Due giorni fa i 74 anni del Cav, ieri i 60 di Renato Zero: anche i grandi della canzone invecchiano. Mentre il secondo, però, se la gode, il primo è alle prese con mille stress e mille nemici. Sorci(ni) verdi
L’altro ieri candeline pure per TortelLenin Bersani. Lui festeggia con Di Pietro, il premier con la Lega. A ciascuno il convitato che si merita. La trota di compleanno
Il presidente dello Ior Gotti Tedeschi interrogato dalla procura di Roma per allontanare dalla banca vaticana l’ennesima accusa di riciclaggio. Per carità, non siamo mica ai tempi di Sindona e Calvi, però… F-Ior di galantuomini
La Finocchiaro dopo la fiducia al Senato: “Da Berlusconi le stesse parole da 10 anni”. Ma nel Pd non ci sono sempre le stesse facce da un trentennio? Le stesse liti, le stesse trame, le stesse gelosie, la stessa musica da sempre? Un Visco rotto
Continuiamo a parlare dell’ascesa e caduta di Michele Sindona e degli scandali finanziari che hanno costellato la recente storia del nostro Paese. Giusto per ricordarci che, anche oggi, su entrambe le sponde del Tevere, c’è ben poco di nuovo sotto il sole. Lo scorso venerdì abbiamo parlato dell’inizio del crollo dell’impero finanziario di Sindona con il crac della Franklin National Bank, nel 1974.
E’ utile ricordare che l’anno precedente aveva avuto luogo l’affiliazione del banchiere siciliano alla Loggia P2. Quest’utima tenterà di utilizzare le proprie conoscenze e i propri affiliati nei posti di potere per fare da rete di protezione nei confronti di Sindona, specialmente quando la sua posizione giuridica risulterà irrimediabilmente compromessa. Inoltre, sarà il finanziere siciliano a chiudere il cerchio e presentare a Licio Gelli Roberto Calvi, altro personaggio chiave di uno dei più grandi scandali finanziari della storia italiana: il crac del Banco Ambrosiano. Ma andiamo con ordine e torniamo a quel 1974 in cui l’impero di Sindona inizia a sgretolarsi.
Come si conclude la vicenda della Franklin National Bank?
L’8 agosto 1974 Nixon è costretto a dimettersi a causa dello scandalo Watergate. Sindona, che ne aveva sostenuto la rielezione, perde così un fondamentale appoggio per il salvataggio della Franklin. Pochi giorni prima, dietro pressioni del Banco di Rotma sulla Banca d’Italia, avviene la fusione tra la Banca privata finanziaria e la Banca Unione. Nasce così la Banca privata italiana: ultimo disperato tentativo di Sindona di salvare i propri istituti di credito.
Ma, nel frattempo, altre banche del finanziere siciliano iniziano a chiudere: il 26 agosto è il turno della Banca Wollf, con sede in Germania.
Continua a leggere: La Storia sono loro: domande e risposte sulla P2
Torniamo a parlare di Michele Sindona. La scorsa settimana vi avevamo raccontato della strepitosa ascesa del finanziere siciliano e dell’inizio dei suoi legami con lo Ior, la Banca Vaticana, nel corso degli anni Sessanta.
Che attività svolge Michele Sindona con l’appoggio di Mons. Marcinkus?
Lo Ior e il suo presidente Mons. Marcinkus diventano due tasselli fondamentali nella carriera di Sindona nel campo dell’esportazione di capitali e delle attività finanziarie illecite. E’ grazie a Marcinkus che lo Ior diventa azionista di molte banche del finanziere siciliano. Banche che, a loro volta, accolgono numerosi capitali provenienti del Vaticano.
Il modus operandi della coppia è semplice: lo Ior apriva un conto corrente con la banca italiana che voleva esportare soldi in nero. Il cliente della banca italiana depositava il denaro sul conto e lo Ior accreditava la somma all’estero, nella valuta e presso l’istituto di credito indicati dal cliente. Lo Ior tratteneva per sé una commissione poco più alta di quelle normalmente in uso all’epoca. Nelle parole dello stesso Sindona, la Banca d’Italia e altre istituzioni di controllo non avrebbero mai interferito in quello che era un vero e proprio “un delitto perfetto”.
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Per capire quanto sia importante per la politica italiana il mondo cattolico bisogna, necessariamente, mettere da parte i principi e ragionare sui dati di fatto partendo, ad esempio, dall’Opus Dei.
Per questo motivo abbiamo deciso di incontrare Emanuela Provera, autrice del libro “Dentro l’Opus Dei”. Con lei, oltre a parlare della forza economica che l’organizzazione ha nel nostro paese, abbiamo provato a capire se Roberto Formigoni avesse potuto avere le stesse opportunità correndo da solo. Senza Comunione e Liberazione.
Cos’è l’Opus Dei e di cosa parla il libro che sull’argomento ha scritto?
L’Opus Dei è una prelatura personale che, con questa particolare forma giuridica, ha ottenuto un’autonomia senza precedenti all’interno della Chiesa Cattolica. Per far parte dell’Opus Dei è necessario “essere chiamati” e percorre un piano inclinato che ha come traguardo l’incorporazione giuridica.