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Tutti gli articoli con tag inno nazionale

Il calciatore della nazionale Marchisio canta Roma ladrona durante l'inno?

pubblicato da Luca Landoni


Gli slogan della Lega Nord colpiscono ancora. In queste ore infuria la polemica intorno a Claudio Marchisio, che durante l’inno nazionale avrebbe aggiunto un “Ladrona” a Roma, primo di “Iddio la creò”.

Dal video potete giudicare se sia vero o meno, ma si sprecano le richieste che venga allontanato dalla nazionale in procinto di giocare il mondiale sudafricano. Qui ne parliamo anche su Calcioblog.

Ma lo dice davvero? Nemmeno il rallenty scioglie definitivamente il dubbio. Voi che ne pensate?

Ore 12 A Pontida! A Pontida! Bossi sfidato in casa ...

pubblicato da Massimo Falcioni

altroA Pontida è partita la sfida di Umberto Bossi per lanciare la Lega e da Pontida parte la sfida per fermare il Senatur e l’espansione del Carroccio oltre il Rubicone.

L’ultima goccia ha fatto traboccare il vaso: un partito di governo che diserta la festa della Repubblica e un suo ministro di “grido” come Maroni che all’inno nazionale preferisce la musica pop, sono un (ennesimo) campanello d’allarme.

Il fatto è preoccupante, a prescindere dalle motivazioni reali: la solita pantomima per rinfocolare la barzelletta della Padania libera? L’ennesimo segnale interno alla maggioranza per fare capire che oramai Berlusconi è un re “travicello”? Tant’è.

I socialisti (sì i socialisti …) celebrano domani, sabato 5 giugno, la festa della Repubblica a .. Pontida, la “capitale” (secondo Bossi) della fantomatica Padania.

I socialisti saranno anche quattro gatti e nella loro lunga e travagliata storia ne hanno viste (e fatte) di tutti i colori. Ma stavolta lanciano un segnale politico significativo.

Occorre un rispetto minimo delle Istituzioni, bandiere e feste nazionali comprese, perché a forza di irriderle, ci si può ritrovare uniti nel detto: “Franza o Spagna, purchè se magna”.

Alessandra Mussolini: extracomunitari meglio di Umberto Bossi

pubblicato da Giovanni Molaschi



Le recenti dichiarazioni rilasciate da Umberto Bossi sull’inno nazionale, di cui ha già scritto questa mattina Massimo Falcioni qui e qui, stanno accendendo un vero e proprio dibattito all’interno della maggioranza.

Interessante, a tal proposito, il commento che ha rilasciato ad affaritaliani.it Alessandra Mussolini. Non smentendo la propria propensione a trasformare un confronto politico in uno show folcloristico la presidente della Commissione parlamentare per l’infanzia ha dichiarato:

“Parliamo degli extracomunitari… ma alcune volte loro hanno molto più il senso della patria che non Bossi. Che per me è da permesso da soggiorno… e non so nemmeno se glielo darei. Non mi piace affatto”.

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An "chiude", festa o agonia? Ultimo miglio verso il Pdl di Silvio Berlusconi

pubblicato da Massimo Falcioni

Se fosse una festa, due giorni volerebbero via. Ma se fosse un’agonia, sembrerebbero infiniti.

Quel che è certo è che il congresso che oggi inizia a Roma con l’inno nazionale intonato da un coro di voci bianche, metterà la parola fine ad Alleanza Nazionale.

Tutto filerà via liscio con 1800 delegati che volenti o nolenti chiudono i conti con la storia del neofascismo e imboccano l’ultimo miglio che li porterà nel Pdl, in braccio al Cavaliere.

Non mancherà il coupe de theatre con l’”inatteso” ingresso di Silvio Berlusconi, “solo” spettatore, per non rubare la scena al padrone di casa Gianfranco Fini, il cui intervento è atteso per domenica.

Fra coccarde tricolori, scomparsi i saluti romani, non mancheranno le lacrime: infatti la nostalgia irrompe con un video su Giorgio Almirante e sui passaggi da Fiuggi fin sulla soglia del predellino.

Fra i colonnelli (o ex) di Fini mancherà solo Francesco Storace che il sindaco di Roma Gianni Alemanno non è ancora riuscito a convincere a rientrare nell’ovile. Dei vecchi, solo l’inossidabile Teodoro Buontempo dileggia la fine di An, ex Msi.

De profundis o meno, lo slogan (non senza presunzione) “Nasce il partito degli italiani” prova a guardare già avanti, alla nascita del Pdl. Una casa nuova e sicuramente ben ammobiliata, con i posti a tavola tutti assegnati.

Come ai bei tempi andati, ci si siede solo dopo il capotavola, cioè dopo Silvio Berlusconi. In fondo, non è lui che paga il conto?

E’ quindi anche giusto che sia lui ad assegnare i posti. Buon appetito!

Ipse dixit

pubblicato da Massimo Falcioni

Bossi insiste: “Il dito medio ce l’abbiamo ancora”

Bossi c’è! E chi lo mette in dubbio! Dopo che la Procura di Venezia ha stabilito che il gesto del dito medio del leader della Lega contro l’inno nazionale non può configurarsi come vilipendio, eccoci al replay.

“Il dito medio ce l’abbiamo ancora”, torna a tuonare l’Umberto alla festa del Carroccio a Pontida. “La lotta per la libertà continua”. E fa un appello al popolo del Nord: “Non spendete tutti i soldi. Se non approvano il federalismo, dovete venire in massa a Roma per far sentire la vostra voce. Se non c’è il federalismo, c’è la lotta di liberazione”.

E giù applausi. Berlusconi finge di non sentire. Fini manda giù il rospo. Il Pd non c’è: non sa, non vuole, non può. Il presidente Napolitano è in vacanza. Come metà degli italiani.

E Bossi picchia duro. Appena il ferro si raffredda, il “Senatur” martella e arroventa il popolo “verde”. Intanto i sondaggi danno la Lega vicino al 10%.

Fratelli d’Italia? Bossi, e basta!

Bossi prosciolto: il gestaccio all'inno nazionale non è reato

pubblicato da Luca Landoni

La Procura di Venezia ha deciso, stabilendo che il gesto del dito medio di Umberto Bossi contro l’inno nazionale non può configurarsi come vilipendio, un reato punibile fino a tre anni di reclusione. La motivazione, espressa dal procuratore aggiunto della Repubblica di Venezia Carlo Mastelloni, è che non si tratti di espressioni collegabili all’esercizio delle funzioni ministeriali, come stabilito anche dalla giurisprudenza della Corte di Cassazione in materia.

Mastelloni ha dunque proposto l’archiviazione del procedimento al Tribunale dei ministri, congiuntamente con l’altro procuratore della Repubblica Vittorio Borraccetti, realizzando in certo qual modo la previsione dell’ex-Guardasigilli Roberto Castelli che fin dall’inizio aveva affermato che non si potesse ravvisare alcunché di penalmente rilevante in quella che si configurava come una semplice opinione personale. Va infatti sottolineato che il reato di opinione è stato abolito in via definitiva proprio dal governo in cui Castelli era Ministro della Giustizia.

Si delinea così la fine di un caso montato ad arte dall’opposizione, ma anche dallo stesso leader leghista, che da fine stratega è riuscito anche stavolta ad attirare l’interesse dei media sul proprio partito, secondo una tattica collaudata. Fin dalla nascita infatti, la Lega è riuscita a compensare il boicottaggio degli organi di informazioni con manifestazioni di pensiero roboanti e questo le è valsa grande popolarità e notorietà. Anche ora che la situazione è sensibilmente mutata il partito bossiano non rinuncia a perseverare in una linea che continua a pagare in termini elettorali.

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Ore 12 - Quando l'invettiva era "fascisti carogne, tornate nelle fogne!"

pubblicato da Massimo Falcioni

altroC’è un sospetto. Che il vero volto dei politici (e dei ministri) sia quando esternano a “ruota libera” e non quando si impongono la “mordacchia”.

Lasciamo stare per una volta Berlusconi, che sul tema in questione detiene ogni primato. Prendiamo dalla cronaca due fra i più brillanti rookie (si fa per dire) del parterre ministeriale e politico-istituzionale: Maurizio Gasparri, capogruppo del Pdl al Senato (cioè del primo partito della maggioranza di governo) e Umberto Bossi, mitico leader della Lega Nord (cioè del partito senza il quale il governo Berlusconi non regge) e ministro della Repubblica.

Come si sa, il primo ha definito il Consiglio superiore della Magistratura “una cloaca”. Il secondo ha alzato il dito medio come gesto di scherno verso l’inno nazionale. E non solo.

Non si tratta di appellarsi né al moralismo né al bon ton. E non è (solo) questione di turpiloquio. E’ questione prettamente politica. Non vale rifugiarsi nella storia e ricordare che la sinistra per decenni ha usato l’invettiva “fascista” perché l’ “offesa” era volta a delegittimare l’avversario politico ma non le Istituzioni, sempre riconosciute e difese come prescriveva la buona scuola gramsciana e togliattiana.

Puerile e patetica è la difesa nei confronti di Bossi che andrebbe preso così com’è, “a scatola chiusa”. Come fosse uno solaretto “discolo” che mette le lucertole nelle tasche dell’insegnate ma è intelligente e recita a memoria la poesia del Pezzani “Rio Bo”.

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L'inno di Mameli è un inno alla retorica, oltre a essere il più brutto del mondo

pubblicato da Luca Landoni

Umberto Bossi ha un merito indiscutibile che si pone al di sopra delle polemiche di questi giorni: darci finalmente l’occasione di liberare la questione inno nazionale dall’incommensurabile contorno di ipocrisie che da sempre la anima. Tutti sappiamo infatti come il Canto degli Italiani (questo il nome originale) abbia una partitura musicale orrenda e improvvisata e un testo che definire retorico è un eufemismo. Questa marcetta sciapa e melensa è sempre stata al centro di battute ironiche e di un malcelato senso di inferiorità nazionale, sullo stile del certo che la Marsigliese è un’altra cosa, quindi lo scandalo dove sta?

Semplice, signori, è tutta questione di convenienze politiche. Negli anni della contestazione si guardava all’Inno di Mameli come a una delle più stupide e reazionarie manifestazioni di nazionalismo, e la sinistra che bruciava le bandiere in piazza (qualcuno se lo sarà dimenticato, io no) lo usava sistematicamente per mettere in ridicolo l’amor di patria e altri concetti similari. Ricordo benissimo un episodio che mi capitò alle medie, quando nell’ora di educazione musicale io e un compagno trovammo il 45 giri mameliano in uno scaffale e lo mettemmo sul piatto per fare uno scherzo alla professoressa, che ci faceva ascoltare Guccini e Vecchioni ed era “comunista così”. Be’, la signora si arrabbiò a tal punto da minacciare la nostra sospensione, e il bello è che era un’ora di ascolto libero.

Questo per dire che clima si respirava a scuola negli anni 70-80, cioè quando ancora la Lega non esisteva e la sinistra immaginava ancora una patria sovranazionale sotto l’egida della falce e del martello. Tutti, e dico tutti i partiti italiani nel dopoguerra tolsero la bandiera dallo stemma, con le sole eccezioni di Msi e Pli, proprio per affrancarsi da ogni simbolo nazionalista, e nell’unico caso in cui ancora si sentivano gli inni (allo stadio) si parlava di vetero-patriottismo e si ridicolizzavano gli atleti stranieri che lo cantavano, mentre i nostri se ne guardavano bene.

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