
C’è del marcio nell’Italia dei Valori? Questo il titolo dell’inchiesta di MicroMega sul cosiddetto “partito dei magistrati”; e visto che le 10 domande vanno di gran moda, è il turno della rivista di Paolo Flores D’Arcais di porle al padre padrone dell’Idv, Antonio Di Pietro. Da notare che MicroMega è da sempre un rivista di riferimento per la sinistra italiana e rientra nel gruppo editoriale Repubblica/Espresso. Non crediamo quindi possa essere tacciata di partigianeria, tanto più che in passato è stata più volte accusata di fiancheggiare il massimalismo dipietrista più che il Pd.
Va anche detto che la componente interna vicina a De Magistris ha un impatto decisamente maggiore rispetto a quella tradizionale, e non possiamo escludere che ciò abbia avuto un peso nelle scelte editoriali. Di Pietro e De Magistris sembrano sempre più due separati in casa, al di là delle rassicurazioni fornite da Tonino, e a sinistra c’è anche chi sogna una bella spallata al capo per rendere l’Idv un partito più malleabile all’interno dello schieramento progressista.
Ciò detto le 10 domande sono state affidate a due persone al di sopra di ogni sospetto, ideologicamente parlando: Salvatore Borsellino (fratello del compianto magistrato) e Andrea Scanzi. Vediamole (dopo il salto).
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Su quanto detto da Silvio Berlusconi, durante a Porta a Porta, a Rosy Bindi è stato creato un caso che in altre nazioni, giusto per essere sempre esterofili, non si sarebbe mai preso in esame. Il Premier ha insultato un suo interlocutore. Rosy Bindi ha risposto a dovere. Senza sbavature.
Prendiamo atto del fatto che se ci fosse stato al posto dell’ex Ministro della Sanità, in quello studio televisivo, un uomo la sostanza non cambiava. Un insulto è un insulto al di là del genere sessuale. Al di là del colore politico. Al di là di altre mille variabili.
Barocca è apparsa dunque la dichiarazione che sulla vicenda ha rilasciato sulla vicenda il Ministro della Gioventù Giorgia Meloni. Dopo aver fatto sapere che lei una battuta maschilista di quel genere ha precisato che a cominciare, con gli insulti misogini, è stata la sinistra.

Consegnando il Nobel per la Pace a Barack Obama la commissione di Oslo che si occupa del riconoscimento ci ha, involontariamente, fatto sapere che le basi per un futuro migliore al momento non sono state costruite. Meglio investire sulla speranza.
Meglio attribuire un premio disinformandosi piuttosto che ammettere che le persone, al momento, impegnate per aumentare la pace nel mondo sono sempre in meno. E sempre meno visibili. Scommettiamo che così tanti lanci di agenzia Teresa Sarti, moglie di Gino Strada (scomparsa lo scorso 1° settembre), non li avrebbe mai avuti?
Certo, tanto quante sono le contraddizioni che chi di dovere avrebbe dovuto per lo meno spiegare al momento dell’annuncio pre santificazione dell’attuale Presidente degli Stati Uniti.

È iniziata da pochi minuti il live blogging di Paolo Biondani dal palazzo della Consulta dove si sta decidendo la correttezza del Lodo Alfano. Presenti in aula quasi 50 giornalisti, italiani e stranieri. Alle 9.38 sono stati fatti accomodare fuori dall’aula fotografi e cronisti televisivi.
9.59 Stando a quanto riportato in home page dal Corriere della Sera è possibile che la decisa prevista oggi dalla Consulta slitti di una settimana.
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Alla nuova edizione di Anno Zero dovrebbero, il condizionale è d’obbligo, mancare poche ore. Lecito, in questo momento, ragionare anche sulle critiche che la dirigenza RAI ha fatto a Michele Santoro reo di non prevedere un contraddittorio all’editoriale di Marco Travaglio.
Il contraddittorio. È realmente scomparso? Di questo e molto altro abbiamo ragionato con Alessandro Gilioli, giornalista e autore del blog piovonorane, che a polisblog ha dichiarato di preferire Ignazio Marino a Dario Franceschini. E Pierluigi Bersani.
Intervistato dal sottoscritto, Antonio Padellaro ha sostenuto che per essere realmente multimediali i contenuti di un giornale presenti sul web debbano essere diversi da quelli presenti sul cartaceo. Cosa ne pensi?
Mi sembra un passo in avanti rispetto a quando ci si limitava semplicemente a mettere on line, in tutto o in parte, i contenuti (o gli avanzi…) del cartaceo. Poi però si può fare anche un altro passo: pensare fin dall’inizio qualsiasi inchiesta o servizio in modo da poterne declinare i contenuti al meglio e in tutte le potenzialità sulle diverse piattaforme (carta, Web, telefonia, etc). Insomma fare una piccola rivoluzione mentale, nelle redazioni, per cui si progetta qualsiasi lavoro pensando a origine alle sue diverse destinazioni, senza gerarchizzarle tra di loro - anzi possibilmente intrecciandole (la cosiddetta crossmedialità, un pochino più avanti della semplice multimedialità).
Stavolta Ore 12, complice il clima ferragostano, non aggiunge niente di suo e si limita a riportare i titoli e sottotitoli di un servizio firmato Marco Damilano, su l’Espresso da oggi in edicola.
Titolo: “Fini strategie”. Poi si prosegue in apertura del pezzo, a lato e in chiusura, così: “Pdl/Un protagonista scomodo”.
Sottotitolo: “Critiche al governo. Bacchettate alla Lega. Affondo su temi etici. Sintonia con il Quirinale. Così il presidente della Camera lancia la sfida per l’egemonia culturale della destra. E raccoglie consensi. Anche nel Pd”.
Altri richiami al pezzo: “Il drappello di intellettuali di punta. E i convegni con il think tank di D’Alema”. “Al raduno dei giovani Pdl la sua presenza non è prevista. Ma sarà alla festa del Pd”. “Con Napolitano colloqui telefonici quasi quotidiani. E un’operazione comune a difesa dell’unità nazionale”.
Considerazione finale: ma “questo” Fini che c’azzecca con “questo” Berlusconi?
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