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Tutti gli articoli con tag iraq

Obama ha accettato le dimissioni di McChrystal. Fatale l'intervista a Rolling Stone

pubblicato da Bruno Marino

Barack Obama ha accettato le dimissioni del generale Stanley McChrystal da comandante delle forze ISAF in Afghanistan. Ieri vi avevamo raccontato la storia dell’intervista del generale a Rolling Stone, oggi l’aggiornamento, per alcuni quasi scontato: dimissioni.

Il video qui sopra è l’intervento del Presidente USA (qui invece la trascrizione) che accetta le dimissioni del generale e nomina al suo posto David Petraeus, già comandante delle forze armate americane in Iraq.

Ma cos’ha detto Obama? Vediamo dopo il salto

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Le pagelle del martedì

pubblicato da Massimo Falcioni

Franco Frattini: appello, Voto 7. Il ministro degli Esteri si appella via Facebook all’Ue per fermare i continui massacri dei cristiani nel mondo, l’ultimo in Iraq. Crudeltà e massacri impuniti. Basta!

Umberto Bossi: ammosciato. Voto 4. Il Senatur subisce il contrattacco dei vescovi (“Unità d’Italia tesoro per tutti”) e di Luca Montezemolo (“Politica troppo debole con il Carroccio”). Sos Viagra.

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Intervista - polisblog incontra Olivier Roy

pubblicato da Giovanni Molaschi

All’istituto francese di Firenze, ieri, è stato organizzato un incontro pubblico con Olivier Roy. Orientalista e politologo, il signor Roy a ridosso dell’evento (in collaborazione con Francesca Ristori) ha fatto un punto per polisblog.it su quanto sta accadendo in una parte del mondo.

Con lui, dopo quanto successo a Milano in Via Padova, abbiamo ragionato anche sui quartieri a rischio che i mass media italiani hanno paragonato alla banlieue parigine.

Lei si è occupato molto di Medio Oriente. Nei giorni scorsi si sono tenute in Iraq le elezioni sulle quali le opinioni divergono. Secondo lei ha ragione Barack Obama quando sostiene che questo appuntamento elettorale rappresenta per gli iracheni “una pietra miliare nella loro storia”?

Si, al contrario di ciò che accade in Afghanistan, gli elettori continuano a votare in massa in Iraq e le elezione rimangono più o meno oneste. Siamo dunque entrati in una logica democratica, al meno sul medio termine. Ma evidentemente, tutto questo è fragile e rimane possibile solo perchè ci sono truppe americane in Iraq. Il vero test sara dopo la partenza delle truppe U.SA.

 

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Afghanistan: possibile tregua tra Barack Obama e Hamid Karzai a Marjah

pubblicato da Giovanni Molaschi

L’attenzione che i media occidentali hanno concentrato sulle elezioni irachene, di cui sapremo i risultati solo alla fine del mese, hanno fatto dimenticare per qualche giorno la guerra che lì vicino si sta combattendo.

Persino il riconoscimento dato al film “The Hurt Locker” (che racconta la missione statunitense in Iraq) è stato strumentalizzato per non ammettere che l’intervento occidentale in Medio Oriente è tutto fuorché una missione di pace.

Su quanto sta succedendo in Afghanistan, ad esempio, sono state espresse opinioni apparentemente contrastanti tra di loro. A Marjah, nel sud del paese, il presidente afghano Hamid Karzai ha infatti chiesto agli amministratori locali di riferire al governo quanto è stato distrutto dai soldati americani che, secondo quanto dichiarato Segretario alla Difesa statunitense Robert Gates, avrebbero allungato i tempi della missione per evitare che altri civili muoiano.

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Satira: non spariamo “castate”

pubblicato da Ulisse Spinnato Vega

Vendola si concentra sulla sfida al Pdl e predica fair play nel rapporto con gli (ex?) avversari interni del Pd. D’Alema intanto è stato avvistato al largo del Capo di Buona Speranza. Veleggiando, ormai fa alleanze con i gabbiani e cerca di dettare la linea politica ai delfini. Sconfitta…Palese

Il navigatore solitario è stato raggiunto da un messaggio di solidarietà dell’Udc. Lui intanto punta a toccare l’Antartide per poi risalire verso l’Artico. Viaggio tra i Poli (Bortone)

Casini, però, deve incassare la botta della condanna in appello a Zio Totò ‘vasa vasa’ Cuffaro: pena aggravata e accusa di favoreggiamento alla mafia. Insomma, dai cannoli (siciliani) per festeggiare siamo quasi alle arance (siciliane) in carcere. Queste sì che son rogne per il partito dei due forni. Cesa Nostra

Il nuovo Iraq ci va giù pesante con le condanne nei confronti dei notabili del vecchio regime di Saddam Hussein. Pare sia stato giustiziato anche il famigerato Alì ‘il chimico’. Ma intanto gli attentati continuano e il governo locale non è in grado di far sentire la propria autorità sul territorio. Se ci sei Baath un colpo

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Stati Uniti: vietata la gravidanza alle donne soldato

pubblicato da Giovanni Molaschi



Il giorno di Natale è perfetto per ragionare su una decisione politica presa negli Stati Uniti di cui tanto abbiamo parlato con Christian Rocca lo scorso novembre. In quell’occasione con il giornalista del Foglio ragionammo sul famoso provvedimento “don’t ask, don’t tell” a causa del quale non è permesso ai soldati di fare coming out.

Ebbene. Il Pentagono, come riportato da diversi quotidiani nei giorni scorsi, avrebbe emanato una circolare altrettanto scandalosa. Secondo quanto riportato da “Star and Stripes” sarebbe stato vietato alle donne, in servizio, di rimanere incinte.

Oltre alle dirette interessate, della gravidanza dovranno rispondere anche gli uomini coinvolti poiché le dolce attese, come sostenuto dal Pentagono, creerebbero un danno all’esercito già provato dalle missioni in Medio Oriente.

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Iraq: a giorni il petrolio alle compagnie internazionali

pubblicato da davide f.

iraq

La vera ragione della guerra al “terrore” voluta fortemente da Bush in Iraq sta per portare i suoi risultati. Tra il 29 e il 30 di giugno infatti l’Iraq assegnerà i contratti ventennali per lo sfruttamento delle riserve petrolifere alla compagnie internazionali.

La decisione è stata motivata dal ministro per il petrolio iracheno Hussain Shahristani come misura per incrementare la produzione e le entrate del governo, che hanno fortemente risentito dalla caduta del prezzo del petrolio.

Su un tema così caldo non poteva mancare una dinamica altamente conflittuale. Contro questo progetto che ha precise origini si è scagliato Fayad al-Nema, ex direttore della compagnia nazionale South Oil Company, secondo il quale la concessione di sfruttamento alle compagnie straniere metterà in ginocchio l’economia del Paese e ne limiterà l’indipendenza, già non proprio così evidente.

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In difesa di George W Bush, a fine mandato

pubblicato da Luca Landoni

Una corrente di pensiero maggioritaria è come una moda, un codice non scritto che si propaga tra le menti e va a costituire un modo di pensare ad excludendum, ovvero che esclude dal novero dei benpensanti tutti coloro che non vi si adeguano. Questa è una legge sociale non scritta, la cui formazione somiglia in qualche modo alla calunnia rossiniana, e che tende a formare ciò che una volta si chiamava conformismo ed ora è stato più appropriatamente ribattezzato politically correct.

Abbiamo visto innumerevoli casi del genere. Bisogna essere contro la pena di morte. Tutte le guerre sono sbagliate. Non si può esportare la democrazia. Il destino della società è diventare multiculturale. Questi e altri cliché comportano un adeguamento di massa, che vede l’esclusione automatica di chi non vi si adegui, il quale viene guardato come un fantasma e avversato o ignorato dalla mentalità dominante. Un caso di questo genere riguarda l’ormai ex-Presidente americano George W Bush, comunemente additato come un incapace, uno sciocco eccetera… insomma, un bersaglio facile della satira, un po’ come Emilio Fede.

Proprio per questo, e perché ci piace essere esclusi dal novero di quelli che hanno capito tutto (e soprattutto dai politicamente corretti, Dio ci scampi) difenderemo quello che alcuni considerano il più indifendibile dei presidenti, George Dabliù, appunto. E per fare questo partiamo proprio da quello che è considerato il suo più grande errore, ovvero il conflitto iracheno. Due volte i Bush si sono inoltrati nel deserto mediorientale, e due volte hanno schiacciato la flebile resistenza di Saddam. Ma mentre Bush padre preferì lasciare al suo posto il dittatore, in nome dell’equilibrio dell’area, Dabliù andò fino in fondo.

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Road to Inauguration. N.3: Hillary Clinton, Secretary of State

pubblicato da paolo

Dopo aver parlato di elezioni ufficiali e del Chief of Staff del prossimo Presidente Obama, oggi ci occuperemo di uno dei pezzi da novanta del suo futuro Governo: Hillary Rodham Clinton.

Su Hillary, la sua carriera politica, il suo ruolo come First Lady nella tempesta del Sexgate e il suo controverso carattere si potrebbe scrivere non solo un post chilometrico, ma un libro di centinaia di pagine.

Piuttosto che dedicarci a un veloce quadro biografico (per cui vi rimandiamo alla sempre utile Wikipedia), vediamo di capire quali compiti ha il Segretario di Stato, e quale linea politica intende assumere la Clinton.

Nel descrivere le idee del nuovo Secretary of State possiamo usare un documento freschissimo, ovvero la obbligatoria audizione di conferma che la Clinton ha appena tenuto davanti alla Commissione per gli Affari Esteri del Senato. Vediamo quindi quale ruolo ricoprirà Hillary, e quali sono le premesse della sua azione.

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Bush in Iraq evita una scarpa scagliata da un giornalista. Il video

pubblicato da Luca Landoni

Vi presentiamo qui il video della conferenza stampa di Bush in Iraq. Il presidente USA, giunto nel paese per una visita a sorpresa, ha affiancato il presidente Nouri in un botta e risposta con dei giornalisti. Non aveva ancora aperto bocca, tuttavia, che un reporter televisivo locale si è cavato una scarpa tentando di colpirlo. Non essendovi riuscito ha tentato pure con la seconda. Bush ha tuttavia dimostrato riflessi invidiabili, scansandole entrambe.

Mentre le lanciava, il giornalista avrebbe urlato le parole «questo è il tuo bacio d’addio, cane». In seguito, parlando dell’incidente, George “dabliù” ha scherzato, dichiarando: «L’unica cosa che posso dirvi che si trattava di scarpe taglia 10».