Come volevasi dimostrare: sull’immigrazione la Ue boccia l’Italia. Meglio sarebbe dire, la Ue sbatte le porte in faccia al governo e lascia il Belpaese in brache di tela, con la patata bollente dei migranti in mano.
Sconsolato e polemico il commento del ministro Roberto Maroni, all’uscita del consiglio dei ministri a Lussemburgo.«L’Italia è lasciata sola a fare quello che deve fare e che continuerà a fare. Mi chiedo se davvero abbia un senso continuare in questa posizione, a far parte dell’Unione Europea. È stato un incontro deludente e la linea passata è quella che l’Italia deve fare da sola. La riunione si è conclusa con un documento, sul quale c’è stata la mia astensione, che non prevede alcuna misura concreta. Noi, quando c’è stato bisogno, abbiamo espresso la nostra solidarietà verso la Grecia, l’Irlanda e il Portogallo. Ma a noi, in questa situazione di grave emergenza, ci è stato detto ‘cara Italia, sono affari tuoi e devi fare da sola’».
Chiosa Maroni: «Meglio soli che male accompagnati». Già. Chi semina vento raccoglie tempesta. Dov’è finito il celodurismo federalista di Bossi? Dove sono finite le pacche sulle spalle di Berlusconi? Siamo alla frutta (avariata).
Si vedrà domani a Bruxelles se, al meeting europeo sull’immigrazione, Silvio Berlusconi e i suoi ministri faranno come i cani dei contadini che da lontano abbaiano per poi, alla resa dei conti, tornare a nascondersi nella loro cuccia.
Allo stato attuale, l’Italia è “isolata” e il governo è rimasto col cerino in mano. Premier e ministri da giorni passano da dichiarazioni esultanti di “problema risolto” a “previsioni catastrofiche”, lamentandosi con i partner europei e arrivando alle minacce di “uscire dall’Europa”, come annunciato ieri a Lampedusa dal nostro capo del governo.
Oramai l’Italia è in “guerra” con tutti: contro Francia, Germania, la Gran Bretagna, tutta l’Europa perché tutti “sordi e ciechi alle legittime richieste italiane”. La posizione del governo è nota: l’Italia sopporta un peso ingiusto ed eccessivo di immigrati, l’Europa deve fare di più e assicurare una più equa ripartizione dei flussi migratori e dei richiedenti asilo. Ma nessuno si pone una semplice domanda: perché l’Europa ci ha lasciato soli? Innanzi tutto perché contano i numeri sull’immigrazione in Europa.
Dai dati dell’Onu (World Population Report 2010) risulta che l’Italia negli ultimi anni ha subito un forte incremento di immigrati: oggi sono circa 4,3 milioni pari al 7,1% della popolazione. Ma è la percentuale più bassa d’Europa. Con l’Austria al 15%, la Germania al 12,3% (10 milioni di immigrati), la Francia al 10,2% (6,2 milioni), la Spagna al 10,8% (4,8 milioni) e solo il Belgio sta come noi.
Ma ci sono gli immigrati che chiedono asilo politico. Allora? Anche in questo caso la risposta sta nei numeri, quelli forniti nel rapporto annuale dell’UNHRC, la commissione delle Nazioni Unite sui rifugiati. Quei dati ci dicono che nel 2010 la Francia è stato il paese del mondo, dopo gli Stati Uniti, con il maggior numero di richiedenti asilo: 47.800, seguito dalla Germania con 41.300, dalla Svezia con 31.800 e dal Regno Unito con 22.100 richieste. L’Italia, che in passato aveva dovuto evadere un numero piuttosto elevato di pratiche arretrate (30.000 nel 2008), nel 2010 ha avuto soltanto 8.200 richieste di asilo, un sesto di quella francesi.
Con questi numeri, non è difficile prevedere quale sarà la risposta che avranno dall’Europa domani a Bruxelles i ministri Frattini e Maroni. A quel punto ci piacerebbe vedere la faccia di Umberto Bossi. E quella di Silvio Berlusconi. Aspettare per ridere. O piangere.
Sugli immigrati il governo annaspa e non trova la quadra, con Bossi, da una parte, che grida “Fora d’i ball” e Berlusconi, dall’altra, che teme lo “tsunami umano” e dice che “la soluzione sono i rimpatri”.
Se non altro, il Senatur ha una sua… “coerenza”, impegnato a spremere ogni emergenza come un limone, in funzione elettorale. Ma il Premier?
Era il 27 agosto 2009, quando Berlusconi concedeva alla televisione magrebina Nessma TV una intervista in cui affrontava il nodo immigrazione in tutt’altro modo e in tutt’altro tono.
“A chi viene in Italia – annunciava il Cavaliere caritatevole e quasi con le lacrime - daremo casa e lavoro”.
Chi ricorda i comizi del dopoguerra, quando certi oratori di destra (e di sinistra) promettevano “pane e lavoro” e la piazza rispondeva: “Ci basta il pane!”. Cambiano i tempi, cambiano i personaggi. Ma la politica Made in Italy è sempre (più o meno) la stessa.
Umberto Bossi: sparaballe. Voto 4-. Il Senatur: “L’import e l’immigrazione sono due facce dello stesso problema, si deve quotare sia gli immigrati in entrata sia le merci, se no c’è il caos”. Talis filius (il “trota”) talis pater.
Pier Luigi Bersani: sparavuoto. Voto 5-. Nel Pd continua la fuga di amministratori e dirigenti locali e la “minoranza” interna gode e rinvia al dopo elezioni di maggio la battaglia finale contro il segretario. Pd, ultimo miglio?
Giorgio Napolitano: eccesso di zelo. Voto 6-. “L’Italia ce la farà perché si è diffuso un nuovo spirito di orgoglio e di fiducia, c’è la volontà di rafforzare la nostra unità e la coesione nazionale”. Troppa grazia. Immigrazione caos, docet.
Giulio Tremonti: eccesso di caos. Voto 5-. Il super ministro dell’economia spara le sue certezze a “In Mezzora” su Rai 3: “Se avessimo il nucleare cresceremmo molto di più”. Specie in edilizia, per fare cimiteri. Caos: Giappone (non) docet.

Sono ormai decenni che in Italia si parla del problema Immigrazione, ovvero la gestione del flusso di persone non italiane che arriva nel nostro paese in cerca di una vita se non migliore perlomeno dignitosa.
Questo ha portato alcuni schieramenti, in primis la Lega Nord, a fare di questo problema un cavallo di battaglia politico sulla pelle di queste persone. Il problema però soprattutto negli ultimi anni si sta rovesciando: chi ci vuole venire più in un paese alla deriva come come l’Italia? I dati lo confermano - di ieri lo spaventoso aggiornamento sulla disoccupazione giovanile - adesso sono gli stessi cittadini italiani che emigrano in cerca di una vita migliore.
Secondo i dati forniti dal Viminale e contenuti nel decreto del Ministro dell’interno sono più di 4 milioni gli emigrati italiani all’estero registrati alla fine del 2010, con un incremento di 200 mila unità rispetto all’anno precedente. Dati che confermano come l’Italia, nonostante lo spauracchio di invasione degli immigrati e pur accogliendo consistenti flussi migratori, continua in modo sempre maggiore ad essere un paese di emigrazione. Ritorno agli anni 50′?

Alzi la mano chi ha provato un minimo stupore di fronte al coinvolgimento dell’Italia nel rapporto di Human Rights Watch, 649 pagine per descrivere le zone nel mondo in cui i diritti umani sono più calpestati quando non palesemente ignorati da governi e semi democrazie.
Russia, Egitto, Arabia Saudita, Cina e Italia. La relazione è lunga e accurata e interamente scaricabile dal sito, ma andiamo a vedere con particolare attenzione la parte dedicata all’Italia.
Inizia così:
Racist and xenophobic violence and hostile political discourse remained a pressing problem
Immagine|Flickr
Continua a leggere: Razzismo e xenofobia: per Human Rights Watch ecco l'Italia del terzo millennio
A Villa Campari sembra aver vinto Bossi (ma va!?). La maggioranza prosegue il cammino così, senza elezioni e senza inglobare l’Udc. Tirare a Campari
Il ‘feroce’ Maroni ha determinato una modifica delle rotte dei migranti e della natura delle imbarcazioni usate dai trafficanti. Ora i disperati arrivano da sud-est a bordo di eleganti velieri. Ergo: il ‘celodurismo’ leghista ha solo spostato il problema. Cazzo…la randa
Wikileaks è pronto a pubblicare altri documenti segreti (ma forse edulcorati) targati Usa. L’intelligence americana non ne può proprio più. Cia rotto le p…
Cosa fa Gianni Alemanno? Studia da super-sindaco di una futura, potente Roma Capitale? O studia da vicepremier berlusconiano? Studia da sostituto di Fini nel Pdl oppure studia da coordinatore unico del partito? Magari studia invece da successore del Cav in una prospettiva di medio termine. In ogni caso, il primo cittadino dell’Urbe studia troppe cose insieme e si dimentica di amministrare. La Lupa e il secchione
Il 28% dei disoccupati stranieri sarebbe già pronta a tornare nel proprio paese d’origine. In Italia, secondo quanto sostenuto da Andrea Stuppini per lavoce.info, rimarrebbero solo nel caso in cui riuscissero a trovare un lavoro nei prossimi sei mesi.
La notizia ha una rilevanza politica poiché il Governo non ha previsto un rimborso per questi lavoratori che prima di ipotizzare un ritorno in patria, con le proprie occupazioni, hanno fornito all’Inps 200 milioni di euro.
Questa situazione si sarebbe venuta a creare dopo l’approvazione della legge Bossi/Fini secondo la quale un lavoratore, in assenza di un accordo specifico con il paese d’origine, lascerebbe all’Italia i propri contributi nel caso in cui decidesse di ritornare in patria.
Continua a leggere: Immigrazione: l’Inps ringrazia i lavoratori extracomunitari

Se lo dice lei! Lei chi? Letizia Moratti sindaco di Milano, capperi!
“I clandestini che non hanno un lavoro regolare, normalmente delinquono”.
Letizia dixit. La prima cittadina meneghina non ha peli sulla lingua e ci va giù secca, durante un convegno all’Università Cattolica di Milano dedicato all’immigrazione e all’integrazione.
L’affermazione pronunciata dal sindaco nell’Aula Magna dell’ateneo alla presenza del ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ha suscitato brusii dissensi da parte del pubblico in platea.
In questa seconda Repubblica, politici e esponenti delle istituzioni sembrano davvero “cani sciolti”. Senza offesa per l’amico dell’uomo.
Una frase così, nei tempi andati, avrebbe provocato odg in consiglio comunale, interpellanze in parlamento, assemblee e dibattiti a non finire. E, in ogni caso, avrebbe portato innanzi tutto alle dimissioni del sindaco.
E adesso? C’è la corsa a chi la dice più grossa. La … “cazzata”.