
A meno di sette giorni dall’iniziativa dei Radicali, grazie alla quale più di cento esponenti politici hanno potuto condividere con dei criminali il sovraffollamento delle carceri, il dibattito sui luoghi di detenzione sembra essere concluso.
Sia a destra che, forse soprattutto, a sinistra dove il dibattito si è spostato sul fondoschiena dolomitico (così sono state definite dallo scrittore Mauro Corona) di Debora Serracchiani. Probabilmente l’anatomia di una delle più discusse esponenti del Partito Democratico è più importante dello sviluppo sociale del paese.
Va precisato, inoltre, che quanto sta accadendo in Italia non rispecchia la situazione di altri paesi aventi amministrazione con un colore politico simile a quello dell’attuale maggioranza di Silvio Berlusconi.
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Ieri vi avevamo descritto l’arrivo di Gheddafi a Roma, con tanto di lezione di storia a seguire e Berlusconi adorante. Oggi si iniziano a vedere le reazioni conseguenti a questa amicizia macchiata di sangue. Il discorso di Gheddafi al senato è stato spostato a Palazzo Giustiniani, dove il dittatore libico ha tenuto la sua lezione. Queste le parole illuminate:
“Nell’86, Usa come Bin Laden. Hanno fatto dell’Iraq un Paese islamico. Serve dialogo anche con i terroristi“
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E’ arrivato in Italia il dittatore libico Muammar Gheddafi, ricevuto al blindatissimo aereoporto di Ciampino da Silvio Berlusconi, con tutti gli onori del caso, baci compresi. Gheddafi ha subito precisato di essere venuto in Italia perchè “l’Italia ha chiesto scusa”. Sul petto del colonnello (come si vede nella foto) l’immagine appesa come fosse una foto di famiglia di un eroe nazionale libico che guidò la rivolta anticoloniale contro l’Italia.
Nonostante i divieti alle manifestazioni, tipici di paesi liberi come Italia e Libia, previste in questi giorni un’ondata di proteste, dai radicali agli studenti, dai movimenti a quasi tutte le opposizioni parlamentari (a parte Latorre e D’Alema, ma si sa che nel Pd avere una posizione univoca su un tema è ritenuto quasi sacrilegio).
Come non bastasse Gheddafi riceverà all’università di Sassari una laurea honoris causa in diritto. Scherzi del destino, visto che quando si parla di diritti l’amico dittatore è in cima alla lista dei più sanguinari capi di stato viventi.
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La strategia mediatica confusionaria ed efficace del governo Berlusconi non la scopriamo oggi, forse però mai quanto in questi giorni è chiaro come ministri, sottosegretari, portaborse e presidente usino le parole come contenitori vuoti.
Ieri Berlusconi ha detto una cosa verissima: “I Centri di identificazione ed espulsione(CIE) sono dei lager”. Chiaro, evidente, senza possibilità di fraintendimento. Peccato che siano gli stessi Cie che il governo promuove da anni come case della salute, quasi dei residence gratuiti, gli stessi dove Maroni e la Lega vorrebbero prolungare a 6 mesi la permanenza degli immigrati. Quindi?
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Cerchiamo di ricostruire cosa sia veramente accaduto tra il ministro La Russa e la rappresentante in Italia dell’Alto commissariato dell’Onu Laura Boldrini (nella foto) visto che molti alla reazione un po’ smodata del titolare della Farnesina avranno reagito domandandosi a cosa si riferisse.
Il 10 maggio la Boldrini rilascia un’intervista a Carolina Pasolini di Repubblica. L’intervista verte sui respingimenti e sulla recente presa di posizione dell’Unhcr contro la politica italiana nel Mediterraneo. I passaggi contestati sono i seguenti:
Caterina Pasolini: L’Italia non rispetta diritti e convenzioni?
Laura Boldrini: Respingere in Libia gli immigrati entra in rotta di
collisione col diritto di asilo, cosi’ come e’ regolato da leggi nazionali,
europee ed internazionali. Esiste infatti il principio del non respingimento
nel caso di gente bisognosa di protezione.Caterina Pasolini: Il governo dice che sono clandestini.
Laura Boldrini: Non lo sono. Il piu’ delle volte sono rifugiati e lo
dimostra il fatto che la meta’ di quelli che arrivano a Lampedusa e chiede
asilo lo ottiene dall’Italia dopo un accurato lavoro che vede la
collaborazione di prefetti e dell’Unhcr in 15 commissioni. Ecco, vorremmo
che si intensificasse la collaborazione che c’e’ sempre stata col governo
italiano.
È scontro tra l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) e il Governo italiano in materia di politica di immigrazione. Al centro del diverbio l’accordo di cooperazione con la Libia che prevede il respingimento dei barconi verso i luoghi da cui siano partiti, ovvero le coste libiche.
Prima di venire alle ragioni che hanno spinto l’Onu a una linea così dura, chiedendo di «riammettere quelle persone rinviate dall’Italia e identificate dall’Unhcr quali individui che cercano protezione internazionale», vediamo di mettere ben in chiaro una cosa: non esiste alcuna norma di diritto internazionale a suffragio della richiesta. Il “principio fondamentale di non respingimento” cui fa appello il portavoce Ron Redmond, mutuandolo dalla Convenzione sui rifugiati del 1951, non si applica ovviamente alle azioni svolte in acque non territoriali, e tantomeno in acque di paesi terzi, ove ciò avvenga.
Ricordiamo inoltre che il diritto internazionale ha caratteristiche normative estremamente fluttuanti, specialmente ove tocchi la sovranità decisionale dei singoli stati, e sovente basate sulla consuetudine. Dato che la pratica di respingimento ha innumerevoli precedenti, sarebbe facile opporre alle pretese dell’Onu il diritto consuetudinario e chiudere la vertenza sul nascere. Questo dal punto di vista “legale”.

“No ad un’Italia multietnica”, così si è espresso il capo di governo per rispondere all’indignazione esplosa per come sono stati trattati i migranti, rispediti nelle fauci di un dittatore per la felicità dei benpensanti delle ronde e della “solidarietà di razza”, Lega in primis.
Un’affermazione di questo tipo sarebbe risultata credibile forse 80 anni fa, oggi suona come l’ennesima presa in giro del capo; e la domanda sorge spontanea, Berlusconi ci è o ci fa?
Perchè se crede veramente a quello che dice probabilmente non si fa un giro per le strade italiane da un decennio, parate televisive a parte. Gli immigrati in Italia sono più di 4 milioni e mezzo. Quindi?
Continua a leggere: "No all'Italia multietnica": Berlusconi ci è o ci fa?
Al di là dei giochi di convenienza politica, dopo tante parole in libertà è davvero giunto il tempo di fermarsi a riflettere, mettendo un punto fermo. Il tema è quello della lotta all’immigrazione clandestina in relazione a ciò che è stato fatto e alle posizioni dei partiti sulla vicenda. Prima di tutto i fatti: i primi (pochi) giorni di efficacia del trattato Italia-Libia hanno prodotto 1.500 respingimenti nei porti di partenza. Ovvero molto più di ciò che si era ottenuto in anni di (tentativi) di rimpatri forzati nei paesi d’origine; pratica che come sappiamo necessita di singoli trattati con ciascuno dei paesi di nascita dei clandestini.
Il Governo è stato più volte accusato si essersi fatto prendere in giro da Gheddafi, regalando soldi in cambio di niente. Noi stessi abbiamo descritto tutti i passaggi del patto con la Libia con un certo scetticismo, temendo l’ennesimo gigantesco buco nell’acqua. Ma ora che i primi risultati si vedono bisogna anche avere il coraggio di dire le cose come stanno; ovvero che il trattato sta funzionando benissimo. Il che non significa non tener conto del fatto che siamo solo all’inizio e che in futuro Gheddafi potrebbe buggerarci, ma per ora sta funzionando.
Detto questo, e chiarito che la Lega ha ottenuto un successo d’immagine spaventoso su un tema che sta a cuore a tutti o quasi, vediamo di analizzare le posizioni “contro”. Innanzitutto la Chiesa. Si sa che un certo buonismo ecclesiale, condito da indubbi vantaggi economici per la Caritas, non poteva dirsi entusiasta dei respingimenti. È tuttavia un fatto che non vi sia stata una presa di posizione ufficiale contro, segno che nemmeno il Vaticano se la sente di rendersi impopolare del tutto, ma preferisce una posizione ondivaga.
Continua a leggere: Immigrazione clandestina: le parole e i fatti

Abbiamo parlato del nuovo caso Pinar, che ha visto per l’ennesima volta Italia e Malta bisticciare sui migranti, quasi fossero carne da macello. Perchè così sono stati trattati. Quali sono i grandi risultati della lotta ai clandestini, quali “i grandi accordi” con la Libia e il dittatore Gheddafi al quale abbiamo regalato un mare di soldi?
Il risultato è che il governo italiano ha mandato i 227 migranti al massacro in un paese che ne farà quel che vuole, li torturerà e alcuni verranno anche uccisi. Grande risultato storico. Questa la testimonianza di alcune donne “più fortunate” del Pinar, che dalla Libia sono scappate e che hanno sentito del ‘rimpatrio forzato’:
“Li hanno mandati al massacro. Li uccideranno, uccideranno anche i loro bambini. Gli italiani non devono permettere tutto questo. In Libia ci hanno torturate, picchiate, stuprate, trattate come schiave per mesi. Meglio finire in fondo al mare. Morire nel deserto. Ma in Libia no”
Continua a leggere: Immigrati riportati in Libia: "Li avete mandati a morire"
L’anticasta è un titolo quantomeno curioso per un libro. Il sottotitolo forse ci aiuta a capire qualcosa in più: l’Italia che funziona. Contributi di Jacopo Fo, Alex Zanotelli, Franca Rame, Andrea Segrè. Abbiamo intervistato uno degli ‘autori del libro, edito da EMI, Michele Dotti. Qui sopra invece trovate il trailer del DVD allegato al libro.
Qual è l’idea che sta alla base del vostro lavoro?
Mi pare che i tempi siano ormai maturi per un grande cambio di prospettiva. Molti sono stanchi del vecchio modo di fare politica e sognano qualcosa di radicalmente diverso, che può partire solo dal basso, dalle amministrazioni locali.
Io e Marco Boschini, insieme ad altri autori importanti, abbiamo scelto di dare voce alle tante esperienze straordinarie presenti nel nostro paese, fatte di scelte semplici ma importanti in diversi ambiti come il risparmio energetico ed economico, la riduzione e il riciclaggio dei rifiuti, la mobilità sostenibile, la gestione dell’acqua e del territorio, la produzione di energia da fonti rinnovabili.
Continua a leggere: Dopo la Casta, ecco l'anticasta. Intervista con Michele Dotti