
Il Pd, ieri per bocca di Dario Franceschini, ha provato ad arrampicarsi sugli specchi dopo il voto di astensione che ha contribuito a bocciare l’annullamento delle Province e ha evitato al governo il ko.
Così l’Idv è rimasta con il cerino in mano, con il solo aiuto dell’Udc-Terzo Polo. E il contribuente continua a sborsare 14 miliardi annui (di euro) per enti inutili. Ha ragione Antonio Di Pietro: “ Alla Camera si è formata una maggioranza trasversale: la maggioranza della Casta”.
Insomma, all’opposto di quanto promesso dai vari partiti in campagna elettorale, le Province restano. Anzi, scandalosamente, aumentano. Ci sono in attesa ben 23 richieste. L’ultima provincia nata è persino impronunciabile (da vergognarsi!): l’Olgiastra (con i capoluoghi di Ortolì e Lanusei): 53.000 abitanti! Con tanto di Prefettura, Questura, Carabinieri, un interminabile e costoso trenino di uffici e sotto uffici dei vari enti.
E’ così che si aumentano le burocrazie di vario tipo: da una parte si fa demagogia promettendo a parole il taglio dei costi della politica, dall’altra, con i fatti e con la forza e la concretezza delle leggi, si va in direzione opposta.
Almeno stavolta, le responsabilità, sono trasversali e, eccezioni a parte, riguardano tutti i partiti. Chissà se gli elettori se lo ricorderanno dentro le urne?
Da oggi e fino all’inizio della ripresa dei lavori parlamentari ogni giorno, o quasi, qua e là gli esperti della politica ipotizzeranno a fasi alterne le date delle eventuali elezioni anticipate, di cui si parla ormai dalla nascita del gruppo parlamentare di Gianfranco Fini “Futuro e Libertà”.
In attesa di capire se il Governo Berlusconi è destinato a non mangiare il panettone il Fatto spiega, anche sul proprio sito, perché la chiamata alle urne sarebbe conveniente per tutti i partiti, della maggioranza tanto quanto dell’opposizione, che non stanno provando a concludere la legislatura.
Secondo il quotidiano di Antonio Padellaro le elezioni anticipate non bloccheranno il contributo indiretto ai partiti che fino al 2012, al di là di come si evolverà la crisi di Governo, peseranno sulle spalle dei cittadini. Ogni italiano metterà di tasca propria due euro. Stando alle cifre di wikipedia oggi i cittadini, del nostro paese, sono 60 380 912.

A due mesi dall’intervista fatta a Luca Martinelli, giornalista e autore del libro “L’acqua non è una merce”, ritorniamo ad occuparci del decreto Ronchi attraverso il quale le istituzioni locali hanno la facoltà di privatizzare la distribuzione dell’acqua.
Il comitato promotore del referendum contro la legge, approvata dal Governo Berlusconi ma già ipotizzata da quello precedente di Romano Prodi, nella giornata di ieri ha annunciato che la raccolta delle firme procede bene. Più di un milione e quattrocento mila persone hanno firmato affinché l’acqua ritorni ad essere considerato dalle istituzioni un bene pubblico.
Del risultato si è compiaciuto anche il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, che alle agenzie ha dichiarato nelle ultime ore:
“La raccolta delle firme per la richiesta dei referendum sulla gestione pubblica dell’acqua è stata un grande successo.

Il prossimo autunno per Roberto Cota potrebbe non cominciare nel migliore dei modi. Come spiegato nelle scorse ore da V., il Tar (dopo aver accolto il ricorso di Mercedes Bresso) il prossimo 7 ottobre potrebbe annullare il voto che ha garantito all’esponente leghista la poltrona di Governatore della Regione Piemonte.
Questa opportunità potrebbe essere colta al volo da Sergio Chiamparino. Il sindaco di Torino, più volte indicato come il coordinatore di un ipotetico Partito Democratico del Nord, si candiderebbe al posto di Mercedes Bresso.
L’eventuale ricandidatura dell’ex Governatore sarebbe stata sabotata dalla stessa Bresso che, non convinta del proprio ricorso (rivelatosi poi attendibile), avrebbe chiesto a Roberto Cota un appoggio per essere candidata alla presidenza europea delle Regioni.
Vasco Errani (Governatore dell’Emilia Romagna al centro delle polemiche poiché candidato dal Pd oltre gli incarichi previsti dalla legge), in seguito allo scandalo scoppiato attorno al sindaco di Bologna Flavio Delbono, ha deciso di tagliare le spese fatte dagli amministratori durante i viaggi di lavoro.
“Si volta pagina - ha dichiarato a Repubblica Vasco Errani - e si dice addio alla corsa ai viaggi istituzionali che garantivano un’ulteriore indennità per ogni giorno di missione.
Finisce l’era dei rimborsi sulla parola come quelli firmati dall’allora vicepresidente Delbono e finiti nell’inchiesta della procura della Repubblica che ha chiesto il rinvio a giudizio per peculato e truffa aggravata nei confronti dell’ex sindaco di Bologna”.
Continua a leggere: Emilia Romagna: Vasco Errani, dopo Delbono, tagli i rimborsi

Si comprende sempre meglio perché la casta di governo e la “cricca” che gira e prospera attorno al potere ripete che “la crisi non c’è”.
Con le dovute eccezioni, c’è una parte di italiani, numericamente insignificante ma terribilmente vorace, che approfitta del proprio status per fare ciò che vuole, per fare solo ed esclusivamente gli affaracci suoi.
La nomenclatura “sfacciata” usufruisce di favori in cambio di favori. Cioè utilizza il potere ricevuto dai cittadini per interesse personale. L’eccezione non è la mela marcia. L’eccezione è trovare nel cesto la mela non bacata. Siamo già in pieno caos. E i prossimi giorni il vulcano erutterà.
Per ora si sommano piccole e grandi menzogne, come quella del simbolo operativo del berlusconismo, Guido Bertolaso che negò in conferenza stampa che sua moglie lavorava per il “falegname” (diventato in un amen il titolare delle ristrutturazioni per conto dei servizi segreti oltre che delle più costose e grandi opere pubbliche!), prima che Anemone si aggiudicasse gli appalti.
La cricca ha messo su all’ombra del potere berlusconiano una montagna di falsità e di corruttela, succhiando e sperperando, mentre predicava moderazione e imponeva (e impone) agli italiani di tirare la cinta.
Ora la voracità della corte e dei cortigiani stupisce persino chi, il Cavaliere, l’ha fatta nascere e prosperare, presentandola come il “nuovo” della seconda Repubblica rispetto ai “vecchi” politici di professione.
Stanno davvero succhiando il sangue all’Italia. Non hanno vergogna, tanto meno dignità. La furbata dell’antipolitica ha generato questa politica e questi politici. Sono stati presi col sorcio in bocca. Sono questi “credibili” signori che toglieranno altri 25 miliardi dalle tasche vuote degli italiani?
Un solo grido: tutti a casa! O in galera.
Politici uno: carceri. Voto zero. E’ il ventesimo suicidio in cella dall’inizio dell’anno. E’ una pena di morte “di stato”. Nessun Governo ha fatto e fa niente. Vergogna!
Politici due: caccia. Voto zero. Al via la caccia senza limiti. Diritto di sparare quando vuoi, in barba ai limiti UE. L’80% degli italiani contrari. La casta se ne frega. Vergogna!
Politici tre: facebook. Voto zero. L’amore dei politici per i social network “appena cominciato è già finito”. I candidati delle regionali hanno già “chiuso” fb, limone da spremere. Vergogna!

Rullano i torpedoni verso la capitale. Il popolo “interclassista” risponde agli ordini del “sultano”, oggi a Roma, per la conta.
Altri tempi quando il Cavaliere ripudiava le piazze rosse “inutili” e “minoritarie”, quando il popolo vero, la “maggioranza silenziosa” se ne stava comoda a casa davanti alle libere tv del Biscione.
Se non fosse per le facce di Bondi, La Russa, Verdini, quello di oggi che s’intruppa a San Giovanni, la mitica piazza della sinistra che fu, potrebbe sembrare un popolo “festoso” che tocca con mano la “Roma ladrona”, il Palazzo, la Casta, la Politica.
Come dite? Che a Palazzo Chigi non ci sta Prodi, che al Campidoglio il bello “guaglione” e il “uolter” sono come la statue di Marcantonio e la fascia tricolore ce l’ha un ex fascista ripulito, che il Sultano tiene il potere da non si sa più nemmeno quando, che Bossi presto farà senatore persino uno come il figlio. “Ecchissenefrega”.
Questi (questo) hanno riportato la libertà, concesso il benessere, spazzato via con la ramazza … di leninista memoria i comunisti, hanno messo in riga giudici inneggianti al Che, hanno cancellato leggi e regole obsolete e inutili. Viva il Cav. Ieri, oggi, domani.
Pierluigi Bersani (anche stavolta) non c’azzecca, nell’affondo contro Berlusconi: “Fa il capo partito, il capo popolo, il capo lista, il capo redattore del Tg1, fuorchè fare il capo del governo”. Ma ringraziamo Iddio!
L’Italia peggio di così non è mai stata. Se questi l’hanno ridotta così, un ridicolo circo, senza governarla, chissà, governandola, cosa avrebbero combinato!
Così, per evitare i processi nei tribunali e per evitare il giudizio degli italiani, oggi Berlusconi chiama i compatrioti in piazza. Gliefarà vedere lui, al “nemico” (inventato)! Fra una settimana si vota. Gli italiani, nell’urna, possono fare in modo che quella di oggi sia l’ultima crociata. E l’ultima piazzata.

Al prossimo appuntamento elettorale manca poco. Chi ha deciso di aderire, salvo rare eccezioni, lo sta facendo con toni e modi che ricordano un paese vecchio. Per il bene del proprio partito ci sono esponenti che stando scendendo a patti. Discutibili.
Per fortuna, parallelamente, a questo pachiderma negli ultimi anni si sono sempre più sviluppati movimenti autonomi. Di alcuni i mass media nazionali non conoscono neanche l’esistenza. Di altri invece se ne discute per via dei testimonial scelti.
Federico Bastiani, curatore di “A Riveder le Stelle” (in libreria da domani, mercoledì 17 febbraio), nell’intervista che segue ci spiega perché Beppe Grillo ha deciso di supportare il “Movimento delle 5 Stelle”.
Continua a leggere: Intervista - polisblog incontra Federico Bastiani

Non c’è lavoro determinato più sicuro di quello praticato in politica. A rivelarlo l’Espresso che in un’inchiesta pubblicata sull’ultimo numero rivela che per liquidare le persone pagate per amministrare il territorio lo Stato spenderà circa 32 milioni di euro.
A conti fatti ad ogni persona operante nella politica locale andranno circa 43mila euro. Una cifra che non ha fatto indignare solo i pubblici cittadini. A tuonare, giustamente, contro i costi della casta anche il cardinale di Torino, Severino Poletto, che pubblicamente parlò di vergogna.
Come dargli torto. Come cambiare una situazione che così com’è produce solo danni? Probabilmente il primo passo è da fare spetta ad ogni singolo cittadino. Votare sempre progetti politici pensati da amministratori che non snelliscono la pubblica amministrazione è sbagliato.
Continua a leggere: I costi della casta. Liquidazione record per i politici locali