
Presentando il progetto di legge sull’immunità parlamentare, ieri vi avevamo anticipato le perplessità della Lega. I vertici ricordano ancora bene il periodo di Tangentopoli, quando l’abolizione di questo istituto permise di fare piazza pulita di buona parte del marcio della Prima Repubblica (Partito Comunista a parte, come noto) e la base del Carroccio è schierata compatta contro.
Un appoggio al Pdl su questo fronte risulterebbe dunque estremamente impopolare, come anche sulla questione delle intercettazioni, che la base vuole assolutamente libere e non limitate. O meglio, accetterebbe una limitazione che tuteli lo stretto privato degli intercettati, ma non di più. Alla fine un politico è pagato da tutti e in quanto tale deve anche accettare che si conoscano i testi delle sue telefonate.
Ciò detto, Bossi ha ribadito invece l’accordo sul processo breve, sottolineando la parte utilitaristica del proprio appoggio a Berlusconi: “È l’unico che ci dà i voti per il federalismo; gli altri parlano e basta”.
Continua a leggere: Bossi, altolà a Berlusconi: "No all'immunità parlamentare"

Reintrodurre l’immunità parlamentare. Una questione aperta da tempo e che dopo le ultime vicende giudiziarie vede il Pdl compatto sulla linea della riforma, ovvero del ritorno di quello che molti considerano un privilegio, abolito a furor di popolo sull’onda delel vicende di Tangentopoli.
Molto più critica la posizione della Lega, che vide la sua ascesa proprio nei convulsi anni ottanta/inizio novanta caratterizzati dall’operato del pool Mani Pulite, mentre il Pd si dibatte su posizioni contrastanti.
Ieri il segretario Pier Luigi Bersani ha voluto esprimere una posizione ferma e decisa, schierando il partito sul fronte del no, ma non tutti sono d’accordo. Per esempio Silvio Sircana, (che ebbe il suo momento di celebrità all’epoca delle famose foto, ricordate?) e che sarebbe invece a favore per «evitare altre forzature in materia di giustizia».
Continua a leggere: Immunità parlamentare: l'eterno dibattito sulla reintroduzione infiamma il Pd

Questa sera ad Annozero si farà un bel tuffo nel passato, rievocando la stagione di Tangentopoli e tutto quel che ne conseguì. Si parlerà naturalmente anche del decennale della morte di Bettino Craxi, ma soprattutto dell’istituto dell’immunità parlamentare, che tanti ora vorrebbero reintrodurre.
Dopo quasi dieci anni si torna a parlare di immunita’ parlamentare, per reintrodurla dopo che fu abrogata con un referendum nel 1993. Le inchieste che riguardano esponenti politici riaprono nuovamente lo scontro tra magistratura e classe dirigente, come avvenne nel 1992 con Mani Pulite. E oggi, nelle commemorazioni per i dieci anni della morte di Bettino Craxi, si da’ una diversa interpretazione di quegli anni. Che legame c’e’ tra le vicende giudiziarie di allora e quelle di oggi? Ci fu “un brusco spostamento degli equilibri nel rapporto tra politica e giustizia” come ha scritto il Capo dello Stato? Le riforme che riguardano la giustizia, come il processo breve e il legittimo impedimento saranno condivise da maggioranza e opposizione o riaccenderanno lo scontro? La situazione di oggi, non solo giudiziaria ma anche economica come l’enorme debito pubblico che grava sull’economia italiana, quanto deriva dalle politiche di quegli anni?
La puntata avrà per titolo B&B e come ospiti Maurizio Gasparri del Pdl, Luca Josi e Paolo Flores D’Arcais.
Continua a leggere: Immunità parlamentare e Mani Pulite stasera ad Annozero

Continuano le discussioni sul tema della giustizia e in particolare sulle norme legate al legittimo impedimento, lo scudo per le alte cariche e all’immunità parlamentare. In particolare in riferimento all’immunità pare essere possibile un’intesa bipartisan: infatti al Senato è stato presentato un testo, da parte della senatrice del Pd Chiaromonte e del senatore Pdl Compagna, che prevede che venga introdotta la possibilità di decidere (da parte della Camera di appartenenza del parlamentare) se disporre, a garanzia della libertà della funzione parlamentare, la sospensione del procedimento per la durata del mandato con blocco dei tempi di prescrizione.
In ambienti governativi si fa sapere che se si andasse avanti su questo testo condiviso (e il Pd, anche con altri esponenti, sembra aperto a questa strada) l’eventuale presentazione di un nuovo scudo diventerebbe superfluo. L’idea di questa legge sull’immunità non è tra l’altro una novità: riprende una proposta di legge di Maccanico che nel 1993 il Senato aveva approvato, ma non era stata convertita dalla Camera.
Entrando nel particolare della legge verrebbe eliminata l’autorizzazione preventiva per svolgere le indagini sui parlamentari, lasciando procedere il magistrato fino al rinvio a giudizio. Solo alla fine delle inchieste le camere voterebbero l’eventuale sospensione del processo per l’intera durata del mandato parlamentare.
Continua a leggere: Vicina l'intesa bipartisan sull'immunità parlamentare?

Deve essere stato un brutto colpo per Renato Brunetta sapere che Simona Ventura, simbolo nazional-popolare, abbia deciso di non sostenere la sua campagna attuata per rendere pubblici i compensi dei conduttori Rai.
Lui che deve il suo successo mediatico, se di tale si può parlare, alla televisione bocciato da una delle rappresentanti più illustri del mezzo. Ma in queste ore l’allievo di Silvio Berlusconi non deve fare i conti solo con i pensieri di una soubrette.
Stando a quanto pubblicato da l’Espresso la cura Brunetta, grazie alla quale il numero dei fannulloni operanti nella pubblica amministrazione sarebbero stati ridotti drasticamente, non ha fatto effetto. Anzi.

Il risultato del referendum svizzero anti-minareti ha indotto la Lega Nord a sfornare una serie di nuove proposte: alcune palesemente bislacche (come quella della croce sulla bandiera), altre di maggiore pregnanza, come l’ipotesi di introdurre anche in Italia, come nella repubblica elvetica, i referendum propositivi.
Tuttavia ogni paese si ritrova in un certo senso con le istituzioni che si merita, e che eredita dalla sua storia. Non è un caso dunque che in Svizzera si faccia un grande uso dei referendum propositivi, mentre in Italia la Costituzione consente solo quelli abrogativi e in Germania qualsiasi “ricorso diretto al popolo” è del tutto proibito.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, si ritenne infatti opportuno limitare le possibilità di espressione autonoma di quei popoli che avevano con convinzione, per anni, sostenuto due tra i regimi totalitari più orrendi del ‘900.
Continua a leggere: La Lega e il referendum propositivo: più potere al popolo.. o al populismo?

Il dibattito sulla giustizia è sempre più teso tra continue nuove proposte e relative polemiche. Nei giorni scorsi l’Udc, in merito ai problemi giudiziari di Berlusconi, ha proposto il legittimo impedimento (in cambio del blocco del processo breve).
La novità di queste ore, dopo la presentazione di un ddl in tal senso del Pdl, è l’apertura dell’ex ministro ombra della giustizia del Pd, Lanfranco Tenaglia
La maggioranza non lasci cadere a cuor leggero la proposta di Casini sul legittimo impedimento. Il legittimo impedimento e’ un istituto che serve ad equilibrare l’esigenza di svolgimento di funzioni politiche con l’esigenza del processo. Da questo si puo’ partire per vedere se c’e’ spazio per fare una legge seria che tipizzi le ipotesi di legittimo impedimento per funzione politica
Continua a leggere: Il Pd apre su legittimo impedimento e immunità parlamentare?
Il processo breve è l’ultimo tema scottante della politica italiana e in quanto tale, non è sfuggito alle principali testate internazionali. Vediamo qualche commento a caldo.
Lo spagnolo El Pais ha scritto ieri:
Il parlamento italiano ha vissuto ieri un’altra giornata tra il buffo e il drammatico. Mentre un’unità medica realizzava analisi antidroga ai deputati che lo richiedessero -novità introdotta dalla maggioranza per dare l’esempio-, i colleghi del Senato si sollazzavano con la nuova legge su misura di Silvio Berlusconi. L’ultima trovata salva premier si chiama disegno di legge del Processo Breve
Continua a leggere: Rassegna stampa estera: processo breve, Berlusconi e Fini

Ieri ho azzardato una previsione: la proposta di ripristino dell’immunità parlamentare, lanciata dal PdL e dal Tg1 di Augusto Minzolini, non troverà il favore dell’opinione pubblica italiana. Vediamo un po’ che cosa indicano i primi sondaggi on-line realizzati sulla questione.
Tra i lettori di Quotidiano.net, quasi il 75% è contrario: una maggioranza che si conferma e si fa ancora più schiacciante sul sito della Gazzetta di Parma (85%) e del Sole 24 Ore (87). Certo, l’affidabilità dei sondaggi condotti attraverso Internet è prossima allo zero ma, in attesa della pubblicazione delle prime indagini scientifiche, questi dati ci consentono di farci un’idea delle tendenze in atto.
E l’impressione è quella di un provvedimento decisamente mal visto: anche - con ogni probabilità - tra gli elettori dello stesso PdL. Facciamo un esperimento: rispondete al sondaggio qua sotto, e vediamo se tra i lettori di polisblog le cifre cambiano.
Foto | Flickr.

Dell’irrituale (per usare un eufemismo) editoriale televisivo pro-ritorno dell’immunità parlamentare di Augusto Minzolini si è parlato sia su queste pagine che su TvBlog. Tra le varie prese di distanza manca a mio avviso una constatazione fondamentale: il tentativo del direttore del Tg1 (e di chi dietro di lui coltiva questo genere di aspirazioni) è votato al fallimento.
Può essere, infatti, che si arrivi davvero ad un ritorno dell’immunità parlamentare: se i numeri in parlamento lo consentono, (quasi) tutto è possibile. Quello che è invece impossibile è ottenere il consenso dell’opinione pubblica italiana su un ritorno al passato di questo genere. Vediamo perchè.
Nella psicologia della nazione, Tangentopoli e la fine della Prima Repubblica hanno costituito un punto di svolta irreversibile. Prima di allora, lo abbiamo visto in un recente sondaggio, anche presidenti del consiglio non propriamente immacolati come Giulio Andreotti godevano della fiducia della maggioranza della popolazione. Dopo, un crollo devastante, di almeno 10 punti.