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Tutti gli articoli con tag indro montanelli

Elezioni, tapparsi il naso e "usare" la matita del voto

pubblicato da Massimo Falcioni

Urne aperte per 12 milioni di italiani chiamati al voto per le amministrative dal sapore politico che più non si può. Diciamo subito che la tentazione di saltare questo giro, è forte.

La politica e i politici di tutti i colori e di tutti i livelli, dal centro alla periferia, hanno dato il peggio degli ultimi decenni. L’Italia è ripiegata su se stessa, si sta peggio di prima, si riducono gli spazi di democrazia, proprerano privilegi e cricche di ogni tipo, si vive sempre più alla giornata e non si capisce dove sta andando questo Paese sgangherato.

La disaffezione e il distacco, un vero e proprio disgusto per questa politica e per questi politici, dominano incontrastati. Ecco perché la voglia di astenersi e di non votare è davvero forte.

Anche perché i problemi veri delle amministrazioni locali che angustiano ogni giorno la gente non sono all’ordine del giorno, essendosi imposto il referendum di fatto pro o contro Berlusconi. Questo vuole il Premier, addirittura candidato capolista a Milano e Napoli, e a questa evidente forzatura oggi va data risposta.

Stando a casa per protesta contro tutti o varcando i seggi e usando la matita per dare un segnale, dando il voto ai meno “peggio” e comunque bocciando nomi e liste protagonisti principali di questo sfascio generale? Non è facile sciogliere il rebus.

Vale l’insegnamento di Indro Montanelli: “Turarsi il naso e andare a votare”. Chi? Certamente non votare chi vuole “colpire” Giorgio Napolitano, l’unico argine (con un consenso del 90% degli italiani) a difesa della Costituzione e quindi a difesa degli italiani. Quindi no a Berlusconi e ai “suoi” candidati. Le eccezioni, come sempre, confermano la regola.

Ore 12 - Il Pd nel gorgo delle primarie "boomerang"

pubblicato da Massimo Falcioni

altroLa profezia di Indro Montanelli “Vinca il nemico purchè perda il concorrente” si addice al Partito democratico, avvitato nelle sue primarie-a-elastico, o primarie-barzelletta-scontate, o primarie-faida e comunque sempre primarie-boomerang.

Le primarie in Puglia sono l’iceberg di una situazione che va ben oltre i confini regionali. E’ questo il Pd. Un partito che non si sa cos’è ma che si… “ritrova” solo quando deve dilaniare se stesso.

Stavolta l’occasione è data da Vendola, l’”antipartito” (!?) di un partito frullato e fantasma, che abbatte Boccia, braccio destra di Enrico Letta e sponsorizzato da Massimo D’Alema, espressione degli apparati (!?)… scomparsi.

Quindi un candidato che si basa sul 2% del proprio partito (ora Sinistra-ecologica e libertà) e straccia l’avversario che si basa sul 30% del proprio (Pd). Chiaro?

E si grida allo scandalo! Come se nel 2008, persino in Emilia Romagna, i candidati “ufficiali” del Pd, non avessero preso mazzate in continuazione, alle primarie e, gli scampati, alle elezioni!

Evidentemente, i nodi da sciogliere sono tanti. Il primo riguarda l’identità e la natura di un partito, diviso, continuamente alla ricerca di se stesso e della bussola. Ma c’è anche una questione che riguarda la selezione e la scelta degli uomini, candidati delle primarie o esponenti delle istituzioni: vengono (quasi) sistematicamente bocciati perché sono… quello che sono, cioè non credibili, per non dire impresentabili.

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Domenica in tv tra Report e il faccia a faccia Vendola-Ferrero dalla Annunziata

pubblicato da Luca Landoni

Per una volta l’evento televisivo principale di una domenica sconvolta - si fa per dire - dall’annunciato divorzio di Veronica Lario da Berlusconi - avverrà a In 1/2 h. Il programma di Lucia Annunziata, in onda su Rai3 alle 14,30, vedrà infatti un interessante faccia a faccia tra le due anime della sinistra comunista, Nichi Vendola e Paolo Ferrero.

Questa sera alle 21,30, sempre su Rai3, Report affronterà invece il tema dei manicomi e della legge 180 in una puntata dal titolo Porte girevoli.

Gli interessi nel campo dell’assistenza e l’impostazione della legge 180 non hanno consentito un’adeguata applicazione delle norme che puntavano sostanzialmente alla riabilitazione e al reinserimento nella società della persona affetta da malattia mentale.

La legge 180 è tra le più inapplicate, se si pensa che sono serviti mediamente 18 anni per chiudere i manicomi e che ancora oggi ne esistono tre. Oggi il disturbo psichico è sempre più dilagante e diffuso e sempre meno intercettato e curato dall’assistenza psichiatrica italiana. Depressione, disturbi alimentari, fino alle più gravi psicosi, ma l’assistenza sanitaria si prende carico soltanto del 10% delle persone che avrebbero bisogno di un supporto.

La cura del disagio psichico rappresenta un costo enorme per le aziende sanitarie che possono fingere di non vedere una malattia che, a differenza di tutte le altre, è senza materia.

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Quando Montanelli se ne andò dal Giornale "di Silvio Berlusconi". Come andarono veramente le cose. Seconda e ultima parte

pubblicato da Luca Landoni

Riprendiamo il racconto di come andarono le cose l’8-9 gennaio 1994, data del doloroso distacco di Montanelli dal Giornale. Qui la prima parte, pubblicata ieri.

Saputo dell’impasse, Silvio Berlusconi (proprietario reale del Giornale, anche se lo aveva intestato al fratello Paolo per aggirare la legge Mammì (come Travaglio ha giustamente rilevato ad Annozero) chiede il permesso di parlare ai giornalisti riuniti. La redazione, tramite Biazzi Vergani, chiede al direttore se abbia qualcosa in contrario, e lui così risponde: «Silvio faccia quel che gli pare» aggiungendo poi, privatamente a Granzotto: «Speriamo che porti le palanche. Se non lo fa è un bischero».

Teniamo ben presente che all’assemblea non era presente Montanelli, che per tradizione se ne teneva alla larga, e neanche Travaglio, che parla dunque sempre per sentito dire. Ma torniamo al Cavaliere. Una volta avuto il consenso all’intervento, così disse, rispondendo alla specifica domanda dei redattori, ovvero su come potessero continuare a combattere la battaglia contro i principali quotidiani concorrenti senza la tecnologia e le risorse necessarie.

«Io credo che se il Giornale darà segni di voler combattere questa battaglia, di volerla combattere con una tattica e una strategia adeguate alle posizioni degli altri, non mancheranno assolutamente i mezzi per un rafforzamento della linea del Giornale. Credo che dobbiate mettervi d’accordo su questo»

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Quando Montanelli se ne andò dal Giornale "di Silvio Berlusconi". Come andarono veramente le cose. Parte prima

pubblicato da Luca Landoni

Da giorni, in occasione del centenario di Indro Montanelli, assistiamo a un rincorrersi di voci e leggende su come andarono veramente le cose tra lui e Berlusconi. La tesi comune è quella sostenuta da Marco Travaglio nel suo “Montanelli e il cavaliere. Storia di un grande e di un piccolo uomo”, ovvero che Berlusconi abbia cacciato il grande giornalista dal quotidiano che lui stesso aveva fondato perché questi aveva rifiutato di schierare il Giornale sulla linea di Forza Italia.

Questa tesi è stata suffragata anche da Annozero nella puntata di giovedì scorso, quando è stato mandato un filmato del Raggio Verde (uno dei nomi della trasmissione di Santoro negli anni) in cui Montanelli aveva chiamato in diretta dando più o meno ragione a Travaglio. Peccato però che le cose siano andate in modo completamente diverso. Esiste infatti un resoconto preciso del vicedirettore Paolo Granzotto della seduta assembleare dell’8 gennaio 1994, ovvero quella del famoso intervento di Silvio Berlusconi davanti alla redazione riunita.

È importante notare come lo stesso Indro abbia confermato in un’intervista del 2001 a Laura Laurenzi che “Paolo Granzotto scrisse un resoconto di come erano andate le cose. Ecco: andatevi a rileggere quella cronaca, coincide esattamente con le cose come le ho raccontate io. ”

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Questa sera ad Annozero puntata dedicata al centenario di Indro Montanelli. Diretta PolisBlog dalle 21

pubblicato da Luca Landoni

Ne avevamo parlato anche noi ieri, recensendo il bellissimo I conti con me stesso, raccolta dei diari scritti tra il 1957 e il 1978 da Indro Montanelli. Ma anche Annozero ha deciso di dedicare una puntata a tema sul più grande giornalista italiano del Novecento, in occasione del centenario della nascita, ricorso ieri.

Cent’anni fa nasceva Indro Montanelli. Che idea aveva il grande giornalista del nostro Paese e degli italiani? Cosa pensava della categoria dei giornalisti? Le polemiche dell’ultimo Montanelli sulla libertà di espressione sono smentite dall’andamento dei fatti? Oppure i rischi di autoritarismo in un paese come l’Italia sono sempre presenti? Annozero si occupa soprattutto dell’ultimo Montanelli, quello meno rievocato nelle celebrazioni

Inutile dire che riteniamo scontata la scelta di occuparsi “soprattutto” dell’ultimo Indro, cioè in parole povere quello più comodo per Travaglio e Santoro, per la sua posizione antiberlusconiana. La presenza in studio di Enrico Mentana e Maurizio Belpietro ci induce tuttavia a sperare che la trasmissione non si riduca a questo.

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Oggi Indro Montanelli avrebbe compiuto 100 anni. Recensione de "I conti con me stesso", i suoi diari dal 1957 al 1978

pubblicato da Luca Landoni

22 aprile 1909. Cento anni oggi, nasceva a Fucecchio un uomo che avrebbe segnato tutto il giornalismo italiano del Novecento. Indro Montanelli, figlio di quella Toscana da cui avrebbe preso tutti i tratti del suo carattere, cocciuto e disincantato, ironico e sincero, ma soprattutto terribilmente contro. Un uomo che visse di persona tutti i punti di svolta del secolo che ci siamo appena lasciati alle spalle; dal fascismo, cui aderì in giovane età per poi esserne espulso nel 1938, ai suoi celebri articoli sui fatti di Budapest nel 1956, fino all’attentato subito dai terroristi rossi e la drammatica separazione del Corriere della Sera per fondare il Giornale.

E questa raccolta di diari, curata da Sergio Romano e da poco edita da Rizzoli col titolo I conti con me stesso, riattraversa buona parte di questi avvenimenti, riesaminandoli in ottica personale e schedando uomini, fatti ed eventi. Il libro è diviso in 4 parti, coprendo un periodo che va dal 1957 al 1978, e lasciando fuori purtroppo il periodo 72-77 durante il quale si consumò il distacco dal Corriere, del quale si vedono i prodromi negli ultimi appunti del 72.

Troviamo quindi una collezione di sentenze implacabili sugli uomini incontrati da Indro nel corso della sua carriera. Sull’ex-Presidente Gronchi, “Questo povero ladro di polli… attacchi come il suo, io sono pronto a pagarli, tanto mi stimolano e ispirano”

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Ore 12 - In arrivo multe per "salvare" il tricolore

pubblicato da Massimo Falcioni

altroCon la crisi economica in atto si dirà che la priorità non è tenere “pulito” il nostro “tricolore”.

Ma un simbolo (il “symbolon” greco sta per “connessione” o “tessera di riconoscimento”, il “symbolum” latino sta per “segno” o “segnale”) come la bandiera nazionale, il modo come questo simbolo è gestito e vive nei cittadini, dà il senso dello stato di salute di una nazione, è il termometro dell’attaccamento degli italiani ai valori nazionali.

Non c’è dubbio che noi abbiamo smarrito il senso di nazione e il bene comune. Quindi non è un caso se la bandiera nazionale (nata il 7 gennaio 1797) che sventola negli edifici pubblici è spesso in uno stato vergognoso.

Chi non ricorda le bandiere lerce dei paesi socialisti, espressione di un degrado più generale? Bandiere che invece, negli Usa come in tanti paesi europei sventolano nel loro splendore, a dimostrazione della presenza dello Stato e dell’attaccamento dei cittadini ai propri simboli.

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Ore 12 - Chi di satira colpisce, di satira perisce. Fortebraccio, Montanelli, Sciascia

pubblicato da Massimo Falcioni

altroCosì come una donna non si dovrebbe toccare nemmeno “con un fiore”, la sollecitazione alla violenza non dovrebbe essere mai tentata, nemmeno con la satira.

Satira che, come tutti gli “strumenti” della comunicazione deve essere libera. Ma non è che non è tenuta ad osservare regole: il “buon senso” e la “misura” non guastano mai.

In Italia la satira politica è scarsamente esercitata. Anzi c’è una evidente decadenza qualitativa. Si salva qualche vignettista. Per essere tale, la satira non ha bisogno di alzare i toni, forzare le tinte. E per assestare colpi micidiali la satira non ha bisogno della rivoltella, della volgarità, della violenza.

Chi non ricorda le punture velenosissime dei “corsivi” di Fortebraccio (Mario Melloni, il voltagabbana passato dalla Dc al Pci) per decenni sulla prima pagina de L’Unità? O le stilettate schiette, indomabili, ironiche di “Controcorrente” scritte da Indro Montanelli dal 1974 al 1992 sul Giornale ante Berlusconi?

Una battuta di Fortebraccio rivolta a Giuseppe Saragat e ai socialdemocratici: “Costoro non edificherebbero il socialismo neppure col Lego. Essi sono sorti, e prosperano, con un solo scopo: assicurare e proteggere le digestioni laboriose ma felici dei ricchi, come appare chiaro dalla faccia dell’on. Saragat, diger-selz”.

Una battuta di Montanelli rivolta ai potenti democristiani: “Ci sono dei pulcini che, quando diventano galli, credono che il sole si levi per sentirli cantare”.

Le scuse di ieri del nuovo direttore del quotidiano fondato da Antonio Gramsci ci stanno. Ma quel che serve è l’aver acquisito e “digerito” culturalmente e politicamente il peso dell’errore.

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Berlusconi e intercettazioni: Montanelli e Saccà.

pubblicato da Bruno Marino

Una cosa è certa. Quando ti aspetti che Berlusconi dica una scempiaggine, la dice. La frase, made by Montanelli, si adatta perfettamente ad una delle ultime perle del nostro premier; citando un’inchiesta che ha visto coinvolto il ministro Raffaele Fitto, Berlusconi ha detto:

“Sono situazioni che si avvicinano alla sfera onirica che prevale soprattutto nella notte’

Tanto per rinfrescarci la memoria, vi proponiamo alcune intercettazioni che hanno visto coinvolto il nostro PdC (Presidente del Consiglio). Non tutte sono state fatte di notte, ma hanno comunque una certa rilevanza. Ovviamente, non vogliamo fare processi sul web o cose del genere: semplicemente, pensiamo siano atti rilevanti per conoscere un pò meglio il Cavaliere.

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