
Le possibili contromisure del Cavaliere e dei suoi parlamentari/legali contro l’ultimo “attacco” della magistratura si moltiplicano. Dopo l’ipotesi di abbassare la maggiore età con efficacia retroattiva, al fine di cancellare possibili reati a sfondo sessuale, ecco ora configurarsi un’altra iniziativa: quella di accelerare l’approvazione della proposta di legge C.3821, presentata già lo scorso ottobre da alcuni deputati del Pdl (primo firmatario Vitali), concernente “la riparazione per ingiusta intercettazione di comunicazioni telefoniche o di conversazioni”.
La ragione della riforma è spiegata nella relazione di accompagnamento alla proposta:
Lo strumento delle intercettazioni di comunicazioni telefoniche o di conversazioni è sicuramente uno strumento indispensabile non solo per la lotta alla criminalità organizzata e al terrorismo ma anche per l’accertamento di responsabilità penali relative a reati particolarmente odiosi e di grande allarme sociale.
È innegabile, però, che soprattutto negli ultimi anni vi sia stato un abuso di tale strumento che, da un lato, è enormemente costato alle casse dello Stato e, dall’altro, è stato largamente invasivo del diritto costituzionale alla riservatezza nei confronti di numerosissimi cittadini che sono usciti dalle rispettive vicende dopo essere passati nel «tritacarne» mediatico e giudiziario.
Per limitare gli abusi, ecco il nuovo articolo 315 bis del codice di procedura penale, il quale…

A 10 giorni dall’inizio del caso Marcegaglia la presidente di Confindustria ha annunciato che il suo portavoce Rinaldo Arpisella lascerà l’incarico per tornare ad occuparsi dell’azienda. La decisione, ha spiegato la signora Marcegaglia, è stata presa in accordo con lo stesso Arpisella.
“Di comune accordo con Rinaldo Arpisella - ha dichiarato la presidente di Confidustria - abbiamo deciso che tornerà a occuparsi a tempo pieno dell’azienda. Questo è un bene. L’azienda è in grande espansione e ha bisogno a tempo pieno di Rinaldo Arpisella”.
Il portavoce della Marcegaglia è al centro, in questo momento, di un caso mediatico che non si è ancora probabilmente chiuso. Dopo essere stato intercettato con il vicedirettore del Giornale Nicola Porro (qui trovate l’audio della conversazione) è stato messo alla berlina dal settimanale Panorama.
Continua a leggere: Arpisella via da Confindustria per colpa del dossier del Giornale

Il Governo ha presentato oggi l’emendamento al disegno di legge sulle intercettazioni. La novità? Si prevede che il divieto di pubblicazione rimanga fino alla cosiddetta “udienza filtro” con la quale il giudice per le indagini preliminari, d’intesa con il pubblico ministero e con la difesa, stabilirà quali siano le parti pubblicabili e quelle che invece dovranno essere secretate.
Le intercettazioni, pertanto, saranno coperte dal segreto fino alla conclusione di tale udienza, per la cui fissazione, tuttavia, nel nuovo testo governativo, non è previsto alcun termine (come invece chiedeva il Pd). La proposta di emendamento porta la firma del sottosegretario Giacomo Caliendo, recentemente coinvolto nelle indagini sulla “P3″.
Come da copione, i finiani si dicono entusiasti: “Credo che questo testo sia un balzo in avanti. Credo che sia innegabile - ha dichiarato, ad esempio, il presidente della Commissione Giustizia Giulia Bongiorno - che questo emendamento vada incontro alle istanze che sono state rappresentate dal mondo dell’informazione. Personalmente ho sempre detto che bisognava andare in questa direzione, sicuramente questa opzione mi sembra estremamente positiva. Più che di un passo in avanti mi sembra un balzo in avanti nel testo”.
Quando il cofondatore di un partito (più votato) e numero due dello stesso “spiega” in sei pagine del suo giornale che quel partito è morto, cosa si deve pensare?
Non che Gianfranco Fini è fuori di senno, perché dirige magistralmente la Camera dei deputati.
Allora, le domande a cui dare risposta sono altre: è vero o no che il Pdl è un partito “morto”? Che quel partito è antidemocratico essendo in mano al suo unico padre padrone? Che quel suo unico padre padrone ha fallito nel governo del Paese, facendo promesse mai mantenute, a cominciare dalla tasse, cresciute invece che diminuite? Che quel partito è l’incubatoio di cricche e malaffare, protagonista di spettacoli indecenti e indecorosi?
Nel nuovo buen retiro di Tor Crescenza, Silvio Berlusconi è atteso a un nuovo coupe de theatre per cercare di salvare la baracca. Ma la quadratura del cerchio pare impossibile perché la baracca si regge totalmente su un unico uomo al comando: il Cavaliere.
Il redde rationem potrebbe arrivare (dopo la pausa estiva) con il voto (segreto) sull’uso delle intercettazioni, per colpire Verdini e Cosentino: occasione ghiotta per chi vuole la decapitazione del coordinatore del Pdl nazionale e di quello campano.
Soprattutto, occasione unica, nel segreto dell’urna, per dar corpo a quell’area critica dentro il Pdl (non solo i vietcong finiani) ben oltre i 50 deputati, cioè un numero sufficiente per far saltare il governo e mandare a casa Berlusconi.
Il cerino in mano al premier può accendere una miccia da fare esplodere tutto. Stavolta ci vuole il .. miracolo di … San Silvio!

Lo scorso settimana si sono verificati due eventi politici su cui vale la pena riflettere. Come anticipato da noi nelle scorse settimane, Silvio Berlusconi sta tentando di fare entrare Pierferdinando Casini nell’attuale esecutivo.
La trattativa congelata prima del viaggio di lavoro del Presidente del Consiglio in Canada sarebbe stata ripresa, come raccontato da Dagospia, sarebbe stata ripresa dallo stesso leader del Pdl in occasione della cena privata che Bruno Vespa ha dato a casa propria.
Oltre a studiare un’alleanza con l’ex compagno di maggioranza Silvio Berlusconi, commentando lo sciopero dei giornalisti dello scorso venerdì, ha precisato che la libertà di stampa non è assoluta. Queste dichiarazioni opinabili, se valutate in termini assoluti, sono state avvallate in parte dal nuovo direttore del Tg della 7, Enrico Mentana.

Il 9 Luglio la FNSI ha organizzato uno sciopero contro il ddl intercettazioni, contro la legge bavaglio. La decisione è stata seguita, con qualche sorpresa, dalle critiche di Marco Travaglio e Paolo Flores D’Arcais. Il primo ha scritto:
“Intendiamoci, il bavaglio è talmente vergognoso e demenziale che meriterebbe non uno sciopero, ma una serrata. Però l’obiezione di Feltri (che aveva scritto che un auto-bavaglio contro una legge che impone il bavaglio è un’idea folle, nda) mette a dura prova il riflesso condizionato dei sindacati, Fnsi compresa, che ricorrono sempre e soltanto allo sciopero come se fosse l’unica forma di protesta. […] Sicuri che la forma più efficace di protesta contro il bavaglio sia autoimbavagliarci per un giorno?
Non sarebbe meglio uscire tutti in edizione straordinaria, listata a lutto, in forma di dossier con le intercettazioni e gli atti d’indagine più importanti di questi anni che, col bavaglio in vigore, non avremmo potuto pubblicare?”
Il problema, dice ancora Travaglio, è che in edicola, il 9 Luglio troveremo solo Il Giornale, Libero, Il Foglio, il Tempo, il Riformista. Insomma, si lascia campo libero “agli altri”.
Continua a leggere: Ddl intercettazioni: è giusto lo sciopero contro la legge bavaglio?
Sulle “qualità” di Silvio Berlusconi non ci sono dubbi. Il “Ghe pensi mi” è un osso duro, o meglio, uno che non molla mai l’osso che ha addentato. In questo caso, il potere.
Un punto a proprio vantaggio il premier lo ha incassato, dopo aver tentato di fare passare il vergognoso sopruso per … “salvare” Brancher.
Le dimissioni imposte al ministro del nulla sono viste dai finiani come una loro vittoria. Ma l’interpretazione corretta è un’altra: Berlusconi non teme Fini, cui non concede nulla, bensì Giorgio Napolitano, cui ha ceduto la testa di Brancher per dimostrare attenzione e rispetto verso il capo dello Stato.
Adesso però, la strada si rifà tortuosa e sale di brutto: la blindatura della manovra smussa le trappole degli agguati ma al contempo rinfocola dure polemiche lasciando strascichi pericolosi.
Poi si ripresenta il cappio delle intercettazioni che deve assolutamente “superare le criticità alle quali ha accennato il presidente della Repubblica”.
Berlusconi sembra aver ripreso in mano il pallino e c’è chi giura che presto, molto presto, farà fuori Gianfranco Fini, sia dal Pdl che dalla presidenza della Camera.
Con sempre più insistenza si parla addirittura della nascita di un nuovo partito: Forza Silvio! L’evoluzione di Forza Italia dopo il bluff del Pdl.
Fini si aggrappa con entrambe le mani sul davanzale del Pdl. Una posizione scomoda, specie quando ti pestano le dita con gli scarponi chiodati e senza tregua.
Il Cavaliere anche stavolta cerca di tirar fuori il coniglio dal cappello. Chi vince fra i due, non si sa. Si sa solo chi perde: gli italiani.

Occuparsi degli articoli di Fabrizio Rondolino è sempre molto divertente. Un pezzo, dal titolo “Caro Berlusconi ci pensi lei” ha attirato la nostra attenzione. Ecco il magnifico attacco dell’articolo:
“Si è venuto ricompattando in queste settimane il blocco giudiziario-mediatico che nel ’92-’94 mise fuori gioco con successo i partiti democratici, e che oggi combatte la legge sulle intercettazioni.”
Come ho scritto in altre occasioni, sembra di sentir parlare Fabrizio Cicchitto ( o Gasparri o Stracquadanio ). Partiti democratici fatti fuori non per colpa di un sistema di corruzione che stava mandando l’Italia in bancarotta (l’Argentina era vicina), ma per colpa di un blocco giudiziario-mediatico. Sublime.
Continua a leggere: Ddl intercettazioni, Berlusconi e la democrazia. I suggerimenti di thefrontpage

I rilievi dell’onorevole Ghedini (pubblicati ieri dal Corriere della Sera) sulle dichiarazioni che il Capo dello Stato ha reso in merito al disegno di legge sulle intercettazioni sono oggi al centro di accese polemiche.
“I commenti del Quirinale sono assai pregevoli, ma c’è un Parlamento - ha osservato Ghedini-, eletto da una quarantina di milioni di elettori: spetta a quest’ultimo decidere. Visto che non siamo una repubblica presidenziale”. Ed ancora: “La valutazione del Capo dello Stato non è su problemi di natura tecnica. Altrimenti dovrebbe farsi eleggere. La valutazione è sulla costituzionalità. Le ‘criticità tecniche’ esulano dalla sua competenza”. A prescindere dal carattere poco riguardoso di tali asserzioni nei confronti di Napolitano, in esse si ravvisano almeno due gravi “inesattezze”.
La prima. Forse Ghedini non se n’è accorto, ma il Presidente della Repubblica italiana…
Continua a leggere: Il rinvio presidenziale secondo Niccolò Ghedini
Quotidiani cartacei di “peso” come Il Corriere della Sera, pubblicano oggi ciò che Ore 12 (beccandosi qualche democratico … insulto) già scriveva ieri e i giorni precedenti.
Dall’editoriale di Francesco Verderami: “Berlusconi ha intuito di essere nell’angolo, perché il rischio di una crisi di governo sulle intercettazioni è dietro l’angolo”. Appunto.
Il Premier è al bivio, con il rischio agguato già in commissione la prossima settimana. Numeri alla mano, i finiani potrebbero mandar sotto l’esecutivo.
Il presidente della Repubblica (così com’è il ddl non ha il via libera del Quirinale) ha fatto … “da sponda” al presidente della Camera, tutt’altro che isolato.
Fini, rilanciando anche le tesi del procuratore antimafia Grasso, sulle intercettazioni (cioè sulla giustizia), ne ha fatto una questione non più solo politica, ma etica. E ora l’affondo combinato Napolitano-Fini fa temere all’”inner circle” berlusconiano l’avvicinarsi della crisi.
In un vicolo cieco ci si è infilato Berlusconi.
La palla è adesso in mano al Cavaliere, che non può limitarsi a minacciare: “Ma con un altro governo faremmo rivoltare il Paese”.
Stavolta Berlusconi sbaglia i conti. Non si rivolterebbe nessuno per difendere il governo del “non fare”, delle tasse, e delle cricche.
L’applauso potrebbe arrivare, ma per l’uscita del Cav. da Palazzo Chigi.