
Continua lo scontro politico sul provvedimento allo studio per regolamentare la materia delle intercettazioni. Ieri il ministro della Giustizia Alfano ha mantenuto una posizione ondivaga, sottolineando il costo molto elevato del sistema e la necessità di una ristrutturazione delle modalità con cui le procure lo affittano (sì, avete capito bene, è in affitto) a costi molto diversi l’una dall’altra. Già questo vi fa capire come siamo messi, e possiamo solo immaginare come vengano gestite le trattative commerciali o gli appalti volti a noleggiare le apparecchiature.
Di fatto molte voci si sono levate contro la norma in fieri (il cui contenuto esatto non è ancora dato sapere); dalla più estremista appartenente come di consueto all’IDV, che parla addirittura di referendum abrogativo nel caso si dovesse cambiare anche solo una virgola, a quelle più moderate del PD, ma anche di parte della maggioranza, che chiedono di allargare il progetto originale. Dal primo Piano Berlusconi che includeva solo i reati connessi a mafia e terrorismo, sembra quindi probabile che le possibilità di intercettazione vengano allargate a concussione e corruzione.
Si è fatto un gran parlare della limitazione alle intercettazioni telefoniche, tra paladini della privacy ed estremisti della gogna, ma al di là degli interessi di partito ci si è mai chiesti che conseguenze avrebbe un blocco totale, o quasi, di questo strumento per le indagini? Un caso lampante ci si presenta proprio oggi, con la scopertura del vespaio di Santa Rita.
La clinica in questione, Santa Rita, è situata a Milano, in zona Lambrate, ed è assurta agli onori della cronaca per aver ideato un sistema per la verità poco originale di truffare il sistema sanitario nazionale, per la quota esorbitante di 2,5 milioni di euro. Fin qui nulla di nuovo, si sa che viviamo nel paese dei furbetti e di truffe come queste se ne son viste a bizzeffe; il problema è che in questo caso non si è esitato a passare sui cadaveri dei pazienti per guadagnare denaro, e che nella triste vicenda sono coinvolti non meno di 13 medici.
I signori in questione, i cui nomi trovate pubblicati per esteso sui quotidiani, devono rispondere di 90 capi d’accusa, tra cui 5 omicidi e una serie di interventi inutili, tra i quali spiccano l’asportazione delle mammelle a una ragazza diciottenne quando sarebbe bastato intervenire sul nodulo. Stipendi da 2.000 euro si gonfiavano così fino a 27.000 per questi poveri seguaci di Ippocrate.
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