nella piazza “contro” Napolitano. In tal modo, davvero Berlusconi prenderebbe più “piccioni” con una sola fava.
La forzatura del governo che lede i principi di civiltà democratica passerebbe in secondo piano. E il Cavaliere dimostrerebbe ancora una volta di saper tirar fuori il coniglio dal cilindro, capace di ribaltare la frittata e di scatenare la rissa in casa altrui. Il premier, con i sondaggi in picchiata, riaccende le polveri per rianimare una campagna elettorale oramai compromessa.
La via d’uscita di Berlusconi è una sola: ricacciare Pd e opposizione nella trincea dell’antiberlusconismo. In questo il Cavaliere è maestro.
Anche il Pd e gli altri “alleati” sono insuperabili: ma nel cadere nelle trappole. Si saprà presto se il partito di “lotta e di governo” è solo uno slogan dell’albo dei ricordi.
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Non c’è dubbio che il decreto salva liste abbia unito l’opposizione in una protesta molto forte nei confronti del governo ma allo stesso tempo non si può che rilevare che si sia divisa nella valutazione dei corresponsabili: mentre il Pd difende Giorgio Napolitano (anche se non esageratamente pur avendolo voluto e imposto alla presidenza della Repubblica), Antonio Di Pietro attacca a testa bassa proponendo addirittura un assurdo impeachment. E ora la manifestazione organizzata per sabato 13 marzo potrebbe vedere una parte della piazza contestare apertamente Napolitano e un’altra non essere affatto d’accordo con questi attacchi. Pierluigi Bersani non nasconde di voler porre alcuni paletti
Di Pietro dovrà convergere sulla piattaforma sottoscritta da tutti, chiara e netta nella battaglia al governo e non certo al Presidente della Repubblica. Se non ci sta, se ne assume la responsabilità e rischia di rimanere isolato.
Insomma le condizioni le vuole dettare il Pd, Di Pietro va sterilizzato e la strategia nella piazza deve essere solo d’attacco al Governo. Peccato che il leader dell’Idv non abbia alcuna intenzione di ritirare le sue critiche al Presidente della Repubblica, sfidando apertamente il Pd
Gli amici del Pd, a cominciare da Bersani e Letta, abbiano il coraggio di riconoscere che il Capo dello Stato ha avvallato con la sua firma un comportamento illegittimo e anticostituzionale del governo. Diciamo che il Presidente della Repubblica non è stato arbitro, ma si è messo alla stregua del giocatore. Non sono io che ho permesso di far nascondere il governo dietro il Colle, è stato lo stesso presidente Napolitano che si è messo a ruota del Pdl, mortificando la sua funzione e il suo ruolo. E su questa vicenda, caro Bersani non accettiamo lezioni e andremo direttamente dagli elettori a chiedere conto dell’operato di un governo golpista e di chi ha messo la firma e la faccia su questo vergognoso provvedimento
Amici e nemici pari sono, quando danno fastidio e disturbano il “manovratore.
Così i duecento ragazzi under trenta della Giovane Italia (le varie anime junior del Pdl) convenuti ieri a Bologna non hanno fatto notizia e, specie dai media del “capo”, sono stati tenuti fuori onda.
Il motivo? Di fatto, i “rookies” sono gli unici che pensano e si muovono in “autonomia”.
E sono in rivolta, a cominciare dai criteri sulle liste delle Regionali: “Ci vuole il ricambio vero; no alle veline; avanti solo chi fa militanza”. E soprattutto: “Nessuna immunità. Pulizia nel partito, a tutti i livelli. Basta con le derive clientelari e con le cricche”. Quasi un congresso dell’Idv. Poi il sipario si è chiuso.
Per Silvio Berlusconi e il Pdl un meeting inesistente. Un brutto sogno, anzi un vero e proprio incubo.
Duecento giovani di buone speranze. Ma, in questo Pdl, senza speranza.
Continua a leggere: Le speranze della Giovane Italia del Pdl. Senza speranza ...

Al prossimo appuntamento elettorale manca poco. Chi ha deciso di aderire, salvo rare eccezioni, lo sta facendo con toni e modi che ricordano un paese vecchio. Per il bene del proprio partito ci sono esponenti che stando scendendo a patti. Discutibili.
Per fortuna, parallelamente, a questo pachiderma negli ultimi anni si sono sempre più sviluppati movimenti autonomi. Di alcuni i mass media nazionali non conoscono neanche l’esistenza. Di altri invece se ne discute per via dei testimonial scelti.
Federico Bastiani, curatore di “A Riveder le Stelle” (in libreria da domani, mercoledì 17 febbraio), nell’intervista che segue ci spiega perché Beppe Grillo ha deciso di supportare il “Movimento delle 5 Stelle”.
Continua a leggere: Intervista - polisblog incontra Federico Bastiani

La preparazione al prossimo appuntamento elettorale sta mettendo a dura prova l’opposizione. Da una parte c’è Pierluigi Bersani, e i candidati talmente forti da poter proseguire indipendente dal suo appoggio, dall’altra Antonio Di Pietro.
Il leader dell’Idv, malgrado il congresso, è solo contro i suoi stessi uomini che gli rimproverano l’appoggio della candidatura di Vincenzo De Luca. Sindaco, in quota Pd, che punta a prendere il posto di Antonio Bassolino malgrado le indagini che sul suo conto sono state avviate.
A far saltare la pace tra l’ex magistrato e il suo elettorato sarebbero stati i probabili crimini commessi dal candidato del Partito Democratico. In molti, Luigi De Magistris in primis, hanno rimproverato Antonio Di Pietro per la sua scelta poco coerente con quanto fino ad oggi predicato.
Dopo 15 anni l’Italia dei valori celebra il suo primo congresso. Pare che in occasione dell’evento unico, e forse irripetibile, alcuni morti siano usciti dalle tombe, Mourinho sarà educato con i giornalisti, Berlusconi si presenterà a un’udienza dei suoi processi, D’Alema farà qualcosa di sinistra, a Sanremo vincerà una bella canzone, Del Bono raggiungerà Marrazzo in convento e Totò Riina chiederà di cenare con Giancarlo Caselli. L’Italia dei prodi-gi
“Basta all’opposizione solo di pancia”. Fa strano sentire il buon Tonino che esprime questi propositi. E’ come se Bersani dicesse: “Non mi piace l’Emilia rossa”. O come se il SuperCav declamasse: “Ho deciso, da domani non vado più in televisione e mi circondo solo di candidate ultra 50enni”. Sopra la panc(i)a Di Pietro campa…
Giulio Tremonti al G7 chiede riforme forti per la finanza mondiale e punta sul primato della politica. Solo così, secondo lui, si può evitare un’altra crisi nel prossimo futuro. Poi esce dal summit, sale in slitta e si gode il Canada freddo e innevato. Yeti, oggi e domani
Vaticano ancora in subbuglio per il caso Boffo. Cosa c’entrano il direttore dell’Osservatore Romano Gian Maria Vian e addirittura il cardinal Bertone? Tutto un complotto contro Bagnasco e Ruini? Feltri ha seminato zizzania, ora il Pontefice in persona vuole vederci chiaro. Le Vian del Signore sono infinite

La querela, probabilmente va di moda, se alla fine di ogni settimana un esponente politico qualsiasi, non importa il partito d’appartenenza, da mandato ai propri avvocati di procedere contro il tal giornale. Non sempre lo stesso.
A pochi giorni dallo scontro tra Renata Polverini e il Fatto, ad oggi non ancora ufficializzato da un documento, anche Antonio Di Pietro ha deciso di fare la voce grossa contro il Corriere della Sera che si era occupato del suo passato.
L’azione legale contro il giornale diretto da Ferruccio De Bortoli deve far riflettere. Più che per l’oggetto della diatriba per le modalità adottate dalle parti per chiarirsi. Possibile che le prove, e un civile confronto, non facciamo più parte della politica italiana?
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