Logo Blogo

Tutti gli articoli con tag informazione

I "Comizi d'Amore" di Michele Santoro e il sogno di una tv libera dai partiti

pubblicato da Bruno Marino

Michele Santoro ha annunciato il suo nuovo progetto editoriale: un programma tv intitolato “Comizi d’Amore” (un omaggio a Pier Paolo Pasolini). Santoro ha detto che

“dovrebbe partire a fine ottobre e faremo circa 25 puntate. […] Non è stato ancora deciso il giorno della settimana in cui trasmetterlo”, ha poi aggiunto. Santoro ha spiegato che “non c’è alcun accanimento nei confronti di nessuno degli altri protagonisti della scena. Ci piacerebbe andare in onda contro Vespa, ma non mi sembra adatto alla prima serata”. La trasmissione dovrebbe essere realizzata in uno studio a Roma, “anche se abbiamo una fortissima pressione bolognese per farne una sede fissa.”

Le novità non finiscono qui: il programma sarà realizzato grazie al contributo di alcuni imprenditori (come Sandro Parenzo di Telelombardia) e, soprattutto, grazie all’aiuto dei cittadini che crederanno in questa impresa. Insomma, come ricorda Dino Amenduni, Santoro ha lanciato un’operazione di crowfunding, cioè di finanziamento diffuso. Per superare gli ostacoli posti dai vari Masi, Berlusconi, Stella, il giornalista ha deciso di bypassare il circuito televisivo italiano e di lanciare una proposta rischiosa ma molto affascinante: un programma e, magari (aggiungiamo noi), una tv libera dai partiti.

Seguiteci dopo il salto, vi parleremo, tra le altre cose, delle reazioni del Giornale…

Continua a leggere: I "Comizi d'Amore" di Michele Santoro e il sogno di una tv libera dai partiti

....
condividi 5 Commenti

Gran Bretagna: tutti uniti contro lo strapotere mediatico di Murdoch. E in Italia?

pubblicato da Bruno Marino


Tira una brutta aria in Gran Bretagna. Una “Santa Alleanza” di giornali e tv sta cercando di impedire a Rupert Murdoch di acquisire il completo controllo di BSkyB (Sky inglese). Ecco come Fabio Cavalera, sul Corriere della Sera, descrive il fronte anti-Murdoch:

“A dichiarare guerra in modo così risoluto ci sono i giornali di sinistra ma sulle barricate si piazzano, senza timidezze, i giornali del centrodestra: dal Guardian, voce dell’area liberal, al Mirror, il tabloid che simpatizza per i laburisti, ma anche dal Daily Telegraph, custode del vangelo moderato e tory al Daily Mail, che schiaccia l’occhio ai tory ed è il megafono della middle class. E poi, c’è la tv pubblica, con la Bbc e Channel 4.”

E stranamente, almeno per noi, intervengono anche gli amministratori delegati:

“[…] Non si tratta dei soliti giornalisti brontoloni. A sollevare il caso sono i presidenti e gli amministratori delegati delle aziende che pubblicano alcuni dei quotidiani più importanti del Regno Unito e i vertici delle televisioni che il «nemico» non controlla. Hanno scritto al ministro del business (le attività produttive), il liberaldemocratico Vince Cable, e lo hanno invitato a bloccare l’ultima iniziativa di Murdoch in quanto avrebbe conseguenze gravi sul «pluralismo dell’informazione».”

Continua a leggere: Gran Bretagna: tutti uniti contro lo strapotere mediatico di Murdoch. E in Italia?

È giusto pagare per sostenere il giornalismo d'inchiesta? Il Fatto quotidiano (.it) lancia il sasso

pubblicato da paganini


Il dibattito sulla possibilità di chiedere ai lettori e ai navigatori della rete di pagare qualcosina per le notizie e i servizi giornalistici pubblicati dalle testate online non è nuovo. All’estero alcuni grandi giornali ci stanno già provando, anche se mi pare di capire con risultati poco lusinghieri (maledetti internauti taccagni).

I primi a gettare il fatidico sasso nelle acque del web, qui in Italia, sembrano essere quelli del Fatto quotidiano punto it: oggi, celebrando il primo anno di vita del sito con numeri molto positivi (mentre gli altri, anche a causa del periodo estivo, calano o restano stabili, noi continuiamo a crescere. Anche ieri 160mila visitatori unici, stando alle statistiche di Google Analytics, sono venuti a trovarci e ogni giorno i navigatori leggono un milione delle nostre pagine) Peter Gomez approfitta per lanciare un tentativo audace e coraggioso.

La proposta è semplice: se i lettori del Fatto vogliono far crescere il portale, migliorandolo in velocità e completezza ed ottenendo anche una mole ancora maggiore di contenuti e inchieste, potrebbero pensare di contribuire con 1 o 2 euro al mese all’impresa. Cominciamo a diventare tantissimi: se solo la metà dei lettori versassero tramite PayPal o carta di credito uno o due euro al mese, il fattoquotidiano.it nel giro di poche settimane potrebbe diventare uno dei primi tre siti d’informazione italiani. Se sia giusto o meno sommare la pubblicità (i cui introiti almeno inizialmente saranno bassi) ai contributi volontari, i pareri anche in redazione sono discordi.

Voi che ne pensate, è giusto pagare per la buona informazione?

Le pagelle del martedì

pubblicato da Massimo Falcioni

Silvio Berlusconi: ossessione. Voto 4. Il premier torna ad attaccare la stampa, per i resoconti del G20: “Sono l’esatto contrario della riunione, una vera presa in giro. Disinformazione inconcepibile”. Il Cav. allergico alla libera informazione. Ossessione. Neorealismo da seconda Repubblica.

Umberto Bossi: ossessione. Voto 4. Il capo della Lega rilancia sulla Padania: “Sta a noi se farla in maniera pacifica o violenta. Io ho scelto la via pacifica, ma per la violenza c’è sempre tempo”. Se questo è il leader del partito che tiene in piedi il Governo … Da camicia di forza. Sos 118.

Ore 12 - Un passo dopo l'altro, addio libertà di stampa. E addio libertà?

pubblicato da Massimo Falcioni

altroCon questi chiari di luna, non fa notizia il gravissimo, reiterato attacco del Governo alla piccola editoria.

E’ un attacco alla libertà di stampa, il più subdolo e iniquo. Quindi un duro, nuovo colpo alla democrazia.

Togliendo le tariffe agevolate per le spedizioni postali di periodici, (gli aumenti vanno dal 120% al 500%!) il Governo ha di fatto dato il ko finale a quella informazione “minore” e “no profit” che è la voce più vicina alla comunità, strumento indispensabile di pluralismo, partecipazione, cultura.

Tutto ciò mentre le grandi testate (tutte!) nazionali che poggiano su potenti gruppi economici e finanziari continuano a mungere la vacca intascando lauti contributi dello Stato perché basati sulla logica dei parametri di vendita, mentre i piccoli giornali non possono contare né sugli introiti pubblicitari né su ampie diffusioni.

Questo il triste quadro. La regia generale sta ad Arcore. O a Palazzo Chigi, che è la stessa cosa. E sotto i riflettori c’è solo Santoro, con le note e inquietanti vicende.

Tutto il resto è sotto una coltre di nebbia fitta. E di vergogna. Anche così una democrazia muore. Senza clamore.

RaiNews24 in sciopero. Tra legge bavaglio e switch off cosa succederà?

pubblicato da Bruno Marino

“Rainews24 sarà in sciopero l’intera giornata di venerdì 4 giugno […] Dalla Rai arrivano risposte insufficienti sul mancato rilancio di Rainews24 e sul disservizio sul segnale che prosegue in molte parti d’Italia e all’estero. Migliaia di persone continuano a segnalarcelo attraverso il sito internet www.rainews24.it .”

Questo il comunicato dei giornalisti di RaiNews. Cos’è successo? Forse alcuni di voi l’avranno notato: dopo il cambio di frequenze del digitale terrestre (qui un articolo della Stampa che riassume la vicenda), il canale all news della Rai non è visibile in alcune parti d’Italia. Coincidenza con il rush finale della legge bavaglio? Semplice disservizio? Vendetta dopo che il canale aveva trasmesso Rai per una Notte? (Il video qui sopra è l’assemblea di redazione del canale, svoltasi qualche giorno fa.)

Non lo sappiamo. Concordiamo però con Pancho Pardi, che ha scritto…

Continua a leggere: RaiNews24 in sciopero. Tra legge bavaglio e switch off cosa succederà?

Ddl Alfano Intercettazioni: Chi "intercetta" chi

pubblicato da il passator cortese

Il ddl intercettazioni è stato approvato dalla commissione Giustizia del Senato, con soddisfazione del Pdl e contrarietà di Pd e Idv. Lunedì la battaglia si sposta in aula al Senato.

La maggioranza fa altalena, avanza sulla propria linea dura, pur confermando la disponibilità a modifiche “sostanziali”. Bonaiuti sbatte le ali e si trasforma in colomba, dicendo che “Una intesa la si trova sempre”. A rischio, si sa, è la libertà di informazione, almeno di quel che ancora resta.

E’… “rischioso”, ma proviamo a spezzare una lancia a favore del Governo. Limitare le intercettazioni? Perché no? In Italia sono dieci volte più degli USA.

Giusto limitare drasticamente le intercettazioni ai normali cittadini. Altrettanto giusto renderle … obbligatorie” per i politici.

Se “lorsignori” non hanno nulla da nascondere, non hanno neppure nulla di cui lamentarsi! O no?

Ore 12 - Se 39 milioni di euro (ai giornali di partito) vi sembran ... pochi

pubblicato da Massimo Falcioni

altroSollevare certi coperchi e guardare dentro certe pentole della politica nostrana può produrre il voltastomaco. Di sicuro, chi lo fa, rischia di essere etichettato come “qualunquista”.

Prendiamo questa annosa questione dei contributi pubblici ai giornali dei partiti e zone limitrofe. Dopo un tira e molla durato mesi, il governo ha dovuto battere in ritirata: la scure ha colpito …”solo” gli organi del mondo del terzo settore, della stampa diocesana, dei piccoli editori di libri (guarda caso).

I partiti hanno fatto quadrato, trasversalmente, minacciando e alzando barricate di ogni tipo.

In democrazia, ovvio che i partiti (in Italia già scandalosamente foraggiati con un finanziamento pubblico spropositato, unico al mondo!) devono poter comunicare, utilizzando media e quant’altro. Perché, però, deve essere sempre “pantalone” a pagare “strumenti” che magari non lo interessano un fico secco?

Quisquiglie? Miserie? Punti di vista. Nel 2008 (in questi casi è tutto .. retroattivo) il governo ha dato l’ok per contributi ai giornali dei partiti, cooperative più o meno inventate ecc, per oltre 39 milioni di euro!

La …palma d’oro va all’Unità (Pd) che incassa quasi 6 milioni e mezzo di euro, quella d’argento a Liberazione (Rifondazione comunista) con oltre 4,5 milioni), il bronzo alla Padania (Lega Nord) con quasi 4 milioni. A seguire, grazie alle cooperative .. di comodo, troviamo Il Foglio (3,7 milioni di euro), Il Denaro (2,4 milioni). Nel cesto dei favoriti, spiccano ciliegine “fondamentali” per l’informazione, quali Metropoli Day e Opinione delle Libertà, che si mettono in saccoccia 2 milioni di euro a testa.

Ennesimo esempio della furbata Made in Italy . Della politica del malaffare. E’ tutto democraticamente legale. Dimostrare il contrario. Applausi. Un solo grido: vergogna!

Ore 12 - E (non) va l'Italia del "menga"

pubblicato da Massimo Falcioni

altroSul Corriere della Sera Angelo Panebianco scrive delle “inutili nostalgie della Prima Repubblica”, restando però prigioniero della nostalgia del “nulla”. Perché la Seconda repubblica italiana è un guscio vuoto.

La storia di ieri e i fatti di oggi non si possono stravolgere. Panebianco accomuna la rivalutazione dei “vecchi” partiti (il 45% degli italiani giudica oggi positivamente la Dc, il 35% il Pci, il 32% il Psi) alla nostalgia dei russi per il Pcus e il regime sovietico.

La prima Repubblica italiana (pur con tutti i limiti ed errori) garantì e sviluppò libertà, democrazia, sviluppo economico, portando l’Italia ai vertici mondiali. Il comunismo russo (e non solo quello) distrusse ogni libertà, instaurando un regime dittatoriale e di miseria.

La Prima Repubblica produsse un benessere diffuso grazie al sostegno della libera iniziativa (artigianato e piccola e media impresa intrecciata a grandi e vere industrie in settori strategici), mentre l’economia italiana (non solo per la crisi mondiale) da anni è in caduta libera e il Paese, senza la rete protettiva dell’Euro, sarebbe già alla bancarotta. I partiti.

E’ vero, ieri come oggi occupavano e occupano le Istituzioni. Ma la differenza c’è. Le poltrone erano occupate da esponenti di partito, frutto di una vera e dura selezione, uomini preparati e capaci. E in Parlamento sedevano deputati scelti e votati dagli elettori e non imposti dal padrone del vapore. Le assemblee elettive decidevano in modo collettivo (giunte e consigli) e le gare d’appalto avvenivano con procedure articolate e controlli serrati.

Ancora. Ieri i partiti non erano proprietà “privata”, erano formati dagli iscritti, militanti dall’impegno gratuito, duri ideologicamente contro l’avversario, ma capaci di lavorare sui progetti per il proprio quartiere e capaci di indignarsi per gli errori e le malefatte dei propri capi. Chi sbagliava, pagava. Chi perdeva le elezioni, fuori.

Continua a leggere: Ore 12 - E (non) va l'Italia del "menga"

....
condividi 8 Commenti

Rassegna stampa estera: Italia, corruzione e Berlusconi

pubblicato da Giulio Mattioli


La cattiva reputazione dell’Italia politica all’estero si è costruita nel tempo attorno a svariate parole chiave. Una di esse è sicuramente “corruzione”, e alle principali testate straniere non è certo sfuggita la “nuova tangentopoli” di queste ultime settimane.

Lo spagnolo El Pais ha scritto ad esempio:

Non saranno forse i casi di corruzione più gravi e spettacolari che ha dovuto affrontare l’Italia, ma sicuramente quelli che sembrano aver colpito maggiormente la coscienza dei cittadini. A ciò ha contribuito la sensazione che nessuna istituzione dello Stato si possa sottrarre ai modi di fare di Silvio Berlusconi; e anche al fatto che il paese torni a essere vittima di mali conosciuti, come la promisquità tra la classe politica e la mafia. E si inizia a credere che l’immoralità delle vita pubblica abbia ormai superato ogni limite

Continua a leggere: Rassegna stampa estera: Italia, corruzione e Berlusconi