
Mai come in queste ore è importante non concentrarsi sul colore politico di Gianni Alemanno, sindaco di Roma in quota PdL. Nella capitale sono in constate aumento le aggressioni razziste, per lo più ai danni degli immigrati residenti in Italia con regolare permesso di soggiorno.
Il Corriere della Sera ha raccolto la protesta della comunità locale bengalese che al quotidiano ha denunciato il numero di aggressioni avvenute negli ultimi due anni. Secondo i dati forniti dai diretti interessati contro di loro si verificano episodi di razzismo ogni 40 giorni.
Malgrado gli allarmanti dati le istituzioni locali non si sono ancora attivate per migliorare la convivenza tra i diversi gruppi di persone. Per capirlo è sufficiente riflettere sull’aggressione subita da Manfredi Alemanno. Il figlio del primo cittadino della capitale sarebbe stato aggredito da un gruppo di immigrati.
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“Sostenere l’importanza dell’immigrazione per la tenuta socio-economica del paese”. Questo, a parole, l’obiettivo del primo storico sciopero degli immigrati italiani, per la verità ispirato dall’analoga iniziativa di vari altri paesi europei tra cui Francia, Spagna e Grecia, e appoggiato da varie forze politiche di collocazione più o meno omogenea, come Sinistra e Libertà, Rifondazione Comunista e Partito Democratico.
Slogan retorici a parte, risulta però difficile comprendere appieno lo scopo di un’iniziativa del genere. In primo luogo perché non raduna una categoria di lavoratori, come d’uso, ma un gruppo di etnie che non si vede che cos’abbiano in comune. Un lavoratore regolare è un lavoratore regolare, che sia cinese, africano o italiano; dunque perché dovrebbe aderire a uno sciopero a base etnica?
L’impressione generale che se ne ha è di una generica protesta contro il razzismo, un po’ come si faceva ai tempi della scuola per evitare le interrogazioni. I picchetti tattici per manifestazione si sprecavano e se proprio non c’era nessun motivo per non andare in classe, quello del razzismo era un “sempreverde”.
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Gli scontri avvenuti ieri nella cittadina calabrese di Rosarno tra immigrati e italiani hanno portato molti a interrogarsi sulle cause di una tale improvvisa esplosione di violenza. Il ministro degli Interni Roberto Maroni ha voluto dare a vedere di avere le idee molto chiare, dichiarando:
A Rosarno c’è una situazione difficile come in altre realtà, perchè in tutti questi anni è stata tollerata, senza fare nulla di efficace, un’immigrazione clandestina che ha alimentato da una parte la criminalità e dall’altra ha generato situazione di forte degrado
Un modo di liquidare la questione deciso, che però rischia di lasciare insoddisfatti quanti siano alla ricerca di soluzioni, e non di capri espiatori. E’ ovvio infatti che la presenza di immigrati è una condizione necessaria affinchè ci siano rivolte degli stessi, proprio come la presenza di maschi è un presupposto assolutamente necessario al fenomeno dello stupro. In entrambi i casi, però, siamo ben lungi dall’aver trovato le vere cause.
Gli immigrati nelle regioni italiane: alcuni dati



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La progressiva metamorfosi di Gianfranco Fini in leader di una nuova destra di stampo europeo e non populista (o, secondo i suoi detrattori, il suo spostamento a sinistra) è uno dei temi politici più discussi di questi mesi.
Pochi si sono chiesti, tuttavia, se a questa serie continua di svolte e dichiarazioni ad effetto corrisponda un effettivo mutamento di pensiero politico, o se non si tratti invece di una semplice operazione di marketing, volta più che altro a distinguersi dal rivale Berlusconi.
Un banco di prova interessante a questo proposito è il tema dell’immigrazione. Sul quale il presidente della Camera non ha certo lesinato dichiarazioni e proposte controcorrente. Che contrastano però in maniera stridente con l’attuale legge di regolazione dell’immigrazione, che porta (anche) il suo nome.

A Silvio Berlusconi non piacciono i portavoce. Decide lui chi deve dire cosa, ma questa è storia vecchia. Voleva parlare con D’Alema quando parlava Prodi, con Prodi quando parlava Rutelli, stavolta se la prende con Denis Abbott, un portavoce dell’esecutivo dell’Unione Europea che aveva chiesto informazioni a Italia e Malta sul caso del respingimento di un barcone di immigrati.
Come segnalato da Polisblog poco fa, Roberto Maroni ha detto la sua, affermando che “i respingimenti andranno avanti”. Ma per il Premier sembra che il problema non siano i respingimenti, quello che lo ha infastidito è che a chiedere spiegazioni non sia stato Barroso, ma appunto Denis Abbott, che di mestiere non fa il Presidente della Commissione Europea.
“Non daremo più il nostro voto, bloccando di fatto il funzionamento del Consiglio, ove non si determini che nessun commissario e nessun portavoce di commissario possa intervenire più pubblicamente su alcun tema”

Anche questa settimana al centro del ciclone dei media stranieri vi è stato Berlusconi, i suoi scandali e le sue strategie, tanto che abbiamo dovuto dedicare a tutto questo, oltre alla consueta puntata della rassegna stampa estera, anche uno speciale centrato sulle cause contro i giornali europei e sullo scontro con il Vaticano.
Così facendo però rischiamo di perdere di vista altri temi cui la stampa straniera ha dedicato molta attenzione nel corso di quest’ultima settimana. Fra tutti, l’immigrazione e il rapporto del nostro paese con la Libia. L’olandese Trouw ha ad esempio stabilito un legame tra le politiche italiane e la recente tragedia dei 73 dispersi nel canale di Sicilia:
Le leggi italiane, diventate più severe, hanno scatenato paura nel mondo marittimo; ripescare un migrante dall’acqua può costare caro ad un capitano. “Le eventuali conseguenze del soccorso ad un profugo -problemi giuridici, perdita di tempo e quindi di denaro a causa della trafila burocratica- pesano ora più dell’obbligo di salvare una vita”, dice Boldrini dell’UNHCR
Continua a leggere: Rassegna stampa estera: l'immigrazione, Malta e la visita di Berlusconi in Libia

A pochi giorni dall’annuncio della costruzioni di nuove carceri a carico di privati il Ministro della Giustizia Angelino Alfano ha ipotizzato una nuova soluzione per risolvere il problema del sovraffollamento di queste strutture.
Secondo il Guardasigilli è necessario un intervento dell’Unione Europea poiché le carceri progettate per il territorio italiano, secondo il Ministro Alfano, sono state costruite per contenere solo i cittadini residenti nel nostro paese e non per gli extracomunitari.
Al di là di tutte le considerazioni che si possono fare sul distinguo tra criminali italiani e no è, concettualmente, interessante osservare come uno degli esponenti politici più discussi al momento replicando la strategia del collega Franco Frattini abbia confermato i pregiudizi che gli analisti, e non solo, hanno nei suoi confronti.

Silvio Berlusconi ha fatto, ahimè, scuola se Dario Franceschini è costretto ad organizzare un incontro con gli extracomunitari che hanno perso più di 70 compagni durante l’ennesimo viaggio della speranza.
Probabilmente per il leader dell’opposizione, ignaro del dibattito tra Ue e Italia per evitare sciagure di questo tipo, è sufficiente essere ritratto come l’ennesimo buon samaritano. Per l’ex vice di Walter Veltroni è inutile avere un’opinione sull’immigrazione clandestina.
Comportamenti analoghi si registrano anche nell’altro schieramento. Gianni Alemanno ha infatti annunciato un suo intervento al Gay Village dopo l’aggressione omofoba avvenuta la scorsa settimana.
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L’Unione Europea ha deciso di replicare alle dichiarazioni del Ministro degli Esteri Franco Frattini, secondo il quale la comunità internazionale non darebbe il giusto supporto al nostro paese per risolvere i problemi connessi all’immigrazione clandestina.
Secondo quanto dichiarato dal portavoce della Commissione Ue Dennis Abbott l’Europa sta già spendendo parecchi soldi per la risoluzione di questi problemi su cui, come ammette lo stesso esponente politico, non è stata ancora trovata una soluzione. Previsti, a tal proposito, incontri tra il vicepresidente della Commissione Jacques Barrot e i governi turco e libico dopo quelli già realizzati a Malta, nelle Canarie e in Grecia.
Fermo restando che ogni paese ha il dovere di evitare stragi, come quella registrata la scorsa settimana, e che la comparazione con la Shoah ipotizzata dal Vaticano è tutto tranne che fuori luogo credo sia lecito chiedersi a questo punto chi abbia ragione tra l’Italia e l’Europa.
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A pochi giorni dalla ripresa dei lavori parlamentari credo sia lecito domandarsi che fine abbia fatto il PD. Dove, evidentemente, si sia nascosto il partito dell’opposizione più votato alle ultime elezioni.
A nulla sono servite le spesso criticabili idee partorite nelle ultime settimane dalla Lega. Il Partito Democratico è sempre stato lì. In silenzio. A contenere, paradossalmente, le boutade del Carroccio ci ha pensato il Popolo della Libertà.
Chi di dovere, a sinistra (o quella che si spaccia per tale), era impegnato in altre attività ben più importanti. Da quanto pubblicato dai giornali, in questo fine settimana di agosto, apprendiamo ad esempio l’inizio della promozione di “Noi”, il nuovo libro di Walter Veltroni.