Si scherza con il fuoco. E il fuoco brucia. Il dramma greco rischia di espandersi in Europa.
La Moody’s avverte che c’è un forte pericolo contagio per le banche in Spagna, Portogallo, Irlanda, Gran Bretagna e Italia. La moneta unica è sotto pressione, ai minimi storici. C’è un’emergenza economica e una emergenza sociale che riguarda l’intero continente.
Stanno peggio quei paesi come l’Italia che hanno le peggiori performances di debito con l’estero, di debito pubblico e di crescita economica. Ecco perché l’Italia è a rischio.
E un Governo oramai debole e impotente com’è quello di Berlusconi, apre la porta a manovre speculative incontrollabili e molto pericolose. Ancora una volta le rassicurazioni del Premier e del ministro Tremonti sono infondate e rasentano l’irresponsabilità.
La destabilizzazione economica porta comunque, non solo in Italia, a un riassetto e a una necessità di ristrutturazione del quadro politico. In palio c’è la nuova spartizione economica del mondo e in Europa una divisione fra Stati di serie A e Stati di serie B. L’Italia, sempre più “italietta”, sta entrando a forte velocità in questa nuova dimensione negativa.
In questo quadro, la Lega alimenta il fantasma dell’immigrazione e spinge per lo spezzettamento della Nazione, forzando ulteriori chiusure e lacerazioni. Il Pdl è squagliato. Così come il Governo, sotto i colpi di scandali a ripetizione. Il Premier è “out”. La nave è oramai senza nocchiero.
Maroni fa gli accordi bilaterali con i Paesi africani e pensa così di aver risolto il problema dell’immigrazione clandestina. Ma solo un 10% degli irregolari arriva via mare. Prenderla sotto Gambia
Napolitano inizia a festeggiare l’Unità, però la Lega cerca di sminuire la cosa. E la nostra coscienza nazionale viene presa a picconate in modo sistematico e ragionato. Sv-Anita Garibaldi
Il Cav: “In Italia c’è fin troppa libertà di stampa“. E’ una minaccia? Te ne pentiRai
Il coordinatore del Pdl Denis Verdini è indagato per una storia di appalti nel settore eolico. Il premier sta perdendo la pazienza. Gli girano le pale
Pochi giorni dopo il secondo sciopero degli immigrati è uscito per ChiareLettere “Grazie”, il nuovo saggio di Riccardo Staglianò. Intervistato da polisblog.it l’autore ha condiviso con questo sito una serie di spunti davanti ai quali ogni introduzione potrebbe rivelarsi superflua.
“Grazie” è uscito dopo il secondo sciopero nazionale organizzato dagli immigrati. Dal suo punto di vista, in virtù del lavoro che svolge come giornalista, cosa pensa della mobilitazione?
Penso un gran bene della mobilitazione, peccato che non c’è stata. Quella del primo marzo era una bella idea, che però è rimasta un’idea che, come diceva Gaber “finché resta un’idea è soltanto un’astrazione/se potessi mangiare un’idea avrei fatto la mia rivoluzione”.
Ho cominciato a lavorare al libro oltre un anno fa, quando di sciopero non si parlava. Il servizio di copertina del Venerdì sullo stesso tema è di circa due anni fa, e lì provavo a immaginare cosa sarebbe successo se si fossero fermati.
Continua a leggere: Intervista - polisblog incontra Riccardo Staglianò autore di “Grazie”
La significativa avanzata elettorale del Carroccio alle ultime regionali ha attirato l’attenzione dei media stranieri, alcuni dei quali hanno cercato di spiegare il fenomeno-Lega ai propri lettori. Ad esempio il francese Le Monde ha mandato un inviato in una sezione milanese del partito:
In seguito alle sue vittorie elettorali in Veneto e Piemonte, la Lega vuole sistematizzare la ricetta del suo successo: forte presenza dei propri militanti sul territorio e formazione dei dirigenti, come faceva in altri tempi il Partito Comunista Italiano. (..) È Donato Trevisan ad aver avuto l’idea di questi “corsi serali” settimanali: “Bisogna, da un lato, spiegare che il federalismo è coessenziale alla nostra storia, e farla conoscere é alla base della [politica] del partito. Ciascuno dei presenti questa sera è un missionario, in seguito incaricato di riportare agli altri militanti quanto è stato detto. È una sorta di evangelizzazione.”
Continua a leggere: Rassegna stampa estera: la Lega Nord vista da lontano

Che il Pdl fosse il partito del Presidente lo si sapeva da tempo. Ieri, se ancora ve ne era la necessità, si è avuta l’ennesima conferma.
Il discorso di Fini, un monologo di quasi cinquanta minuti, ha provato a scalfire un muro che alla luce dei fatti si è rivelato invalicabile. Per adesso.
I numeri, dopo la replica di Berlusconi, sono stati nettamente a favore del Presidente che si è accaparrato quasi 150 voti a fronte dei 13 per il “dissidente” Fini.
Continua a leggere: Berlusconi vince ma Fini si prenota per il futuro

Dove eravamo rimasti? Al … “Finimondo”!
Con il cofondatore del Pdl contestatore totale e senza pietà: su Lega, giustizia, legalità, immunità di casta, unità nazionale, federalismo, immigrazione, democrazia, leadership, partito.
Con il muso d’uro e livoroso di Berlusconi che grida a Fini: “Guastatore! Dimettiti da presidente della Camera!”.
Con la “parade” dei “Cavaliere fans”, lautamente pagati, genuflessi di fronte al padre padrone. Con l’approvazione di un documento fotocopia di quelli che faceva passare Stalin nel plenum della terza internazionale.
E adesso, dopo la rissa in diretta, altro “capolavoro” del Made in Italy in pasto al mondo? Addio partito del “Predellino”! Addio partito dell’”Amore”! C’è solo da aspettare il passaggio nel “gran canyon”. L’imboscata (sulla giustizia?), annunciata e prossima, avverrà in Parlamento. Lì si consumerà l’atto finale di questo scontro. E sarà voto anticipato. A un passo dall’America … latina dei tempi che furono.
Il “centralismo carismatico” di Berlusconi ha subito il colpo più duro dalla sua “discesa in campo”. Forse siamo al de profundis del Cavaliere e del “Berlusconismo”. L’implosione del Pdl è nei fatti. E trascinerà maggioranza, governo, premier.
Fini ha lanciato il “pietrone”, disco verde per la destrutturazione del quadro politico. Spetta ora all’opposizione cogliere la novità e trasformarla politicamente, accelerando il cantiere dell’alternativa.
Chi crede alla possibilità di fermare la “deriva plebiscitaria del nostro sistema” deve prendere in mano il gioco, lanciando la carta di un inedito “patto repubblicano”. Con Fini dentro.
E’ l’ora di scendere in campo e giocarsi la faccia. Tutti. Potrebbe essere l’ultima occasione.
Sentenza epocale ieri per la Cassazione, che ha sanato uno dei vulnus più evidenti della legislazione italiana in materia di immigrazione. Tutto è nato da un irregolare albanese che aveva iscritto i propri figli a scuola nella speranza che gli facessero da scudo. Ovvero che, una volta scoperta la sua clandestinità, gli permettessero di non essere espulso.
Evidente la contraddittorietà della cosa. Se fosse definitivamente passato questo principio avremmo avuto la corsa dei clandestini a trovare una scuola per i propri figli al solo scopo di essere immediatamente regolarizzati. E così la Cassazione con la sentenza n. 5856 della I sezione civile ha riformato una precedente sentenza favorevole (la n.823 del 19 gennaio 2010, I sezione civile), con la seguente motivazione:
È “riduttiva in quanto orientata alla sola salvaguardia delle esigenze del minore”, mentre non tiene in considerazione “l’inquadramento sistematico nel complessivo impianto normativo” della legge sull’immigrazione

Il raffinato approccio culturale degli uomini della Lega si appresta produrre un altro provvedimento memorabile: il permesso di soggiorno a punti. Una misura già ipotizzata nell’ottobre 2008 dal senatore nordista Mazzatorta: chi si integra nella società italiana vede accresciuto il punteggio, chi viola le leggi o non è in regola perde punti fino a esaurimento. E in questo caso scatta l’espulsione.
Il lavoro fra i due ministeri, dell’Interno e del Welfare, ci informa Il Giornale, ha portato a questo accordo che sarà, a breve, trasformato in un provvedimento con un decreto che regolamenterà la materia. Il permesso di soggiorno a punti prevede il raggiungimento di un credito (30 punti) in due anni (è la durata di un permesso). Al termine di questo percorso, se non dovesse essere raggiunto l’obiettivo, sarebbe previsto un anno di proroga. Al termine di questo percorso, una volta raggiunti gli obiettivi prefissati nell’accordo, gli immigrati potrebbero chiedere la carta di soggiorno. Tra i doveri da adempiere pare che ci saranno la conoscenza della lingua italiana, l’iscrizione al servizio sanitario nazionale, la conoscenza della Costituzione.
Tre giuste ed interessanti richieste da rivolgere a chi intende soggiornare nel nostro Paese. Tra richieste che andrebbero legate anche al diritto di voto per i cittadini italiani: coloro che si esprimono solo in dialetto (poco importa se bergamasco o napoletano), non possono contare su un servizio sanitario decente e non sanno di cosa trattano almeno 4 o 5 articoli tra tutti quelli di cui è formata la nostra Carta costituzionale si possono scordare di andare al seggio.
Voi che dite, si può fare?
Il premier dice che con meno immigrati diminuiscono i reati. Pare infatti che i marocchini siano specializzati nella frode fiscale, gli ucraini nella creazione di fondi neri, gli egiziani tendano alla corruzione in atti giudiziari, i filippini preferiscano le false fatturazioni e i romeni siano maestri nel falso in bilancio. Buc-arrest
Il Senato vota per la deregulation della caccia. Vince (per il momento) il partito delle doppiette, che ha tradizionalmente ottimi agganci con la politica. Sparano “castate”
Il Cav potrà disporre a piacimento di veline e letterine, ad esempio potrà farle comparire o sparire dalle liste in un batter d’occhio. Ma una donna come la Poli Bortone, una gran donna così non è evidentemente a disposizione di nessuno. “Non mi sVendo(la)”
Obama rilancia la ferrovia negli Usa e punta sull’alta velocità. Scettici i repubblicani: “Parla così perché non conosce il manager italiano Mauro Moretti e il Frecciarossa”. Binario morto
I fatti di Rosarno di queste ore non sono catalogabili come “locali”. Comunque, sia territorialmente che (soprattutto) politicamente, riguardano l’intero paese, addirittura l’Europa.
E’ la politica italiana, non solo di questo Governo, ad avere portato a questa situazione.
Nel 1970, 40 anni fa, in tutt’altra situazione, ci fu la sedizione reazionaria di Reggio Calabria. Anche allora si buttò benzina sul malcontento popolare, ma anche allora gli interessi reali, legittimi delle popolazioni locali furono strumentalizzati da caporioni (fascisti) che imperversarono, con le autorità dello Stato latitanti.
I filmati della “caccia al nero”, con scene da guerriglia urbana, hanno fatto il giro del mondo, dando un altro duro colpo all’immagine dell’Italia. Fra “vendette” e “contro vendette” si consuma così una nuova puntata di una farsa che sempre più si trasforma in tragedia.
L’alibi della “troppa tolleranza” serve solo a mettersi a posto la coscienza (dei benpensanti) o a nascondere polvere incandescente sotto il tappeto.
Maroni fa lo scaricabarile, “dimenticandosi” che è in vigore la legge Bossi-Fini. Il Pd, alza la fioca voce, ma è carico di pesanti responsabilità di ieri e di oggi.
C’è poco da aggiungere. Una maglia dopo l’altra, la catena costruita da questo Governo si compone e rischia di strangolare l’Italia.
“La rivolta di Rosarno – dice Roberto Saviano – è la quarta degli africani contro le mafie. Mi piace sottolineare che gli africani vengono in Italia a fare lavori che gli italiani non vogliono più fare e a difendere diritti che gli italiani non vogliono più difendere”.
Basterà continuare a rifugiarsi nelle “riserve indiane” degli “outlet”, per sfuggire alla realtà vera di un Paese sempre più a rischio?