
“Le mie leggendarie intercettazioni hot non sono mai uscite, semplicemente perchè non esistono”
Sicura Mara? Sicura sicura sicura? Uhm. Vediamo. Ieri sera a Matrix c’era Mara Carfagna, ministra alle Pari Opportunità, una di cui Facci saggiamente disse
«Mara Carfagna è incompetente e non doveva diventare ministro, anzi non doveva neppure essere candidata (…) Punto di non ritorno per un elettorato cui puoi propinare quasi tutto ma non tutto. Ha cominciato a fare politica nel 2006 e a metà del 2008 è diventata ministro: è troppo, punto»
un’affermazione sulla quale credo che nessuno, che abbia a cuore i propri neuroni possa dissentire. Restiamo sulle intercettazioni, e dobbiamo tornare qualche mese indietro, ricordate? Dopo il no-cav day c’era stata la Guzzanti che aveva preso la cantonata delle intercettazioni pubblicate sul Clarin - quelle si, inesistenti - nel mentre si scatenava il putiferio per la vicenda delle altre false intercettazioni pubblicate da La Privata Repubblica. Ma c’era anche qualcuno che delle presunte fellatio ad uso ministeriale confermava l’esistenza, come Margherita Boniver ad esempio: allora esistono, non esistono, sono state distrutte per sempre? Chi lo sa. Nel mentre la Carfagna trova anche il tempo di affermare la “debolezza mentale di Sabina Guzzanti”: ed in questi casi c’è una sola soluzione, catfight!
Veronica Lario è riapparsa in Sardegna, a Villa Certosa, dove ha smentito le voci di un imminente divorzio dal premier Silvio Berlusconi. Può smentire quel che vuole, ma le voci girano e sono sempre più insistenti: le intercettazioni hot in cui il consorte e Mara Carfagna si scambierebbero affettuosità quantomeno piccanti - il Clarin utilizzava proprio il termine “pompino” - per quanto mai diffuse - ma esistenti, come aveva confermato Margherita Boniver - hanno avuto un effetto dirompente.
Da uno studente di Scienze Politiche a Bologna terrorizzato da Ghedini, per essersi inventato delle finte intercettazioni, ad una psicosi di massa che fa credere a tutti di essere sotto controllo, in una intercettopoli paranoica, nella quale ci si autolimita per paura, pavlovianamente.
Veronica ora è tornata a Villa Certosa, bene: ora abbiamo davvero l’exempla di un matrimonio che resta in piedi solo ed esclusivamente per realpolitik. Qui sopra un estratto di una delle “storielle d’Italia a fumetti” di Tetris. E a proposito, Tetris ha chiuso; una prece.
Ci credete? Silvio Berlusconi, intervistato riguardo alle presunte intercettazioni hot con la Ministra per le Pari Opportunità Mara Carfagna, in cui secondo i maligni, si parlerebbe anche di presunte fellatio, ha affermato che non avrebbe potuto dire nulla di simile. Come mai? Se ne parla anche su Wildgreta.
Perchè Mara Carfagna è una persona di “Santi principi, è una Maria Goretti”. Ora: vi quoto un breve estratto della biografia della Santa:
La costante frequentazione della dodicenne Maria in casa Serenelli spinse uno dei figli, Alessandro, all’epoca diciottenne, a tentare approcci di natura anche sessuale nei suoi confronti, che raggiunsero il culmine nell’estate del 1902: il 5 luglio, dopo un ennesimo tentativo fallito di ottenere riscontro alle sue proposte, Serenelli tentò di violentare la giovane e, avendo trovato resistenza, la ferì più volte con un punteruolo
Ma quanto è Santa Mara Carfagna?

Drammatica caduta di stile del Ministro delle Pari Opportunità Mara Carfagna, la quale nell’ansia di vendicare il proprio orgoglio ferito, ha annunciato querela nei confronti della diffamante Sabina Guzzanti per il discorso pronunciato ieri in piazza Navona. La nota diramata dal dicastero recita: “In riferimento alle parole volgari e fantasiose della comica Sabina Guzzanti, il ministro delle Pari Opportunità Mara Carfagna ha dato mandato all’avvocato di Roma Federica Mondani per adire le vie legali nei confronti della figlia del parlamentare di Forza Italia Paolo Guzzanti”.
La nota ha suscitato l’immediata indignazione di Guzzanti padre, che ha commentato: “Le opinioni e le espressioni di Sabina Guzzanti non formano oggetto di rapporto di parentela ma, visto che la parentela viene tirata in ballo, esprimo a mia figlia Sabina, di cui non condivido tutte le opinioni, la mia solidarietà di fronte al miserabile tentativo di deprezzare e disprezzare la sua e la mia identità personale e politica”.
Gaffe doppia dunque per il discusso ministro, che non solo incorre nell’errore formale di coinvolgere il genitore di una persona fino a prova contraria maggiorenne in un annuncio ufficiale di querela, ma va anche allo scontro con un collega di partito, le cui idee sono notoriamente opposte a quelle della figlia. E costituisce solo parziale giustificazione il feroce attacco di cui la Carfagna è stata vittima, giacché la sua posizione di rappresentante dello stato dovrebbe indurla a sfoggiare un ben maggiore senso di responsabilità.
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Uno dice: discorsi da moralisti. Anche al contrario. Però cosa viene in mente davanti all’impressionante conformismo delle prime pagine di oggi? Che è più importante il “come” si dica qualcosa, che del “cosa” si dica. Pensate a Sabina Guzzanti e compagnia in Piazza Navona, potete rivederla sul link. La principale risposta dei maggiori editorialisti è “Non si dicono certe cose in questa maniera”, “Non si può offendere la prima carica dello Stato”, e via dicendo. Per non parlare della delirante vicenda de La Privata Repubblica.
E via indignandosi: sempre per il lato sbagliato. Uno, che sia uno però, che non smentisca l’accusa che c’è alla base di una manifestazione, che avrà portato per strada 15mila - Questura’s version - o centomila persone, secondo quanto dichiarato dagli organizzatori. Ecco io vorrei che un Galli della Loggia, piuttosto che un Panebianco o Piero Ostellino, che sono la mia personale trimurti del disprezzo, mi dicessero se davvero è più importante il “come” o il “cosa”.
Perchè ribattere alle affermazioni dell’avversario in questo modo è una tecnica piuttosto semplice, oltre che spiegata assai bene in “Spin” di Bosetti: se il tuo avversario afferma qualcosa di sensato, non rispondere a ciò che afferma. Rispondi andando sul personale - “Comunisti! Toghe rosse! Giustizia ad orologeria!” - o sul come l’ha detto. Solleverai il polverone necessario a far si che tutto diventi una nebbia indistinta. Fino al prossimo spin.