
Quanto è successo ieri in Afghanistan (di cui ci siamo occupati qui e qui) ha distratto le persone che aspettavano la pubblicazione del dossier Marcegaglia che il Giornale avrebbe confezionato contro la presidente di Confindustria.
Il dossier è uscito e lo potete leggere qui. Probabilmente si è trattato solo di un punto di partenza sul quale costruire una campagna contro la signora Marcegaglia che, a differenza di Boffo e Fini, ha le conoscenze giuste per bloccare le voci dissidenti.
Vittorio Feltri, direttore editoriale del Giornale, alle Invasioni Barbariche ha criticato proprio questo aspetto della donna. “Si è rivolta al padrone (Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset, ndr) pur avendo il mio numero”, ha spiegato Feltri a Daria Bignardi.
La magistratura di Napoli indaga il direttore Sallusti e il vice Porro, ma soprattutto mette sottosopra gli uffici de ‘Il Giornale’ alla ricerca di presunte manine che confezionano presunti dossier contro chi critica, di volta in volta, il presidente del Consiglio. Sconcerto diffuso nel mondo della stampa. Porrore!!!
Mentre gli esperti stanno ancora cercando di calcolare quanti quintali di carne siano stati consumati nella ‘magnata’ a Piazza Montecitorio della coppia Bossi-Alemanno, sul federalismo si addensa l’ombra dei numeri che non ci sono e cresce l’ansia per una riforma che potrebbe scassare ancora di più il bilancio dello Stato. (Osso)buco dei conti
E a proposito di politica romana ‘magnona’, la Camera ha salvato l’ex ministro Lunardi dai magistrati che indagano sui suoi presunti intrallazzi con la cricca e Propaganda Fide. Tonnarelli cacio e Sepe
Fini riconosce il conflitto d’interessi e la Santanchè lo attacca: “Ma finora dov’è stato? Sembra Alice nel Paese delle meraviglie”. Osservazione non infondata. La Perina di cuori

Per dimostrare l’inesistenza di un’opposizione seria, che ne dicano Dario Franceschini e Antonio Di Pietro, a Italo Bocchino sono stati sufficienti tre giorni. In meno di una settimana l’esponente, finiano, del Popolo della Libertà ha avviato attorno a sé un terremoto sul quale vale la pena riflettere partendo da quanto successo la scorsa domenica.
In un’intervista, rilasciata al Post, commentando le indagini avviate sul coordinatore del Pdl Denis Verdini l’esponente politico ha fatto intendere che per la tutela del partito sarebbe meglio che il braccio destro di Silvio Berlusconi facesse un passo indietro.
“Io - ha dichiarato Bocchino parlando di Verdini - penso che sarà costretto a dimettersi. Finora solo una parte delle intercettazioni, quella relativa alle responsabilità addebitate agli altri indagati. Ma quando emergeranno le intercettazioni che hanno portato a indagare lo stesso Verdini, è difficile che riesca a resistere. La richiesta è per Berlusconi”.

Occuparsi degli articoli di Fabrizio Rondolino è sempre molto divertente. Un pezzo, dal titolo “Caro Berlusconi ci pensi lei” ha attirato la nostra attenzione. Ecco il magnifico attacco dell’articolo:
“Si è venuto ricompattando in queste settimane il blocco giudiziario-mediatico che nel ’92-’94 mise fuori gioco con successo i partiti democratici, e che oggi combatte la legge sulle intercettazioni.”
Come ho scritto in altre occasioni, sembra di sentir parlare Fabrizio Cicchitto ( o Gasparri o Stracquadanio ). Partiti democratici fatti fuori non per colpa di un sistema di corruzione che stava mandando l’Italia in bancarotta (l’Argentina era vicina), ma per colpa di un blocco giudiziario-mediatico. Sublime.
Continua a leggere: Ddl intercettazioni, Berlusconi e la democrazia. I suggerimenti di thefrontpage
Lo scandalo scoppiato attorno a Pier Paolo Zaccai, il consigliere regionale del Pdl fermato dalla polizia dopo aver partecipato ad un festino a base di cocaina e trans, è destinato a spegnersi nelle prossime ore. Lunedì, probabilmente, quanto accaduto all’esponente politico per molti cittadini sarà un solo ricordo.
Prima di archiviare il caso vale pena riflettere su come la vicenda è stata recensita dalla stampa italiana. Per la prima volta, dopo molto tempo, i giornalisti riconducibili a due schieramenti politici opposti hanno convenuto sottolineando gli sbagli di Pier Paolo Zaccai.
Sia Alessandro Gilioli, dell’Espresso, che Marcello Foa, del Giornale, hanno condannato l’esponente politico che si stava contraddistinguendo nel panorama italiano per via delle sue idee moralistiche.
Continua a leggere: Coca e trans: Pier Paolo Zaccai mette d’accordo tutti

In Consiglio dei ministri hanno realizzato un colpo degno della Banda Bassotti. Mentre i signori del governo erano intenti a capire perché stavano lì, ecco una proposta indecente che, in quanto tale, è passata al volo senza che nessuno avesse alcunché da eccepire. Si tratta dell’inviolabilità del superstipendio percepito da burocrati di alto rango e probabilmente basso rendimento.
Un attacco del genere sarebbe normale e prevedibile in uno degli editoriali al vetriolo che Marco Travaglio ogni giorno ci regala dalla prima pagina del Fatto. Ma il fatto che queste parole aprano un pezzo di Vittorio Feltri rende forse ancora più chiaro quale sia il vero orientamento del governo in carica circa le voci di spesa su cui incidere per far quadrare i conti.
L’unica piccola concessione al realismo la troviamo sopra il titolone, dove si legge Blitz in Consiglio dei ministri: no, il blitz è qualcosa di inatteso, rapido e, di solito, risolutivo. Queste porcherie invece sono attese, hanno una lunga storia e di certo non sono risolutive: nessuno ha fatto incursioni in Consiglio dei ministri, hanno solo fatto il loro lavoro, tutelando i ricchi come loro.
Festa del 2 giugno: stavolta lo ’scandalo’ sta nella celebrazione di Varese con Maroni e la gatta di Gino Paoli in sottofondo. Qualche anno fa si discusse invece del premier che si massaggiava le parti basse durante la parata. Qui patta ci cova
Gli americani difendono Israele dopo il blitz letale e l’Italietta stracciona si adegua. Naturalmente la Turchia si inalbera e lo scenario in Medio Oriente va degenerando rapidamente. Obama intanto balbetta confuso. Spara Gazate
Il Giornale di famiglia oggi oppone l’indole di un Tremonti “surgelato” a quella di un Berlusconi gioviale e aperto. Tuttavia il Cav sembra non poter fare a meno del suo “genio” al Tesoro. Mi findus di te
Il Fini che ostacola il capo del governo, che controcanta e fa la fronda. Poi compare il suo sosia mansueto, che si accoda e giura fedeltà al sultano. Due figure che si alternano come in un famoso film di Benigni. Johnny Bocchino

A poco più di 24 ore dai drammatici fatti riguardanti la Freedom Flotilla e l’assalto delle teste di cuoio israeliane, con nove morti e decine di feriti, lo sgomento è ancora molto forte. Molti quotidiani si sono espressi con grande preoccupazione, e per il fatto e per le possibili (probabili?) conseguenze sugli equilibri mediorientali e i rapporti tra Israele e Turchia.
Chi tra i quotidiani non sembra invece avere dubbi e perplessità è, tanto per cambiare, quello di Vittorio Feltri, che continua nella sua missione di spargere amore a piene mani titolando: “Israele ha fatto bene a sparare”, con una serie di improperi riguardanti i pacifisti, chiamati amici dei terroristi, etc.
La prima pagina de Il Giornale ha provocato reazioni molto forti, soprattutto dei cittadini e anche di alcuni lettori. Aiutamoci ancora una volta con Facebook: se andate sulla page de Il Giornale potrete notare taluni apprezzamenti ma anche una vagonata di insulti destinata al direttore e al suo quotidiano.
Continua a leggere: Freedom Flotilla: per Vittorio Feltri "Israele ha fatto bene a sparare"

Se solo quel Consorte avesse avuto la c minuscola sarebbe stato tutto più semplice. E invece …. Il 31 dicembre 2005 Il Giornale di famigghia pubblicò le intercettazioni delle telefonate tra Consorte Giovanni, il presidente di Unipol, e il segretario dei Democratici di sinistra Piero Fassino. Oggi la Procura di Milano crede di aver individuato chi fornì al quotidiano quelle registrazioni, che non erano ancora state depositate agli atti, neppure trascritte o riassunte.
Quei file, in cui si poteva sentire l’infelice affermazione “abbiamo una banca”, passarono direttamente dai computer della società Research control system (che curava le intercettazioni per conto dei magistrati) al tavolo della villa Berlusconi ad Arcore: lì il titolare dell’azienda le fece ascoltare a Paolo e Silvio Berlusconi e le consegnò all’editore del Giornale, cioè Paolo.
Per questo motivo, spiega il Corriere della sera, Paolo Berlusconi è indagato per ricettazione anche se, per bocca del suo avvocato (che stranamente e inaspettatamente è un senatore del Pdl) ha già lamentato la strana sollecitudine della Procura nel voler perseguire una banale fuga di notizie quando ce ne sono in continuazione e rimangono impunite. Insomma, così fan tutti…
Secondo Il Giornale della famiglia Berlusconi il ministro Calderoli avrebbe imbracciato la celtica scure per tagliare - brutalmente come l’immagine suggerisce - gli stipendi di ministri, parlamentari e castari vari. Addirittura una riduzione del 5% per i magri redditi di ministri, deputati e senatori. Di questa accettata sugli stipendi dei politici nazionali non troviamo invece traccia sulla prima pagina del Fatto, che ieri ha titolato significativamente Il ministro lascia la mancia. Il senso del titolo, ben spiegato nel pezzo di Paola Zanca, è drammaticamente semplice: questa sparata del taglio del 5%, ammesso che divenga mai realtà, è il solito spot del Governo per contare sull’effetto annuncio senza che poi accada nulla di rilevante.
Facendo due conti, Paola Zanca mette in evidenza che questa drastica riduzione porterebbe deputati e senatori a rinunciare a circa 800 euro al mese, a fronte di uno stipendio di 13 mila, mantenendo peraltro tutti gli altri benefit, come i viaggi gratuiti.
Per uno che di euro ne guadagna 15.000 al mese, non è proprio un cambiamento epocale: è poco più di un decimo della sua indennità mensile, a cui però vanno sommati i 4 mila euro di diaria che gli spettano per vivere a Roma, altrettanti per il rimborso forfettario delle spese elettorali, i 1.200 euro per le spese di viaggio, e altri 258 per il telefonino. Lo stesso vale per un senatore: ai 13 mila euro che porta a casa ogni trenta giorni (una parte del suo rimborso elettorale viene erogata al gruppo parlamentare) dovrà togliere 650 euro. Nemmeno la metà di quanto prende al mese per il rimborso delle spese di trasporto.
Non sarà che questa ridicolata del 5% serve per mettersi la coscienza in pace prima delle misure draconiane che già si annunciano per la prossima finanziaria? Voi che dite?