La linea di Silvio Berlusconi sui referendum è semplice quanto illuminante. Il Cavaliere considera i referendum “inutili e fuorvianti” cercando di depotenziarne il contenuto politico e le ripercussioni sul governo.
La bocciatura del nucleare da parte dei cittadini chiuderebbe la controversa questione e il mantenimento dell’acqua pubblica toglie forza a chi punto sullo smantellamento dei beni e dei servizi pubblici. Sui quesiti si deve ragionare senza ideologismi e chiusure ma è indubbio che la vittoria dei quattro “sì” sarebbe anche un giudizio sul premier e sul governo, che volevano (e vogliono) il nucleare , hanno voluto approvare le norme della privatizzazione dell’acqua con un voto di fiducia, che procedono sulle leggi ad personam, di cui il legittimo impedimento ne è la ciliegina.
Dice il senatore del Pd Ignazio Marino: “E’ giusto che il referendum assuma i contorni di un altro verdetto politico su Berlusconi. È stato Berlusconi a fare delle amministrative un giudizio su di lui e sul governo. Lo ha detto e ripetuto, salvo poi cambiare opinione quando dagli italiani è arrivata una sonora bocciatura. Dopo i ballottaggi avrebbe dovuto salire al Quirinale e dimettersi. Non lo ha fatto, e ora cerca di depotenziare i referendum, per evitare il ko”. Tutti alle urne!
Arieccoli, quelli che spaccano “in quattro” il capello! Specie nel Pd, sempre pronti a “distinguersi”, fare sgambetti al segretario di turno.
Il “perfettino” Ignazio Marino è “contrario all’alleanza di tutte le opposizioni” proposta ieri da Bersani “per mandare a casa Berlusconi”. E’ contrario perché sa … di vecchio.
E poi, suvvia!, dov’è sta la regola della “cavalleria”, mettendosi in quattro, cinque, sei contro uno solo? Un pool contro il “povero” … Berlusconi!
Forse si scambia il fair play con la dura lotta politica: di fronte alla tragedia sanguinaria del nazifascismo gli alleati furono costretti a rispondere con altrettanta violenza, fino alla bomba atomica usata dagli americani in Giappone per chiudere la partita. Non siamo ovviamente a tanto.
Ma dura lotta politica è: in palio c’è la sorte dell’Italia.
Di fronte a un avversario che non si risparmia, non fa prigionieri, gioca sempre il tutto e per tutto per salvarsi e preservare il proprio potere, che si deve fare?
Se Berlusconi impersonifica una politica fallimentare e fallita, se quella politica porta il Paese alla rovina, altra strada non c’è che far saltare quel disegno, unendo tutte le forze democratiche necessarie.
Continua a leggere: Ore 12 - Quelli che (nel Pd) spaccano il capello "in quattro" ...

Ad una settimana dal disastroso forum digitale del Partito Democratico, esemplificativo di questo flop sono state le recensioni di Vittorio Zambardino e Alessandro Gilioli, Matteo Renzi ha deciso di prendere le distanze dall’ignoranza telematica di Pier Luigi Bersani realizzando per la città di Firenze, di cui è sindaco, un progetto con l’IBM.
La collaborazione con l’azienda è stata realizzata per migliorare la promozione dei beni culturali della città per la quale lo stesso Renzi, all’inizio del proprio mandato, aveva creato un comitato congiunto per l’innovazione.
“È importante che una realtà come il Comune di Firenze – ha dichiarato Matteo Renzi – non viva soltanto dei ricordi del proprio passato, ma abbia la forza di innovare. Con l’accordo firmato applichiamo il cambiamento a questioni concrete come il traffico, i beni culturali, la gestione dei documenti pubblici. Per Firenze è una grande opportunità: vuol dire guardare al domani con gli occhi rivolti verso il futuro e non con la testa girata verso il passato”.
Continua a leggere: Firenze: l’IBM lavorerà con Matteo Renzi

Abbiamo già avuto modo di parlare in un’ intervista a Beppino Englaro del testamento biologico e della libertà che i cittadini dovrebbero avere di accettare o meno determinate terapie. Torniamo sull’argomento con una breve intervista a Ignazio Marino, medico e senatore del PD, che su questi argomenti ha basato buona parte della sua attività politica.
Senatore Marino, può dirci a che si punto è l’iter parlamentare della legge sul testamento biologico e qual è il suo commento su questo disegno di legge?
La legge in questo momento si trova alla Camera dei Deputati dopo essere stata approvata dal Senato della Repubblica. In effetti è una legge contro il testamento biologico perché nell’articolo 3 impone a tutti i cittadini italiani, nel momento in cui dovessero perdere la coscienza, di essere sottoposti all’inserzione di un tubo nell’intestino e ad essere idratati e nutriti artificialmente

Da qualche giorno, su vari blog, si disquisisce di un progetto curato da Andrea Civati e supportato da buona parte dei sostenitori di Ignazio Marino che alle scorse primarie, a differenza degli altri due contendenti, era riuscito a conquistare i più giovani.
Elettori a cui l’attuale classe politica non propone dei valori. Per questo motivo abbiamo deciso di intervistare Andrea Civati. Per capire come un ragazzo di 24 anni, politicamente attivo, veda il partito di cui ha deciso di far parte.
Cominciamo parlando del prontuario su cui lei stai lavorando. Di che si tratta?
Il prontuario vuole essere uno strumento di lavoro per il Pd ma non solo in vista della campagna elettorale.
L’obbiettivo è sfatare quei pregiudizi e luoghi comuni sull’immigrazione che sembrano ormai affollare il dibattito politico: dal bar del paese fino alle aule parlamentari e gli studi televisivi sono utilizzati immagini che non hanno nessun fondamento con la realtà.

Francesco Costa rappresenta più di altri la nuova, valida, generazione di giornalisti italiani. Non solo per ragioni prettamente anagrafiche (ha 25 anni). Francesco Costa è una delle persone più attente ai cambiamenti.
A volte tenta di indurli occupandosi, ad esempio, della campagna elettorale di Ivan Scalfarotto. In altre occasioni li racconta. Attualmente si occupa del sito dell’Unità.
In rete esiste secondo te qualcuno che più di altro ha dimostrato di saper analizzare bene la politica italiana?
Penso che potremmo contare sulla dita di una mano le persone che in Italia usano la rete per analizzare la politica.
Continua a leggere: Intervista – Francesco Costa a polisblog: “Beppe Grillo è sempre più marginale”

Dalla bocciatura della legge contro l’omofobia presentata da Paola Concia è passato un mese. Il dibattito postumo, soprattutto sull’identità del Partito Democratico che ha contribuito ad affossare la proposta fatta da un membro di questo schieramento, è stato piuttosto acceso.
Tra le molte persone che hanno manifestato il proprio disappunto si è contraddistinta Cristiana Alicata. Manager. Scrittrice. E impegnata politicamente con i Mille di Giuseppe Civati e di molte altre persone che hanno sostenuto la mozione di Ignazio Marino.
Nelle ultime legislature ci sono stati diversi esponenti LGBT in Parlamento, uno su tutti Vladimir Luxuria, eppure i diritti alle persone non eterosessuali tardano ad arrivare. È colpa, secondo lei, anche dei rappresentanti?

Se con Piero Marrazzo, quel giorno, non si fosse appartata una prostituta transessuale ma una donna è molto probabile che lo scandalo sarebbe stato raccontato con altri toni. Qualcuno avrebbe celebrato il maschio italiano.
Qualcuno non avrebbe fatto della facile, banale e brutta, ironia provando a capire cosa queste prostitute hanno in più delle femmine che politicamente (in Italia) non sono emancipate. Di Mara Carfagna, Ministro per le Pari Opportunità, ai giornalisti interessa il look. Più che il lavoro.
Per questo motivo a meno di una settimana dall’inizio delle chiacchiere su Piero Marrazzo abbiamo deciso di intervistare Vladimir Luxuria. Ex parlamentare. Di Rifondazione Comunista. Ex naufraga. Dell’Isola dei Famosi. Ma transgender. Ancora per poco.

Di Piero Marrazzo, e delle modalità con le quali ha abbandonato la scena politica italiana, è molto probabile che si smetta a parlare già nei prossimi giorni. La sua legittima richiesta di silenzio è stata evidentemente ritenuta più legittima di quella di Dino Boffo che al Presidente del Consiglio qualche problema creò.
Ma Silvio Berlusconi, sulla vicenda dell’ex Presidente della Lazio, non commetterà più gli errori fatti con l’ex direttore dell’Avvenire tanto che stando a quanto si appreso nelle ultime ore avrebbe persino fatto sapere all’avversario politico che qualcuno stava tentando di vendere il video che lo avrebbe incastrato.
Ma Silvio non informa e basta. Sulla vicenda di Piero Marrazzo ha vietato alle aziende controllate dai figli di divulgare il materiale rimarcando un legame tra il suo incarico pubblico e le attività sviluppate, precedentemente, da privato.

Come ampiamente previsto alla vigilia, Pierluigi Bersani è il nuovo segretario del Partito Democratico. Lo ha riconosciuto apertamente il principale rivale Franceschini verso le 23. Alle 23.10 Franceschini ha telefonato al neo-segretario per congratularsi, rilasciando la seguente dichiarazione:
“Gli ho telefonato e gli ho dato atto di questo riconoscimento. Non sarebbe giusto per il partito aspettare di vedere se ci sono due punti percentuali in più o in meno: il dato politico è che la scelta dei nostri elettori è quella di eleggere Pier Luigi Bersani nostro segretario”
Il terzo candidato Ignazio Marino ha comunque esternato una certa soddisfazione per il risultato della propria mozione, data tra il 10 e il 20%. Secondo le prime indiscrezioni Bersani avrebbe invece ottenuto una percentuale intorno al 48%, sfiorando così la maggioranza assoluta dei voti espressi. L’affluenza al voto dovrebbe aggirarsi sui due milioni e mezzo di schede, almeno secondo Maurizio Migliavacca.
Continua a leggere: Bersani nuovo segretario del Pd. L'annuncio di Franceschini