
A SkyTg24 va riconosciuto il merito di investire sulle pluralità delle voci. Mentre la domenica Edoardo Raspelli prova a mangiare più lasagne di Massimiliano Ossini il telegiornale diretto da Emilio Carelli raccoglie le proteste degli abitanti dell’Aquila.
Città la cui ricostruzione è in alto mare. Qualcosa, dopo il terremoto, non ha funzionato e il Partito del fare, come osserva Concita De Gregorio sull’Unità, è diventato quello del malaffare.
La trasformazione sta avvenendo progressivamente.
A Guido Bertolaso, chi di dovere, ha chiesto solo di rispondere sullo scandalo legato agli appalti truccati. Nessuno, neanche all’opposizione, ha deciso di analizzare i fatti. Nessuno ha provato a capire che i fallimenti del Capo della Protezione Civile.
Continua a leggere: Guido Bertolaso non chiede perdono a Benedetto XVI per new town abusive

Marcello Dell’Utri probabilmente non aveva capito che rilasciando un’intervista a il Fatto oltre ad una serie di commenti, sia sul sito del giornale che su polisblog.it, sarebbe stato al centro di un confronto che raramente in Italia si vede.
Dimostrando a molti cosa sia un dibattito democratico Beatrice Borromeo, che già aveva intervistato per il quotidiano di Marco Travaglio il senatore del PdL, ha offerto a Massimo Ciancimino l’opportunità di replicare alle critiche che gli erano state fatte da Marcello Dell’Utri.
Secondo quanto dichiarato dal pentito alla giornalista il pm Antonio Ingroia non sarebbe il regista occulto delle dichiarazioni che lui stesso sta rilasciando. Sempre secondo quanto dichiarato da Massimo Ciancimino a il Fatto Marcello Dell’Utri sta vivendo un momento difficile.
Continua a leggere: Massimo Ciancimino risponde, sul Fatto, a Marcello Dell’Utri

La preparazione al prossimo appuntamento elettorale sta mettendo a dura prova l’opposizione. Da una parte c’è Pierluigi Bersani, e i candidati talmente forti da poter proseguire indipendente dal suo appoggio, dall’altra Antonio Di Pietro.
Il leader dell’Idv, malgrado il congresso, è solo contro i suoi stessi uomini che gli rimproverano l’appoggio della candidatura di Vincenzo De Luca. Sindaco, in quota Pd, che punta a prendere il posto di Antonio Bassolino malgrado le indagini che sul suo conto sono state avviate.
A far saltare la pace tra l’ex magistrato e il suo elettorato sarebbero stati i probabili crimini commessi dal candidato del Partito Democratico. In molti, Luigi De Magistris in primis, hanno rimproverato Antonio Di Pietro per la sua scelta poco coerente con quanto fino ad oggi predicato.
L’affermazione, progressivamente, di youtube, e siti analoghi, ha creato un alibi pericoloso. Chi dovrebbe occuparsi dell’approfondimento ha smesso di farlo convinto che la contaminazione tra media e pubblico avrebbe ridotto tale necessità.
La settimana scorsa, ad esempio, ben pochi giornalisti hanno spiegato ai propri utenti la storia pubblica di Massimo Ciancimino. Chi è nato, ad esempio, negli anni novanta non è messo nelle condizioni di conoscere il proprio paese attraverso storie come queste.
Per questo motivo abbiamo deciso di incontrare il giornalista dell’Unità Nicola Biondo, autore insieme a Sigfrido Ranucci, de “Il Patto” che racconta appunto la relazione che c’è tra lo Stato e la Mafia.
Nello stesso anno, il 2006, in cui nasceva youtube su RaiSat una squadra di giovani professionisti, capeggiati da Luca Telese, realizzava il primo numero di Tetris, il programma televisivo che riparte questa sera su la7.
Trattasi evidentemente di una, fortunata, coincidenza che ha permesso al format di poter far notizia anche in momenti diversi della messa in onda. Se non ci fossero stati i siti di video sharing la lite tra Michele Placido e Raffaele Lombardo non avrebbe avuto l’eco che ha poi ottenuto.
Con il tempo il format è cresciuto fino a sfruttare il protagonismo figlio di quel voyeurismo che senza youtube non sarebbe potuto esistere. Con Luca Telese, prima della prima, non abbiamo parlato solo di questo. Tra i vari argomenti toccati la nostra attenzione è andata anche sulla querela che Renata Polverini avrebbe mandato alla redazione del Fatto.
Continua a leggere: Intervista – polisblog incontra Luca Telese prima del ritorno di Tetris

Renata Polverini ha iniziato prima di Emma Bonino la campagna elettorale per diventare il nuovo Governatore della Regione Lazio. Fatta eccezione per i conflitti tra l’Udc e il PdL la sindacalista sembrava esser pronta per vincere.
Lei sui cartelloni propagandistici. La sua avversaria sulle pagine di Libero. Per Renata Polverini la conquista dell’elettorato sembrava davvero cosa fatta. Fino a ieri. Giorno in cui la sindacalista ha perso le staffe trasformandosi di fatto in un esponente politico.
A notarlo, per primi, sono stati i giornalisti de “Il Fatto” che Renata Polverini ha querelato sostenendo che gli attacchi del quotidiano, seppur legittimi, sono stati nei suoi confronti troppo insistenti.
Continua a leggere: Elezioni Regionali 2010: Renata Polverini querela il Fatto di Marco Travaglio

C’è stato un momento, subito dopo lo scandalo riguardante Dino Boffo ma prima di quello di Piero Marrazzo, in cui ci si domandava spesso chi sarebbe stata la prossima vittima mediatica dell’allora neodirettore del Giornale Vittorio Feltri a causa del quale il direttore dell’Avvenire dovette dimettersi.
Ebbene. Secondo quanto riportato dal Fatto il giornalista avrebbe appeso l’uniforme da agente segreto per evitare ulteriori problemi con l’Ordine dei giornalisti di Milano che proprio in seguito agli articoli pubblicati dal Giornale contro Dino Boffo ha avviato un’inchiesta su di lui.
Oltre a giustificarsi per quanto successo la scorsa estate Vittorio Feltri dovrà rispondere del lavoro che per lui fa Renato Farina. Irradiato dall’Albo per via delle mazzette prese dal Sismi l’agente Betulla (così è soprannominato il giornalista) continua a pubblicare i propri pezzi sul Giornale.
Continua a leggere: Scandalo Boffo. L’Ordine dei giornalisti contro Vittorio Feltri

Roberto Saviano avrebbe potuto candidarsi alla presidenza della Regione Campania. Ad affermarlo Concita de Gregorio durante un’intervista video realizzata da Diego Bianchi. Il direttore dell’Unità, dopo aver confermato quanto pubblicato dal giornale per il quale lavora, ha poi fatto sapere che è stato lo stesso scrittore a declinare l’invito avanzato da alcuni esponenti politici dell’opposizione.
Qualcuno, a sinistra, sta tentando quindi di replicare per il prossimo appuntamento elettorale l’effetto Serracchiani grazie al quale persone non operanti in politica riescono attraverso i mass media, su cui si distinguono, a sedurre quell’elettorato che non crede più nei vari esponenti di partito.
Realtà attorno alle quali stanno fiorendo rose e rose di nomi. Improbabili. Stando a questi rumors contro Roberto Formigoni, come raccontato nei giorni scorsi da polisblog, l’Italia dei Valori per conquistare la Lombardia sarebbe pronta a candidare il leader del Partito. Antonio Di Pietro.
Continua a leggere: Roberto Saviano contro Nicola Casentino in Campania

Filippo Facci non è solo un giornalista. Filippo Facci non è solo uno scrittore. Filippo Facci è uno dei pensatori più interessanti dell’attuale panorama giornalistico italiano. Spazio dove sempre meno si ragiona. Spazio dove sempre più si assiste a litigi tra giornalisti.
Filippo Facci non è abituato ad urlare. Se lo facesse, probabilmente, tutti si accorgerebbero che la sua storia è uno dei nodi da analizzare per capire l’attualità. Nella quale convivono Antonio Di Pietro, sul quale il giornalista ha appena scritto un libro, e Vittorio Feltri, il cui (cito testualmente) giornalismo forcaiolo non è condiviso dall’editorialista di Libero.
È una delle poche persone ad essere apertamente contro Antonio Di Pietro. Perché?
Anzitutto non è vero, credo che siano tanti ad aver intuito la pericolosità e inconsistenza politica del personaggio

I giornali possono informare. Spiegare. E talune volte anche dissentire. Ad oggi, in Italia almeno, non possono modificare il lavoro delle istituzioni. Lo sa bene Repubblica. Da oggi ne è a conoscenza anche la redazione del Fatto, il nuovo giornale diretto da Antonio Padellaro.
Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha deciso di firmare la legge sullo scudo fiscale malgrado l’appello lanciato dal quotidiano a comportarsi diversamente. Probabilmente, come sostiene il Corriere della Sera, il sì del Quirinale arriverà con delle puntualizzazioni.
Di fatto l’opposizione fatta sia dal Partito Democratico, che da dall’Italia dei Valori, non è servita a nulla. Per evitare l’introduzione di una legge, grazie alle quale verranno riportati in Italia con modalità poco lecita dei capitali, servivano delle proposte. E non degli aggettivi.