Attraverso una lettera pubblica alcuni dei più importanti giornalisti, operanti anche su internet, si sono appellati a Giulia Bongiorno, che per il Governo Berlusconi su occupa della presidenza della Commissione Giustizia del Camera dei Deputati, affinché chi scrive per il web possa farlo in piena libertà.
Di seguito, per cui non avesse ancora avuto modo di leggere il documento sul blog di Alessandro Gilioli o di Vittorio Zambardino, vi riportiamo la lettera sottoscritta anche da Arianna Ciccone (del Festival Internazionale del Giornalismo) e Guido Scorza (Presidente Istituto per le politiche dell’innovazione).
“La decisione con la quale, lo scorso 21 luglio, il Presidente della Commissione Giustizia della Camera, On. Giulia Bongiorno, ha dichiarato inammissibili gli emendamenti presentati dall’On. Roberto Cassinelli (PDL) e dall’On. Roberto Zaccaria (PD) al comma 29 dell’art. 1 del c.d. ddl intercettazioni costituisce l’atto finale di uno dei più gravi – consapevole o inconsapevole che sia – attentati alla libertà di informazione in Rete sin qui consumati nel Palazzo.
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Natale è arrivato per tutti: i collaboratori di PolisBlog, gli amici lettori e tutti i politici di cui ci siamo occupati quest’anno. E a tutti vogliamo porgere i migliori auguri, a tutti quanti… compresi i faccendieri e i corrotti che stiamo scoprendo nelle ultime settimane. A questi ultimi vogliamo solo ricordare una cosa: quando siete stati eletti dai cittadini, costoro vi hanno affidato le loro speranze e le loro aspettative. Siete dei privilegiati, ma non perché guadagnate tanto, come molti di voi saranno proni a pensare, bensì perché avete il privilegio di potervi rendere utili alla comunità e fare del bene alle persone.
È per questa ragione, sicuramente scontata ed estremamente retorica ma chissenefrega, che abbiamo pensato a un bel regalo di Natale per tutti noi e tutti voi. Un bel motivo di riflessione su cosa sia la politica veramente, e su come ogni volta che si favorisce un amico per ottenere un posto o un appalto, contestualmente lo si è rubato a qualcuno che lo meritava di più. E ogni volta che si è presa una tangente, quei soldi sono stati tolti di tasca a ciascuno di noi. Soprattutto a chi fatica a tirare la fine del mese. Il regalo è un film di tanti anni fa. Una pellicola che pochi conosceranno e che fu girata da un genio assoluto della cinematografia, Frank Capra. Mr. Smith va a Washington.

Ieri sera il Presidente della Repubblica ha firmato la proposta di legge sull’immunità alle alte cariche dello Stato, ormai comunemente conosciuta come Lodo Alfano. Può sembrare un atto tecnico dovuto, ma l’autorizzazione del Capo dello Stato a discutere il provvedimento in Parlamento sottintende che esso abbia superato il vaglio di costituzionalità che è proprio dell’autorità presidenziale.
Il punto cardine sono gli emendamenti al testo rilevati in ossequio ai rilievi della Consulta sul primo Lodo Schifani del 20 giugno 2003. Innanzitutto vi è la riduzione da cinque a quattro delle cariche protette dallo scudo, con esclusione del presidente della Corte Costituzionale. Questi è considerato tecnicamente un primus inter pares, pertanto non è accettabile un trattamento che protegga solo lui e non anche gli altri 15 consiglieri. Poi il vecchio concetto di “improcedibilità” viene sostituito con quello di semplice sospensione del processo; ciò significa che il processo rimane in piedi e viene solo rinviato. Ma a quando?
Qui entra in gioco la riforma principale, quella che probabilmente ha avuto un peso decisivo nell’approvazione del Colle. Lo scudo sarà non reiterabile e non convertibile. In altre parole, una volta scaduto il mandato della carica protetta, il processo sarà scongelato, e per evitarlo non servirà a nulla nè una rielezione alla stessa carica, nè tantomeno il passaggio da una carica protetta a un’altra.
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