
Alla Lega va riconosciuta una certa coerenza. Condivisibile o meno. A differenza infatti di molti partiti, spesso non fedeli a se stessi, tra le idee espresse dagli esponenti nazionali e quelli territoriali esiste un collegamento.
Mentre i leader reclamano lo sviluppo di un federalismo culturale i sindaci locali proseguono i loro provvedimenti contro gli immigrati. O qualcosa che comunque rimarchi la loro condizione di cittadini extracomunitari.
Il sindaco di Capriate ha vietato l’apertura di strutture nelle quali produrre e consumare il kebab. Ufficialmente il provvedimento è stato preso per esigenze urbanistiche anche se tale divieto non è stato poi esteso ad attività analoghe avviate da imprenditori italiani.

Sono notizie come questa che ti costringono a fare il cosiddetto crosspost: ci segnalano i colleghi di 02blog che la Regione Lombardia, su pressione della Lega Nord, ha approvato una norma anti-Kebab.. ma non solo: essa riguarda infatti anche gelaterie, pizzerie da asporto e probabilmente i fast food. Cosa prevede? Ce lo spiega Repubblica:
Da ora in poi, per esempio, si potrà mangiare il trancio di pizza, la brioche o il cono gelato solo dentro il locale e non più in strada. Il locale non potrà più servire bibite se non prodotte in casa, addio dunque lattine di bevande insieme alla pizza. Inoltre, questi esercizi dovranno chiudere rigorosamente all’una di notte
La nuova regolamentazione, nata su spinta della Lega in funzione anti-kebab, prevedeva originariamente addirittura la chiusura a mezzanotte. Essa è d’altronde assolutamente coerente con la battaglia senza quartiere che il vice-Sindaco di Milano De Corato sta conducendo contro la vita notturna milanese, che passa ad esempio attraverso la recinzione degli spazi pubblici dove i giovani si ritrovano la sera.
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In Lombardia la lotta alla globalizzazione e all’immigrazione della Lega Nord ha trovato un nuovo terreno: quello del cibo. Recentemente, infatti, un piccolo kebab ha aperto nei pressi Piazza Mercato delle Scarpe, nella città alta di Bergamo, scatenando la reazione del consigliere comunale Silvia Lanzani, che ha prontamente dichiarato: “un kebab non è un buon biglietto da visita per i turisti che sbarcano nella piazza dalla vicina funicolare”.
Le polemiche non hanno tardato a seguire, sui giornali locali e sui blog di cucina. Sempre in rete poi, la querelle bergamasca ha trovato la sua apoteosi, approdando su Facebook, il re dei social network. Hanno cominciato i pro-döner, fondando il gruppo “salviamo il nuovo kebab di città alta”, che rivendica il diritto a “mangiarsene uno seduti in piazza senza tirarsi troppi pacchi economico-politico-culturali”, si lamenta delle troppe gelaterie presenti nella cittadella medievale e denuncia le intimidazioni subite dal proprietario del negozio, Sami, che pare sia ormai oggetto di controlli a raffica da parte di vigili e ASL, oltre che di dispetti da parte dei colleghi commercianti.
I contrari sono stati lesti a rispondere aprendo il gruppo “mura chiuse contro il nuovo kebab!” in cui si oppongono al posizionamento del negozio arabo nel pieno borgo antico ed invitano salvare la città alta da questa iattura. Sulla pagina del gruppo precisano che si tratta per loro di una questione culturale/estetica e non di xenofobia, ma poi in home, accanto a immagini della specialità locale, la “polenta e osei”, è stato postato anche un volantino di Forza Nuova e un invito a boicottare Ryanair.
Se siete anche voi su Facebook potete schierarvi iscrivendovi ad uno dei due gruppi (per il momento i difensori del kebab sono in vantaggio per 353 membri a 104) e potete anche sentire la storia dalla viva voce dei protagonisti sulla pagina video di Produzioni Melos.
Foto: Hop-Frog, Flickr.