Qualche tempo fa avevamo scritto del ritrovamento, in un ufficio della Procura di Reggio Calabria frequentato dal pm antimafia Nicola Gratteri, di una microspia, funzionante e dotata di un segnale che poteva essere captato in un raggio di venti metri circa.
Nicola Gratteri è uno dei più famosi magistrati antimafia e ha scritto una serie di libri sulla ‘ndrangheta, come Fratelli di Sangue. Negli ultimi mesi si è anche opposto con fermezza al ddl sulle intercettazioni, o meglio, la legge bavaglio ( il video qui sopra è un’intervista di Fratteri a Corrado Augias. Un’altra dimostrazione, se fosse necessario, dell’utilità di questa legge indegna).
Secondo un articolo del Quotidiano della Calabria, ci sarebbe un magistrato dietro la microspia trovata in Procura:
Continua a leggere: Legge bavaglio: a Reggio Calabria le vere intercettazioni illegali

Le dichiarazioni del generale Stanley McChrystal, capo delle forze NATO in Afghanistan, hanno suscitato un vespaio di proporzioni gigantesche. In un’intervista per Rolling Stone, McChrystal ha lanciato giudizi molto duri su alcune personalità americane, tra cui il Presidente. Obama, durante un incontro al Pentagono, era apparso “intimidito e impreparato”. Sul vicepresidente Joe Biden: “Mi chiedi di Joe Biden. Chi è?” (un pò come il famoso “Michele chi?” riferito a Michele Santoro).
Un collaboratore riferisce di un incontro del generale con Obama, questa volta alla casa Bianca: “Ci siamo visti per dieci minuti, giusto per delle foto (“it was a 10-minute photo op”). Obama chiaramente non sapeva niente su di lui, non sapeva chi fosse. È l’uomo che dovrebbe condurre questa fottuta guerra, ma non sembra molto interessato. Il capo (McChrystal, nda) era molto deluso.”
E, come nella migliore tradizione italiana di smentite, di “mi scuso, non volevo esprimere quei giudizi”, il generale ha dovuto fare marcia indietro:
Continua a leggere: Stanley McChrystal, Obama e Rolling Stone: dimissioni oggi?

Chi è Boris Johson? Alcuni di voi lo ricorderanno come uno degli autori, insieme a Nicholas Ferrell, della famosa intervista a Berlusconi in cui il nostro premier disse che Mussolini non uccideva nessuno e mandava gli oppositori in vacanza al confino. Un secolo fa, era il 2003.
Oggi Boris Johnson è il sindaco di Londra, e ha scritto, per il periodico conservatore inglese “The Spectator” (lo stesso che pubblicò l’intervista di Berlusconi nel 2003) un articolo dal titolo “più potere alla stampa”. Come ci ricorda Fabio Cavalera dal suo blog, Johnson ha difeso la libertà di stampa e il ruolo dei giornalisti nella società contemporanea. Citiamo Cavalera:
“[…] i giornalisti saranno pure troppo curiosi, invaderanno pure sfere private, magari (quelli televisivi della Bcc) saranno super pagati con fondi pubblici, ma alla fine il malaffare, la corruzione, la criminalità (ovvero ciò che scoprono e raccontano i quotidiani e i magazine) non sono il risultato di comportamenti illeciti degli stessi giornalisti ma di quei soggetti (anche i politici) che vorrebbero essere al riparo da critiche, inchieste, reportage.”

Ecco la seconda parte dell’intervista a Marco Tarchi. La prima parte è qui.
Che ne pensa di quella che ormai appare come un retromarcia dei finiani: cioè passare da gruppi autonomi a “corrente” dentro il PDL? E’ un’idea ormai “superata”, da vecchio partito (in fondo, anche Veltroni era contro le correnti), oppure ha ancora un senso?
È una necessità tattica: fuori dal Pdl, i finiani rischierebbero, in caso di elezioni anticipate, di diventare una forza di scarso peso, una sorta di replica dell’Udc. Dall’interno, invece, possono puntare a un’azione di costante logoramento della classe dirigente e nel contempo dialogare con l’opposizione.
Se di una corrente si tratta, va detto, è una corrente anomala, diversa da tutte quelle degli altri partiti.

Marco Tarchi insegna Scienza Politica e Analisi e Teoria Politica all’Università di Firenze. Il suo ultimo libro è “La rivoluzione impossibile - dai Campi Hobbit alla Nuova Destra”, edito da Vallecchi. Esperto di populismi e crisi delle democrazie, ha anche fatto parte, fino ai primissimi Anni ‘80, del Fronte della Gioventù, organizzazione giovanile del MSI. Con lui abbiamo ragionato di vecchie e nuove destre, della crisi dentro il PDL, della crisi della Seconda Repubblica.
Professor Tarchi, qual era la rivoluzione impossibile?
Quella che un certo numero di militanti e dirigenti dell’organizzazione giovanile del Msi cercarono di costruire negli anni Settanta: un tentativo di modifica radicale dell’ambiente politico nel quale si erano trovati ad operare. Un tentativo che ne comportava – nei loro intendimenti – un profondo svecchiamento, l’abbandono della nostalgia per l’autoritarismo fascista, il confronto aperto con la modernità e i suoi problemi, l’apertura di un dialogo franco con gli avversari, con i quali si sentiva di avere, oltre ad un certo numero di divergenze ideali, un buon numero di affinità psicologiche e di preoccupazioni comuni.
Se un ragazzo di vent’anni le chiedesse cosa fossero i Campi Hobbit, cosa risponderebbe?
Un tentativo di uscire dal grigiore della routine neofascista, di cimentarsi su nuovi terreni culturali – la musica rock, il teatro, l’ecologia - e di attivare uno spirito comunitario.
Chi ragiona, attraverso i mass media, di politica prima o poi affronta degli argomenti che all’elettorato non interessano poiché non li tocca da vicino. E’ utile continuare a ragionare sul presunto scontro registrato nei giorni scorsi tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini?
No. Probabilmente No. Gli argomenti da affrontare in queste ore sarebbero altri. Dovrebbero essere diversi. Per questo motivo abbiamo raggiunto telefonicamente Luca Martinelli, autore di “L’acqua è una merce”(Altraeconomia, 2010). Con lui abbiamo parlato della privatizzazione del sistema idrico integrato.
Cosa cambia con la legge che privatizza l’acqua?
Il decreto Ronchi, che è stato convertito in legge nel novembre scorso, impone di affidare il servizio di distribuzione dell’acqua attraverso gare aperte a società di capitali, spa private. Non c’è più, quindi, la possibilità per gli enti locali di affidare il servizio idrico integrato a società per azioni a totale controllo pubblico, meccanismo di affidamento diretto conosciuto come in house.

È destinato a suscitare polemiche il ritorno di Piero Marrazzo in Rai, sia pur non come conduttore ma in qualità di semplice ospite di Lucia Annunziata. L’ex-governatore del Lazio sarà infatti l’intervistato del programma In 1/2 h in onda domenica alle 14,30 su Rai3.
Ricordiamo che Marrazzo sarà reinserito nell’organico della televisione statale tra un mese circa, ma il responsabile della rete Antonio Di Bella ha tenuto a precisare che “Marrazzo non sarà a capo di una struttura, ma rientrerà come caporedattore a disposizione del direttore”.
Insomma niente apparizione in video, almeno per ora, anche se questa comparsata dalla Annunziata potrebbe rappresentare un primo passo in quella direzione. Una cosa è certa, la conduttrice non si lascerà scappare l’occasione di indagare su passato e futuro dell’ex-presentatore di Mi manda Rai3.

Più che una resa vera e propria è un’invocazione al segretario Bersani quella che Deborah Serracchiani ha affidato alle colonne di Affari Italiani.
“Quello che chiedo al segretario è di prendere con forza in mano il partito e non dimenticare il Nord, che sembra ormai che l’abbiamo dato per perso alla Lega.”
Come sempre non ha peli sulla lingua il “nuovo che emerge” dalle file del Pd del nord-est, e come già in passato (ricordiamo qui anche l’intervista del nostro Molaschi) le canta chiare al leader di partito. Per esempio sul caso Vendola e sull’esito delle prossime elezioni regionali:
“Nessuno di noi sta pregando perché le Regionali vadano male. Anzi credo che 200mila persona che hanno votato Vendola qualcosa ci hanno detto. Per esempio che tornare al rito delle primarie può essere importante. E le primarie in Puglia hanno dimostrato che si possono fare in una settimana. Se riusciamo a fare questo troviamo quella base forte che ci permette a livello territoriale di fare trionfare una buona amministrazione e far trionfare quelle amministrazioni di Centrosinistra che hanno ben governato”.

Da qualche giorno, su vari blog, si disquisisce di un progetto curato da Andrea Civati e supportato da buona parte dei sostenitori di Ignazio Marino che alle scorse primarie, a differenza degli altri due contendenti, era riuscito a conquistare i più giovani.
Elettori a cui l’attuale classe politica non propone dei valori. Per questo motivo abbiamo deciso di intervistare Andrea Civati. Per capire come un ragazzo di 24 anni, politicamente attivo, veda il partito di cui ha deciso di far parte.
Cominciamo parlando del prontuario su cui lei stai lavorando. Di che si tratta?
Il prontuario vuole essere uno strumento di lavoro per il Pd ma non solo in vista della campagna elettorale.
L’obbiettivo è sfatare quei pregiudizi e luoghi comuni sull’immigrazione che sembrano ormai affollare il dibattito politico: dal bar del paese fino alle aule parlamentari e gli studi televisivi sono utilizzati immagini che non hanno nessun fondamento con la realtà.

Francesco Zanardi ha deciso di interrompere lo sciopero della fame che aveva iniziato con il compagno Manuel Incorvaia affinché la loro unione, in quanto omosessuale, fosse riconosciuta dallo Stato.
Intervista da Ulisse Spinnato Vega Francesco Zanardi aveva condiviso con gli utenti di polisblog.it il boicottaggio che era stato organizzato da diversi media contro la loro iniziativa. Drammaticamente, e inutilmente, già vista.
Ricorre proprio in questi giorni l’anniversario della morte di Alfredo Ormando. Lui si mise in gioco molto più della coppia. Si diede fuoco in Piazza San Pietro come una strega, drammaticamente, moderna. Di lui, malgrado il massimo sacrificio, non si parla più.
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