Gianfranco Fini: anticav. Voto 7+ Il leader di Fli riprende quota: “Cameron e Sarkozy a Tripoli e a Bengasi coi vertici libici, Berlusconi chiuso a Palazzo Grazioli coi suoi avvocati per le sue beghe”. A loro applausi e petrolio, a noi i costi delle bombe e gli immigrati.
Umberto Bossi: procav. Voto 4- I sindaci leghisti non scioperano contro la manovra per paura dell’atmosfera da regime che si respira nel Carroccio. Il Senatur li minaccia di espulsione dal partito e loro abbassano le orecchie. A loro le poltrone dorate, ai cittadini il conto salato.
Tremonti con candore sulla manovra: “Non abbiamo mica la bacchetta magica”. E infatti si vede. Mago Merdino
In Libia è caos quasi come nella maggioranza Pdl-Lega. Si pensa al dopo Gheddafi, ma intanto ancora si combatte. E un pugno di fedelissimi difende l’ex rais come farebbe solo un Bondi in forma con il Cavaliere. Nella buona e nella cattiva Sirte
La politica delegittimata da orge e festini ha pensato bene di tassare le rimesse degli immigrati. Che classe. Money…trans
Il premier è un benefattore e Tarantini un povero in canna. Allora chi è il cattivone in questa storia? O la borsa o Lavitola
Sembrava, quella del “caporalato”, una piaga superata sin dai tempi del mitico leader della Cgil Giuseppe Di Vittorio.
Invece la globalizzazione e le nuove ondate di immigrati l’hanno riproposta, specie al Sud, in versione 21esimo secolo, ancora più brutale del dopoguerra, con oltre 500 mila lavoratori sfruttati brutalmente, specie in agricoltura e edilizia.
La novità (buona) è la presentazione al Senato di un disegno di legge bipartisan che prevede pene tra cinque e otto anni di reclusione e multe salate per i “caporali” che sfruttano i lavoratori. Quindi è passata la battaglia dei sindacati, in particolare della Cgil, per considerare il “caporalato” (“intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro”) reato penale.
Lo sfruttamento, l’intimidazione, la violenza sono sempre state usate contro i lavoratori costretti dal loro stato di bisogno a subire tali coercizioni. E’ indubbiamente un passo avanti contro “intermediari” senza scrupoli al soldo di proprietari latifondisti e feudatari, di imprenditori fuori legge.
Un passo importante ma solo il primo. Dopo l’alt ai “caporali”, chi ferma i “padroni” dei “caporali” ? Tagliare i tentacoli diventa inutile se non si taglia la testa della piovra. Non è una battaglia sindacale. E’ una battaglia di civiltà.
Non è mai facile seguire le “capriole” di Umberto Bossi e lo è ancor meno in queste ore dopo lo “strappo” con il premier Silvio Berlusconi.
Ieri in un comizio a Domodossola il Senatur aveva gettato acqua sul fuoco: “La Lega non farà cadere il governo per la Libia”. Ma poco dopo arriva un’altra sparata: “Se Berlusconi non cambia posizione sulla Libia, allora può capitare di tutto, Noi non faremo un passo indietro”.
Il leader della Lega alza la vela dove tira il vento, è mosso esclusivamente da logiche di partito e interessi elettoralistici: poco gli importa dei bombardamenti, se non sollevare un nuovo polverone sull’invasione degli immigrati e giocare questa carta fra due settimane nelle elezioni amministrative con ripercussioni politiche nazionali. Le beghe politiche e la campagna elettorale contano più degli interessi del Paese.
Bossi da una parte tiene forte il sacco a Berlusconi e dall’altra cerca affannosamente di smarcarsi per rilanciare l’antica vocazione di partito di lotta e di governo. Di fatto, il capo del Carroccio abbaia ma non morde, ha perso lucidità e smalto, regge la borsa al Cavaliere e lo “ricatta” per avere in cambio ancora più libertà di manovra e più potere. Ma oltre non va, non può andare: se Bossi stacca la spina al governo, Berlusconi va a casa e il Senatur fa la stessa fine.
Il quadro, nella sua desolante nullità, è chiaro: Berlusconi e Bossi sono “condannati” a rimanere sotto lo stesso tetto, in caso contrario, per entrambi c’è l’ingresso in un vicolo senza uscita. Già alle prossime amministrative il Pdl perderà voti che la Lega non recupererà.
Così Berlusconi e Bossi, sempre più “incartati”, tireranno a campare. Intanto il governo prosegue nel suo stato confusionale. E l’Italia, sempre più priva di credibilità internazionale, rimane nella palude.
Deputati costretti in massa e a tempo pieno alla Camera per votare la legge che serve al Cav. Non conta partecipare al dibattito-fiume con attenzione. Allora ci si può distrarre per lunghi periodi e gli Ipad pullulano tra i banchi. C’è chi li usa per visitare siti web di dubbio interesse e chi si esercita con videogame di varia natura. Basta essere in aula per schiacciare il bottone quando interessa a Berlusconi. La voce dell’IPad-rone
L’onorevole Carlucci inorridisce di fronte ai testi scolastici eversivi vergati da storici staliniani o anti-berlusconiani a prescindere. Secondo l’ex soubrette, ad esempio, è impensabile che nel pantheon degli eroi risorgimentali non ci sia un posto per Mike Bongiorno. Meno male che c’è lei a indicarci il senso vero e profondo della storia patria. Giosuè Carlucci
Bufera su Castelli che non esclude l’idea di sparare agli immigrati. Tra pistole e fucili padani dove finiremo? Smarrita la (Be)retta via…
Sarkozy e il Cav, gemelli diversi. Si è sfaldato il sarkoberlusconismo? Così simili tra loro eppure in rotta sulle rotte dei disperati del Nord Africa. Ora si attende il vertice del 26 aprile. Faranno pace? Troveranno unità d’intenti? Più nani più belli
Pier Ferdinando Casini: smaschera. Voto 6+. Il leader dell’Udc: “L’immagine di Berlusconi davanti al Palazzo di Giustizia mi fa venire in mente il cappio sventolato dalla Lega in aula venti anni fa”. Chi di cappio ferisce, di cappio perisce. La storia (non) si ripete?
Roberto Castelli: maschera. Voto 3 -. Il viceministro alle strutture: “Respingere gli immigrati, delinquono, ma non possiamo sparargli, almeno per ora”. Non solo balle elettorali. Non possiamo mandarli a casa (premier, governo, parlamento), almeno per ora.
L’Ue volta le spalle all’Italia, il commissario Malmstrom dice che sull’ondata migratoria è tutto sotto controllo e Maroni si abbandona a parole di amara delusione. “Malmstronz!”
Il premier ha tanti sostenitori che lo considerano una vittima. Alfano, invece, non ha folle acclamanti alle sue spalle ed è accusato di concepire le leggi che riguardano la giustizia come abiti cuciti su misura per il Cav. Povero martire. Sarto subito
Berlusconi ‘manicheo’ in tribunale rivolto al pm che da tempo lo angustia: “Lei è il cattivo”. Ma come?!? De Pasquale è notoriamente buonissimo. Soprattutto in questo periodo. Colomba (De) Pasquale
E poi c’è la gaffe delle gaffe. Il capo del governo ammette di aver saputo subito che Ruby si prostituiva. E racconta: “La pagai per consentirle di lasciare quella vita e di comprare una costosa macchina depilatrice che le avrebbe permesso di metter su un centro estetico”. Carità…pelosa
Ogni occasione è buona per Massimo D’Alema, per farsi sentire nel Pd e dintorni sui temi dell’attualità politica. Stavolta approfitta dell’iniziativa interna “Mezzogiorno di fuoco” a Bari per sparare cartucce contro Berlusconi e il governo, ma anche per rassicurare sullo stato del Pidì.
«Una delle idee false di cui si discute – dice l’ex premier - è che siamo in una crisi mondiale ma l’Italia è uno dei Paesi che se l’è cavata meglio: questa è un’assoluta bischerata, sostenuta da autorevole commentatori su giornali cosiddetti indipendenti, di cui forse sarebbe il caso ci liberassimo. L’Italia negli ultimi dieci anni è l’ultimo Paese al mondo per crescita economica, salvo Haiti tutti gli altri se la sono cavata meglio».
Battuta al vetriolo sugli immigrati: «Io penso che se se ne andasse lui (Berlusconi ndr) non sarebbe rimpianto da nessuno… Il livello di discredito di cui gode il nostro Paese a causa sua è veramente impressionante». Semmai, «una delle principali ragioni per cui il Governo italiano dovrebbe lamentarsi dell’Europa è che i Governi europei somigliano troppo al governo italiano. Nell’Europa dei leghismi c’è sempre una Lega più a nord di noi. Persino Maroni risulta terrone per i tedeschi».
Infine, Baffino è ottimista sul Pd: «Se è obbligatorio dire che il Pd è spaccato, ognuno può dire quello che vuole. Però non vedo il fondamento di questa affermazione». Contento lui. Chissà se avrà niente da dire Matteo Renzi il … “rottamatore”?
Sorride a denti stretti il ministro Roberto Maroni dopo l’incontro sugli immigrati con il collega francese Claude Gueant. Al di là delle belle frasi di circostanza: “pattugliamento comune”, il nodo dei migranti non si è allentato di una virgola e la patata bollente resta tutta intera nel gozzo dell’Italia e degli italiani.
Il ministro francese con una mano ha detto sì a Maroni (gli immigrati possono entrare in Francia e muoversi in Europa come dettano le norme di Schengen), ma con l’altra ha di fatto reso impossibile la fattibilità della proposta italiana (il permesso temporaneo è valido solo se l’immigrato arriva in Francia con in tasca anche un passaporto valido e almeno 62 euro al giorno per sbarcare il lunario oltr’alpe). Come chiedere a un indù di recitare a memoria la Divina Commedia.
Insomma, Maroni e il governo italiano, dopo solenni dichiarazioni e … minacce ai cugini d’oltralpe, hanno fatto la fine dei pifferi di montagna: partiti per suonarle, sono stati suonati. Sarkozy ha fatto passare la sua linea di lasciare la Francia fuori dal bubbone: le frontiere, di fatto, resteranno chiuse e gli immigrati rimarranno tutti sul nostro groppone.
Come volevasi dimostrare. Chissà come gode il Senatur! Governo di pasticcioni e impotenti.
Massimo D’Alema: ritornano spesso. Voto 5-. Il lider Maximo corre in soccorso del suo traballante segretario-delfino Bersani per la crociata del Pd anti Bossi: “Dura guerra alla Lega!”. Chiudono la stalla dopo che i buoi sono usciti. E’ solo questione di urne.
Alfredo Mantovano: ritornano sempre. Voto 4. Passo indietro (scontato) del sottosegretario che ritira le dimissioni date per il caos immigrati a Manduria. Il premier è sempre molto convincente: insuperabile carisma. O è solo una questione di prezzo?