Sfiducia, sfiducia, sempre più sfiducia degli italiani nei confronti dei leader politici e della casta politica. I dati dell’Atlante politico di Demos pubblicati da Repubblica e commentati da Ilvo Diamanti sono più che eloquenti.
Su tutti, la sfiducia verso il premier. La fiducia nei confronti di Silvio Berlusconi, infatti, è ai minimi (22%, quasi come il mese scorso). Solo Umberto Bossi, fedelissimo alleato del Cavaliere, scende più in basso. Ma la debacle non risparmia nessuno, né fra gli esponenti della maggioranza, né fra quelli dell’opposizione.
In testa è tornato Tremonti, con il 37% di consensi. Ma solo perché, nell’ultimo mese, ha perso meno degli altri. Un anno fa, tuttavia, il credito verso il ministro dell’Economia era superiore di 10 punti percentuali.
Il leader del PD, Bersani, ottiene la fiducia del 34% degli elettori: 7 punti meno di un anno fa.
L’indice di fiducia verso Vendola, rispetto al novembre 2010, è sceso addirittura di 15 punti. Ora è al 33%. E l’antipolitico Beppe Grillo? Tonfo! In un anno ha perso 8 punti di consenso. Di Pietro, restando fermo al 35% come un anno fa, è quasi in testa alle preferenze. Il fatto è che la fiducia si è rarefatta. Basti pensare che nella graduatoria costruita in base agli indici di fiducia personale, nel novembre del 2010, il leader posizionato al 5° posto, cioè a metà, otteneva il consenso del 39% degli intervistati. Oggi la fiducia verso il leader che occupa la medesima posizione è scesa al 30%.
Va ancor peggio per i partiti, “apprezzati” da meno del 5% degli italiani! Ma anche le istituzioni crollano: lo Stato (il cui l’indice di fiducia si è ridotto al 20%), la stessa magistratura (42%: 7 punti meno di un mese fa).
Cala persino il presidente della Repubblica, che dispone di un consenso cosmico, rispetto a tutti gli altri. Il 70% dei cittadini esprimono “molta/moltissima” fiducia nei suoi confronti. Il che significa, però, 4 punti in meno di un mese fa.
Risultato? La sfiducia nel futuro (62%) non è mai stata così alta, negli ultimi dieci anni. Verso il vicolo cieco?

No Tav: secondo Repubblica proseguono le proteste alla Maddalena di Chiomonte. E non solo: ci sarebbero stati anche scontri nella notte.
La versione online del quotidiano di De Benedetti parla addirittura di guerriglia. L’articolo di Repubblica - esattamente come quello segnalato l’altro ieri - non è firmato e riporta chiaramente la dicitura secondo quanto riferito dalla Questura di Torino. Il che significa che il quotidiano non ha testimoni diretti degli eventi che racconta ma riporta i comunicati della Questura. La dicitura è riportata ben tre volte. Quando si parla di 200 manifestanti che avrebbero attaccato il cantiere. Quando si parla di roghi che sarebbero di origine dolosa. Quando si parla di lanci di pietre, biglie, bulloni e simili.
Non solo. Dalla homepage, come mostra l’immagine, si invitano gli utenti a osservare i video. Il primo si intitola No Tav, notte di battaglia al presidio. Il secondo si intitola No Tav, scontri nella notte: il video agli infrarossi. A questo punto, l’utente di Repubblica è certo che, finalmente, potrà togliersi ogni dubbio. Vedrà gli scontri, i pericolosi facinorosi che attaccano, la polizia che deve difendersi. Tanto più che sono addirittura girati con telecamere a infrarossi.
E invece niente. Si vedono persone che si avvicinano alle barricate. Presidianti con specchi in mano, che riflettono polizioni e luci della polizia che presidia quello che un giorno dovrebbe diventare un cantiere. Qualcuno che suona una specie di vuvuzela. Si vede la polizia che presidia in tenuta antisommossa. Le reti che rendono il futuro cantiere simile a una fortezza. Nient’altro. Ora. Non è che il sottoscritto voglia per forza mettere in dubbio tutto quel che viene detto a proposito del movimento No Tav. Tuttavia, possiamo almeno convenire su una cosa: i video che dovrebbero dirimere la questione non mostrano proprio nulla di significativo. Anzi, raccontano un’altra storia. E i titoli di Repubblica sono quantomeno ingannevoli.
Ovviamente, gli altri quotidiani online non stanno a guardare.
Continua a leggere: No Tav - Notte di scontri, ma non ci sono i video
L’elefantino, alias Giuliano Ferrara, direttore del Foglio, attacca tutto e tutti perché tutto e tutti sono uniti solo nello slogan del TTB“Tutto tranne Berlusconi!”.
Scrive il saggio ex comunista “pentito&traditore”: “Sono sedici anni che ci sta sulle palle. Ci sembra invischiato più o meno in tutte le ribalterie possibili: mafia stragi grandi affari loschi sesso perverso, e non sappiamo nemmeno noi dire cos’altro. Però quell’uomo ha vinto tre volte, quasi sempre a sorpresa, contro forze istituzionali e mediatiche e giudiziarie soverchianti”.
La risposta, stavolta, la affidiamo a Mario Pirani (La Repubblica) con il suo: “Il Censis dal Te Deum al De Profundis” : “C’è una perdita di senso della società italiana. Al centro di tutto vi è la pervasività del berlusconismo, un fenomeno unico nella storia d’Italia e anche il peggiore. Mai vi è stato un ceto di governo e un capo che rinunciassero in partenza a qualsiasi pedagogia positiva di valori. Con Berlusconi i valori sono rappresentati ostentatamente dai vizi antropologici degli italiani (non pagare le tasse, vilipendere ed eludere la legge, inalberare il machismo esibito agli estremi della volgarità e della violenza, disprezzare lo Stato e le sue Istituzioni. Non che prima la virtù trionfasse, sol che la sua violazione era mascherata e procurava vergogna. Oggi è innalzata a valore di governo, dai grandi farabutti ai più meschini furbastri possono identificarsi nell’esempio esaltato dall’alto. Da lì il vuoto sociale”.
Ce lo teniamo (il Cav.) o tiriamo lo sciacquone?

Chi era Paride Mori? Come spiega a Repubblica Marco Minardi, direttore dell’Istituto storico della Resistenza di Parma, Mori è stato capitano del battaglione dei bersaglieri “Bruno Mussolini” (terzogenito del Duce), alle dipendenza dirette del Terzo Reich. Un ufficiale quarantenne che aderì consapevolmente alla Repubblica di Salò.
Il Comune di Traversetolo, in provincia di Parma, ha deciso di dedicargli una strada. Sconcertante la giustificazione del Sindaco, il quale spiega che il tutto risale al 2003, quando il Consiglio comunale “ratificò l’intitolazione di alcune strade discussa in commissione Toponomastica”, accogliendo anche la proposta di intitolazione di una via a Paride Mori, senza alcuna discussione su chi fosse costui.
Via Paride Mori di Traversetolo va così ad affiancare Via Mussolini di Serravalle di Sesia, in provincia di Vercelli, e altre strade intitolate a personaggi più o meno noti della storia fascista. Quanto tempo passerà perchè il Piazzale dei Partigiani a Roma torni a portare il suo antico nome di “Piazzale Adolfo Hitler”?
La foto di Traversetolo è tratta da Parmaitaly.com.

Nel corso del 2009 e nei primi mesi del 2010 i lettori del Giornale sono aumentati del 17,3% mentre quelli di Libero sono calati del 15,1%. Le copie vendute dall’Unità sono aumentate del 33% e quelle di Repubblica del 4,6%. Numeri tutti negativi invece per Sole 24 ore e Corriere della Sera che, forse pagando un loro non eccessivo schieramento in un periodo di forte scontro politico (anche a causa delle elezioni), lasciano sul campo l’8% e l’1,2% rispettivamente.
Almeno questi sono i numeri elaborati da Audipress e riportati dalla Stampa di oggi che, per quanto mi riguarda più che meritatamente, è cresciuta del 16,8% nel periodo indicato, portando a casa anche 5,1 milioni di visitatori unici sul suo sito nel mese di marzo 2010.
Rimanendo in tema di quotidiani, c’è da segnalare che è cambiato il direttore del Manifesto: Norma Rangeri e il suo vice Angelo Mastrandrea, avranno il compito di traghettare il quotidiano comunista fuori dalle sabbie mobili in cui si dibatte da diverso tempo.
Foto | Flickr
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“Alla Rai non sposterò nemmeno una pianta”
(29-3-1994)
Silvio Berlusconi
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Continua a leggere: Veritometro - Berlusconi: "in Rai non sposterò nemmeno una pianta"
Ancora una volta vale il detto: “non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire”.
Al titolo de l’Unità “Non perdete la testa!” si contrappone quello del Giornale: “Era tutto organizzato, altro che gesto isolato di un folle”. Sì, non è solo Vittorio Feltri che continua a pestare il mestolo nel mortaio. C’è (quasi) tutto il centrodestra, spinto dai “falchi”, con la bava alla bocca, baionetta in canna, all’assalto di chiunque non sia dei loro e non la pensi come loro.
L’ignobile e smaccata strumentalizzare (“l’opposizione e i giudici hanno alimentato la campagna d’odio”) dell’aggressione al Premier non porterà lontano: per adesso paga e “convince” una opinione pubblica sempre più disorientata.
Il gesto folle e anche i “distinguo” di Di Pietro e della Bindi, rattoppano le falle del Pdl e della maggioranza, riaprono vecchie e nuove ferite nell’opposizione, fanno abortire inediti progetti politici e di alleanze alternativi a Berlusconi e al berlusconismo.
Insomma, l’aggressione al Premier ridà nuova linfa al progetto “presidenzialista” e populista di Berlusconi, a una Italia formato “califfo”. Non siamo ancora nella notte fonda della Repubblica. Siamo “solo” all’imbarbarimento della politica. Quella pietra lanciata domenica può dare la sterzata e portare il Paese nel baratro. C’è questa consapevolezza?
Parafrasando Troisi e Benigni: “Non ci resta che piangere”. L’alternativa è il “disarmo”. Ma per cambiare musica, servono nuovi suonatori. Campa cavallo.
Dunque: Repubblica querelata, ma poi in fondo come dice Sofri vecchio oggi, era stato proprio il Cav a giocare per primo col fumo e le nebbie:
Quanto all’origine delle sue ricchezze, Berlusconi non fu alieno in passato da risposte disinvolte come quella che lui i soldi li aveva presi da tutti: un ritratto peculiare di che cosa sia un imprenditore secondo lui, e che purtroppo si attaglierebbe anche a molti altri grandi imprenditori, e non solo siciliani né solo in Sicilia.
Quasi una excusatio non petita, che lo accusa in maniera manifesta, non trovate che la cosa prenda questa luce in giorni come questo? E poi, proprio dal suo Giornale, ecco lampante la spiegazione di quale potrebbe essere la battaglia ultima intorno al capitale del Cavaliere: prima la confisca del patrimonio, poi il fallimento e la carcerazione. Sì, giocano duro questi giudici rossi, spalleggiati dagli editori svizzeri.
Se non fosse che l’eventuale decisione dei pm di indagare Berlusconi per il 416 bis e di chiedere contestualmente il sequestro dei suoi beni formatisi anche, e non solo, da un rivolo finanziario di «sospetta» provenienza mafiosa, renderebbe nulla la legittima decisione di non rispondere ai pubblici ministeri. Perché come insegnano le norme sull’applicazione delle misure di prevenzione per i beni d’origini mafiosa (inasprite proprio dal governo Berlusconi), l’onere della prova si è invertito. Non saranno i magistrati a dover trovare l’impronta di Cosa nostra nel patrimonio di Fininvest o Mediaset. Spetterà al premier indagato dimostrare che il patrimonio di famiglia (nel frattempo sequestrato) s’è formato in maniera lecita dal primo all’ultimo euro. Per farlo ci vorrebbe tempo, tanto tempo. Forse troppo per un gruppo, quotato in borsa, che rischierebbe la confisca e la bancarotta per decisione del Mesiano di turno.
E così, Marcello dell’Utri non trova altra via d’uscita che quella della legge ad personam e, a Lucia Annunziata, spiega che il concorso esterno in associazione mafiosa è solo un’orientamento della Cassazione, insomma che è tutto da rifare e lede la cittadinanza…
A dare ragione a Dell’Utri è Piero Longo (Pdl), uno dei legali del premier, che auspica una “interpretazione autentica” per via legislativa del 416 bis (associazione mafiosa), così da precisare che “non è possibile il concorso esterno perché già esiste il reato di assistenza agli associati (art.418 del codice penale)” oppure il favoreggiamento reale o personale.
E se gli si fa notare che recentemente Palazzo Chigi ha smentito l’ipotesi di una simile modifica, Longo replica: “se il governo pensa di non doverlo fare non lo faccia. Che però un singolo parlamentare proponga una modifica legislativa del genere è giusto e fattibile”. ‘Comprendiamo che Dell’Utri voglia difendersi da accuse pesantissime che gravano su di lui - controbatte Andrea Orlando, presidente del Forum giustizia del Pd - ma è davvero poco credibile il tentativo di ispirare modifiche alle leggi antimafia ritagliate sul suo caso. Il rischio - spiega - è che qualsiasi discussione sull’adeguatezza delle norme diventi impraticabile proprio perché mossa da esigenze personali”.
Certo, tutto da vedere che Spatuzza il pentito abbia deposto nei tempi corretti, e che cosa poi! Ma come giro di valzer è sicuramente affascinante, tanto più che l’intervista di dell’Utri la RAI non la avrebbe mandata in onda su tutto il territorio, vai a capire il perchè…
Pier Luigi Bersani: schiarita. Voto + 8. L’effetto Bersani fa decollare il Pd che guadagna 4 punti e si attesta al 41% (sondaggio sulla fiducia Ipr Marketing-Repubblica). Solo un segnale. Ma segnale è.
Silvio Berlusconi: nebbione. Voto – 8. Il premier frena la caduta ma resta ai minimi storici (45%) mentre il suo governo perde altri 2 punti e cala al 40%. Barriera off limits. Vicini al tonfo finale?

Dell’irrituale (per usare un eufemismo) editoriale televisivo pro-ritorno dell’immunità parlamentare di Augusto Minzolini si è parlato sia su queste pagine che su TvBlog. Tra le varie prese di distanza manca a mio avviso una constatazione fondamentale: il tentativo del direttore del Tg1 (e di chi dietro di lui coltiva questo genere di aspirazioni) è votato al fallimento.
Può essere, infatti, che si arrivi davvero ad un ritorno dell’immunità parlamentare: se i numeri in parlamento lo consentono, (quasi) tutto è possibile. Quello che è invece impossibile è ottenere il consenso dell’opinione pubblica italiana su un ritorno al passato di questo genere. Vediamo perchè.
Nella psicologia della nazione, Tangentopoli e la fine della Prima Repubblica hanno costituito un punto di svolta irreversibile. Prima di allora, lo abbiamo visto in un recente sondaggio, anche presidenti del consiglio non propriamente immacolati come Giulio Andreotti godevano della fiducia della maggioranza della popolazione. Dopo, un crollo devastante, di almeno 10 punti.