
Eppure Giovanni Trapattoni l’ha ripetuto recentemente: non dire gatto se non ce l’hai nel sacco. Avete (abbiamo) esultato per le dimissioni di Silvio Berlusconi (subito ripresi da gran parte dei media, come ha ricordato Marco Travaglio in un recente articolo), avete pensato che questa volta per il Cavaliere non ci fosse scampo, e invece no. Solo e abbandonato da tutti (esclusi, naturalmente, servi, meretrici varie ed eventuali, parlamentari, tv e giornali amici), il Cavaliere non vuole lasciare il centro della scena, non vuole immalinconire i suoi sostenitori:
“Accettiamo una sospensione della democrazia. Subiamo il terrorismo dell’opposizione, della stampa, della stampa straniera. Per questo motivo mi sono dimesso. “Se avessimo chiesto le elezioni, avrebbero dato la colpa a noi. Ci sarebbe stato un bombardamento terrificante contro di noi. Le elezioni avrebbero creato un vuoto di governabilità’. Gli elettori scaricano la responsabilità su chi governa” ha detto il Cavaliere, “non siamo in uno stato di pericolosità.”
Un uomo lucido, come vedete, pronto a riconoscere i propri errori. E mentre il governo Monti ottiene una fiducia molto ampia al Senato (qui un articolo di V.), il Cavaliere a cosa pensa? Ad attribuire a “qualcuno” la responsabilità della caduta del proprio governo. Dimostrando un senso della realtà pari a zero, la colpa è sempre degli altri, l’opposizione, la stampa (già, la pericolosissima stampa italiana), i media stranieri. Il paese balla pericolosamente sull’orlo del fallimento e il capo del Pdl che fa? Pensa ad una riforma epocale, che cambierebbe per sempre la vita degli italiani. Seguiteci dopo il salto per scoprire di cosa parliamo…
Continua a leggere: Berlusconi: democrazia sospesa. Ma non era uscito di scena?
Frattini storce il naso sull’incontro Germania-Francia per la crisi dell’euro: “Non ci piacciono queste cose a due”. In effetti si sa che il governo italiano, e soprattutto il suo premier, ai tête-à-tête preferiscono le cosucce di gruppo. C’è più gusto tutti insieme. Non si fa (Sar)così
Fino a pochi giorni fa il primo obiettivo era salvare gli stati sovrani. Ora invece banche e finanza sono tornate ad avere la priorità e i potenti dell’economia di carta si preparano a divorare un altro fiume di danaro pubblico. Leccarsi i Buffett
La maggioranza litiga su tutto e il ddl intercettazioni rallenta. Ormai è chiaro anche al povero Guardasigilli che sarebbe più facile far approvare il codice di Hammurabi. Con un Palma di naso
Steve Jobs, il genio della mela, l’uomo dell’iPod Nano. Silvio Berlusconi, il nano geniale, l’uomo della patonza. Mela dai o no?
Il premier perseguitato per ora soffre e sbraita nei confronti dei magistrati. Ma un giorno, quando tutto questo sarà finito, saprà anche perdonare le toghe di Milano (dal vangelo secondo Bondi). P-orge l’altra guancia
Il Cav, comunque, non vede l’ora di mettere a tacere le intercettazioni. Pensa alle sue notti brave e già gli viene l’acquolina in bocca. Legge sbava-glio
Il buon Massimo Zennaro, ex portavoce della Gelmini licenziato per la papera mostruosa sui neutrini, in realtà è rimasto direttore generale del Miur. Questi hanno sempre qualcuno che li protegge lassù in cielo. W San Zennaro
Nella Lega vige il centralismo democratico in stile Pci. Dopo Bossi ci vorrà un Gorbaciov che ristrutturi il partito, che compia una specie di perestrojka in salsa padana. Peres-trota
Il 14 dicembre 2010, quando Gianfranco Finì giocò la carta della spallata contro Berlusconi, è lontano, ma il nuovo tentativo di fare saltare premier e governo sembra molto vicino.
Nelle file della maggioranza c’è chi giura che il Cavaliere non mangerà il panettone da capo del governo. Che succede? La fronda, guidata dagli ex diccì Pisanu e Scajola, è pronta a colpire prefigurando la crisi di governo addirittura entro ottobre.
Contati uno ad uno, i deputati del Pdl pronti al “tradimento” sarebbero già più di venti, ben oltre, quindi, il limite per mandare a casa il Cavaliere. Gli “onorevoli” sono ormai certi che comunque si voterà in primavera, quindi tanto vale giocare d’anticipo e fare saltare il banco cercando da subito un nuovo approdo in grado di preservare la propria poltrona anche nella nuova legislatura.
Il dubbio, si dice, riguarda solo il “quando” votare contro. Scartato il passaggio del “Del”, per non essere tacciati di ostacolare il provvedimento della manovra economica quando il Paese è nella morsa della speculazione internazionale c’è l’alternativa pronta su un piatto d’argento.
L’agguato può riuscire su un voto di fiducia, quale per esempio, quello che il governo potrebbe mettere già dalla prossima settimana sulle intercettazioni. Quella è l’occasione per fare scattare la “trappola”. Sarà il colpo decisivo contro Berlusconi o l’ennesimo flop?
Gianfranco Fini: terra di mezzo. Voto 7+ Il Terzo Polo contro il governo: sì alle intercettazioni ma no alla divulgazione delle conversazioni che non hanno nulla a che vedere con l’ipotesi di reato su cui la magistratura indaga. Buon senso.
Silvio Berlusconi: terra sua. Voto 3- Il premier rilancia: “Nessun passo indietro”. E insiste per la stretta sulle intercettazioni: “Si avverte il morso dello Stato di polizia”. A rischio anche la libertà dei siti internet e blog. Il Sultano stringe la morsa?
Di fronte al quadro degradante e devastante che emerge dalle intercettazioni, la domanda che quasi tutti gli italiani si pongono è una sola: che fare se Silvio Berlusconi non fa il fatidico passo indietro? E’ oramai evidente che il Cavaliere non cede, chiuso nel suo egoismo “malato”, dedito a una resistenza alla Gheddafi che lo annienterà sul piano personale e politico.
Non solo le opposizioni gridano il loro: “Va’ via!”: c’è un crollo dei consensi nei sondaggi (pro 22%, contro 78%), cresce l’indignazione nel Paese e il discredito internazionale.
E’ vero: bisogna giocare con le carte della politica, guai dare a Berlusconi pretesti per trasformarsi in “vittima”.
Ma, diciamo la verità, fuori dal Parlamento, la politica ha oggi ben poche frecce nel suo arco: le divisioni, l’antipolitica, i partiti di cartapesta, il malcostume e il malcontento hanno allontanato la gente dalla partecipazione alla lotta politica diretta. E, dentro, sappiamo di che pasta è fatta la ciurma dei deputati nominati. I partiti devono trovare una sintesi di risposta e di proposta unitaria per uscire dal caos.
E’ giunta però l’ora di un passo avanti del capo dello Stato. Napolitano non può “cancellare” il governo che comunque ha in Parlamento i numeri aritmetici della maggioranza. Può però verificare, eccezionalmente, con un proprio appello scritto o con un intervento diretto alle Camere, se il governo gode ancora della indispensabile “credibilità”.
Chiamare cioè tutti i parlamentari a gettare la maschera di fronte agli italiani. In tal modo ognuno è costretto a uscire alo scoperto, prendendo le proprie responsabilità di fronte al Paese e di fronte alla storia.
Dopo la parziale pubblicazione delle trascrizioni delle intercettazioni dell’inchiesta della Procura di Bari sulle escort si stringe il cerchio attorno a Silvio Berlusconi. Tutta l’opposizione ne chiede formalmente le dimissioni.
UDC: “Il presidente del Consiglio faccia subito un gesto di generosità nei confronti degli italiani e si dimetta dal suo incarico. Si difenda nel modo migliore ma spinga il suo partito a iniziare una nuova fase politica dando l’occasione di arrivare a un governo di responsabilità nazionale. La situazione è diventata davvero insostenibile - ha aggiunto Cesa - ed è necessario pensare di più agli interessi del Paese. Le forze politiche devono unirsi per affrontare le tante emergenze di cui soffre l’Italia”.
PD: “L`Italia, con i suoi gravi problemi, non si può permettere - dice in una nota Davide Zoggia, responsabile Enti locali della segreteria nazionale del Pd, alludendo a una battuta del premier citata nel fascicolo giudiziario - un esecutivo che governa a tempo perso. Le parole sono finite. Berlusconi si rechi al Quirinale e rassegni le dimissioni”.
IDV:”Berlusconi deve dire agli italiani se, per far viaggiare le escort, si è avvalso dei voli di Stato pagati con i soldi dei contribuenti”. È quanto afferma in una nota il portavoce dell’Italia dei Valori, Leoluca Orlando, che aggiunge: “È già abbastanza indegno che in un momento così difficile a guidare il Paese ci sia un ‘premier a tempo perso. Sarebbe oltremisura esagerato se, a questo, si aggiungesse anche il fatto che per i suoi festini privati Berlusconi mettesse anche le mani nelle tasche dei tartassati cittadini italiani. Per questo abbiamo presentato un’interrogazione urgente alla presidenza del Consiglio dei ministri ed esigiamo una risposta nel più breve tempo possibile. Il Paese, data la difficile congiuntura economica, ha urgentemente bisogno di un premier a tempo pieno”.
FINI: “L’Italia esce da questa crisi tutta unita, non ha bisogno di carnevalate padane, ma di un governo che governa”. Lo ha detto il presidente della Camera Gianfranco Fini alla prima festa futurista di Futuro e Libertà a Novedrate nel comasco. “L’Italia - ha aggiunto - non ha bisogno di un presidente del consiglio che scherzosamente dice di essere a mezzo servizio perchè ha la mente altrove”.
VENDOLA: “Spero che quanto prima si possa chiudere questa pagina schifosa, che si possa dare all’Italia una traccia di speranza, una qualche prospettiva di salvezza. Spero che il presidente del Consiglio sia consapevole di quanto profonda sia la critica, il disgusto e anche il rancore che cresce nel Paese nei suoi confronti. C’è un sentimento diffuso generalizzato, di indignazione nei confronti del premier. E non è un sentimento che nasca da un inappropriato esercizio di moralismo. Questo sentimento nasce dalla constatazione della ipocrisia profonda di una classe dirigente che è intenta prevalentemente a occultare i propri reati, a depenalizzarli, a sabotare i processi nei quali questi reati rimbalzano”.
Non c’è bisogno dei sondaggi per capire che la maggioranza degli italiani non ne può più di Silvio Berlusconi, del suo modo di vivere, di pensare, di fare. Il Cavaliere è dentro un coacervo di gorghi di vario tipo e la sua leadership, oramai priva di ogni credibilità, è in caduta libera.
Non c’è solo l’incapacità di governare la crisi, affidata alla scure della manovra, che taglia e colpisce senza ricostruire. Non passa giorno che il premier non sia al centro di situazioni imbarazzanti, se non aberranti, situazioni che avrebbero già portato alle dimissioni qualsiasi capo del governo. Le vicende di queste ultime ore, al di là dei particolari e dei risvolti giudiziari, dimostrano ancora che tipo di persona è e che vita conduce il presidente del Consiglio della settima potenza mondiale.
Non è vero che sono questioni di carattere privato perché un esponente politico (e qui si parla del numero uno dell’esecutivo nazionale!) resta sempre un uomo pubblico con una morale e un’etica che non terminano nelle luci rosse del bunga bunga. Quel comportamento rende il premier un re travicello e porta discredito all’intero Paese. Berlusconi non è “il” male e in Italia c’è una questione morale che riguarda tutta la politica (e non solo), ma nessun presidente del Consiglio si è comportato come il Cavaliere.
Ciò detto, in Italia anche gli equilibri istituzionali sono su un piano inclinato. Con Berlusconi e la sua cricca che gettano fango sulla magistratura, ma anche con esternazioni e pratiche fuori dalle righe di procuratori dediti a un personalismo esasperato e accecante. Perché si pubblicano intercettazioni coperte dal segreto istruttorio? Perché il procuratore di Napoli (non solo lui) esterna continuamente nei salotti televisivi? Perché il Csm, la magistratura non richiama e non punisce certe “deviazioni”?
Così facendo si lascia lo spazio a chi come Berlusconi vuole imbavagliare la giustizia che non si piega e soprattutto gli si consente di fare la vittima e mantenere un consenso popolare contro “i magistrati dittatori, che sperperano soldi pubblici, che aprono processi che non chiudono mai, che fanno cause che perdono sempre e di cui mai rispondono”.
Come scrive oggi sul Riformista Emanuele Macaluso: “I richiami del Quirinale volti a mantenere gli equilibri costituzionali fra i poteri dello Stato valgono per tutti”. Ma non è così. E a pagare non è solo la giustizia, sono gli italiani.
Marco Pannella: indomabile. Voto 8+ Anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha espresso la sua vicinanza e il suo apprezzamento al leader radicale e ai partecipanti alla giornata di lotta contro il sovraffollamento delle carceri e per i diritti umani dei detenuti. Interventi strutturali, ma subito indulto o amnistia. Italia (anche) incivile, da quarto mondo.
Nitto Francesco Palma: domato. Voto 4- I tagli previsti dalla manovra aggiuntiva relativi all’amministrazione della Giustizia “saranno concordati con il presidente del Consiglio”. Guardasigilli dixit. Primo atto? Tagliare le intercettazioni. Della serie, come imbavagliare i magistrati. Evasori fiscali, criccaroli, politici corrotti e mafiosi ringraziano. Anche il Cav.
Lo Spiegel raffigura Berlusconi come un gondoliere veneziano con due sirenette-escort a seno nudo, un piatto di spaghetti e una pistola al centro dell’Italia. Ma il premier i canali li domina solo nell’etere. Per il resto, la vignetta ha una sua coerenza. Godo-liere
Ora ci scappa anche il morto e lo scandalo delle intercettazioni tra Regno Unito e Usa diventa un vero e proprio giallo. C’è del Murdoch in Danimarca
L’Idv critica il possibile rimpasto di governo e parla di “lifting” che non risolve nulla. Eppure il Cav resiste e si fa forte delle folle plaudenti che ancora animano il suo partito. Bene, bravo, bis(turi)
D’altronde la chirurgia plastica si addice ai vertici del Pdl. Meno a quelli della Lega. Umberto Botox