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Tutti gli articoli con tag jeremy druker

Polonia, Lituania e il segreto bancario violato degli attivisti bielorussi

pubblicato da V.

jeremy bielortussia polonia lituaniaProsegue la collaborazione tra Polisblog e Jeremy Druker di Tol.org. Questa volta Jeremy ci racconta di una strana triangolazione Polonia - Lituania - Bielorussia. Nella quale informazioni sensibili sarebbero trapelate, danneggiando gravemente alcuni attivisti bielorussi. Buona lettura.

La scorsa non è stata una buona settimana per i supporter degli attivisti che lottano contro il governo autoritario della Bielorussia. Nel corso degli ultimi dieci anni sia Polonia che Lituania sono diventate rifugio di attivisti bielorussi per i diritti civili, studenti poco graditi al regime, giornalisti indipendenti, e altri nemici del governo.

C’è una Casa dei Diritti Umani Bielorussi a Vilnius, in Lituania, in grado di offrire un punto di incontro ai difensori dei diritti umani, e forse l’unica università operante in esilio - la European Humanities University, con circa seicento studenti - sempre nella capitale lituana. A Varsavia, in Polonia, c’è la sede della European Radio for Belarus, che trasmette news e controinformazione, mentre un ragguardevole numero di associazioni polacche fornisce supporto all’opposizione bielorussa utilizzando finanziamenti di Stato.

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L'arresto di Goran Hadzic e la Serbia nella UE

pubblicato da V.

jeremy hadzicProsegue la collaborazione tra Polisblog e Jeremy Druker di tol.org. Oggi Jeremy ci racconta dell’arresto di un criminale di guerra serbo, Goran Hadzic, della rete che l’ha protetto, e dei punti in comune con l’arresto di un altro “most wanted”, Jimmy “Whitey” Bulger. Buona lettura.

L’arresto settimana scorsa di Goran Hadzic - ultimo dei ricercati del Tribunale dell’Aia per i crimini di guerra commessi durante la guerra in Jugoslavia - ha avuto molti punti in comune con un altro arresto eccellente, quello di Jimmy “Whitey” Bulger, celebre gangster di Boston, catturato negli Stati Uniti alcune settimane fa.

Fino all’arresto di Ratko Mladic in maggio, Hadzic era il numero 2 sulla lista dei criminali “most wanted” ancora latitanti dal termine del conflitto balcanico. Anche Bulger era al numero 2 della classifica dei “most wanted”, ma era in quella dell’FBI, preceduto solo - fino alla morte - da Osama bin Laden.

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Da tol.org: che cosa fa la Comunità Europea a est?

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jeremyeunuovoProsegue la collaborazione tra Polisblog e Jeremy Druker di tol.org. Questa volta Jeremy ci racconta di come funzioni la Comunità Europea nei Paesi dell’est. Buona lettura.

Quando si parla dell’Europa dell’est, la UE è un bersaglio facile. I governi opprimono l’opposizione, sbattono giornalisti in galera, aumentano a dismisura i poteri del Presidente, così spesso Bruxelles è accusata di fare poco per costruire la democrazia nell’Europa dell’est e nel Caucaso.

Se l’accusa che Bruxelles non stia facendo abbastanza possa essere sensata, l’accusa che Bruxelles non faccia nulla è ingiusta. Dal 2004 la EU ha lanciato la European Neighborhood Policy e la Eastern Partnership; gli scambi commerciali tra i Paesi membri della partnership (Armenia, Azerbaijan, Bielorussia, Georgia, Moldavia, e Ucraina) sono aumentati; ha sostenuto un ruolo importante nella gestione dei conflitti in scenari come la Transnistria e la Georgia…

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Da Tol.org: Ucraina, il primo anno di Yanukovich

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ucraina jeremy drukerContinua la collaborazione tra polisblog e Jeremy Druker di tol.org. Questa volta Jeremy ci racconta del primo anno da Presidente dell’Ucraina per Viktor Yanukovich, ovvero, di cosa sia successo dopo il tramonto della rivoluzione arancione.

Da poco più di un anno Viktor Yanukovych si è insediato come Presidente dell’Ucraina, ed il bilancio è estremamente negativo. Al tempo della sua elezione molti si chiedevano se sarebbe stato in grado di garantire la stabilità e le riforme mancate negli anni precedenti, quelli della rivoluzione arancione.

Al contrario, dalla sua elezione in poi il Paese non solo ha fatto dei passi indietro per quanto riguarda il livello generale della democrazia, ma si è anche fatto decisamente poco per quel che riguarda le riforme.

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Da Tol.org: l'Ungheria e il timing della Legge Bavaglio

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ungheriajeremy drukerProsegue la collaborazione tra Polisblog e Jeremy Druker di tol.org. Jeremy questa volta ci racconta dell’Ungheria, e di come se ricorderete, sia iniziato male il suo periodo di presidenza della Comunità Europea. Con una legge bavaglio assolutamente imbarazzante, oltre che duramente stigmatizzata dalla stessa UE. Buona lettura.

Da quando l’Ungheria è entrata in carica alla presidenza della UE le polemiche sulla controversa legge bavaglio hanno cominciato a calare. Come forse ricorderete nello scorso gennaio quella legge portò a un enorme danno di immagine per l’Ungheria sullo scenario internazionale, in quanto molti osservatori etichettarono la norma come una minaccia per la libertà d’espressione dei media locali, oltre che inaccettabile dal punto di vista della Comunità Europea.

Molti temevano la creazione di un organismo di controllo che potesse elevare sanzioni per una copertura di una notizia ritenuta “non equilibrata”, e altre simili e altrettanto vaghe considerazioni sulla pubblica moralità. Rimane sul tavolo una questione: perché a Budapest si è voluto far passare una legge così proprio quando l’Ungheria sarebbe stata sotto i riflettori?

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Da Tol.org: la Bielorussia di Lukashenko, l'ultimo dittatore d'Europa

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jeremy bielorussia lukashenkoContinua la collaborazione tra polisblog e Jeremy Druker di tol.org. Questa volta Jeremy ci racconta della Bielorussia e del suo presidente, quel Lukashenko tanto ammirato da Silvio Berlusconi: buona lettura.

Le elezioni in Bielorussia si sono svolte il 19 dicembre: le ha “rivinte” Lukashenko, e ci sono stati scontri, come ampiamente prevedibile. Soprannominata l’ultima dittatura d’Europa, la Bielorussia non riceve molte attenzioni dall’estero, in parte perché resta un enigma, un Paese denso di contraddizioni e piuttosto complicato da comprendere.

Membri della diplomazia statunitense hanno più volte definito il paese come “l’ultima dittatura” d’Europa; il Presidente regna senza alcuna opposizione; chi critica il governo tende a sparire nel nulla; la stampa libera, salvo qualche eccezione, non viene distribuita; piccoli gruppi di attivisti dell’opposizione vengono perseguitati dall’intelligence locale, che porta ancora il nome KGB.

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Da Tol.org: Jeremy Druker e la corruzione in Repubblica Ceca

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jeremyrepcecaContinua la collaborazione tra polisblog e Jeremy Druker di Tol.org. Questa volta Jeremy ci porta in Repubblica Ceca raccontandoci della corruzione del Paese negli ultimi anni, tra affari inconfessabili e mazzette da milioni di dollari. Il pezzo integrale su tol.org, qui un estratto.

Da tempo la corruzione in Repubblica Ceca ha raggiunto livelli esagerati. Non tanto per quanto riguarda la vita quotidiana, ma ai livelli medi e alti della pubblica amministrazione: pagare mazzette o consegnare “regali” in cambio di un occhio di riguardo è la norma.

Ma qualcuno ha esagerato: e si entra in un gioco più grande del solito, nel quale rimane coinvolto il gigante dell’automotive Tatra e il governo ceco. Una fornitura di mezzi pesanti che non si sblocca e qualche ruota da ungere: con un po’ di milioni di dollari.

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Russia: Microsoft, Skolkovo e i diritti civili in una democrazia incompiuta

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jeremy polis russiaContinua la collaborazione tra polisblog e Jeremy Druker di tol.org, che questa settimana ci porta in Russia. E ci racconta di Microsoft e delle licenze alle ong, dei processi, e di come il colosso di Redmond da quelle parti abbia un grosso nemico oltre alla pirateria: Linux.

Le preoccupazioni dell’occidente sullo stato della democrazia in Russia non hanno fermato gli investimenti di giganti delle nuove tecnologie nell’ex terra dei soviet. Il 1° novembre scorso Microsoft ha annunciato di voler investire dieci milioni di dollari a Skolkovo, nelle intenzioni dovrebbe diventare una Silicon Valley moscovita.

L’accordo prevede che Microsoft si impegni a finanziare un centinaio di start-up russe con finanziamenti compresi tra i 50mila e i 500mila dollari. La buona stampa ricevuta dal colosso di Redmond è stata una sorpresa, visto la non calorosa accoglienza riservata ad altre iniziative in precedenza.

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Svatopluk: la statua della discordia di Bratislava

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jeremy slovacchia statua svatoplukQuesta settimana Jeremy Druker di tol.org ci porta in Slovacchia: per una bizzarra querelle. Si parla di statue: uno dei marcatori del territorio, delle fondamentali pedine che determinano la toponomastica del dominio. Molto interessante. Leggetelo, e date un’occhiata al video linkato al termine del post. Buona lettura.

Gli Slovacchi sembrano avere davvero una strana passione per le statue. Sì certo, c’è il normale assortimento di sculture storiche in giro per il Paese, ma ci sono anche alcuni incredibili pezzi decisamente artistici, soprattutto nel centro di Bratislava - un uomo che sbircia da una botola, un soldato napoleonico seduto su una panchina, per esempio.

Ma sono le statue con un valore politico quelle al centro dell’attenzione negli ultimi mesi, a partire dalla primavera scorsa. Poco prima delle elezioni politiche di giugno, il Primo Ministro Robert Fico ha svelato una statua di Svatopluk - nel IX sec. signore incontrastato della Grande Moravia - posta all’interno del cortile del castello di Bratislava. In quel periodo Fico voleva spingere sul tasto del nazionalismo in vista delle elezioni, lisciando il pelo ai nazionalisti slovacchi.

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Da Tol.org: Jeremy Druker e la partecipazione politica in Bosnia al tempo del web

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jeremybosniaopengovernementDopo qualche settimana di interruzione, Jeremy Druker di tol.org ci propone questo suo intervento sulla attuale situazione politica in Bosnia. Qui trovate solo un estratto, il resto - in inglese - è stato pubblicato il 24 settembre scorso su Transitions Online. Buona lettura.

Vista da lontano, la Bosnia può apparire un luogo piuttosto deprimente: il paese si trascina verso la fine di un’altra campagna elettorale molto polarizzata che potrebbe risultare in una stagnazione ancora peggiore e in uno stallo prossimo venturo. Ma ci sono un paio di spiragli di speranza, soprattutto dal punto di vista dei nuovi media e della influenza che possono avere sullo status quo.

Negli ultimi cinque anni si sono moltiplicati i siti che cercano di controllare la trasparenza delle istituzioni e gli abusi di potere, ma li abbiamo visti all’opera sopratutto in UK e USA - come la fondazione Sunlight e MySociety - ma la loro influenza finora era stata pressoché nulla nei Balcani e nei paesi ex comunisti nell’Europa centrale.

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