
La Prima Repubblica cercava di usare le posate a tavola. Questi mangiano con le mani, e ruttano con soddisfazione. In questa descrizione dei tempi che corrono, sapientemente composta dal genio di Michele Serra, c’è quasi tutto quello che deve essere detto sulla scena politica italiana del 2010. Il resto lo troviamo nell’intervista di Luca Telese al Serra medesimo, che il Fatto pubblica con il titolo Fa più politica don Ciotti in un giorno che il Pd in un anno.
L’analisi dell’estroso scrittore e giornalista sulla situazione del maggiore partito di opposizione (potremmo anche definirlo il più grande Partito democratico dell’occidente…) è severa ma giusta: Esiste soprattutto come bacino elettorale in cerca di un contenitore purchessia. Per me è semplicemente miracoloso che più di un quarto degli italiani continuino a votarlo per puro atto di fiducia, o di affetto per un’idea di “sinistra” sempre più labile e slabbrata.
Continuando a dissezionare il Partito democratico Michele Serra nota che Nel Pd, quando scorre il sangue, non si capisce mai bene per quale scopo, e in nome di quale linea politica. E alla fine l’inevitabile, crudele conclusione degli elettori è che ci si azzanna, in quel partito, solo per fini personali. Una osservazione che ci riporta all’eterno scontro D’Alema - Veltroni, fortunatamente riproposto anche in questo millennio, la cui origine e le cui motivazioni si perdono nella notte dei tempi, ma che rappresenta una delle poche certezze politiche del Pd. La domanda nasce spontanea: come andrà a finire?
Da oggi e fino all’inizio della ripresa dei lavori parlamentari ogni giorno, o quasi, qua e là gli esperti della politica ipotizzeranno a fasi alterne le date delle eventuali elezioni anticipate, di cui si parla ormai dalla nascita del gruppo parlamentare di Gianfranco Fini “Futuro e Libertà”.
In attesa di capire se il Governo Berlusconi è destinato a non mangiare il panettone il Fatto spiega, anche sul proprio sito, perché la chiamata alle urne sarebbe conveniente per tutti i partiti, della maggioranza tanto quanto dell’opposizione, che non stanno provando a concludere la legislatura.
Secondo il quotidiano di Antonio Padellaro le elezioni anticipate non bloccheranno il contributo indiretto ai partiti che fino al 2012, al di là di come si evolverà la crisi di Governo, peseranno sulle spalle dei cittadini. Ogni italiano metterà di tasca propria due euro. Stando alle cifre di wikipedia oggi i cittadini, del nostro paese, sono 60 380 912.

Oggi, come anticipato da polisblog.it nei giorni scorsi e raccontato bene dal Post, molti quotidiani non saranno in edicola per protestare contro il disegno di legge proposto dal Ministro Angelino Alfano secondo il quale nel nostro paese è necessario ridurre le possibilità di pubblicazione delle intercettazioni.
Allo sciopero, malgrado la campagna fatta in queste settimana da Repubblica, non hanno aderito tutti i colleghi di Ezio Mauro. Contrari alla posizione presa dal quotidiano del gruppo Espresso si sono detti sia le testate vicine alla maggioranza che quelle pronte a sostenere l’opposizione.
Significativa, di questa spaccatura, è la posizione del direttore della Stampa Mario Calabresi che prima di trasferirsi a Torino collaborava come corrispondente con Repubblica.
Continua a leggere: Legge Bavaglio: speciale sullo sciopero dei giornalisti della Fnsi

A ventiquattro ore dalla protesta che i cittadini dell’Aquila hanno fatto a Roma, di cui ci siamo già occupati qui e qui, vale la pena fare un punto analizzando quanto in rete è stato scritto sull’accaduto.
Chi, in queste ore, ha scritto degli scontri ha posto la propria attenzione su due aspetti specifici della vicenda:le modalità con cui è stata data notizia dal Tg1 di Augusto Minzolini e le reazioni politiche di maggioranza e opposizione alle richieste degli aquilani.
Scrive un utente di AgoraVox Italia:
“Per il Tg1 delle 13,30 del 7 luglio le manganellate della Polizia contro gli aquilani in corteo a Roma non esistono. Niente. Fino alle 13,47. C’è il Lodo Alfano, e le voci dell’emendamento Pd a favore di Napolitano. C’è il vertice tra Berlusconi e lo stato maggiore del Pdl, c’è l’Europa col Pil crescente e l’Italia ovviamente meglio di tutti. Poi il servizio, come fosse dovuto. Striminzita cronaca, chiusura in bellezza: i manifestanti hanno contestato Bersani”.

Sempre a proposito della manovra finanziaria che a breve ci giungerà tra capo e collo, va registrato il contributo di Marco Travaglio e del quotidiano Il Fatto che, sotto lo slogan Paghino gli evasori, anche oggi rilanciano una serie di proposte di quelle che un tempo sarebbero state definite di semplice buon senso, una categoria che la politica ha provveduto ad espellere dalla propria agenda.
Le 4 semplici (o semplicistiche) proposte sono presto dette: Tassare di un altro 5% coloro che si sono avvalsi dello scudo per il rientro dei capitali (i cosiddetti scudati). Anche con questa ulteriore tassazione costoro andrebbero a pagare meno della metà di quanto hanno evaso in passato. Imporre una cauzione di 2 mila euro per ogni ricorso in appello, in modo da arginare la marea di ricorsi presentati solo per puntare alla prescrizione (il 75% dei ricorsi penali vengono rigettati). Raddoppiare le pene per gli evasori fiscali, dando un segnale di giusta severità verso questa categoria e facendo rientrare un po’ di denari. Imporre una tassa patrimoniale a tutti i contribuenti che hanno un capitale di almeno 5 milioni di di euro.
In Italia il numero dei suicidi è in costante aumento. Dall’inizio dell’anno, stando alla notizie delle scorse settimane, in carcere 21 persone si sono tolte la vita. Ogni sette giorni una persona nel nostro paese decide di morire da colpevole.
Il fenomeno non è però limitato ad una parte della popolazione. La crisi, il conseguente peggioramento delle condizioni di vita, hanno indotto anche molti libero professionisti a farla finita soprattutto nelle regioni da sempre considerate benestanti.
Luca Zaia, Governatore leghista del Veneto, per diminuire il numero di suicidi registrati nella Regione da lui amministrata ha deciso di collaborare con le banche oltre a stanziare per il rilancio del proprio territorio 120 milioni di euro.
Continua a leggere: Veneto: Luca Zaia stanzia 120 milioni per evitare il suicidio degli imprenditori
Secondo Il Giornale della famiglia Berlusconi il ministro Calderoli avrebbe imbracciato la celtica scure per tagliare - brutalmente come l’immagine suggerisce - gli stipendi di ministri, parlamentari e castari vari. Addirittura una riduzione del 5% per i magri redditi di ministri, deputati e senatori. Di questa accettata sugli stipendi dei politici nazionali non troviamo invece traccia sulla prima pagina del Fatto, che ieri ha titolato significativamente Il ministro lascia la mancia. Il senso del titolo, ben spiegato nel pezzo di Paola Zanca, è drammaticamente semplice: questa sparata del taglio del 5%, ammesso che divenga mai realtà, è il solito spot del Governo per contare sull’effetto annuncio senza che poi accada nulla di rilevante.
Facendo due conti, Paola Zanca mette in evidenza che questa drastica riduzione porterebbe deputati e senatori a rinunciare a circa 800 euro al mese, a fronte di uno stipendio di 13 mila, mantenendo peraltro tutti gli altri benefit, come i viaggi gratuiti.
Per uno che di euro ne guadagna 15.000 al mese, non è proprio un cambiamento epocale: è poco più di un decimo della sua indennità mensile, a cui però vanno sommati i 4 mila euro di diaria che gli spettano per vivere a Roma, altrettanti per il rimborso forfettario delle spese elettorali, i 1.200 euro per le spese di viaggio, e altri 258 per il telefonino. Lo stesso vale per un senatore: ai 13 mila euro che porta a casa ogni trenta giorni (una parte del suo rimborso elettorale viene erogata al gruppo parlamentare) dovrà togliere 650 euro. Nemmeno la metà di quanto prende al mese per il rimborso delle spese di trasporto.
Non sarà che questa ridicolata del 5% serve per mettersi la coscienza in pace prima delle misure draconiane che già si annunciano per la prossima finanziaria? Voi che dite?
In Italia, come ricordato recentemente da Al Gore a “che tempo che fa”, l’informazione non vive le sue stagioni migliori. C’è da dire che questo presunto buio, figlio dell’autocensura praticata il più delle volte dagli stessi giornalisti che si adeguano al colore politico del Governo senza che nessuno esplicitamente glielo abbia chiesto, sta per rischiararsi.
Mentre in tutto il Mondo, Italia compresa, i giornali cartacei chiudono Il Fatto di Antonio Padellaro cresce fino a diventare un vero e piccolo caso. Quel che lo scorso autunno valeva 600mila euro oggi è quotato 60 milioni di euro.
Il buon giornalismo vende. E crea a chi governa dei problemi. Alla vigilia della giornata mondiale dell’Unesco per la libertà di stampa, avvenuta lo scorso 3 maggio, Vanity Fair ha intervistato Hu Shuli la giornalista di Pechino che secondo il Time è considerata dal Governo cinese la donna più pericolosa del Paese.
Continua a leggere: Cina: il Governo teme la giornalista Hu Shuli

Non si fa in tempo ad archiviare uno scandalo che già bisogna occuparsi di un altro. Quanto sta succedendo attorno al Ministro per lo Sviluppo Economico Claudio Scajola, innocente fino a prova contraria di aver acquistato una casa con una serie di assegni in nero, ha fatto dimenticare all’opinione pubblica quanto si è scritto sulle escort del Presidente del Consiglio.
Secondo quanto pubblicato questa mattina dal Fatto, Giovanna Del Giudice (ex meteorina di Emilio Fede coinvolta nello scandalo di Vallettopoli a causa del quale non venne candidata alle Elezioni Europee) farà parte della giunta di Stefano Caldoro, il neo presidente del Pdl della Campania.
La promozione, come nota il quotidiano, non è avvenuta per un successo elettorale raggiunto sul campo. Giovanna Del Giudice con 4166 si è aggiudicata il trentunesimo posto. Alle Elezioni Regionali, in Campania, si sono presentati 32 candidati.

A SkyTg24 va riconosciuto il merito di investire sulle pluralità delle voci. Mentre la domenica Edoardo Raspelli prova a mangiare più lasagne di Massimiliano Ossini il telegiornale diretto da Emilio Carelli raccoglie le proteste degli abitanti dell’Aquila.
Città la cui ricostruzione è in alto mare. Qualcosa, dopo il terremoto, non ha funzionato e il Partito del fare, come osserva Concita De Gregorio sull’Unità, è diventato quello del malaffare.
La trasformazione sta avvenendo progressivamente.
A Guido Bertolaso, chi di dovere, ha chiesto solo di rispondere sullo scandalo legato agli appalti truccati. Nessuno, neanche all’opposizione, ha deciso di analizzare i fatti. Nessuno ha provato a capire che i fallimenti del Capo della Protezione Civile.
Continua a leggere: Guido Bertolaso non chiede perdono a Benedetto XVI per new town abusive