Il Giornale stavolta se la prende con Maria Luisa Busi, celebre (e soave) volto del Tg1 colpevole di aver criticato il direttore Augusto Minzolini. Il cecchino Feltri non si fa passar nulla sotto al naso. Intanto però lo stesso Feltri rischia un provvedimento disciplinare dall’Ordine dei giornalisti per il caso Boffo. (A)Busi di potere
Regionali: i sondaggi che il SuperCav ha in mano non lo inducono a facili ottimismi. In Puglia e in Liguria la partita è difficile, ma anche il Piemonte sembra duro da conquistare. Non a caso in questi giorni il premier appare triste e cupo. DeBresso
E il Cav non è affatto contento di come va il Pdl. Prende corpo l’ipotesi del coordinatore unico dopo le elezioni per salvaguardare la tenuta del partito. Bondy scanner
Scajola declama: “All’Aquila abbiamo costruito le case per i terremotati a tempo di record, primato mondiale…primato mondiale!!”. Non omologato perché a favore di vento. E soprattutto: i lavori non sono finiti e non tutti hanno una casa. Ma l’importante era il record di velocità. Usain ‘Guido’ Bolt-olaso

L’inchiesta sulla Protezione Civile continua ad allargarsi e a mietere vittime illustri. Ultimo caso quello del giudice Toro che si è dimesso per difendere l’onorabilità sua e di suo figlio (a sua volta coinvolto). Toro era capo di gabinetto nel governo Prodi. Ma scava scava le notizie più interessanti si hanno a proposito del più chiacchierato (secondo gli inquirenti) corrotto di tutta l’inchiesta; vale a dire quel Balducci che si trova a tutt’oggi in carcere in attesa di far valere le proprie motivazioni.
Balducci, da alcuni definito “braccio destro” di Bertolaso il quale, secondo molti esponenti dell’opposizione “non poteva non sapere”, aveva però alacremente lavorato anche per il governo Prodi. In particolar modo era stato capo della struttura commissariale delle celebrazioni faraoniche per l’anniversario di Cavour.
In quell’occasione (e qui la Protezione Civile non c’entra nulla) furono commissionate 11 opere per una spesa complessiva di 800 milioni di euro circa. Tra queste abbiamo il Teatro della Musica fiorentino, appalto vinto dalla ditta Cerasi-Desideri, da sempre legata al carro della sinistra e che ha prosperato nell’era della Roma rutelliana. Desideri tra l’altro è l’architetto di Scalfari Eugenio.

Il caso Boffo, l’ex-direttore di Avvenire dimessosi in seguito alla campagna orchestrata dal Giornale, vive oggi un nuovo capitolo. Alcuni quotidiani - nello specifico Il Foglio e Repubblica - hanno infatti alimentato le illazioni che identificano il Segretario di Stato Tarcisio Bertone e/o il direttore dell’Osservatore Romano Vian come la gola profonda di Feltri; ovvero coloro che hanno passato l’informativa interna che “accusava” di omosessualità Dino Boffo.
È stato però il Vaticano stesso a riaprire mediaticamente il caso con una durissima nota che difende i succitati, stigmatizzando l’aggressiva campagna di stampa nei confronti delle autorità ecclesiastiche, e includendo dunque anche il direttore del Giornale (pur senza nominarlo). Ecco perché oggi il quotidiano esce col titolo Il Papa fuori dalla grazia di Dio, in tipico stile feltriano.
Il fondo del direttore riassume tutta la vicenda, tentando di uscirne pulito solo per aver chiesto scusa riguardo alla questione dell’omosessualità, mentre ribadisce che l’ex-direttore di Avvenire era un molestatore. Ricordo che anche noi ci occupammo a più riprese della vicenda, sottolineando quanto il primo punto fosse irrilevante, mentre ciò che contava era che una persona condannata per molestie non aveva titolo a fare le pulci agli altri. Era questo infatti il punto fondamentale dell’attacco iniziale di Feltri (che ora dimentica la cosa per comodità). Boffo non ha diritto di critica perché non è sufficientemente “pulito” per farle.
Continua a leggere: Caso Boffo. Le piccole astuzie di Vittorio Feltri, nel mirino del Vaticano

C’è stato un momento, subito dopo lo scandalo riguardante Dino Boffo ma prima di quello di Piero Marrazzo, in cui ci si domandava spesso chi sarebbe stata la prossima vittima mediatica dell’allora neodirettore del Giornale Vittorio Feltri a causa del quale il direttore dell’Avvenire dovette dimettersi.
Ebbene. Secondo quanto riportato dal Fatto il giornalista avrebbe appeso l’uniforme da agente segreto per evitare ulteriori problemi con l’Ordine dei giornalisti di Milano che proprio in seguito agli articoli pubblicati dal Giornale contro Dino Boffo ha avviato un’inchiesta su di lui.
Oltre a giustificarsi per quanto successo la scorsa estate Vittorio Feltri dovrà rispondere del lavoro che per lui fa Renato Farina. Irradiato dall’Albo per via delle mazzette prese dal Sismi l’agente Betulla (così è soprannominato il giornalista) continua a pubblicare i propri pezzi sul Giornale.
Continua a leggere: Scandalo Boffo. L’Ordine dei giornalisti contro Vittorio Feltri
Indecisi su cosa regalare a Natale? Ci pensa il nostro Presidente del Consiglio a venirvi incontro con una serie di interessanti consigli per gli acquisti. Anzi, uno solo, da vero uomo di pubblicità. La tessera del Pdl.
Tutto questo e molto altro nell’inconsueto messaggio natalizio inviato da Berlusconi ai lettori del Giornale, da poco online sulla pagina istituzionale del quotidiano (cliccare sull’immagine per ascoltare l’audio).
“Che possiate realizzare tutti i progetti, tutti i sogni che portate nella vostra mente e nei vostri cuori. Per voi e per tutti i vostri cari” l’augurio del Premier. E infine il clou: “A voi e a tutti i vostri amici regalate una tessera del Pdl”.
Un messaggio forse non molto popolare qui su PolisBlog visti i risultati dell’ultimo sondaggio…
Libero e il Giornale ossessionati da Annozero. Ormai aprono o titolano in prima sulla banda di Santoro dal mercoledì - giorno di vigilia della trasmissione - fino al venerdì o addirittura al sabato. Feltri spesso ha un incubo: trovarsi in slip leopardati sotto la frusta di Travaglio de Sade. Bel Pietro invece sogna di spingere lo stesso Santoro da una rupe verso il mare in tempesta. Ruotolo giù dagli scogli
Intanto, però, torna il partito dell’amore. Una volta era Cicciolina, oggi tocca al Cav spargere a piene mani il prezioso sentimento. Per la gioia del fido Farina. Ma l’amore vincerà davvero? Si muoverà qualcosa in direzione riforme? Situazione di staller
Il SuperCav: “Un clima d’odio ha influenzato le menti labili“. Si riferiva a Tartaglia o a Gasparri? D-uomo di Neanderthal
La Finanziaria 2010 va in Senato per l’approvazione definitiva. Particolarmente nutrito il pacchetto lavoro, che tra l’altro reintroduce figure di precarietà della Legge 30 poi abolite dal governo Prodi. Vaff leasing
Qualche giorno fa il Papa aveva stigmatizzato l’eccesso di male nei media. Vespa ha subito colto la palla al balzo: “Il brutto in tv? Il Santo Padre ha ragione: non inviterò più La Russa”. Folgorato sulla via di Garlasco
Berlusconi, Saccà, Elena Russo, le attricette, le vallette… Torna di moda Gioacchino Genchi e si ritorna a parlare delle intercettazioni che riguardano il premier. Un vecchio film che non passa mai di moda. Proprio come quelli di James Bond. Dalla Russo con amore
Il Giornale ci racconta tutto del nostro beneamato capo del governo. Così scopriamo che il SuperCav è stato di recente al cinema a vedere il film catastrofico ‘2012′. In pratica nella pellicola si descrive la fine del mondo dopo la confermata veridicità delle dichiarazioni del meteorite Spatuzza, precipitato sul processo Dell’Utri. La caduta dei gravi(ano)
Durante il film, il pianeta viene anche sconvolto da terribili inondazioni. La scena ha provocato l’immediata reazione in sala di Berlusconi, che sottovoce ha sussurrato: “L’avevo detto a Ferrara di non andare al mare con Goffredo Bettini. Il bagno insieme era pericoloso”. Il Cav ha mostrato più preoccupazione per le sorti delle isole Cayman che di Villa Certosa. Premier offshore
Le voci di un video hard che riguarderebbe la Mussolini sono diventate quasi una certezza. Nel frattempo quest’ultimo presunto scandalo ha spinto molti a rispolverare – soprattutto su internet – vecchie immagini della nipotina del Duce in versione attrice e fotomodella sexy. Cose di parecchi anni fa. Nel…Fiore…degli anni
A lungo Brunetta ha inveito contro Tremonti perché il divo Giulio non tira fuori gli “sghei” (o “schei” direbbe il mini-ministro veneziano). Poi i due hanno fatto pace, si sono abbracciati e si sono scambiati effusioni. S-ghei pride
Il crollo di Dubai è come una tragedia cinematografica. Lo scintillio dei grattacieli nel deserto, le mille gru sulla sabbia di isolotti artificiali, la finanza spericolata laddove una volta c’erano i beduini. Poi la Disneyland del mattone ha fatto crac. E’ venuta giù come una scenografia hollywoodiana. Robert D’Emiro
I giornali del Cav preparano il terreno. La procura di Firenze ha smentito. Ma tutti sono convinti che sia in arrivo un avviso di garanzia per concorso esterno in associazione mafiosa. L’Italia ormai è preparata e il capo del governo è pronto alla guerra. La Spatuzza di Damocle
Dunque: Repubblica querelata, ma poi in fondo come dice Sofri vecchio oggi, era stato proprio il Cav a giocare per primo col fumo e le nebbie:
Quanto all’origine delle sue ricchezze, Berlusconi non fu alieno in passato da risposte disinvolte come quella che lui i soldi li aveva presi da tutti: un ritratto peculiare di che cosa sia un imprenditore secondo lui, e che purtroppo si attaglierebbe anche a molti altri grandi imprenditori, e non solo siciliani né solo in Sicilia.
Quasi una excusatio non petita, che lo accusa in maniera manifesta, non trovate che la cosa prenda questa luce in giorni come questo? E poi, proprio dal suo Giornale, ecco lampante la spiegazione di quale potrebbe essere la battaglia ultima intorno al capitale del Cavaliere: prima la confisca del patrimonio, poi il fallimento e la carcerazione. Sì, giocano duro questi giudici rossi, spalleggiati dagli editori svizzeri.
Se non fosse che l’eventuale decisione dei pm di indagare Berlusconi per il 416 bis e di chiedere contestualmente il sequestro dei suoi beni formatisi anche, e non solo, da un rivolo finanziario di «sospetta» provenienza mafiosa, renderebbe nulla la legittima decisione di non rispondere ai pubblici ministeri. Perché come insegnano le norme sull’applicazione delle misure di prevenzione per i beni d’origini mafiosa (inasprite proprio dal governo Berlusconi), l’onere della prova si è invertito. Non saranno i magistrati a dover trovare l’impronta di Cosa nostra nel patrimonio di Fininvest o Mediaset. Spetterà al premier indagato dimostrare che il patrimonio di famiglia (nel frattempo sequestrato) s’è formato in maniera lecita dal primo all’ultimo euro. Per farlo ci vorrebbe tempo, tanto tempo. Forse troppo per un gruppo, quotato in borsa, che rischierebbe la confisca e la bancarotta per decisione del Mesiano di turno.
E così, Marcello dell’Utri non trova altra via d’uscita che quella della legge ad personam e, a Lucia Annunziata, spiega che il concorso esterno in associazione mafiosa è solo un’orientamento della Cassazione, insomma che è tutto da rifare e lede la cittadinanza…
A dare ragione a Dell’Utri è Piero Longo (Pdl), uno dei legali del premier, che auspica una “interpretazione autentica” per via legislativa del 416 bis (associazione mafiosa), così da precisare che “non è possibile il concorso esterno perché già esiste il reato di assistenza agli associati (art.418 del codice penale)” oppure il favoreggiamento reale o personale.
E se gli si fa notare che recentemente Palazzo Chigi ha smentito l’ipotesi di una simile modifica, Longo replica: “se il governo pensa di non doverlo fare non lo faccia. Che però un singolo parlamentare proponga una modifica legislativa del genere è giusto e fattibile”. ‘Comprendiamo che Dell’Utri voglia difendersi da accuse pesantissime che gravano su di lui - controbatte Andrea Orlando, presidente del Forum giustizia del Pd - ma è davvero poco credibile il tentativo di ispirare modifiche alle leggi antimafia ritagliate sul suo caso. Il rischio - spiega - è che qualsiasi discussione sull’adeguatezza delle norme diventi impraticabile proprio perché mossa da esigenze personali”.
Certo, tutto da vedere che Spatuzza il pentito abbia deposto nei tempi corretti, e che cosa poi! Ma come giro di valzer è sicuramente affascinante, tanto più che l’intervista di dell’Utri la RAI non la avrebbe mandata in onda su tutto il territorio, vai a capire il perchè…
Continua a leggere: Dell'Utri e l'Annunziata: il 416 bis, la RAI, i soldi presi da tutti

La scorsa settimana sotto la porta d’ingresso della redazione ligure de “Il Giornale”, quotidiano diretto da Vittorio Feltri, una lettera minatoria firmata Br tuonava:
“Non abbiamo ancora deciso se spaccare prima il culo al vostro servo Guzzardi l’infame della Valbisagno e degli sbirri o passare prima da voi molto presto lo scoprirete”.
Parole di fuoco, contro il capo della sede Massimiliano Lussana e il giornalista Francesco Guzzardi, colpevoli di aver compiuto inchieste scottanti sulla Valbisagno. Ecco, dopo pochi giorni dall’avvio delle indagini, la Digos, ha trovato, attraverso la prova calligrafica, l’autore della missiva: è il minacciato, Francesco Guzzardi, collaboratore de “Il Giornale”. Un genio.
Continua a leggere: Volantino Br al Giornale: è stato il giornalista stesso a scriverlo