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Tutti gli articoli con tag inghilterra

Satira: non spariamo “castate”

pubblicato da Ulisse Spinnato Vega

La Banca centrale Usa insiste sulle iniezioni di liquidità che sembrano non dare risultati. Il debito americano è fuori controllo e i repubblicani hanno gioito per un compromesso che non piace ai mercati. In malaFed

Il Cav ha deciso di aspettare il 18 agosto per far sapere cosa farà il governo contro la crisi. E per calmare la Borsa. Lui è convinto che non sia troppo tardi. Ghe pensi Mib

Le violenze nel nord dell’Inghilterra, da Birmingham a Nottingham, hanno come bersaglio anche la politica e i tagli di spesa di Cameron. Qui in Italia c’è calma apparente e i politici continuano a fare i loro comodi. Te ne fotti-ngham

C’era una volta una bella trasmissione di inchieste giornalistiche che piaceva al suo editore ed era apprezzata perché portava ascolti e costava poco. C’era una volta…ma è solo una bella favola di buoni sentimenti, lontana dalla realtà. La Gabanelli e il gatto

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Chi è Nick Clegg, l'uomo che ha ipnotizzato l'Inghilterra

pubblicato da Luca Landoni


Sei maggio, giorno di elezioni in Inghilterra. O election day, se preferite, nella patria della democrazia mondiale. Con una grossa novità, però; il paese più stabile della terra, da sempre oscillante tra due schieramenti non troppo dissimili, per la prima volta potrebbe affidarsi a un “terzo incomodo”.

E il terzo in questione si chiama Nick Clegg, leader del partito liberaldemocratico (LibDem) che come la nostra Udc adotta da sempre la politica dei due forni, ma con efficacia certamente maggiore. Clegg aveva già dimostrato un forte ascendente nei confronti degli elettori albionici, ma il boom lo ha registrato nell’ultimo confronto televisivo, surclassando i rivali e conquistando di un’incollatura la vetta nei sondaggi.

Ma può durare la luna di miele? Difficile. Pur avendo forte carisma, e rappresentando una certa discontinuità con la tradizione, Clegg è lieve come una farfalla. E alludiamo alle idee e ai programmi. Eliminare il sistema di difesa nucleare Trident, abbassare la guardia nei confronti dell’immigrazione clandestina, forse introdurre l’euro (o forse no, non è del tutto chiaro); queste alcune delle vaghe proposte vagheggiate dai LibDem, ma sempre senza vera concretezza.

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Inghilterra al voto: il 6 maggio vincerà Brown, Cameron o Clegg?

pubblicato da paganini


La copertina dell’Economist non sembra molto morbida con i tre candidati che si contenderanno la guida del governo inglese nelle elezioni generali fissate per il 6 maggio 2010. In quella data le urne decideranno quale dei tre partiti, Laburista, Conservatore o Liberale, conquisterà la maggioranza dei 650 seggi parlamentari in palio.

I candidati a diventare inquilini del mitico numero 10 di Downing street sono il leader laburista Gordon Brown, quello conservatore David Cameron e il liberaldemocratico Nick Clegg. Nelle ultime elezioni, quelle del 2005, i risultati furono 35.3% per i laburisti, 32.3% per i conservatori, 22.1% per i liberali.

Brown è subentrato a Tony Blair, quando questo si è dimesso nel 2007, ed affronterà la sua prima sfida elettorale alla guida del Labour Party. Anche Cameron e Clegg sono al loro primo scontro come leader politici: una situazione assolutamente impensabile e incomprensibile per noi italiani, abituati a rivivere come un incubo sempre le stesse diatribe animate dagli stessi eterni protagonisti.

Foto | The Economist

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La regina Elisabetta rimprovera Berlusconi al G20. Video

pubblicato da Luca Landoni

Ok, non si sa se si sia trattato di un rimprovero scherzoso o serio, tuttavia il video che sta facendo il giro della rete ha un che di curioso. Durante la foto di rito del G20 Silvio Berlusconi finisce in ultima fila dietro il presidente americano, e subito dopo lo scatto lo chiama a gran voce.

“Mister Obamaaaaaa” si sente gridare con tipico accento brianzoeu, al che sia Obama che la Regina d’Inghilterra si voltano. Quest’ultima però sembra dire qualcosa del tipo “What is it?”, forse infastidita dal chiasso. Si rivolgeva proprio al Cavaliere? Cos’avrà detto di preciso? Mah. Giudicate voi.

Le pagelle del martedì

pubblicato da Massimo Falcioni

Barack Obama: svolta. Voto + 9. Il presidente eletto degli Usa presenta a Chicago la sua squadra “doc” multi pensante, priva di “nani, veline e ballerine” e con Hillary Clinton segretario di Stato. “Per l’America – dice Obama – è tempo di un nuovo inizio per affrontare le sfide globali del mondo, per primo terrorismo e crisi economica”. Incalza Hillary: “ Usa mai più soli: l’America ha bisogno del mondo e gli altri paesi hanno bisogno dell’America”. E il presidente uscente Bush si confessa alla rete Tv Abc: “La caccia alle armi di distruzione di massa in Iraq, il più grande rammarico della mia presidenza”. L’America è davvero lontana, sia per Berlusconi che per Veltroni.

Gordon Brown: ambientalista. Voto + 9. Arriva dalla Gran Bretagna la richiesta di un tribunale internazionale per la tutela dell’ambiente. Si tratta di un organismo come la Corte internazionale di giustizia dell’Aja per diventare la suprema autorità giuridica sui temi riguardanti l’ambiente. La proposta è dell’ex presidente del Bar Council (Consiglio dell’ordine degli avvocati) Stephen Hockman che, come primo atto del nuovo organismo, chiede di “far rispettare gli accordi internazionali sulla riduzione delle emissioni di gas serra”. Il primo ministro britannico Gordon Brown ha accettato l’idea di Hockman, impegnandosi a sostenerla in tutti i livelli istituzionali internazionali. Per l’Italia, anche l’Inghilterra è lontana.

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Napoli-Roma, il treno del terrore. Agli ultrà tutto è concesso

pubblicato da Luca Landoni



Si sono dati appuntamento in più di mille alla Stazione centrale di Napoli, e la stragrande maggioranza di loro non era munita di biglietto. Il cordone di polizia era imponente, segno che le intemperanze degli ultrà erano in qualche modo previste, e inizialmente gli agenti hanno cercato di far passare solo i detentori di un biglietto; ma è bastato un banale stratagemma, un “tifoso” che si è sentito male, per sfondare in virtù del numero superiore. A quel punto le forze dell’ordine hanno cercato di salvare il salvabile per evitare scene di guerriglia urbana fra le banchine.

Ora immaginatevi la scena. Siete tranquillamente seduti sul treno Napoli-Torino in attesa che parta. Con voi avete un figlio malato, come la donna che si recava al Gaslini di Genova, oppure semplicemente dovete riprendere il lavoro o tornare a casa dopo le vacanze, e di colpo vedete arrivare frotte di pseudotifosi inferociti dal volto coperto che cominciano a battere con le aste delle bandiere sui finestrini e pretendono di prendere il vostro posto. La polizia cerca di farvi scendere per far posto agli ultrà dietro promessa di trovarvi un altro treno, e voi lo fate perché siete persone normali… e poi francamente chi vuole avere a che fare con uno sciame di mille selvaggi che stanno invadendo le vetture?

E così 250 dei 300 passeggeri hanno accettato di scendere, cercando affannosamente un altro treno, che troveranno ore dopo. Pochi gli impavidi che rimangono sul Napoli-Torino assistendo alla sistematica devastazione operata dai violenti, che riusciranno nell’impresa di provocare danni gravi a tutte e 11 le vetture, in un campionario di distruzione che prevede vetri spaccati, poltrone divelte, imbottiture squarciate, scritte sulle pareti e chi più ne più ne metta. Durante il viaggio qualche buontempone riesce persino a tirare tre volte il freno d’emergenza per motivi ignoti, bloccando il viaggio. Dopo mille peripezie l’arrivo a Roma, dove gli ultrà scendono e l’Intercity Plus 520 viene giudicato troppo malconcio per proseguire. Ai poveri passeggeri regolari non resta che scendere e attendere una coincidenza per Torino. I “tifosi” ripeteranno invece la scena al ritorno dallo stadio, pretendendo ovviamente di tornare a casa, e sempre gratis.

Foto Ansa

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Londra palestra di democrazia

pubblicato da Luca Landoni

Anche l’ultimo baluardo laburista è caduto. La disfatta di Gordon Brown si è imprevedibilmente completata con la perdita della capitale, dopo che per tutta la giornata di ieri si erano rincorse le notizie sul grande recupero di Ken Livingstone, sindaco carismatico e capace di convogliare su di sè molti consensi al di là del partito stesso. Fino all’ultimo Livingstone ha lottato ma infine ha dovuto soccombere di fronte alla forza conservatrice rappresentata da Boris Johnson.

Quest’ultimo ha parlato di grande vittoria e ha sottolineato di sperare che “queste elezioni dimostrino che i Tory sono diventati nuovamente un partito di cui ci si può fidare”. Di fatto il grande successo conservatore spiana la strada al partito di David Cameron, come dicevamo ieri, in vista delle elezioni politiche del 2010 (o prima) rischiando di aprire davvero una nuova era nei rapporti di forza anglosassoni.

Quale riflesso potrà avere tutto ciò sulla politica italiana è ancora da vedersi. Probabilmente poco o punto, ma una lezione se ne può trarre senza tema di sembrare anglofili come certamente è chi vi sta scrivendo. Il primo pensiero del neo-sindaco Johnson è andato infatti al suo predecessore Livingstone, del quale ha sottolineato la grande forza morale. Oltre a sottolineare il valore politico-amministrativo del sindaco laburista, Johnson ha infatti ricordato come il giorno dell’attacco a Londra il 7 luglio 2005, egli abbia parlato a nome della città incarnandone appieno la fierezza.

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Amministrative inglesi: batosta per i laburisti

pubblicato da Luca Landoni

Che il post-Blair si presentasse assai difficile non è notizia di oggi. Il successore dell’ultralongevo e carismatico ex-premier non poteva non pagare dazio alla personalità del suo predecessore, in una sorta di effetto-Thatcher sull’altra sponda del Tamigi, ma certo che in queste proporzioni la sconfitta sa di terrificante disfatta, quasi ai livelli italiani. E’ pur vero che Gordon Brown non ha potuto contare sui risultati della natia Scozia, anche se è tutto da vedere che lo premiasse, ma alla fine è l’Inghilterra che conta (votava comunque anche il Galles) e gli elettori albionici hanno bocciato senza appello la politica laburista.

Ma vediamo i termini della disfatta. A due terzi di scrutinio i Lab sarebbero attestati su un modestissimo 24%, a venti punti secchi dai Tories, e addirittura dietro i liberaldemocratici, che guadagnerebbero il 25% (risultato tra l’altro neanche troppo entusiasmante). Ragionando di seggi, su un totale di 4.102, il partito di Gordon Brown ne perderebbe 161, regalandone 148 ai conservatori e dieci ai liberaldemocratici. I Laburisti perderebbero sei consigli comunali, mentre i conservatori ne recupererebbero sette.

Mentre il premier commentava con toni apocalittici la peggior sconfitta laburista da quarant’anni a questa parte, la memoria tornava alle prime elezioni sostenute da John Major, quando un giovane Tony Blair infliggeva una storica batosta ai nipotini della Thatcher, esattamente nelle stesse proporzioni di oggi. E’ indubbio che questa debba considerarsi la grande vittoria del giovane leader tory David Cameron (nella foto), e trampolino di lancio per la sua futura carriera politica.

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