Piaceva a Silvio Berlusconi, Fausto Bertinotti. Anche perché, con “avversari” quali l’ex leader di Rifondazione e l’attuale segretario del Pd, il Cavaliere ha fatto cappotto riconquistando Palazzo Chigi, rendendo extraparlamentare la sinistra, riducendo il Pd quasi a comparsa.
Oggi Bertinotti, (ex sindacalista Cgil, socialista, psiuppino, poi pci e derivati fino alle varie successive scissioni sempre da sinistra, nonchè felpato ex presidente della Camera), fa il “pensionato”. Di lusso, si capisce. Anzi dice di essere in una fase di “riflessione”.
Ieri a Roma, alla manifestazione della Cgil, Fausto ha stretto mani, si è commosso in mezzo al mare di bandiere rosse.
Lavoratori e bandiere che indubbiamente rappresentavano la testimonianza di una parte significativa del mondo del lavoro e della società italiana. Ma, appunto, una “parte”.
Una parte del sindacato (c’è rottura fra Cgil da una parte e Cisl e Uil dall’altra) e una parte della cosiddetta sinistra (divisa trasversalmente e divisa dentro i vari partiti e partitini).
Oggi Bertinotti, cui va riconosciuta la vocazione alla scissione e l’ispirazione anche dell’ennesimo strappo in casa comunista, dice di non “militare” direttamente nella politica e quindi – accentua – “non è giusto che mi pronunci”.
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Domenica 14 e lunedì 15 dicembre gli abruzzesi andranno alle urne, con due settimane di ritardo a causa del ricorso presentato e vinto dalla lista Per il bene comune, per eleggere i 42 componenti del Consiglio regionale e il presidente della Regione Abruzzo.
In un paese normale, come amava ripetere un politico di cui non ricordo il nome, questa non sarebbe una grande notizie, ma viste le condizioni del sistema politico italiano, forse le elezioni regionali a cui parteciperanno 1 milione 200 mila abruzzesi andranno osservate con attenzione, anche in vista dell’election day del 6 giugno 2009.
Si tratterà di una consultazione di un certo interesse per molti attori in campo: il Pd deve dimostrare, dopo la caduta della precedente Giunta Del Turco a causa degli arresti legati a presunte corruzioni, di saper reggere alla crisi di credibilità e alle richieste di moralità avanzate dal Premier; il Pdl vuole sfruttare la ghiotta occasione per riconquistare la Regione e rifilare un altro bel ceffone al Pd; Di Pietro deve riuscire conquistare una presidente di Regione facendo vincere il “suo” candidato Costantini; Udc e La Destra (che candida Er Pecora Buontempo) devono misurare quanto spazio è rimasto per loro nello scontro bipolare Pd-Pdl.
Per quanto riguarda i voti di preferenza e quindi i risultati delle singole liste, sarà interessante osservare l’esito (peraltro prevedibile) della frammentazione della sinistra, che a questa tornata si presenta con i simboli del Partito comunista dei lavoratori (che ha un proprio candidato presidente), del Prc, del Pdci e della Sinistra, in cui sono confluiti Verdi e Sinistra democratica: come sempre… la disunione fa la forza!