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“la Corte di Giustizia europea si pronuncerà per l’incompatibilità del reato di immigrazione clandestina con la direttiva europea sui rimpatri”
David Sassoli (Pd), 1 aprile 2011 |
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I grossi avvenimenti internazionali delle ultime settimane - il disastro di Fukushima e la guerra nella Libia di Gheddafi - hanno avuto serie ripercussioni sulla vita politica italiana. I quotidiani stranieri non hanno potuto fare a meno di notarlo, e di fornire il loro punto di vista.
Il brasiliano Terra ad esempio considera la situazione nostrana come emblematica di quella europea:
L’Italia è il simbolo di un continente che cerca di camminare verso il futuro tenendo i piedi bloccati nel passato. La guerra in Libia e il fallimento dei tentativi di raffreddare i reattori nucleari danneggiati di Fukushima potrebbero far cambiare gli orientamenti della politica energetica locale
Continua a leggere: Rassegna stampa estera: Italia, nucleare e Libia

Chi in queste ore sta raccontando al Paese il soggiorno italiano di Gheddafi ha deciso di omettere dalle proprie cronache la contestazione che Amnesty International ha deciso di fare al colonnello attraverso una lettera pubblica inviata a Silvio Berlusconi.
Secondo l’associazione umanitaria il Presidente del Consiglio dovrebbe affrontare con l’esponente libico quanto sta accadendo nel proprio paese dove, stando alle informazioni diffuse dalla stessa Amnesty International, si persiste a torturare i prigionieri.
Libertiamo di Benedetto Della Vedova, omettendo quanto denunciato da Amnesty International, ha deciso di spiegare il benvenuto circense dato all’esponente politico fornendo ai propri utenti informazioni riguardanti l’accordo commerciale che l’Italia ha stipulato con la Libia.
Continua a leggere: Amnesty International contro il folklore di Gheddafi
Sembra proprio che il binomio immigrazione-sicurezza, dopo mesi di assenza dal dibattito politico, stia per fare la sua rentrée in grande stile. Le ragioni ho cercato di spiegarle in un post ieri, ma si possono riassumere in due parole: perchè fa comodo a PdL e Lega, in vista di possibili elezioni anticipate.
Chi sembra non essersene accorto è l’opposizione: la quale, invece di scongiurare uno scontro politico su un terreno che è tradizionalmente favorevole ai suoi avversari, pare aver scelto una linea politicamente suicida.
Basta osservare il modo in cui esponenti di Pd e IdV si sono affrettati a commentare la notizia che gli sbarchi a Lampedusa avrebbero da qualche tempo ripreso consistenza.

Forse non ci avete fatto caso, ma sono mesi che non si sente più parlare di immigrazione, nè di sicurezza. Tutto contribuisce a dare l’impressione che dopo l’arrivo dei militari nelle strade (e dopo la rivolta di Rosarno) questi due fenomeni - da molti politici considerati come sinonimi - non siano più un problema all’ordine del giorno del paese, nè della politica.
Secondo molti osservatori questo fa parte di una strategia della disinformazione, operata dal complesso politico-mediatico che fa capo a Silvio Berlusconi, che tenderebbe ad enfatizzare i dati su criminalità e ingressi clandestini quando è all’opposizione o nelle prime fasi del proprio arrivo al governo, per poi smettere una volta preso qualche provvedimento di sicuro effetto mediatico.
In questi primi giorni di agosto, però, questi intermittenti cavalli di battaglia del centrodestra sembrano voler tornare al centro del dibattito. Il perchè è intuibile fin dal titolo dell’intervista di ieri del ministro della Difesa a “Repubblica”: “La Russa sfida i finiani “Norme più dure sull’immigrazione”".
Continua a leggere: Immigrazione e sicurezza tornano sull'agenda politica? Ecco perchè succede

Il settimanale Internazionale ieri ha pubblicato una notizia che potrebbe far discutere molto nei prossimi giorni. Stando a quanto riportato dal magazine, che riporta sul proprio sito una notizia di El País, il Governo italiano ha espulso Faith Aiworo.
Faith (23 anni) è scappata dalla Nigeria, dove viveva, dopo aver ucciso il proprio datore di lavoro che aveva tentato di violentarla. Arrivata a Bologna la ragazza avrebbe potuto subire le stesse violenze da cui era scappata se un gruppo di cittadini, sentendo delle urla sospette, non avessero chiamato la polizia.
Le forze dell’ordine, dopo aver scoperto che Faith si era introdotta nel nostro paese senza permesso, lo scorso 20 giugno l’hanno rispedita in Nigeria dove la donna, che non aveva fatto in tempo a presentare all’Italia i documenti per l’asilo politico, sarà giustiziata per il crimine che ha commesso prima di scappare.
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Tutti i presunti ragionamenti elargiti dagli esponenti politici scompaiono davanti all’attualità. Durante lo scorso fine settimana la Corte Costituzionale si è espressa a favore di Enrico Rossi e della sua capacità amministrativa in Toscana dove lavora in qualità di Presidente di Regione.
La gestione, in quota Pd, di Rossi era stata contestata dal Governo Berlusconi secondo il quale la tutela locale dei cittadini stranieri a scapito delle persone italiane i cui diritti, stando a quanto sostenuto dall’amministrazione nazionale, erano messi in pericolo da chi in Italia arrivava come rifugiato.
“La Corte costituzionale - sostiene Enrico Rossi a Repubblica - ha dichiarato inammissibile e non fondato il ricorso del Governo Berlusconi sulla Legge regionale che norma l’accoglienza, l’integrazione e la tutela dei cittadini stranieri in Toscana. E’ una vittoria della ragione e della civiltà.
Il 28% dei disoccupati stranieri sarebbe già pronta a tornare nel proprio paese d’origine. In Italia, secondo quanto sostenuto da Andrea Stuppini per lavoce.info, rimarrebbero solo nel caso in cui riuscissero a trovare un lavoro nei prossimi sei mesi.
La notizia ha una rilevanza politica poiché il Governo non ha previsto un rimborso per questi lavoratori che prima di ipotizzare un ritorno in patria, con le proprie occupazioni, hanno fornito all’Inps 200 milioni di euro.
Questa situazione si sarebbe venuta a creare dopo l’approvazione della legge Bossi/Fini secondo la quale un lavoratore, in assenza di un accordo specifico con il paese d’origine, lascerebbe all’Italia i propri contributi nel caso in cui decidesse di ritornare in patria.
Continua a leggere: Immigrazione: l’Inps ringrazia i lavoratori extracomunitari

Mai come in queste ore è importante non concentrarsi sul colore politico di Gianni Alemanno, sindaco di Roma in quota PdL. Nella capitale sono in constate aumento le aggressioni razziste, per lo più ai danni degli immigrati residenti in Italia con regolare permesso di soggiorno.
Il Corriere della Sera ha raccolto la protesta della comunità locale bengalese che al quotidiano ha denunciato il numero di aggressioni avvenute negli ultimi due anni. Secondo i dati forniti dai diretti interessati contro di loro si verificano episodi di razzismo ogni 40 giorni.
Malgrado gli allarmanti dati le istituzioni locali non si sono ancora attivate per migliorare la convivenza tra i diversi gruppi di persone. Per capirlo è sufficiente riflettere sull’aggressione subita da Manfredi Alemanno. Il figlio del primo cittadino della capitale sarebbe stato aggredito da un gruppo di immigrati.
Continua a leggere: Roma: aggredito il figlio di Gianni Alemanno da un gruppo di immigrati
“Sostenere l’importanza dell’immigrazione per la tenuta socio-economica del paese”. Questo, a parole, l’obiettivo del primo storico sciopero degli immigrati italiani, per la verità ispirato dall’analoga iniziativa di vari altri paesi europei tra cui Francia, Spagna e Grecia, e appoggiato da varie forze politiche di collocazione più o meno omogenea, come Sinistra e Libertà, Rifondazione Comunista e Partito Democratico.
Slogan retorici a parte, risulta però difficile comprendere appieno lo scopo di un’iniziativa del genere. In primo luogo perché non raduna una categoria di lavoratori, come d’uso, ma un gruppo di etnie che non si vede che cos’abbiano in comune. Un lavoratore regolare è un lavoratore regolare, che sia cinese, africano o italiano; dunque perché dovrebbe aderire a uno sciopero a base etnica?
L’impressione generale che se ne ha è di una generica protesta contro il razzismo, un po’ come si faceva ai tempi della scuola per evitare le interrogazioni. I picchetti tattici per manifestazione si sprecavano e se proprio non c’era nessun motivo per non andare in classe, quello del razzismo era un “sempreverde”.
Continua a leggere: Oggi il primo sciopero degli immigrati in Italia. Cui prodest?