
Riccardo Riccò, 24 anni, ciclista professionista da due. Un campione. Un predestinato. Dopo un ottimo Giro d’Italia, anche al Tour sulle prime salite prende e va, lasciando sul posto ben più celebrati campioni. Come Pantani, si dice… come Pantani. Scende una lacrimuccia ai grandi tifosi del Pirata che tornano a scorgere quello scatto ormai perduto, e ripensano alle antiche imprese… Mortirolo, Gavia, Galibier, Alpe d’Huez… e quella squallida stanza d’albergo ove tutto finì.
E poi il deja vu. Positivo al doping, ma non per banale ematocrito alto come l’elefantino, bensì per Cera, la nuovissima, famigerata Epo di terza generazione. Scandalo, delusione ma anche rassegnazione, come se già ce lo aspettassimo, come se non si potesse fare nulla… Da tanto non seguivo il ciclismo, proprio dalla morte del Pirata, e ironia della sorte avevo ripreso quest’anno, assistendo prima al Giro e poi al Tour de France, perché è sempre la Grande Boucle, mi dicevo, la quintessenza di questo sport epico.
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