
A qualcuno le precipitazioni, talvolta nevose, registrate negli ultimi giorni avran fatto dimenticare che l’Italia è anche il paese del sole. Fortunatamente tale amnesia non ha colpito tutti. In Europa, ad esempio, han ben presente i talenti del bel paese tanto un ultimatum.
O l’Italia inizierà a produrre più energia pulita o, per rispettare le regole comunitarie (redatte affinché in dieci anni un quinto dell’energia prodotta nel continente si verde) dovrà iniziare ad acquistarla da paesi che ne producono di più.
E’ molto probabile, come dichiarato dalla portavoce del commissario europeo per l’energia, che il nostro paese debba iniziare a trattare su questo tipo di rifornimento con la Germania che ha saputo fare un buon lavoro con le fonti rinnovabili.
Continua a leggere: Europa: l’Italia dovrà importare energia pulita
“Sostenere l’importanza dell’immigrazione per la tenuta socio-economica del paese”. Questo, a parole, l’obiettivo del primo storico sciopero degli immigrati italiani, per la verità ispirato dall’analoga iniziativa di vari altri paesi europei tra cui Francia, Spagna e Grecia, e appoggiato da varie forze politiche di collocazione più o meno omogenea, come Sinistra e Libertà, Rifondazione Comunista e Partito Democratico.
Slogan retorici a parte, risulta però difficile comprendere appieno lo scopo di un’iniziativa del genere. In primo luogo perché non raduna una categoria di lavoratori, come d’uso, ma un gruppo di etnie che non si vede che cos’abbiano in comune. Un lavoratore regolare è un lavoratore regolare, che sia cinese, africano o italiano; dunque perché dovrebbe aderire a uno sciopero a base etnica?
L’impressione generale che se ne ha è di una generica protesta contro il razzismo, un po’ come si faceva ai tempi della scuola per evitare le interrogazioni. I picchetti tattici per manifestazione si sprecavano e se proprio non c’era nessun motivo per non andare in classe, quello del razzismo era un “sempreverde”.
Continua a leggere: Oggi il primo sciopero degli immigrati in Italia. Cui prodest?

Qualcosa è successo, o sta accadendo, se la politica internazionale del nostro paese sembra essere un progetto troppo velletario per radicarsi. A poco meno di un giorno dall’attacco iraniano all’ambasciata italiana, si discute sul ruolo dell’Italia in Europa.
Stando a quanto pubblicato dalla Stampa Mario Draghi, Governatore della Banca d’Italia, non potrebbe diventare il nuovo Presidente della Banca Europea a causa di un veto, implicito, che molti Capi di Stato avrebbero adottato contro nostro paese.
Pronta subito la smentita del Ministro degli Esteri, Franco Frattini, secondo il quale la candidatura del funzionario italiano è stata ipotizzata prima del previsto. D’accordo con l’esponente politico anche Silvio Berlusconi che dell’articolo pubblicato da la Stampa ha parlato durante la presentazione del nuovo libro di Bruno Vespa.
Continua a leggere: Bce: l’Europa boicotta la candidatura di Mario Draghi

L’Osservatore Romano, giornale della Curia, si è lanciato in un duro attacco alle attitudini degli italiani, accusandoli sostanzialmente di essere ancora razzisti nel 2010. Il tutto prendendo naturalmente spunto dai fatti di Rosarno.
«Oltre che disgustosi, gli episodi di razzismo che rimbalzano dalla cronaca ci riportano all’odio muto e selvaggio verso un altro colore di pelle che credevamo di aver superato»
E ancora:
«Per una volta la stampa non enfatizza: un viaggio in treno, una passeggiata nel parco o una partita di calcio, non lasciano dubbi. Non abbiamo mai brillato per apertura, noi italiani dal Nord in giù. Né siamo stati capaci di riscattarci, quando il ‘diverso’ s’è fatto più vicino, nel mulatto, a prescindere dalle diversissime cause per cui ciò è avvenuto»
Continua a leggere: Per l'Osservatore Romano siamo un popolo razzista. Tu che ne pensi?
“Ghe pensi mi“, ha detto il SuperCav riferendosi alla democrazia. E la Carfagna vuole fare la stessa cosa in merito alla legge sull’omofobia. Ha tranquillizzato la Concia e ha detto che ci pensa lei. Gay pensi mi
Repubblica attacca De Bortoli per il suo “terzismo”, ma sulla graticola finisce anche Sansonetti, giudicato frequentatore troppo assiduo delle poltrone bianche di Vespa. Sc-Altro
‘Mr scucchia’ Belpietro si lamenta che nessuno lo difende sulla storia dei fusillotti e del presunto vilipendio al capo dello Stato. Ebbene, lo difendiamo noi: i fusillotti non sono vilipendio e Belpietro è notoriamente un signore. Una pasta…d’uomo
Anche il ct della Nazionale di calcio si fa prendere dagli attacchi di delirio persecutorio in stile Cav e dopo la prestazione barbina con Cipro si scaglia contro il pubblico disfattista e anti-italiano di Parma, reo di aver fischiato la squadra e di avergli chiesto per l’ennesima volta Cassano. Cos’è, vilipendio pure questo? Denunciamo qualche migliaio di persone? Non sarebbe il caso di sdrammatizzare? Lippi calzelunghe
Raramente ho letto un editoriale così duro, ironico e impietoso su un capo di stato da parte di una testata straniera. Quello del quotidiano spagnolo El Pais, dopo l’attacco di Berlusconi ad un suo giornalista, “reo” alla conferenza stampa di ieri (nel video) di avergli fatto una domanda sul giro di prostituzione che ha scatenato la reazione scomposta del presidente del consiglio.
Così scrive El Pais:
“Berlusconi è diventato una compagnia politica poco raccomandabile”
Continua a leggere: El Pais su Berlusconi: "Meglio non frequentarlo"

A meno di sette giorni dall’iniziativa dei Radicali, grazie alla quale più di cento esponenti politici hanno potuto condividere con dei criminali il sovraffollamento delle carceri, il dibattito sui luoghi di detenzione sembra essere concluso.
Sia a destra che, forse soprattutto, a sinistra dove il dibattito si è spostato sul fondoschiena dolomitico (così sono state definite dallo scrittore Mauro Corona) di Debora Serracchiani. Probabilmente l’anatomia di una delle più discusse esponenti del Partito Democratico è più importante dello sviluppo sociale del paese.
Va precisato, inoltre, che quanto sta accadendo in Italia non rispecchia la situazione di altri paesi aventi amministrazione con un colore politico simile a quello dell’attuale maggioranza di Silvio Berlusconi.
Continua a leggere: Solo l'Italia non si preoccupa del sovraffollamento nelle carceri
Ieri vi avevamo descritto l’arrivo di Gheddafi a Roma, con tanto di lezione di storia a seguire e Berlusconi adorante. Oggi si iniziano a vedere le reazioni conseguenti a questa amicizia macchiata di sangue. Il discorso di Gheddafi al senato è stato spostato a Palazzo Giustiniani, dove il dittatore libico ha tenuto la sua lezione. Queste le parole illuminate:
“Nell’86, Usa come Bin Laden. Hanno fatto dell’Iraq un Paese islamico. Serve dialogo anche con i terroristi“
Continua a leggere: Gheddafi a Roma, tafferugli all'università tra polizia e studenti

E’ arrivato in Italia il dittatore libico Muammar Gheddafi, ricevuto al blindatissimo aereoporto di Ciampino da Silvio Berlusconi, con tutti gli onori del caso, baci compresi. Gheddafi ha subito precisato di essere venuto in Italia perchè “l’Italia ha chiesto scusa”. Sul petto del colonnello (come si vede nella foto) l’immagine appesa come fosse una foto di famiglia di un eroe nazionale libico che guidò la rivolta anticoloniale contro l’Italia.
Nonostante i divieti alle manifestazioni, tipici di paesi liberi come Italia e Libia, previste in questi giorni un’ondata di proteste, dai radicali agli studenti, dai movimenti a quasi tutte le opposizioni parlamentari (a parte Latorre e D’Alema, ma si sa che nel Pd avere una posizione univoca su un tema è ritenuto quasi sacrilegio).
Come non bastasse Gheddafi riceverà all’università di Sassari una laurea honoris causa in diritto. Scherzi del destino, visto che quando si parla di diritti l’amico dittatore è in cima alla lista dei più sanguinari capi di stato viventi.
Continua a leggere: Berlusconi dà il benvenuto in Italia al dittatore libico Gheddafi
La strategia mediatica confusionaria ed efficace del governo Berlusconi non la scopriamo oggi, forse però mai quanto in questi giorni è chiaro come ministri, sottosegretari, portaborse e presidente usino le parole come contenitori vuoti.
Ieri Berlusconi ha detto una cosa verissima: “I Centri di identificazione ed espulsione(CIE) sono dei lager”. Chiaro, evidente, senza possibilità di fraintendimento. Peccato che siano gli stessi Cie che il governo promuove da anni come case della salute, quasi dei residence gratuiti, gli stessi dove Maroni e la Lega vorrebbero prolungare a 6 mesi la permanenza degli immigrati. Quindi?
Continua a leggere: Berlusconi: "I Cie assomigliano ai lager". Ma va?