L’Italia è una corda di violino, tesa come se il 14 dicembre dovesse mutare le sorti di sessanta milioni di persone.
Tutt’al più alcuni parlamentari dovranno dimenticarsi lo scranno, ma nessuno se ne accorgerà, a cominciare da loro stessi, che continueranno a godere di privilegi e bella vita.
In questo clima da “Duello all’Ok Corral”, prosegue da ambo le parti (berlusconiani e antiberlusconiani) la caccia, o la compravendita, per accaparrarsi il voto “decisivo”.
Così a vergogna si unisce vergogna, ai deputati “traditori” si aggiungono i media del “dagli all’untore”, con l’infinita lista dei “proscritti”.
Aveva iniziato Libero con l’elenco (in primis) dei finiani da … colpire (con tanto di foto e indirizzo mail) e si prosegue con Repubblica: “Speciale, la compravendita nome per nome”, passando per giornali e fogli dell’arcipelago della sinistra.
L’impazzimento della gogna mediatica non solo tiene desta, incarognendola, l’opinione pubblica, ma tende a colpire i “voltagabbana”, additati al pubblico ludibrio, e soprattutto a intimidire e a orientare gli … indecisi.
Stavolta stiamo con il Foglio: “Si rivendica che la Costituzione italiana non prevede vincolo di mandato per gli eletti, ma soltanto quando si tratta dei fuoriusciti dal regime del Cav. Mentre il transito nella corsia opposta diventa invariabilmente un mercato di voti”.
Su tutto emerge, se ce ne fosse ancora bisogna, il livello su cui si è infognata la politica italiana. Ma anche lo stagno putrido dove sguazzano i media.

Oggi, come anticipato da polisblog.it nei giorni scorsi e raccontato bene dal Post, molti quotidiani non saranno in edicola per protestare contro il disegno di legge proposto dal Ministro Angelino Alfano secondo il quale nel nostro paese è necessario ridurre le possibilità di pubblicazione delle intercettazioni.
Allo sciopero, malgrado la campagna fatta in queste settimana da Repubblica, non hanno aderito tutti i colleghi di Ezio Mauro. Contrari alla posizione presa dal quotidiano del gruppo Espresso si sono detti sia le testate vicine alla maggioranza che quelle pronte a sostenere l’opposizione.
Significativa, di questa spaccatura, è la posizione del direttore della Stampa Mario Calabresi che prima di trasferirsi a Torino collaborava come corrispondente con Repubblica.
Continua a leggere: Legge Bavaglio: speciale sullo sciopero dei giornalisti della Fnsi

Il 9 Luglio la FNSI ha organizzato uno sciopero contro il ddl intercettazioni, contro la legge bavaglio. La decisione è stata seguita, con qualche sorpresa, dalle critiche di Marco Travaglio e Paolo Flores D’Arcais. Il primo ha scritto:
“Intendiamoci, il bavaglio è talmente vergognoso e demenziale che meriterebbe non uno sciopero, ma una serrata. Però l’obiezione di Feltri (che aveva scritto che un auto-bavaglio contro una legge che impone il bavaglio è un’idea folle, nda) mette a dura prova il riflesso condizionato dei sindacati, Fnsi compresa, che ricorrono sempre e soltanto allo sciopero come se fosse l’unica forma di protesta. […] Sicuri che la forma più efficace di protesta contro il bavaglio sia autoimbavagliarci per un giorno?
Non sarebbe meglio uscire tutti in edizione straordinaria, listata a lutto, in forma di dossier con le intercettazioni e gli atti d’indagine più importanti di questi anni che, col bavaglio in vigore, non avremmo potuto pubblicare?”
Il problema, dice ancora Travaglio, è che in edicola, il 9 Luglio troveremo solo Il Giornale, Libero, Il Foglio, il Tempo, il Riformista. Insomma, si lascia campo libero “agli altri”.
Continua a leggere: Ddl intercettazioni: è giusto lo sciopero contro la legge bavaglio?

Il profilo politico delle persone che in questi giorni hanno scritto della promozione di Aldo Brancher, neo Ministro per il Federalismo, è molto chiaro e non riconducibile al Popolo delle Libertà.
Contro l’esponente politico si sono espressi o i simpatizzanti della Lega, secondo i quali un Ministero per il Federalismo già esiste ed è di competenza di Umberto Bossi, o chi è contrario al legittimo impedimento di cui potrebbe usufruire lo stesso Brancher per evitare i processi aperti a suo carico.
Qualcosa, dallo scorso fine settimana, è cambiato. Contro il nuovo Ministro del Governo Berlusconi si sono detti anche alcuni esponenti politici e giornalisti che da sempre sostengono la maggioranza.
Continua a leggere: Legittimo impedimento: Aldo Brancher rinuncia dopo le critiche della maggioranza
Cristina Giudici, giornalista (del Foglio e di Grazia) e autrice di “Leghiste, pioniere di una nuova politica” (edito Marsilio), ha deciso di spiegare le storie delle donne del partito di Umberto Bossi molto tempo prima delle elezioni che hanno decretato il successo della Lega Nord.
Durante l’intervista che ci ha rilasciato più volte ha posto l’accento sull’utilizzo sbagliato dei termini utilizzati da molte persone che in questi anni frettolosamente hanno deciso di raccontare un fenomeno che non è più tale.
La Lega Nord è ormai una realtà probabilmente più meritevole di altre se le donne sono riuscite a conquistarsi ruoli importanti senza il bisogno delle quote rosa. Cristina Giudici in un passaggio del nostro incontro ha azzardato una previsione politicamente molto interessante.
Continua a leggere: Intervista - polisblog incontra Cristina Giudici autrice di “Leghiste”

Il rilascio dei tre volontari di Emergency, che oggi verranno interrogati su quanto successo in Afghanistan, non ha spento le polemiche che attorno al caso si sono alzate. Anzi. Il lieto fine sta permettendo a molti di ragionare con più lucidità.
Fermo restando che il problema è stato gestito male dagli amministratori italiani, secondo i quali Emergency si sarebbe cacciata nei guai a causa della sua componente politica, è giusto capire con degli argomenti validi fino a che punto Franco Frattini si sbagliasse.
Toni Capuozzo, per il Foglio, con quella serenità che accompagna chi antepone i fatti al tifo ha provato ad interrogarsi su alcuni coni d’ombra creati attorno all’ospedale afghano dove Marco Garatti, Matteo Dell’Aira e Matteo Pagani hanno lavorato prima di essere arrestati.
Continua a leggere: Emergency: Toni Capuozzo ragiona sulle testimonianze della ong di Gino Strada

Per capire quanto il presente sia brutto per il Partito Democratico è sufficiente sapere che anche un certo tipo di giornalisti, rappresentati da Barbara Palombelli, sta cominciando a chiedersi se il giorno dopo le elezioni di marzo sarà anche l’ultimo del Pd.
Se anche la stampa, mi si passi il termine, sinistroide non prova a sopperire le falle di Pierlugi Bersani e compagni allora siamo veramente alla fine. Il solo antiberlusconismo, per quanto consigliabile, non può essere l’unico medicinale da prendere.
Se ne sono resi conto pure gli esponenti dell’Italia dei Valori che per una volta provano a dimostrare di non essere solo il partito all’opposizione. Per eccellenza. Per farlo ha deciso di non sostenere la candidatura, del Pd, di Vincenzo De Luca.
Ultimo appuntamento con Christian Rocca, il giornalista del Foglio per il quale cura anche camilloblog.it, che abbiamo intervistato per tutta la settimana per capire meglio il lavoro fatto da Barack Obama dal giorno della sua elezione.
Con Christian Rocca abbiamo parlato di riforma sanitaria, di nobel, di crisi e di donne. Oggi, per chiudere, ci concentreremo su una minoranza. Quella costituita dalla comunità GLBT che non condivide la politica del Presidente malgrado l’amministrazione abbia approvato una legge analoga a quella elaborata da Paola Concia. Affossata. Poi.
Barack Obama è favorevole al matrimonio gay? Ha risolto i contrasti con la comunità omosessuale statunitense?
C’è stato un referendum che ha detto no alla possibilità di fare i matrimoni gay.
Obama è contro il matrimonio gay. L’ha detto e ripetuto in ogni modo possibile anche se ha una posizione un po’ strana e a tratti contraddittoria.
Non dite poi che non ve l’avevamo detto. Per primi. Alla vigilia del voto in New Jersey e in Virginia Christian Rocca aveva analizzato per polisblog.it i possibili scenari della sconfitta del partito di Obama. Che poi, come da previsione, è avvenuta.
Non si è invece ancora verificato il divorzio tra il Presidente e l’elettorato femminile malgrado il maschilismo di Barack Obama a causa del quale Hilary Clinton è costretta a lavorare sempre all’ombra di qualcun altro.
Intervistata da Fabio Fazio, Condoleeza Rice ha precisato che Barack Obama ha la stessa politica estera del suo predecessore. È d’accordo?
Sì è No. Distinguerei, intanto, la politica estera dalla politica di sicurezza nazionale che spesso coincidono.
Oggi, un anno fa, gli Stati Uniti cambiano volto scegliendo come Presidente Barack Obama. L’afroamericano Barack Obama. Prima di lui quel tipo di persone avevano come testimonial artisti. Grandi artisti. Ma non noti amministratori.
Il suo arrivo alla Casa Bianca ha, di fatto, cambiato qualcosa. Dopo avervi proposto il punto del giornalista Christian Rocca sulle riforme del Presidente, e sul Nobel che gli è stato consegnato, vi raccontiamo grazie al prezioso contributo dell’autore di camilloblog.it perché Barack Obama ha dovuto iniziare a lavorare da subito. E con risultati soddisfacenti.
4 novembre 2008. 4 novembre 2009. È già possibile dare un giudizio sull’operato di Barack Obama?
Diciamo che secondo me è troppo presto per dare un giudizio. Non voglio fare come dice Chan Kai-shek, il generale cinese secondo il quale era troppo presto dare un giudizio sulla rivoluzione francese malgrado fossero in realtà passati già duecento anni, ma un anno o meno di un anno è troppo poco per dare un giudizio su Obama.