
Una mossa disperata quella della maggioranza. In reazione alla presentazione della mozione di sfiducia alla Camera da parte delle opposizioni ecco arrivare una mozione anche al Senato, questa volta di appoggio al Governo. Si immagina evidentemente di poter incassare un voto favorevole nel ramo del Parlamento presieduto da Schifani. E si tenta di farlo prima che si voti la mozione alla Camera.
Nella serata di ieri il Ministro La Russa ha chiarito il senso dell’operazione: “Ci sarà un voto al Senato - ha spiegato - e lì si capirà se il governo ha la maggioranza, poi il presidente della Repubblica Napolitano ha naturalmente tutte le prerogative, anche quella di sciogliere solo una Camera, e non il Senato. Questo è possibile, ma libero il Presidente di esercitare tutte le prerogative contenute nella Costituzione, nessuno può immaginare che chi ha vinto le elezioni sia all’opposizione”.
Napolitano potrebbe decidere di sciogliere una sola camera, è vero. E si potrebbe andare anche solo alle elezioni di questa. Ma se dalle consultazioni elettorali uscisse una maggioranza politica diversa da quella già presente nell’altra camera, cosa succederebbe?
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Una volta si polemizzava sul ‘lato B’ delle miss. Ora Epifani parla del piano Fiat e dice: “Non mi piace il lato B di Marchionne”. Certo, la Cgil in realtà teme per il ‘lato B’ degli operai. Inter-cul-er
Nichi Vendola da Fabio Fazio: “Se il centrosinistra cerca un Berlusconi rosso, si condanna ancora alla sconfitta”. Intanto, però, molti elettori sperano sarà il governatore pugliese il prossimo leader dell’opposizione. Lui si farà convincere? Lo scopriremo solo viVendo-la
Il Lingotto dunque rilancia le proprie ambizioni, ma intanto il Cav pensa bene di regalare un nuovo Suv della russa Uaz (però nato da una collaborazione con Fiat) al virile ministro La Russa. Il fuoristrada dell’amicone Putin piace al presidente del Consiglio e il titolare della Difesa gli ha promesso che lo guiderà personalmente. La Uaz ha fama di costruttore d’auto solide che però non badano molto al lusso e ai dettagli. Fini(tura) scadente
E ora comincia la guerriglia, il logoramento interno al Pdl. Bocchino offre la sua testa di vice capogruppo con grande dignità, ma la stessa associazione semantica tra le parole ‘Bocchino’ e ‘testa’ è roba da mandare in sollucchero il Cav ormonato. Eppure il premier non ha calcolato che proprio adesso, non avendo più responsabilità di rappresentanza del gruppo nella sua totalità, i finiani hanno mani libere per eventuali sabotaggi all’azione legislativa della maggioranza. (Gian)franchi tiratori

Rullano i torpedoni verso la capitale. Il popolo “interclassista” risponde agli ordini del “sultano”, oggi a Roma, per la conta.
Altri tempi quando il Cavaliere ripudiava le piazze rosse “inutili” e “minoritarie”, quando il popolo vero, la “maggioranza silenziosa” se ne stava comoda a casa davanti alle libere tv del Biscione.
Se non fosse per le facce di Bondi, La Russa, Verdini, quello di oggi che s’intruppa a San Giovanni, la mitica piazza della sinistra che fu, potrebbe sembrare un popolo “festoso” che tocca con mano la “Roma ladrona”, il Palazzo, la Casta, la Politica.
Come dite? Che a Palazzo Chigi non ci sta Prodi, che al Campidoglio il bello “guaglione” e il “uolter” sono come la statue di Marcantonio e la fascia tricolore ce l’ha un ex fascista ripulito, che il Sultano tiene il potere da non si sa più nemmeno quando, che Bossi presto farà senatore persino uno come il figlio. “Ecchissenefrega”.
Questi (questo) hanno riportato la libertà, concesso il benessere, spazzato via con la ramazza … di leninista memoria i comunisti, hanno messo in riga giudici inneggianti al Che, hanno cancellato leggi e regole obsolete e inutili. Viva il Cav. Ieri, oggi, domani.
Pierluigi Bersani (anche stavolta) non c’azzecca, nell’affondo contro Berlusconi: “Fa il capo partito, il capo popolo, il capo lista, il capo redattore del Tg1, fuorchè fare il capo del governo”. Ma ringraziamo Iddio!
L’Italia peggio di così non è mai stata. Se questi l’hanno ridotta così, un ridicolo circo, senza governarla, chissà, governandola, cosa avrebbero combinato!
Così, per evitare i processi nei tribunali e per evitare il giudizio degli italiani, oggi Berlusconi chiama i compatrioti in piazza. Gliefarà vedere lui, al “nemico” (inventato)! Fra una settimana si vota. Gli italiani, nell’urna, possono fare in modo che quella di oggi sia l’ultima crociata. E l’ultima piazzata.
Gianni Letta: smentito. Voto – 9. I verbali smentiscono il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio che aveva garantito: “Chi rideva del terremoto non ha avuto e non avrà un euro”. Gli “sciacalli” e gli avvoltoi, invece imperversavano. Quoque tu, Gianni!
Sandro Bondi: avariato. Voto – 9. Il coordinatore del Pdl Bondi assicura che nelle liste del suo partito alle regionali ci saranno solo candidati di provata moralità e competenza: “Stiamo lavorando con La Russa e Verdini”. Tranquilli. Il pesce marcio puzza dalla testa.
E’ proprio vero che fra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. E che fra due numeri, un milione da una parte e diciottomila dall’altra, c’è un mare grande, un mare immenso.
Il milione di tessere era l’obiettivo del Cavaliere per il tesseramento del Pdl : “Raggiungeremo un milione di iscritti. Chi vota Pdl è di fatto tesserato e l’hanno votato otto milioni di italiani”.
Il risultato? Un flop totale: a tutt’oggi sono stati fatti … diciottomila tesserati! Quasi una presa in giro.
Non è solo la dimostrazione del marasma organizzativo del partito sul territorio, con mille galli e galletti in zuffa permanente, correnti e faide di ogni tipo. Il nodo è politico: parte dai vertici romani e tocca tutte le province, fino all’ultimo comune.
Riguarda la concezione del partito, usato come semplice strumento di potere personale e di gruppo.
Berlusconi è furioso e dopo le elezioni regionali giura di cambiare musica. Come? Innanzi tutto, facendo rispettare l’incompatibilità fra cariche istituzionali e incarichi di partito. Poi, “ripulendo” il trio della tolda di comando centrale, scomponendo l’asse La Russa-Gasparri sostenuto da Verdini e dando pieni poteri al fido Sandro Bondi, con l’ordine di rimettere in riga tutti.
Altrimenti si chiude bottega e si inventa in toto il partito del Presidente. Solo il carisma (più i soldi e i media) del grande capo, le poltrone da spartire e l’inconsistenza delle opposizioni permettono a un partito “sgangherato” come il Pdl di “comandare”.
Oramai solo il risultato del voto delle regionali di fine marzo dirà se il “sodalizio” fra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini reggerà ancora.
L’uno non si fida più dell’altro e la tensione fra i due è al limite. Comunque andrà, non sarà facile riattaccare i cocci rotti.
Se il Pdl non brillerà e perderà voti, il Premier incolperà Fini. In tutti gli altri casi, sarà il Cavaliere a prendersi gli “onori”.
Quindi: o l’ex capo di An si decide a piegare la testa e a riconoscere in Berlusconi l’unico vero padre/padrone del partito e del governo, o è meglio preparare le valige.
Sabato 23 gennaio, ad Arezzo, gli ex “colonnelli” Gasparri, La Russa; Matteoli, Alemanno ecc. parteciperanno a un meeting per “contarsi” e, di fatto, fare il test di sganciamento da Fini.
Nel contempo, fra i finiani, dietro le quinte, si sta accentuando l’opera di ricostruzione della vecchia An, non per rifarla tout court, ma come anello di congiunzione per costruire un nuovo strumento e avviare il progetto di una nuovo e moderno partito “moderato”, molto più vicino al centro che alla destra. Su questo piano, c’è, in linea trasversale, attenzione e interesse verso l’evoluzione di Fini.
Per adesso, l’ordine (segreto) è uno solo: boicottare alle elezioni i candidati del Pdl, ex Forza Italia. Tutto il resto è conseguente.
Dopo di che, ogni secchio d’acqua gettato sul fuoco, avrà l’effetto della benzina.

Incredibile show del Ministro alla Difesa Ignazio La Russa nel pomeriggio di Raiuno. Invitato dal conduttore Lamberto Sposini a parlare del 4 novembre, festa delle Forze Armate e anniversario della vittoria nella Grande Guerra, il ministro si indigna per il precedente servizio mandato in onda sulla questione del crocifisso nelle scuole.
Dopo aver lamentato lo squilibrio delle posizioni in campo, che a suo dire lasciava intendere che la maggioranza degli italiani fosse d’accordo con la decisione della corte europea, La Russa si scalda sempre di più dribblando ogni tentativo di Sposini di riprendere in mano il pallino. E proprio quando la situazione sembra tornata sotto controllo sbotta in un “Possono morire, noi il crocifisso dalle scuole non lo leviamo!”
Imperdibile!
L’Italia ha due facce. C’è quella del governo che con il premier e i suoi ministri promettono, comandano e “giocano” a spartirsi la torta. E c’è quella del paese reale che tira la carretta, subisce, e sta sempre peggio.
Così Berlusconi rilancia la vecchia promessa di tagliare l’Irap, così Bossi blinda il Veneto dopo l’accordo a tavolino con il Cav., così La Russa smentisce il Senatur riaprendo i giochi del toto regioni, così Tremonti ritorna alle virtù del posto fisso e viene strigliato dai colonnelli del Pdl. Insomma, questi sono i signori che si specchiano nel loro finto candore, facendo finta di litigare e di … governare.
Dall’altra parte, come fosse un’altra galassia, c’è l’Italia vera. Quale?
Quella denunciata dalla Caritas: in un anno sono aumentate del 20% le persone (cassintegrati con il sussidio in scadenza, operai e impiegati licenziati, titolari di contratti a termine, signore che impegnano pellicce e fedi nuziali, ecc) che per difficoltà economiche chiedono aiuto alla Chiesa: qualcosa come 100 mila persone e oltre 6 mila famiglie, l’iceberg di una moltitudine ben più vasta che non arriva più a fine mese.
Segue poi la “gelata” dei dati Eurostat sul 2008: il debito dell’Italia tocca il 105% del Pil contro il 69,3% della media Ue. Il deficit al 2,7. Le aziende hanno i conti in rosso e chiudono.
Così è, se vi pare.
Nel Pdl la rivolta anti-triumviri segna il punto di vittoria. Silvio Berlusconi ha dato l’ok: si passa da un partito a “tre punte” a un partito con una punta e … mezzo.
Il Pdl non cambia il padre/padrone, ovvio. Ma i triumviri La Russa, Verdini, Bondi dovranno abbandonare il timone del partitone.
Sostituiti dal coriaceo ma più duttile ex dicì doc Claudio Scajola (abile anche nel dialogo con l’opposizione) con a fianco, come vice, Roberto Martinelli ex capo macchina di An, legato a doppio filo con Gianfranco Fini.
Soprattutto La Russa e Verdini pagano per aver portato avanti, parole di uomini vicini al Cav, “un partito autoritario, rozzo nel rapporto con i parlamentari e chiuso nel rapporto con la società”.
Stavolta il Cavaliere usa il guanto di velluto in pugno d’acciaio. Con un sol colpo, fermo nella sostanza ma soft nel metodo, cambia volto al Pdl (“questo è solo l’inizio”, giurano a Via dell’Umiltà) e soprattutto “recupera” e rilancia il rapporto con Fini per un futuro tutto da riscrivere.
La scelta è decisa ma non c’è fretta per l’attuazione. E’ un segnale significativo politicamente e utile, molto utile, in vista della bagarre delle candidature per le prossime (decisive) regionali.
Si può dire tutto del Cav, ma non che non ci sappia fare …
Di questi tempi il SuperCav ama frequentare con amorevole dedizione leader e presidenti non esattamente in sintonia con i principi basilari della democrazia. Di Putin e Gheddafi abbiamo detto. Adesso, però, è toccato pure a Hu Jintao, che poi ha dovuto abbandonare il G8 per le note vicende del suo Paese. Di sicuro tutti i comunisti di cui parla solitamente il premier sono per lo più amici suoi. Carnefi-Cina
Salvini e gli insulti ‘alcolici’. Salvini e la birra sguaiata. Salvini e il coretto da stadio. La Lega fa finta di niente. Qualcuno del Pdl, invece, si è lamentato. E Berlusconi che farà? Vabbè, il premier non può mica perdere tempo a occuparsi di queste cose. Beviamoci su per dimenticare…magari una birretta! Il peronista e la Peroni
Colf e badanti fanno litigare i ministri. In un Paese ‘geriatrico’ come l’Italia, la giovane e virile Lega se la prende con i clandestini, anche quelli che lavorano in casa. La Russa reagisce in modo morbido: “Troveremo un compromesso“. Ma il superpoliziotto Maroni continua a fare la faccia da duro. Bobocop
Alla fine è andato tutto bene, ma pare che la Merkel, durante la visita a Onna, fosse particolarmente preoccupata dei cucù di Berlusconi tra le macerie. Il cialis sopra Berlino